Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Quarto centenario dalla traslazione...
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QUARTO CENTENARIO DALLA TRASLAZIONE DEL CORPO DI SAN ROCCO NOVENA DI LEZIONI E DI PREGHIERE

Sesto giorno Lezione San Rocco modello di cristiana carità

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Sesto giorno

Lezione

San Rocco modello di cristiana carità

  [66]Gesù Cristo, che non è solo il modello ma la carità di Dio per essenza, egli a mezzo del profeta diceva di sé: "Lo zelo della tua casa, o Signore, mi ha divorato, e caddero su di me gli obbrobrii di quelli che ti insultavano"36.

  Consideriamo un figlio bennato che vede coperto di insulto e di minaccia il padre diletto: oh come gli sale il sangue alla fronte, oh come s'infiamma alla difesa del genitore amato! Il giovane benevolo è Rocco. Vide egli un popolo nella Toscana e altro in Lombardia e altri popoli altrove i quali erano fatti segno agli insulti di Satana. Gli sciagurati, sedotti da [67]Lucifero, si dolevano di Dio e imprecavano talvolta alla stessa destra che li veniva curando. Oh come ne arse il cuore di Rocco! Sclamò alla sua volta: "Lo zelo per la gloria di Dio mi assale e divorami omai il cuore; io vo' che tutti gli obbrobrii cadino pure sopra di me, ma che sia salva la gloria del mio Signore. Vo' che sia fatta ragione alla giustizia ed alla misericordia di Dio. Vo' che sia fatta ragione alla pietà del Salvatore, che venuto <a> salvare il mondo ancor si vede strappare più che un'anima dal furore di Satana". Levossi pertanto ed incominciò da difendere gli attributi di provvidenza e di

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misericordia in Dio così: "Le pub<b>liche calamità, e quelle sovrat<t>utto le quali recano bene spesso davanti a sé l'imagine di morte, queste avvengono non senza un gran mistero di bontà dalla parte di Dio. Perocché i pub<b>lici flagelli fanno sì che le plebi finalmente ascoltino la voce della grazia del Signore. Vedendo cadere intorno a sé migliaia [68]di uomini presi da mal contagioso, si teme di perire in breve con loro, si rientra in sé, si considera l'eternità, e tutti i beni sensibili si dileguano dagli occhi di un'anima a cui rimane ancora una favilla di fede. Moltissimi di numero ci hanno preceduti nella tomba, fatti cadere da questo pestilenzial morbo. I buoni sonosi disposti al gran passo con rassegnazione piena, e questi sono beati omai nel paradiso ed hanno ottenuto che altri meno fervorosi ordinassero nondimeno il grand'affare della propria coscienza. Si disposero a rassegnare i loro beni sì che, per lo più non restando eredi necessari, <li> affidarono in mano a' poveri nelle opere pie. Quelli che cadono colpiti dalla pestilenza raro è che non raggiungono la salvezza eterna, anime di cristiani che pur vissero dimentichi del paradiso e che si ingolfarono in un abisso di molti vizii. E se non fosse venuta37 la visita di Dio, se il maestro della vita, la tribulazion<e>, non [69]fosse succeduto con la verga della punizione, ahi quante anime si sarebbero miseramente dannate! Credetelo -- soggiungeva Rocco -- il più terribile castigo che Dio ne possa mandare a noi peccatori è di lasciarci in prosperità mentre ci divertiamo38 in godimento di peccato. Ma se Dio ci punisce, segno è che ci vuol salvi. Il genitore abbandona la briglia disciolta in collo all'indomito figlio sol quando vede che omai non è speranza veruna di emenda. O noi per divina grazia operiamo un bene qualsiasi uniti alla carità di Gesù Cristo, e Dio a perfezionare il cuore di un'anima permette parimenti un crogiuolo di tribolazioni... Giusto era Tobia, chi ne dubita? Ma per questo stesso Dio parlò: Perché tu eri accetto al Signore, per questo fu necessario che la tribolazione ti

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provasse39. Or chi non ammira la bontà e la misericordia del Signore, in quella stessa che egli castiga?".

  I popoli udivano [70]questo discorrere infuocato di un pio pellegrino e se ne ravvedevano e davano gloria al Signore dicendo: "Benedetta or sia la destra la quale ne castiga con un'afflizione temporale a fine di risparmiarci la punizione eterna". Questo discorso operava la santificazione nelle anime, e Rocco porgeva aiuto con offerirsi servo e amico e fratello diletto agli appestati nello orrendo morbo. Rocco veniva anzitutto a prendere consiglio ed aiuto da Gesù nel Santissimo Sacramento, di poi levandosi veniva dinanzi al vescovo e diceva: "Mi fareste grazia che io, durando il male di contagio, assista a' miei fratelli, gli appestati?". E ottenuta la benedizione vescovile si faceva pure ai governatori delle città e pregava: "Deh, che io possa curare una piaga e sollevare un languore almeno a questi miseri appestati!". E trovatosi finalmente fra le corsie degli ospedali o lungo i portici di pubblica via coperti [71]di corpi appestati, egli Rocco si abbracciava a quei miseri con effusion di affetto sincero, e godeva frammezzo e sclamava: "Mi trovo così bene qua".

