Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento S. d. C. - 1910
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REGOLAMENTO DEI SERVI DELLA CARITÀ (1910)

Parte PRIMA

Capo II. DEI MEMBRI DELL'ISTITUTO

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In questa pagina

§ I. Quali siano i membri dell'istituto

§. II. Delle mansioni dei sacerdoti

1246

§. III. Dei fratelli laici

1249

§. IV. Mansioni dei fratelli laici

1251

§. V. Il corpo dell'istituto dei Servi della Carità

1253

§. VI. Delle persone e dei mezzi di organizzazione dell'istituto

1255
- 1246 -

Capo II.

DEI MEMBRI DELL'ISTITUTO

 

<< <   > >>§ I.

Quali siano i membri dell'istituto

 

[31]I membri dell'istituto altri sono sacerdoti, altri sono laici.

Sacerdoti e laici sono veri confratelli di congregazione, perché ambedue gli ordini di persone sono chiamati da Dio a coadiuvarsi a vicenda e a servire nell'istituto, perché ambedue gli ordini di persone si impegnano di usare tutte le loro forze di corpo e di spirito per il progresso dell'istituto, perché ambedue questi ordini di persone si obbligano ai medesimi voti di povertà, di castità, di ubbidienza, per procurare a se stessi aumento di santificazione per la maggior gloria di Dio e per il vantaggio del prossimo.

Sacerdoti e laici si pascono alla medesima mensa della dottrina degli insegnamenti del divin Salvatore, per ricopiarne in sé le virtù; sono[32] confratelli che si amano e si aiutano a vicenda; sono confratelli per questi rimedi formanti una famiglia di forti, contro la quale niente possono i nemici della fede e gli avversari delle anime loro.

Quanto nobile questo congiungimento di sacerdoti e di laici che, uniti dalla medesima fede, confortati dai medesimi Sacramenti, animati dalla stessa virtù, vengono innanzi capitani e soldati valorosi a combattere le battaglie del Signore, fatti spettacolo agli angeli e agli uomini che ammirano e si edificano, fatti terrore ai demoni che atterriti se ne fuggono lontan lontano! Come in cielo sono le gerarchie degli angeli e dei santi, che stanno intorno a Dio in perpetua lode, così anche in terra una gerarchia di sacerdoti puri e di laici continenti si mettono in unisono per imitare le virtù degli angeli e dei santi e, come gli angeli e come i santi, cantano perenni inni di gloria al Signore.- 1247 -

<< <   > >>§. II.

Delle mansioni dei sacerdoti

 

I sacerdoti sono stati consacrati al Sacerdozio, perché sieno sacerdoti in eterno, sacerdoti per essere la luce che dirada le tenebre del mondo, sale di condimento alla terra, parola di salute[33] al cuor degli uomini.

Ciascun sacerdote è continuatore dell'opera di Gesù Cristo, rappresenta Gesù Cristo ed è quasi un altro Gesù Cristo, canale di grazie agli uomini e vero dispensatore dei doni celesti.

Il sacerdote, che per essere innalzato al santo altare ha dovuto sostenere un lungo corso di studi, un più lungo noviziato di virtù, di disciplina; il sacerdote, per il quale hanno pregato tutti i cristiani del popolo; il sacerdote che al cospetto della fede è la prima dignità su questa terra ed è ministro di tale dignità che non fu concessa giammai agli angeli, e che nemmeno fu data alla vera Madre di Gesù Cristo; il sacerdote, che è conscio della sua dignità prima per se stesso e poi per le anime del prossimo, in favore delle quali è stato consacrato ministro e dispensatore della divina Parola e dei santi Sacramenti, il sacerdote non ha l'eguale nella famiglia di un istituto religioso; tanto meno ha l'eguale intorno a sé in un istituto, nel quale <essi> sono in prevalenza di numero come di virtù e di dignità.

Per questo è che nell'istituto dei Servi della Carità, come in ogni congregazione congenere, ai sacerdoti si addicono le mansioni di comandare e di dirigere.

Comandano in nome di Dio e per Iddio; dirigono in virtù di quella grazia di ufficio che[34] il Signore nella sua molta bontà aggiunge a qualunque ordine di persona posta in ufficio e che in molta copia aggiunge al sacerdote, suo ministro e rappresentante in terra.

