Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Quarto centenario dalla traslazione...
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QUARTO CENTENARIO DALLA TRASLAZIONE DEL CORPO DI SAN ROCCO NOVENA DI LEZIONI E DI PREGHIERE

Nella vigilia della novena a san Rocco Lezione Alla morte dell'uomo della carità

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Nella vigilia della novena a san Rocco

Lezione

Alla morte dell'uomo della carità

  [5]Siamo per incominciare un novenario di lodi e di supplicazioni nella fausta ricorrenza dal quarto centenario della traslazione delle reliquie di san Rocco da Arles a Venezia.

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L'uomo di Dio oh come si apprezza tuttavia dai mortali! Per avvivare la nostra fede e pietà inverso all'eroe della misericordia san Rocco, mi piace in questa vigilia di novena trascrivere in parte quello che l'ottimo giornale L'Unità Cattolica espose testé degli ultimi momenti e della morte del padre Lodovico da [6]Casoria, l'uomo della carità defunto testé nel Lunedì santo.

  Ecco come l'Alimonda, cardinale arcivescovo di Torino, scriveva or ora da Torino in data del 1 aprile ad un figlio spirituale del compianto Lodovico: "Carissimo padre, ella piange su l'esanime e cara salma del padre Lodovico, che si è1 testé dipartito, ed io mi unisco col pensiero e più col cuore a lei che ne è ottimo figlio, me ne accompagno nelle preghiere e nelle lagrime. Vi sono anime grandi e sante, le quali in questo mondo pare che ci specchino la presenza di Dio; la fragile carne in che abitano non le adombra, riuscendo essa appena un velo sottilissimo che lascia passare il lume intellettuale e la fiamma dell'amore, se non è a dire piuttosto che il velo della carne con pigliare di quel lume e di quella fiamma accresce [7]il riverbero dell'immagine divina. A me il padre Lodovico era una di coteste anime, ricche dello specchiamento di Dio. Dio è carità2 ed egli era carità, sicché ora che ei mi lasciò sembrami che mi venga a mancare qualche raggio visibile della presenza del Signore: mi trovo più solo al mondo che non ero. E non dico solo perché mi manchi l'uomo, ma perché con quell'uomo mi cessa una cotal sensibile riverberazione divina. Ah, padre Lodovico, te ne fuggisti e io me ne trovo sconsolato! Passano migliaia di uomini, passano vecchi e giovani e quasi non me ne accorgo; passi tu e mi sento d'attorno il vuoto, cade come un eclissi sopra i miei occhi. Deh, non mi abbandoni il buon Dio! E così con l'andarsene di queste anime grandi e sante, mi viene almeno un compenso, che mentre mi pare di trovarmi in su la terra solo e romito, veggo popolarsi di amici la [8]beata eternità. Ebbi sempre gran

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tremore pensando al momento in che l'anima mia, uscendo del corpo, s'incontrerà in Gesù Cristo giudice. Ora una confidente illusione del cuore (ah, non illusione) mi dice che le anime sante, già state amiche mie e assai benevole con me, nel precedermi all'altra vita mi renderanno benigno il giudice Gesù. Talvolta la fantasia devota e pur tremebonda immagina che i santi miei amici mi condurranno essi al giudice, ed al presente, in un dolce sogno della mia speranza, mi pare di vedere l'amato padre Lodovico che venga ad assistermi dinanzi al tribunale di Gesù: io mi aggrappo a' suoi piedi, mi copro della sua tonaca benedetta. Volevami tanto bene questo ispirato uomo: mi rigetterebbe forse? Copriva della sua vecchia tonaca tutti gli sventurati: perché non coprirebbe anche me? E poi, non mi conosce? Sono figliuolo di san Francesco ancor io. Il che pensando, la [9]fiducia del perdono di Dio eterno, come aura soave, mi aleggia su la fronte... No, il padre Lodovico non è morto tutto al mondo. E non accenno solo al miserello suo corpicciuolo che lasciò in terra, quasi astro semispento perché traspirante i suoi dolci affetti e come odoroso delle sue virtù; accenno bensì alle tante istituzioni caritatevoli che egli fondò e che, ne son certo, staranno; accenno alle anime innumerevoli che egli trasse a Dio, ai poveri bimbi, che quasi provvida madre allattò col latte della celeste carità, ai moretti riscattati, alle colonie degli agricoli che egli creò, ai disgraziati d'ogni fatta per lui raccolti, educati. E parlo soprat<t>utto dei fraticelli Bigi, spirituale emanazione del suo cuore; parlo di lei3, carissimo padre Bonaventura4, in cui veggo riverberate le fattezze, il riso, il pianto, la poesia celeste del padre Lodovico, onde l'immagin divina che di lui avevo mi si specchia sempre. Benedetto [10]Iddio ne' suoi santi... L'abbraccio e la benedico".

