Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Quarto centenario dalla traslazione...
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QUARTO CENTENARIO DALLA TRASLAZIONE DEL CORPO DI SAN ROCCO NOVENA DI LEZIONI E DI PREGHIERE

Secondo giorno Lezione Fondamento delle virtù di san Rocco

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Secondo giorno

Lezione

Fondamento delle virtù di san Rocco

  [33]La virtù per cui san Rocco si rese carissimo ai giusti della terra, diletto ai beati nel cielo, è quella di una carità accesa, per cui egli compié il sacrificio di sé in consacrarsi intieramente alla cura ed alla salute dei poveri appestati. Or lo pensi ciascun di noi. Un giovine che nel fior degli anni, o sia nel meglio del godimento della vita, è in tale stato di potere, e per libertà di indipendenza e per ricchezza di mezzi, <da> abbandonarsi ad un vivere giocondo benché onesto, eppure che lascia tutto e sprezza perfin se stesso per aiutare altrui; o anima diletta di Rocco, come io ti ammiro! [34]Quand'io scorga tal sontuosità di casa che tutti attragga a sé gli sguardi di un gran mondo, io subito penso: "Non può non essere che l'immenso edificio non posi sopra solide basi". È il cuore di Rocco quest'amenissimo20 e ricco palagio.

  La sciagura dei tempi, e il disertar che fecero quando le guerre e quando le pestilenze, ci tolsero d'avere molti ragguagli della giovinezza di Rocco. Il sacerdote André, che ne

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raccolse testé con diligenza le memorie che si hanno, riferisce che Rocco nacque in Montpellier21 di Francia nel 1328 e che ebbe a genitori tal Giovanni e tale Libaria, personaggi illustri per pietà e forniti di ricchezze a dovizia. Rocco poi fu anche più arricchito da Dio di doni sovran<n>aturali. Senza il Signore noi nulla possiamo, ma tutto possiamo con l'aiuto suo22. Ha chi riferisce di prodigi insoliti avvenuti alla sua nascita e di un segno di croce che apparve impresso sul suo petto. [35]Fu in Rocco copioso il dono di orazione, ebbe prontezza di obbedienza e forza di carità. Rocco fanciulletto ancora era come un santuario di pietà e di divozione. Il Signor suo avevalo presente ad ogni ora. E quand'ei giovinetto poteva adagiarsi in conversazione con Dio o nel segreto della sua camera o in un angolo di casa, si faceva ardente in viso, sentiva perfin nelle fibre del corpo un fuoco sacro che tutto invadeva ed ei dimoravasi le lunghe ore, beato di potere intrattenersi col re del cielo. E nelle ore di notte, oh come moveva guerra al senso, come fugava il sonno dagli occhi! Dormiva su duro stramazzo per sorger più sollecito alla preghiera e in mezzo a quello poneva certi strumenti di penitenza che stimolandolo ad ogni ora dicevangli: "Il corpo oh quanto convien che si trafigga perché divenga a somiglianza del corpo paziente del divin Salvatore!". E non aveva tregua. Il cuor gli diceva di fare e non aver riguardi, perché [36]il meschinello è volpe già troppo infinta. Pareva che Rocco parlasse appunto così: "Quando si è in colloquio con Dio, allora ci troviamo come in paradiso co' beati, e però convien vivere nel corpo come non si avesse corpo e conversare in terra ma come non si fosse tampoco di questa terra". Per questo avveniva che Rocco punto non si intendesse delle cose esteriori. Il suo bel cuore facevalo adagiare fra i gigli di una purezza ineffabile, e il suo corpo e la sua mente e tutto sé poneva quasi viola tanto umile lungo le vie, perché tutti il calpestassero coi piedi pur liberamente.

Ma chi osa calpestare una violetta, appunto perché modesta

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cotanto? Ell'è altresì odorosa e rallegra la vista del viandante e gli vigore nel passo. Molto più quando sopra il muriccio di via è il giglio bianchissimo che guarda giù alla campagna la mammoletta e che come quella tramanda un olezzo di aroma dolcissimo.