Devono però i sacerdoti precedere con ogni sorta di belle virtù, specialmente dell'umiltà e di dolcezza; devono essere cristiani per sé e sacerdoti per gli altri, nel senso che devono essere santamente ansiosi di spargere i frutti spirituali e corporali del proprio ministero santo.

Depositari dei divini voleri, devono far sì che il santo volere del Signore sia fatto - 1248 -dai servi del Signore in terra come è fatto dagli angeli nel cielo16.

I sacerdoti sono anch'essi uomini ed è meglio che siano uomini piuttosto che angeli, perché sono chiamati ad essere uomini angelici, martiri di virtù e di carità, ed è bene che siano uomini, perché se fossero angeli non si potrebbe con loro dagli uomini parlare a bocca, vedersi ad occhio.

Noi poveri uomini, che siamo composti di anima e corpo, abbiam pur bisogno di vedere e di toccare coi sensi, per poterci in qualche modo migliore dal sensibile naturale elevarci al soprannaturale, all'insensibile, allo spirituale.

Avessero anche qualche difetto i sacerdoti: ma qual'è l'uomo che si possa pretendere senza[35] difetto? Il Signore ha cavato gli uomini dal fango della terra e li ha fatti fragili, perché se ne stessero sempre umili, perché Dio nella sua potenza e bontà voleva per sé la gloria d'innalzare questi uomini medesimi ancora al disopra del coro degli angeli, su su in alto, il più alto, a scorno maggiore della superbia diabolica, per occupare le sedi rimaste vuote in seguito alla caduta degli spiriti ribelli.

I sacerdoti possono avere dei difetti; ma questo stesso coopera sì che usino tanto maggiore la misericordia del perdono ai peccatori, che dinanzi al ministro di Dio impetrano misericordia.

Sono vicinissimi ai fratelli laici di ministero e questo bene sta per i sacerdoti, perché a tale confronto avranno maggiore lo zelo per non venire meno anche al minore dei loro doveri, ed è un bene pei fratelli laici, perché potranno più di leggeri specchiarsi nelle virtù sacerdotali, eseguire gli esempi e avvalersi del tesoro dei loro sacri ministeri di santificazione.

Bisogna che questi sentimenti di fede e di carità animino i cuori dei fratelli maggiori, i sacerdoti, e dei fratelli minori, i laici, perché negli uni e negli altri cresca la forza di virtù - 1249 -e si raddoppi la gioia che è propria di chi serve al Signore, alla pace, alla carità.

[36]Per questo è che fra i due ordini, sacerdotale e laicale, non vi sia mai spirito di partito, non mai spirito di gelosia, tanto meno spirito di insubordinazione.

Il pericolo di tanto male sarà tanto più tenuto lontano, quanto più le due famiglie dei sacerdoti e dei laici saranno congiunte dalla fede, ravvivate dalla carità, per formare una famiglia sola ed essere un cuor solo ed un'anima sola.

In questo senso vediamo Gesù Cristo che nella vigilia della sua passione pregava: «Padre, fate che i miei discepoli siano uno solo come io e voi lo siamo!» 17.

<< <   > >>§. III.

Dei fratelli laici

 

I fratelli laici devono comprendere la natura della loro missione, della loro mansione, perché è davvero grande.

Il Signore è il padrone dei cuori, padrone di affidare ad ognuno le mansioni che crede nella grande famiglia della sua Chiesa.

Grande è la missione, perché fanno parte di un corpo che è destinato dal Signore a diffondere torrenti di benedizioni sulla terra.

Molte piccole forze insieme congiunte fanno una forza grande; l'unione[37] di più fratelli è capace di costruire una torre insuperabile ad ogni invasione nemica.

La grazia del Signore discende in cuore ai chiamati e, colla grazia del Signore, poveri figliuoli, che stando nel secolo avrebbero stentato assai, nelle congregazioni religiose trovano copia di beni spirituali e corporali insieme.

Bisogna sentirsi chiamati, senza però pretendere la forza e la chiarezza di una vocazione come quella di Saulo, che fu affatto straordinaria e prodigiosa: coloro che entrano nell'istituto, per questo stesso di presentarsi fanno opera buona.