  E il sullodato p<adre> Bonaventura scriveva: "Abbiamo per due giorni versato fiumi di lagrime e dato gemiti indicibili

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intorno al santo corpo del nostro padre Lodovico, e solo ora mi è dato forza e tempo di prendere la penna. Oh che perdita! Oh quale sventura! Quale anima immensa è sparita dalla terra! Quale spirito sublime è volato al cielo! Ah, qual padre abbiamo perduto! Poveri figli! Povere figlie! Piangiamo e gemiamo senza fine, ché n'abbiamo ragione. Piangiamo, gemiamo, ululiamo ché tanto padre si è partito da noi. Oh che perdita irreparabile! Piangiamo tutti, sacerdoti e laici, uomini e donne, ricchi e poveri, nobili e popolani, scienziati e artigiani, fanciulli, giovani, vecchi; tutti versiamo un mare di lagrime pari all'immensa perdita ed all'immenso dolore, perché egli era padre di tutti e bastava conoscerlo [11]per sentirsi a lui amore di figli".

  Chi è dunque il padre Lodovico? Egli non è il calcolatore, il filantropo, il semplice uomo di gran testa, egli è il cristiano di fede e di carità. Nel 1877 esponeva la sua ultima volontà così: "Testamento della mia carissima povertà. Frate Lodovico da Casoria a tutti i frati Bigi presenti, assenti e futuri, il piccolo frate Lodovico, salute e benedizione. Il Signore mi chiamò a sé con un amore dolcissimo, con una carità infinita mi guidò e mi diresse nel cammino della mia vita e dette a me, peccatore, tanta fede che di giorno in giorno divenni sempre più ricco nell'anima e nel corpo mio. Oh quanti miracoli operò in me questa fede! Perocché sentivo assai di amare Iddio e quando l'amava poco non potevo di non amarlo grandemente, e [12]quando l'amavo più, più a lui mi rialzavo e sentivo dentro di me tanto e tanto abbassamento che non sapevo ove fuggirmi e nascondermi per non vedere più me peccatore. La fede è la vision di Dio: accende l'anima, illumina la mente e mette in opera tutto l'uomo. La fede è la conoscenza di Gesù Cristo, è l'amore verso l'amore di Cristo, è l'amore della povertà di Cristo, dell'umiltà di Cristo. La fede è la luce nelle tenebre, la grazia nelle infermità, la beatitudine nelle tribolazioni, il paradiso nella crocifissione, è la vita nella morte... Era io così convinto delle verità di fede, che parevami di vedere cogli occhi e toccare colle mani tutti gli articoli di fede che la Chiesa cattolica propone da credere. Era tanto chiara la mia ragione nella fede, e i misteri della fede di

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Cristo erano così chiari e ragionevoli che io senza dubbi e Senza riflessioni li adorava profondamente, e l'anima mia si liquefaceva d'amore verso Gesù Cristo ed ardeva [13]dentro di me un grandissimo foco di amore pei poverelli di Cristo. I malati sacerdoti furono i miei primi amori, poi i poveri africani, pei quali avrei voluto esporre la mia vita per la loro salvezza; i sordomuti, i ciechi, i vecchi, gli orfanelli sono stati gli amori del mio cuore, della mia fantasia, della mia natura.