  "Deh, lasciatemi, lasciatemi -- diceva agli schernitori che riconoscendolo da' suoi alti natali provavansi per avvilirlo -- Lasciatemi, non è vergogna curare gli infelici che sono in tormento". "Lasciatemi -- dicevalo agli importuni i quali garrivanlo con pretesto di zelo -- I nostri fratelli son tanto cari al cielo e le loro anime così preziose al cospetto dello Altissimo". A chi suggerivagli ad aversi cura e non esporsi, rispondeva pure: "Preghiamo, usiamo quelle regole che son proprie della retta prudenza e poi affidiamoci a Dio di cuore".

  Ed egli, il pellegrino nostro, di cuore offerivasi ai fratelli come di cuore erasi offerto a Dio. Rocco aveva cuore per abbracciarsi ad un popolo di languenti, e un popolo di appestati affrettavasi a lui e reputavasi felice in guardargli in volto, in ricevere [72]da lui una parola di conforto, un segno di benedizione. E quelli che potevano essere ben aiutati dallo

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appoggio di un santo, quelli il più spesso guarivano. Si diceva comunemente che salvi omai dal terribile flagello erano tutti quelli in fronte ai quali Rocco faceva un segno di croce. Onde Rocco era venuto in tanta estimazione che già gli stessi governatori facevano a gara per salutarlo e i prelati medesimi si offerivano per aiutarlo e obbedirgli come ad uomo caro a Dio.

  Se non che queste espressioni di onore affliggevano il divoto pellegrino. Egli era santo e non sapeva di questo, e gli doleva che altri si ingannassero a dirlo cristiano perfetto; però raddoppiava le sue istanze a Dio e diceva: "Questo luogo mi ritorna di noia e di tormento; deh, sollecitate a togliere il gran flagello, che io stesso mi possa recare altrove più sicuramente". E così ottenendo faceva passaggio a Cesena, ad Acquapendente [73]e in più regioni di Toscana. Allo ingresso della città di Piacenza si addita tuttodì la chiesa di santa Maria in Betlemme, dove Rocco entrando pregò innanzi che farsi entro agli appestati. E rientrato e veduto Piacenza in preda a desolazione viva e scorti per le vie cadaveri di morti e corpi di infermi moribondi, di subito si rese servo, amico, fratello, padre e medico a tanti miseri finché, cooperando l'aiuto del cielo, la città fu salva. Ma vi ricadde nel malore Rocco medesimo. Il generoso pellegrino aveva pregato: "Venga in me il fuoco di pestilenza e sieno salvi questi miseri". Rocco venne esaudito e fu coperto di piaga pestilenziale. Che fece l'intrepido? Egli ragionò così: "Non mi duole del mal che sento, ma mi rincresce pel disturbo che con lo stesso malore posso recare al prossimo che mi circonda; or io mi recherò fuor <di> città dove la Provvidenza avrà cura di me". E venne sotto una tettoia al campo [74]e dimorava come Giobbe novello, addolorando e invocando l'aiuto del cielo.

  Era a breve distanza entro a nobile castello certo Gottardo Palastrelli40, uomo di fede e personaggio illustre per pietà. Ed ei aveva tal cane che sottraendo in ogni un pane fuggivasene dimenando la coda. Onde Gottardo gli tenne dietro e fu

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presso la capanna di Rocco. Vide e considerò. Volle pregare istantemente con Rocco finché il vide restituito in sanità. E allora il Palastrelli venne in solitudine a passare il resto di sua vita in pensare alla eternità. Dicesi <che> si portasse a cotal monte lontano che poi fu detto di San Gottardo. Ben gli sta l'onore di beato al Palastrelli, perché egli visse e morì santamente e la Chiesa ne ascrisse il nome nell'albo del Martirologio romano.

  Mentre Gottardo saliva il monte, Rocco ripassava le Alpi per ritornare alla Francia ed a Mompellieri. Rocco ritornavasene non meno fidente in Dio che gli avrebbe porte altre occasioni [75]di patimenti. Veniva coll'animo riboccante di contento in ricordare che Dio avevalo aiutato a compiere il voto che egli aveva fatto intorno alla fossa dei genitori diletti.

Orazione

  Buon Dio, come siete grande nei misteri di carità! Quali affetti e quanti sapete versare in cuore a quelli che staccandosi da terra si uniscono intimamente a voi. Oh, se noi sapessimo apprezzare i doni vostri, o Signore! Mandateci un santo ad istruircene. Sovrat<t>utto fateci incontrare in un'anima fedele all'atto della tribolazione. Aver d'accanto l'angelo di un santo all'ora estrema è cosa che conforta sopram<m>odo lo spirito. O Rocco, voi siete stato nella nostra Italia desolata salvatore delle anime, medico ai corpi degli appestati miseri. Or chi non dubita che un flagello di pestilenza non ci possa tuttavia toccare testé? Certo è che il [76]malanno peggiore della pestilenza del peccato innonda spaventevolmente.

  Rocco, se fu tempo in cui abbisognammo più dell'aiuto vostro, i giorni che corrono succedonsi invero minacciosissimi. Buon Dio, aiutateci. O Rocco, parlate in favor nostro e otteneteci salvezza omai.

  Tre Pater, Ave, Gloria.

 

 





p. 457
36 Sal 69(68), 10.



p. 458
37 Originale: venuto; anche per la nota 38 cfr. ed. 1930, p. 132.



38 Originale: divertissimo.



p. 459
39 Tb 12, 13 (Vulgata).



p. 460
40 Originale: Palestrelli, ripetuto nel capoverso; cfr. J. F. AndrÉ, Vita di san Rocco, p. 43.



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