 E lecito entrare in chiesa spinto e sollecitato; basta che di poi l'uomo pieghi le ginocchia e adori il Signore un giorno più che l'altro, finché col divino fervore e colla sua cooperazione - 1250 -acquisti una maggior copia di grazia di Dio in un col Santo Spirito.

I sacerdoti Servi della Carità, che sono cristiani per sé e sacerdoti per gli altri, devono sentire dentro di sé il vero fuoco dello zelo di carità; devono essi sentire la fiamma della carità di Gesù Cristo e diffonderla negli altri, perché parimente sentano il calore del fuoco della carità di Dio e del prossimo.

Devono cioè i Servi della Carità adoperarsi con molta preghiera del cuore, con molta attenzione e zelo della mente e con molta fede e carità <devono> distinguere, in mezzo al popolo e al lato dei propri ministeri sacri, quelle vocazioni che la divina Provvidenza mette loro dinanzi.

Tutte le vocazioni vengono da Dio ed i Servi della Carità devono[38] prendere con grato animo le vocazioni nel tempo e nel modo e nella persona che meglio piace al Signore.

Tante volte le costituzioni meno robuste, gli ingegni meno retti riescono a far il bene meglio che altri che confidano nelle proprie forze.

Si legge nei libri santi che il Signore elegge quelle persone che dinanzi al mondo sono stimate dappoco; il Signore elegge queste persone per confondere i vanagloriosi18.

Specialmente negli inizi di una congregazione bisogna sapersi contentare dei poveri pescatori di Galilea.

Bisogna poi avere per loro sentimenti di stima e di carità per le cento ragioni e una, che la stessa ragione, illuminata dalla fede, ne porge a considerare.

Questi fratelli minori sono anch'essi uomini e sentono la propria indipendenza e l'autonomia propria.

Bisogna saperli compatire; bisogna anche occuparli in tale ufficio, nel quale possono ancor essi provare la soddisfazione di fare quotidianamente quel bene che si possa sensibilmente vedere e toccare.

Va da sé che i fratelli laici, come fratelli minori, devono essere condotti quasi a mano dai fratelli maggiori, sacerdoti, al pascolo frequente e salutare della divina Parola, nell'apprendere i doveri religiosi, nella meditazione, nel ricevimento frequente dei santi Sacramenti, nei molteplici esercizi di carità che, come bocconi di cibo squisito, servono mirabilmente a - 1251 -confortare le[39] potenze dell'uomo nell'esercizio delle sue mansioni.

In questo argomento bisogna evitare un pericolo.

Talvolta i sacerdoti sono tutto zelo per gli estranei e lo sono meno per i domestici.

Parimente è pericoloso che i domestici facciano meno assegno all'opera ed ai ministeri dei sacerdoti, perché vicini li circondano.

Bisogna vincere la doppia tentazione, perché può tornare più o meno funesta alla santificazione delle anime, al buon andamento stesso dell'istituto.

<< <   > >>§. IV.

Mansioni dei fratelli laici

 

Le loro mansioni, propriamente parlando, sono quelle di Maria e di Marta, che sono quelle stesse praticate da Gesù Cristo e dagli apostoli suoi.

Niente di più perfetto, niente di più acconcio per coltivare con fervore lo spirito religioso.

I fratelli laici per mezzo di esercizi pii, che devono essere in copia e propri di ogni giorno, vengano, crescano alla scuola dei santi e gustino la gioia del conversare coi beati.

Stando a questa altezza, il Signore farà loro la grazia di conoscere il valore e la pratica della[40] umiltà, del sacrificio di Gesù Cristo e allora non sarà più mansione così dimessa che il buon laico servo della Carità rifugga di esercitare.

Piaccia al Cielo che possa dilettarsi nelle mansioni anche le più ributtanti per poter vincere se stesso e rendersi somigliante al divin Maestro! Il servo della Carità deve avere Dio presente in ogni suo ufficio, deve nutrire fede viva che ubbidire ai superiori è ubbidire a Dio stesso e però deve il buon servo fare di sé sacrificio volonteroso a Dio.

Un servo della Carità naturalmente nelle mansioni di famiglia ascende per grado, benché non debba punto aspirare a ciò pei fini umani, ma solamente per saper compiere più perfettamente le mansioni affidategli alla maggior gloria di Dio.

