Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Quarto centenario dalla traslazione...
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QUARTO CENTENARIO DALLA TRASLAZIONE DEL CORPO DI SAN ROCCO NOVENA DI LEZIONI E DI PREGHIERE

Nono giorno Lezione Traslazione delle reliquie di san Rocco

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Nono giorno

Lezione

Traslazione delle reliquie di san Rocco

  [93]Bellissimo è questo che leggiamo nei Libri santi.

Davide, il più soave ed il più caro dei re, apparendo un si trovò tra due tribù in Israello le quali gareggiando in affetto verso al loro sovrano contestavano fra loro, e diceva l'una tribù: "Noi amiamo Davide più che non l'amiate voi". E l'altra tribù replicava con più vivo ardore: "Nessuno è che

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ami il re nostro quanto noi". E dalle50 parole amichevol<i> scendevano alle minacce e poi alle percosse, sicché Davide scendendo tosto in mezzo a loro li compose con ammirabile dolcezza di modi. Poco stante accadde che il re, spossato di aver combattuto, mostrasse [94]desiderio dell'acqua di certa fonte freschissima che era nelle vicinanze di Betlemme. Ma vi stavano attendati gli inimici. Allora si trovò un drappello di giovani gagliardi, i quali sollecitando furono in mezzo agli avversari, ripararono i colpi con ammirabile destrezza e riempiuto un otre d'acqua portavanla con trionfo al proprio re. Il quale come vide pianse di tenerezza e disse: "Voi amate soprammodo il sovrano vostro... Non merito di gustare quest'acqua che a voi generosi è costata il merito di tanta virtù

Di quest'acqua facciamone offerta al Signore". In dire levolla in alto e la sparse intorno in sacrificio a Dio.

  Più volte nel Cristianesimo accadde che popoli di fede gareggiassero fra di loro in prove d'affetto inverso di un padre o un benefattore santo, dicendo gli uni: "Noi l'amiamo più che non l'amiate voi", e gli altri: "Nessuno è che ami come il cuore nostro". Questa nobile gara è frequente quando [95]una città vuol richiamare a sé il corpo santo di un fratello illustre, il quale passò sua vita con far bene a tutti. Gli antiocheni lorché furono decimati dai sussulti di quell'orrendo terremoto che l'atterrò in molta parte, gli abitatori della regina dell'Asia trovaron conforto in venire alla colonna del celebre monaco Simeone Stilita e pregare con lui. Quando poi il monaco pio morì, ebbero conforto in ottenerne la salma che posero a custodia di Antiochia oltremodo desolata. E quei di Bari51 volendo ottenere un tesoro prezioso alla propria regione, vennero in levante al villaggio di Mira e tolsero dal suo tempio di nottetempo le reliquie di san Nicolò. Al mattino seguente fu un pianto di tutti i mirani, i quali si affrettarono alle rive di mare, ma i baresi52, solcando già per mezzo alle onde,

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mossero in trionfo verso occidente. Pregarono con ferma fede il santo ed egli, ad ogni affollarsi di popolo nei porti di [96]Europa, operava prodigi di guarigione.

  In modo consimile adoperarono testé i veneziani in sottrarre da Arles le reliquie di san Rocco. Dicevano i veneti: "Noi amiamo san Rocco più che non l'amino costoro, ed ei soffrirà di starsene con noi". E quelli replicavano: "Non è possibile che altri cuori come i nostri palpitino di più vivo affetto per il benedetto Rocco". Stando la nobile contesa, i veneti, come già gli intrepidi di Davide, mostrarono di sfidare pericoli di terra e di mare. Venuti però ad Arles, con studio ingegnosissimo si impossessarono delle reliquie del santo e con sé le trasportarono sulle navi, che tosto disposero in pompa di festa gloriosa. I cristiani francesi ne mossero alto lamento, ma i nostri congratulavansi con dire: "Rocco è il padre e salvator nostro che ci ha scampati in tante regioni della Penisola da certa morte, l'orrore di pestilenza. Sia lode a Dio che Rocco è con noi. Ei [97]non si partirà giammai e ne custodirà da mali altrui". Con questi discorsi di fede eccellente venivano presso alle città italiane per accondiscendere al desiderio dei popoli, che sapendo dell'avvenuto affrettavansi per essere benedetti. E Rocco nel tragitto operava frequenti prodigi e pareva dire: "Confortatevi, che io dal cielo posso ottenere maggiori favori che per caso non v'abbia prestati nella mia carriera mortale".

  E passando da trionfo in trionfo giunsero le sacre reliquie a vista di Venezia alle prime ore di una serata bellissima. Era l'anno 1485. Alla sera di quel i popoli di Venezia e delle isole circonvicine coprivano il lido del mare. Allo appressarsi della nave maggiore piegarono il ginocchio e sclamarono: "San Rocco, prega per noi! Vieni! Rimanti con noi sempre!". I conquistatori delle reliquie benedette presentarono le autentiche del sacro [98]deposito. Il patriarca della città ricevé la salma benedetta e sollevando la croce indicò che il popolo si disponesse in ordine di divota processione. Tutti recavano una fiaccola od un cereo in mano. Nella processione vedevansi i conventi dei monaci, gli ordini dei sacerdoti, i cori dei vergini, le turbe dei laici; cittadini e stranieri venivansi a piedi

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esultanti insieme con i nobili ed i patrizii. L'arca delle reliquie, coperta d'un preziosissimo velo, era portata dai sacerdoti. Il doge accompagnava vestito di porpora e cinto di diadema, toccando il velo e l'arca colla mano. All'avanzarsi di questa immensa processione colle sue innumerevoli faci lunghesso il mare, pareva che questo ardesse come una corrente di fuoco. L'esercito della repubblica accompagnava le reliquie sante tenendo le armi abbassate. Infine il vescovo della città benedisse con le reliquie sante al popolo, le depose sull'altare benedetto. [99]Accommiatò poi il popolo ed egli con il clero rimase per tutta la notte vegliando in preghiera di supplicazione e in rendimento di grazie. All'indomani si ripresero le feste proprie della traslazione, le quali furono eseguite con pompa eguale alla fede viva di quel gran popolo.

Orazione

  Or fatecelo intendere, o Signore, l'onore che è proprio dell'uomo e del cristiano <in> stare vicino a Dio e con gli amici di Dio; questo è onore che solleva da terra i cuori umani. In questo è sicurezza e non nella estimazione delle persone e delle cose puramente umane. O fede, insegnacelo tu a noi che viviamo in un secolo materiale che tutto si strugge pei terreni godimenti. Oh come la mente vede lungi, come il cuore si conforta alla presenza di un santo!

  O beato Rocco, avete degnato <di> venire [100]infra noi.

Siatelo il protettore speciale di noi italiani, i quali siamo tuttora circondati da sciagure molteplici. Siamo alla vigilia del giorno solenne che dedichiamo a vostro onore. Oh, non passi invano per noi la festività! Vi abbiamo pregato per nove , vi pregheremo sempre finché ci troviamo salvi con voi in cielo. San Rocco, intercedi per noi sino alla fine.

  Tre Pater, Ave, Gloria.

 

 





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50 Originale: delle; cfr. ed. 1930, p. 153.



51 Originale: Pisa, cfr. R. F. Rohrbacher, Storia universale, vii, Torino 1869, ed., p. 749.



52 Originale: pisani; cfr. nota 51.



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