L'amore di Dio era la mia povertà, la mia obbedienza e la mia castità; non sono stati i voti solenni i motivi che mi hanno indotto e mi hanno ferito il cuor mio ad amare Dio, ma l'amore di Gesù Cristo aveva ferito il mio costato, le mie mani, i miei piedi, il mio corpo, e non domandavo a Dio, per isfogare il mio amore, l'estasi, il rapimento, le visioni, ma il lavoro, le opere, la fede, la salvezza delle anime. Chiedevo, nella preghiera, ardore nell'operare, amore di Dio nei combattimenti, nei travagli, nelle angustie, nelle contrad<d>izioni, ed esclamava sempre: o amore, o morire di amore. [14]Fratelli miei carissimi, vi raccomando l'amor di Dio nell'interno e nell'esterno della vostra vita, la povertà dentro e fuori di voi, la pace tra voi e con voi, la preghiera ed il lavoro, salvare gl'infelici e aiutarli nel corpo per la salvezza dell'anima. Vi raccomando la fede in Dio, la fede nella Provvidenza, la fede nelle opere buone. Vi raccomando la santa Chiesa cattolica, apostolica, romana; sostenetela colla parola, cogli scritti, colle opere e col martirio ancora. Essa deve essere luce per voi, guida e maestra nell'insegnamento, nelle azioni e nelle opere. State fermi, umili e piccoli ai piedi della Santa Sede, ascoltatela come se vi parlasse Dio. Obbedite a' suoi comandi, a' suoi ordini, alle sue idee ed anche a' suoi pensieri. La Chiesa di Gesù Cristo è suprema autorità su tutte le autorità umane, essa sola è pace e prosperità universale; tutte le altre autorità se non si uniformano5 e non dipendono [15]da essa, suprema autorità, non sono che autorità morte, perché non cooperano al fine ultimo della nostra creazione, che è la salvezza delle anime redente da

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Gesù Cristo salvatore. Vivete in pace e pregate per me. 1877.

Piccolo frate vostro Lodovico da Casoria".

  Chi è il padre Lodovico? Egli è tal uomo che pur essendo malato erigeva il monumento a san Francesco d'Assisi circondato da Dante, da Giotto, da Colombo; che essendo in pericolo di vita istituiva case pei fanciulli scrofolosi e l'Osservatorio metereologico nel Deserto di Sorrento. Infermo anche nel 1884, fondò l'Opera de' casi disperati, periodici musicali, L'Indicatore Religioso di Napoli e la costruzione di case pei moretti e per le morette. Il padre Lodovico è desso che nella malattia diceva: "Questa infermità è [16]l'opera dell'anima mia; abbiamo fatto qualche opera per il prossimo, e quest'infermità è l'opera di Dio per l'anima mia... Quand'era giovine, io aveva gran desiderio di far penitenza, ma dicevo a me stesso: Come tu puoi, che devi andare e venire e faticare per le opere? Negli ultimi anni la farai. Ed ecco ora Iddio mi ha posto il cilicio colle sue mani". Volle con ardore Gesù in Sacramento e quando il sacerdote entrò nella camera con la sacra pisside, egli si levò dal guanciale ed allargò con ardore le braccia verso l'ostia santa come al desiderato dell'anima sua, e così fece pure nel ricevere l'Estremunzione.

  Erano le sette del Lunedì santo. S'allentò poco a poco la sofferenza e l'affanno, e senza nessun'agonia e con la semplicità e la soavità di un agnello, cogli occhi levati al cielo e il capo lievemente inclinato, uscì quell'anima ardentissima e volò a Dio. [17]Il corpo di lui vestito della sua tonaca, corda e cappuccio, posto in una bara di nudo legno, povero egli e spogliato di tutto, coi piedi scalzi ed una nuda pietra sotto il capo per guanciale, con le mani congiunte e tenenti un crocifisso, venne portato ed esposto nella chiesa dell'Ospizio marino. Quanta pace ed aura di santità spirasse quel volto, non si può descrivere. Cominciò a venire gente e lagrimare e baciare quelle sante membra. Una breve e commovente iscrizione posta all'ingresso dell'Ospizio diceva: "È morto il p<adre> Lodovico! Venite e piangete tutti". Crebbe a ore a ore l'affluire del popolo e l'istanza in ciascuno d'avere un pezzetto di quella venerata tonaca, e per tutto quel giorno e il seguente gli si era sempre intorno con le forbici in mano a