I fratelli laici devono specialmente attendere agli uffici esteriori ed alle mansioni di provvidenza economica.

Si desidera vivamente che un fratello laico sia provveditore, sia anche spenditore, sia procuratore, e che sotto la guida del proprio - 1252 -superiore disimpegni mansioni economiche importantissime nella congregazione.

Mansioni dei fratelli laici sono: del portinaio, dello scrivano, dell'infermiere, dei capi - opifici di arti e mestieri, dei capi di colonia, dei procuratori generali e parziali onde sorvegliare all'economia[41] e darsi attorno per gli acquisti più generali di derrate alimentari, di vestiario, di costruzioni edilizie e simili.

Non è però men vero che anche ai fratelli laici si estende un largo campo di azione nell'ordine morale e perciò si fanno voti fervidi perché anche ai fratelli laici si apra il campo, non meno ampio, di azione nell'ordine disciplinare e morale.

Un fratello laico fervoroso può compiere atti di zelo con insinuare ai ricoverati la frequenza alle pratiche divote, con coltivare lo spirito di attaccamento e di vocazione alla casa; in questi e simili argomenti possono esercitare atti di zelo meglio che non i medesimi sacerdoti.

Eseguirebbero le stesse mansioni di quei discepoli di Gesù Cristo che, a due a due, erano inviati a preparare la strada nei cuori della popolazione per l'arrivo di poi del loro divin Maestro.

Inoltre anche i buoni fratelli laici si devono istruire nella dottrina del catechismo, così da poter alla loro volta porgere istruzione ai vari bisognosi della casa, agli allievi degli oratori festivi e simili. Si devono altresì i fratelli laici istruire nelle discipline civili e professionali[42] per trarne poi dei buoni maestri elementari, forniti di regolare patente, ovvero nelle arti professionali sufficientemente edotti, onde tornare di soddisfazione a sé e di vantaggio alla comunità.

Parimente scopo dei Servi della Carità, oltre quello della cura dei figli poveri e vecchi poveri, è pure la vita apostolica.

Questa vita apostolica si esercita anche in luoghi di missione e in tal caso niente di più proficuo che un servo della Carità laico, in qualità di catechista e di cooperatore, sia compagno al sacerdote missionario nelle varie stazioni di missione cattolica.

Ma di questo più diffusamente sarà caso di parlarne altrove.

Da questo breve specchietto dello spirito e delle mansioni esposte, può di leggeri il servo della Carità concepire - 1253 -nella mente l'alto ideale del suo stato e nel cuore concepire il fermo proposito di raggiungere l'alto scopo della sua vocazione.

<< <   > >>§. V.

Il corpo dell'istituto dei Servi della Carità

 

Corpo o corporazione si chiama l'assieme di un istituto, perché per nascere, vivere e svilupparsi si paragona appunto al corpo ossia alla persona umana. Nel corpo umano vi è l'anima distinta nelle tre potenze di intelletto, memoria e volontà.[43] Quest'anima informa il corpo e gli vita.

Il corpo alla sua volta ha il capo, nel quale sono i sensi più importanti della vista e dell'udito, ed ha poi il complesso delle membra che al capo obbediscono.

Quest'ordine di disposizione è un ordine naturale che non si muta e che è assolutamente necessario per vivere.

In una corporazione o congregazione vi deve essere l'anima di chi dirige colla mente, di chi ricorda le cose e le persone col mezzo della memoria, di chi sa operare con fermezza di volontà, levando d'attorno tutti gli intoppi che si frappongono ai movimenti propri ed alla agilità delle azioni della vita.

Questo lo si vede col semplice lume della ragione umana.

Vi si aggiunge nelle corporazioni religiose la fede, la virtù, la grazia di Gesù Cristo, il che eleva la persona semplicemente umana e le opere semplicemente umane ad un ordine immensamente superiore e affatto soprannaturale.

Per mezzo della fede e della carità l'uomo spazia nelle sfere celesti e cresce in forza di vedute e opera in forza di divino aiuto, per compiere imprese di salute che, col semplice umano ragionamento, non si potrebbero affatto spiegare.

