Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Quarto centenario dalla traslazione...
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QUARTO CENTENARIO DALLA TRASLAZIONE DEL CORPO DI SAN ROCCO NOVENA DI LEZIONI E DI PREGHIERE

Quinto giorno Lezione Terribile pestilenza per tutta la terra

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Quinto giorno

Lezione

Terribile pestilenza per tutta la terra

  [58]Il pellegrino Rocco, venuto adunque nel territorio di Toscana per continuare il suo viaggio sino a Roma e guadagnare la indulgenza del giubileo, si arrestò per soccorrere a molti sciagurati fratelli che trovò tuttavia oppressi da quel gigante di terrore, il morbo di pestilenza. La pestilenza aveva percorso omai tutta la terra ed ora infieriva in alcune regioni di Toscana e di Lombardia. Poniamo attenzione a considerare per poco questo monarca di spavento.

  Il Rohrbacher lo descrive così: "Un predicatore terribile mandato da Dio invitava tutte le nazioni alla penitenza: era la peste. [59]Non si crederà -- dice il Petrarca -- che v'ebbe un tempo in cui l'universo è stato quasi intieramente spopolato, in

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cui le case sono rimaste senza famiglia, le città senza cittadini, le campagne incolte e tutte seminate di cadaveri. Come il vorrà credere la posterità? Noi stessi duriam fatica a crederlo e tuttavia il vediamo coi nostri propri occhi. Usciti dalle nostre case, noi scorgiamo la città, cui troviamo piena di morti e di moribondi; torniamo a casa, <non> vi troviamo più i nostri parenti, sono morti tutti in questa nostra breve assenza. Felici le razze future, che non vedono queste calamità e che avranno forse qual serie di favole la descrizione che noi ne facciamo! Secondo altri scrittori, le due terze parti della popolazione furono morte32 da questo generale flagello; v'ebbero città in cui non rimase che il decimo od il ventesimo degli abitatori e certe provincie che furono mutate in ispaventevoli solitudini. [60]I principii del mal contagioso erano pustole che apparivano nel corpo, accompagnate da febbri maligne delle quali si moriva in capo a due giorni. In ogni parte non si udivano che gemiti, lamenti acuti e spaventose grida.

Finalmente, aggiungono questi scrittori, è difficile il credere che al tempo del diluvio abbiano le acque distrutti più uomini che non ne cacciò la peste ne' sepolcri nello spazio di quattro o cinque anni che durò. Il contagio prese sua origine nell'Asia settentrionale nell'anno 1346, con una specie di esalazione che coprì una vasta contrada in cui si vide nascere al tempo stesso una copia prodigiosa di insetti, i quali finirono per corrompere l'aere. La mortalità si comunicò subitamente agli uomini ed agli animali; ella passò dall'Asia in Egitto, in Grecia, nelle isole del Mediterraneo. Scesce poscia nelle coste dell'Europa e dell'Africa, indi in tutti i paesi più interni. Nei tre anni che desolò l'Europa, essa la corse successivamente [61]tutta quanta, non rimanendo più che cinque o sei mesi nelle terre dove faceva più lunga dimora. Dall'Italia passò in Francia, donde si appiccò alla Catalogna e alla Spagna. Essa tornò poco dopo nella via già battuta per ammorbar l'Alemagna, i paesi settentrionali e le isole britanniche, a tal guisa che non v'ebbe assolutamente angolo d'Europa che non penasse de'

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suoi guasti. Sopra di che il Petrarca diceva nella citata lettera, in uno degli eccessi del suo dolore: E che! Signore, bisogna dunque dire che noi siamo i più tristi uomini che appariscano mai sulla terra. Bisognava dunque che voi ci faceste espiare le colpe di tutti i secoli, poiché esercitate contro di noi una specie di vendetta che supera tutt'insieme la gran copia di diversi castighi che voi avete esercitato contro gli empi".