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tagliare da quella tonaca e dai capelli per soddisfare la pietà dei fedeli. Guardando a quel corpo con quella tonaca così [18]tagliata per tutte le parti e mancante, pareva <di> vedere quella figura della povertà dipinta da Giotto che si ammira nella basilica d'Assisi.

  Seguirono i funerali, nei quali presero parte tutte le famiglie religiose della città e luoghi circonvicini, il rappresentante del cardinale arcivescovo con il clero e il sindaco di Napoli, i beneficati e amici del p<adre> Lodovico in gran copia accorsi ancor da lontano. Mai furono viste per Napoli, a memoria d'uomo, esequie tanto solenni, tanto rispettate, tanto commoventi, tanto concordi e spontanee di universale concorso d'ogni classe di persone. E il più mirabile di queste esequie si è che esse riescirono una espressione verace e compiuta dello spirito di p<adre> Lodovico. Andavano innanzi alla salma gli ordini religiosi e le seguivano gli ordini civili, e quel sacro corpo era come anello di congiungimento di tutti gli ordini sociali, religiosi e civili. [19]Tale era lo spirito del p<adre> Lodovico, spirito immenso di carità di Gesù Cristo che abbraccia tutti per menare tutti a Dio; specchio ed espressione di questo spirito riescirono le stesse esequie del suo corpo, senza che alcuno ci avesse pensato. Indi ben si può dire di lui che defunctus adhuc loquitur6. Predicò in vita con le opere e con la parola e predica ancor con le sue esequie al secolo xix. Notiamo infine, per la verità delle cose, che il suo corpo al camposanto rimase insepolto per 60 ore circa.

Era al tutto integro, flessibile, fresco e senza il menomo indizio di principio di corruzione, e in questo stato fu calato sotterra per obbedire alle prescrizioni della legge.

Orazione

  Grande Iddio, come siete buono che in tempi di tanta avversità alla Chiesa avete la misericordia di suscitare splendidissimi esemplari di [20]fede e di carità. Siate benedetto, o

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Signore! Oh, fateci correre dietro a modelli di tanta virtù. Teneteci la santa mano sempre, e più in questi giorni nei quali siamo per onorare e per supplicare un fratello illustre e vostro buon figlio, san Rocco. Abbiamo or ora scorto come è soave l'olezzo dell'uomo giusto, e come trae i cuori coi vincoli della carità di Dio che scende in cuore ad un cristiano benedetto.

Fateci intendere anche meglio in quello che saremo per udire.

Buon servo di Dio Lodovico da Casoria, guardateci dal cielo7.

San Rocco, pregate per tutti noi!

  Pater, Ave, Gloria e Veni, Creator.





p. 430
1 Originale: che se si è; cfr. L'Unità cattolica, 7 aprile 1885, p. 326.



2 1 Gv 4,8.



p. 431
3 Originale: lui; cfr. L'Unità cattolica, 7 aprile 1885, p. 326.



4 Padre Bonaventura Maresca di san Francesco, intimo collaboratore e successore di Ludovico da Casoria, entrò tra i Frati della Carità (Frati Bigi) nel 1865 e morì nel 1917; cfr. Ermenegildo Frascadore, Frati della Carità, in Dizionario degli Istituti di perfezione, iv, 1977, col. 806.



p. 433
5 Originale: informano; cfr. L'Unità cattolica, 14 aprile 1885, p. 350.



p. 435
6 Eb 11, 4.



p. 436
7Dove a pag. 20 si dice: "Buon servo di Dio Lodovico da Casoria, guardateci dal cielo", non si intende porgergli invocazione come a santo”; Nota alla fine del testo.



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