 In questo senso il divin Salvatore disse ai suoi apostoli e per essi ai suoi sacerdoti, eredi[44] dello zelo apostolico: «Voi siete i miei amici, perché quello che io aveva a dirvi di più prezioso e di più segreto ve l'ho detto e vi porto aiuto e vi concedo continuamente la grazia di eseguire non solo i miei precetti, ma anche i miei consigli, perché voi siate una mente ed un cuor solo come sono io ed il mio Padre celeste»19. - 1254 -Questo costituisce lo spirito che dev'essere tutto proprio delle persone che dirigono l'istituto.

In conseguenza, tutti devono pregare perché la grazia dei sette doni dello Spirito Santo si diffonda nella mente e nello spirito dei dirigenti.

Devono i dirigenti aggiungere virtù e forza propria per meritarsi che il fuoco della carità di Gesù Cristo li infiammi, onde possano con questo fuoco spegnere le acque dei difetti e delle fragilità proprie e diffondere luce e calore nel cuore della cristiana società.

Nella casa madre dell'istituto risiede il Consiglio superiore di amministrazione, che è composto di un superiore generale, di un superiore locale, di un economo generale, di un segretario generale, di due consiglieri.

Il Consiglio superiore è la massima autorità, come Mosè ed i suoi seniori, come il pontefice ed i suoi cardinali e, nell'ordine civile, come il re e la sua Camera ovvero come il sindaco e la sua giunta.

Ogni casa succursale ha pure il suo superiore dipendente e il suo Consiglio, che pur da lui dipende[45] e dal Consiglio generale in capo; seguono i fratelli sacerdoti professi per ordine e per anzianità.

Vengono pure i fratelli minori laici con gerarchia ed ordine propri, con gerarchia di mansioni e con ordine di professione.

E tutti costoro sono come le membra al corpo.

Il Consiglio superiore è come il capo e gli occhi e le orecchie del capo.

I Consigli inferiori, con i propri cooperatori, sono quasi mani e piedi per operare.

La grazia del Signore, come si è detto, e la grazia del Santo Spirito, quasi fuoco di macchina di nave, mette forza per solcare il mare della vita.

La congregazione o corporazione religiosa pertanto è come il corpo umano, che si risente in gioia per ogni atto prospero della vita, che si risente in dolore per ogni patimento di malattia.

Vale a dire, un istituto religioso è un corpo che prospera, gode, trionfa, quando il capo e le membra di esso sono guidati dallo spirito della vera grazia, senza mescolanza di imperfezioni e di infermità maligne.

Ma quando queste si infermano, allora ne viene - 1255 -ben presto un malessere che più tardi avrà le sue conseguenze.

Onde cura massima del capo anzitutto e poi anche delle membra dell'istituto è di declinare da ogni sorta di male e di avanzarsi trionfante in ogni sorta di bene.

<< <   > >>§. VI.

Delle persone e dei mezzi di organizzazione dell'istituto

 

[46]Appena si può immaginare o pensare di dirigere utilmente un istituto religioso senza il personale dei sacerdoti.

I candidati per essere sacerdoti fra i Servi della Carità devono conformarsi alle leggi del Concilio di Trento ed ai decreti posteriori dei sommi pontefici sino a Leone XIII e al pontefice Pio X gloriosamente regnante.

Troppo importa che i sacerdoti Servi della Carità siano educati secondo lo spirito della Chiesa a quel grado di pietà e di scienza che santa Chiesa suggerisce e ch'è conforme ai bisogni del tempo.

Nondimeno si possono fare delle eccezioni; tali eccezioni devono essere appieno conformi agli intendimenti della Chiesa stessa ed alla bontà e discrezione del Santo Padre.

Certa cosa è che nella cura dei figli poveri e vecchi bisognosi del popolo si richiedono ministri che siano talvolta più ricchi di pazienza che di scienza, a cagione dei ministeri sottili di carità che debbono esercitare.

Cotali ministeri di carità si possono e si devono esercitare mediante uno spirito di vocazione speciale.

Ora[47] chi può negare che non si dia, anche sovente, il caso di candidati i quali, per la capacità appena sufficiente dei propri talenti, sarebbero poco adatti agli altri ministeri di cura d'anime e possono essere attissimi nella direzione di una sagrestia, nella disciplina di un ricovero d'infermi, nella assistenza di un drappello di fanciulli studenti o di artigianelli? Dove è poca la scienza, si richiede però che sovrabbondi la pietà, quella virtù di pietà che è tanto utile nelle cose del tempo presente e del futuro.