  [37]Per questo avveniva che l'incontro del giovinetto Rocco era a tutti carissimo. Guardavanlo ed ei nascondevasi, ponevangli la mano sopra in segno di approvazione ed egli tutto rinserravasi come il fiore sensitivo che par dica: "Non mi toccare, non mi toccare". E quand'egli udivasi chiamar giglio, mostrava un viso da malcontento, quasi per dire: "Voi siete illusi, pregate per me". Molto più commovevansi quei del popolo quando Rocco prostrato dinanzi al santuario di Gesù nel Santissimo Sacramento stavasene a mo' di cherubino d'amore. Allora chi più poteva s'accostava per vederlo e chiamavanlo beato e santo, ed ei non sapeva né d'esser beato o d'esser santo e nel suo cuore ripeteva: "Me ne fuggirò... Verrà tempo, io lo sento in cuore, quando mi trarrò da questi impacci". Levavasi dunque come importunato, e si faceva nelle vie in cerca dei meschinelli più abbandonati per soccorrerli [38]e s'addentrava in quelle viuzze che in Mompellieri sono le più disagiate fra le abitazioni dei più poveri. Qui, adocchiata una casa, entrava rapido e saliva leggero e bussava ad un uscio e compariva: or eccolo l'angelo della carità in mezzo ad una famigliuola derelitta e inferma! Quelli stendevangli le braccia sclamando: "Ecco l'amico nostro!". Rocco baciava in fronte a quei bimbi o si faceva presso al letto dei genitori e li curava e li guariva talvolta ancor prodigiosamente, stando soavemente come l'amico presso al letto dell'amico.

  E ritornando ad ora avanzata chiedeane scusa ai genitori dicendo: "Io scorgo sulla fronte di mio padre l'aureola dell'autorità che in nome di Dio comanda e sul viso della mamma mia io scorgo lo stesso carattere, ma in forma di sorriso soave sparso in tutto il volto. Oh, siete così buoni, genitori diletti23, ed io che son cattivo cotanto non vorrei disobbedire

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giammai, ma già vel dissi che il cuore [39]mi seduce. Quand'io odo di un sofferente meschino, sento il petto a stringermisi ed io mi affretto sì che mi pare aver l'ali ai piedi. Intanto le ore trascorrono... Oh, io sono un infelice che non so fare un po' di bene senza espormi al pericolo di far attendere i genitori e disgustarli". In dire studiavasi sempre più di piacer loro in tutto e ne scrutava i pensieri della lor mente e gli affetti del cuor loro per prevenirli in ogni loro desiderio.

Accadeva tal fiata che i parenti dicessero: "Abbiti miglior cura pel corpo, e delle sostanze che il cielo ci ha dato più per te che per noi, i quali siamo vecchi omai, or tu provvediti". Ed il giovine Rocco sorrideva soavissimamente e rispondeva: "Oh, non sapete che i tesori di casa li affido alla Provvidenza e nelle mani di buoni amici, i poverelli di Cristo, che son i più diletti a Dio ed i padroni nostri?". Per tal modo Rocco passava la puerizia e l'adolescenza sua. [40]Egli pensava a nulla più che a servire Iddio giorno per giorno e fare un po' di bene al prossimo. Così il Signore disponeva Rocco come strumento ad imprese di salute più universale.

Orazione

  Buon Dio, come siete buono in trarre i cuori a voi! Traete altresì i cuori nostri. Noi ci affretteremo per tali vie soavi ed ammirabili che ben ci pare intendere: quanto ne saremo consolati24! Buon Dio, com'è bello aspirare alla santità! Oh, fateci soggiogare le passioni alla ragione ed alla fede! Oh, fateci essere sprezzatori delle umane vanità! Buona cosa è aderire a Dio, buona cosa è amare i fratelli!

  Rocco, voi che siete il figlio della benedizione, guardate a noi, guardate ai figli che ne circondano, guardate alla gioventù nostra. Sarà dessa la nostra speranza o il terror nostro nelle distrette che ci attendono? O cuore amante di Rocco, ottenete

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che [41]i cuori nostri lascino della loro durezza natia, che si ammolliscano alla pietà e dolcezza vostra. Pregate per noi, illustre figlio delle celesti benedizioni.

  Tre Pater, Ave, Gloria.





p. 442
20 Originale: di Rocco, è quest'amenissimo; cfr. ed. 1930, p. 103.



p. 443
21 Originale: Mompelliers.



22 Cfr. Gv 15, 5; cfr. Fil 4, 13.



p. 444
23 Originale: delitti; cfr. ed. 1930, p. 106.



p. 445
24 Originale: Noi ci affretteremmo per [...] ne saremmo consolati; cfr. ed. 1930, p. 108.



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