  Lo storico continua <a> dire che morirono molto più giovani che vecchi, che il menomo com<m>ercio cogli appestati era mortale. Né mancarono i [62]pregiudizii ad accrescere l'orrore dell'immenso infortunio. Si accusavano gli ebrei e si accese contro di quelli un'avversione accanita. Il pontefice dovette emmettere bolle speciali per indurre i cristiani a rispettar la persona e le robe degli ebrei, ma non ottenendo appieno, o giungendo tarde le sue istanze, nel Venosino presso la città d'Avignone molti furono fatti perire; dodici mila si trucidarono pure a Magonza. Onde gli ebrei venivano in tanta disperazione che taluna volta si uccidevano da sé bruciandosi nelle proprie case. Un vero disastro fu altresì la società detta de' Flagellanti, la quale costituitasi in Germania diffondevasi a molte regioni d'Europa. Dicevasi che i peccati erano la causa della pestilenza che invadeva e che era uopo far penitenza omai. Venivano innanzi processionalmente recando stendardi sacri. Pervenuti a vicinanza di una città, dimoravano per alcuni sotto tende [63]all'aperta campagna. Formavano poi un gran circolo in mezzo al quale si svestivano dalla cintura in su, il primo della schiera si prostrava a terra tenendo le braccia in forma di croce e tutti gli altri gli passavano sul corpo e lo toccavano leggermente con uno staffile. Dopo questo, il primo flagellante si rialzava e cominciava sopra di sé un terribile governo con uno staffile a nodi e armato di quattro punte di ferro acuto. Il giro si continuava33 e tutti gli altri si prostravano, si rialzavano e si percuotevano nel medesimo ordine che avevano fatto col primo. In questo tempo si

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cantava l'orazion domenicale e diverse altre preghiere in lingua volgare. Tre della schiera, che avevano la voce sonora, stavano in mezzo al circolo per dare il tono agli altri e si flagellavano cantando, finché prostrandosi a terra tutti emettevano profondi singhiozzi. Risollevandosi dicevano che in virtù dei patimenti sofferti avevano ricevuta facoltà di [64]rimettere i peccati, di far miracoli, di scacciare i demoni e potevano impunemente abbandonarsi a qualsiasi atto di rapina o di dissolutezza. Finché il pontefice Clemente vi con bolla del 20 ottobre 1349 scomunicolli e impose al potere civile di perseguirli benanco con pene corporali se non desistevano. In questo modo il chiarissimo autore della Storia universale della Chiesa espone i disastri della terribile peste che invase per tutta la terra.

  Ed or quanto a Rocco, scortala la pestilenza nelle regioni di Toscana, non la sfuggì ma incontrolla e posesi in mezzo a quella con fiducia in Dio, allo scopo pietosissimo di sollevarne i fratelli languenti.

Orazione

  O Signore, come siete grande nella giustizia e nella misericordia! Per castigo delle iniquità pessime degli uomini, voi cercate <di punire34> con un fascicolo [65]di flagelli alla mano e voi scagliate or questa or quella delle punizioni vostre. Ma il castigo lo mandate con intendimento pietoso che noi abbiamo a guardare alla destra che ci percuote e che ci spaventiamo35 come un figlio indocile che si arrende quando il padre gli ha fatto intendere le battiture. Ed era proprio necessario che a cuori cotanto indurati voi aveste a disporre punizioni così vive e così generali. Noi guardiamo alle iniquità nostre e tremiamo di spavento, guardiamo alle iniquità del mondo e paventiamo oggidì stesso per altro flagello di peste per tutta la

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terra. Che fia di noi se non vi movete a pietà, o Signore? San Rocco, guardateci voi stesso pietoso e ditelo a Dio che ci converta e ci salvi.

  Tre Pater, Ave, Gloria.





p. 454
32 Originale: morti; cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, x, p. 908.



p. 455
33 Originale: cominciava; cfr.  R. F. Rohrbacher, Storia universale, x, p. 911.



p. 456
34 Per l'integrazione cfr. ed. 1930, p. 128.



35 Originale: spaventano; nell'ed. 1930, p. 129: “che ci si spaventi”.



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