Con sì fatto temperamento ne viene che gli stessi sacerdoti riescono di aiuto gli uni agli altri, i più sapienti per il consiglio e per la direzione, i meno sapienti per la pratica di uffici vari di fede e di pietà.

Quello - 1256 -che importa è che siano dotati di buono spirito, che lo spirito alimentino soprattutto con la frequenza ai santi Sacramenti.

La santa Confessione è sacramento che per amministrarlo si richiede la giurisdizione ecclesiastica.

Il superiore generale ovvero il superiore provinciale presenta gli individui per essere autorizzati e, quando lo sono, soavemente li spinge alla retta amministrazione di sacramento tanto salutare.

I Servi della Carità, siano sacerdoti o siano laici, si accostino alla sacramentale Confessione con sentimenti di fede, di speranza, di carità.

[48]Abbiano presente che il sacerdote confessore è desso medesimo uomo e che, come uomo, non può svestirsi della natura e fragilità umana.

Ne abbiano dunque rispetto e compatimento.

Ma l'uomo sacerdote si presenta loro come ministro di Gesù Cristo, ossia rivestito di tale autorità che il Signore nemmeno volle concedere a Maria santissima.

 Il sacerdote, investito di questa autorità, diviene non rara volta ministro di zelo e perfino martire di carità perché, come insegna S. Francesco Salesio, non è solo martirio confessare Dio avanti gli uomini, ma può essere martirio confessare gli uomini davanti a Dio.

Si deve pertanto ammirare l'eroicità di tale martirio, esserne profondamente grati e scansare certi atti di leggerezza, come sarebbe l'esigere che i confessori medesimi portassero il peso maggiore della santificazione dei penitenti; i confessori indicano la strada e incoraggiano al cammino, ma non possono gravarsi intiero sulle spalle il peso della persona che, pure potendo, non vuole muovere i passi da sé.

E indiscrezione e indelicatezza mutare confessore per qualunque futile motivo.

Non si devono raccontare fuori di Confessione, con poca prudenza e carità, discorsi e consigli, ricevuti all'atto del sacramento.

La sacramentale Confessione dev'essere un balsamo odoroso e salutare, che deve spandere il migliore odore di virtù e la migliore forza di coraggio.

[49]La sacramentale Confessione santamente amministrata e utilmente ricevuta è mezzo potentissimo di disciplina e unione fraterna.

Il Pontefice Sommo emise recenti leggi restrittive a ricevere le Confessioni dei propri dipendenti, sopra dei quali il confessore sia poi chiamato a pronunziare il voto per l'accettazione nella casa.

Invero conviene che i sacerdoti ministri della - 1257 -disciplina si astengano dal ricevere Confessioni dai propri allievi, ma se sono dagli stessi richiesti non si devono rifiutare.

Il sacramento di Confessione è peso per bene amministrarlo e non lo è peso minore per riceverlo; bisogna però ben procurare di togliere le difficoltà che vi si frappongono, di facilitarlo specialmente tra i vecchi e i fanciulli, i quali parimente se ne scansano quando, per ricevere la sacramentale Confessione, devono sottostare ad incomodo di tempo, di luogo o di persona.

Il venerabile Giovanni Bosco divenne ai giorni nostri il grande apostolo della gioventù con essere prima apostolo della Confessione e della Comunione.

[50]Il venerabile Giuseppe Cottolengo precedette e continuò in tale esempio e così continuano i loro successori con generale ammirazione, perché con tale sacramento continuano in aiuto delle anime la grande impresa di ristorazione cristiana della società.





p. 1248
16 Nel manoscritto c'era a questo punto la seguente frase, poi cancellata: I confratelli nell'ordine del ceto laicale devono guardare in alto a questo sacro ordine sacerdotale, e vivere di fede in guardare, in sperare, in amare sopra ogni cosa il Signore e i sacri ministri che circondano intorno intorno.



p. 1249
17 Cfr. Gv 17, 21.



p. 1250
18 Cfr. 1 Cor 1, 27-29.



p. 1253
19 Cfr. Gv 15, 15; cfr. Gv 17, 21.



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