Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento S. d. C. - 1910
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REGOLAMENTO DEI SERVI DELLA CARITÀ (1910)

Parte PRIMA

Capo IV. DEI POSTULANTI

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§ I. Natura del postulantato

§ II. Contegno dei Servi della Carità verso i postulanti

1263

§ III. Disposizione dei postulanti

1264
[- 1263 -]

Capo IV.

DEI POSTULANTI

 

<< <   > >>§ I.

Natura del postulantato

 

[61]Gran cosa è che un fratello cerchi modo e luogo onde mettere in sicuro il più possibile gli interessi suoi spirituali e corporali.

Grande cosa è che sia ben guidato da Dio in questo affare.

Gran cosa è pure che un fratello si meriti tale grazia con un senso di gran fede e di retta intenzione.

Parimente è cosa di massimo interesse che l'istituto, il quale assume la responsabilità di un nuovo membro, sia garantito della buona riuscita dello stesso, perché se buono sarà di grande aiuto nella casa, se poco atto sarà più di impaccio che di utile, se inetto sarebbe di danno e di pericolo.

Di qui il bisogno di sperimentarsi.

a vicenda.

[62]Nel mondo pratico ognuno cammina molto cauto prima di affidare sé o le proprie cose in mano altrui.

Tale prudenza e cautela si richiede pure nell'argomento in discorso.

Di qui la natura del postulantato.

Il cuore umano è una potenza nell'uomo grande, ma pericolosa.

Per ammetterlo in casa è prudenza procedere per grado.

Così è la pratica di tutte le congregazioni ben regolate.

Primo passo è entrare nella porteria del convento; secondo passo è essere ammesso a qualunque sorta di occupazione; un altro grado è poi ricevere la confidenza della famiglia religiosa ed essere considerato come uno di loro, benché - 1264 -sottoposto alle prove per un periodo di tempo.

Questo modo di procedere giova all'aspirante, perché fin dai primi passi, se chiaramente trova di non essere nel cammino assegnatogli dalla Provvidenza, può senza inconveniente retrocedere e restituirsi alla famiglia nel secolo; ovvero se si trova chiamato, allora prende animo a vincere ogni difficoltà e proseguire con fermo passo.

Questo modo di procedere parimente toglie l'istituto da una serie di dubbi e di imbarazzi eventuali e lo garantisce quanto agli uffici di responsabilità che si assume.

<< <   > >>§ II.

Contegno dei Servi della Carità verso i postulanti

 

 [63]Il contegno deve essere animato da riverente affetto verso Dio, perché si tratta di ricevere a nome di Dio un inviato da lui.

Conviene usare contegno di affetto e di zelo verso gli arrivati, perché possano subire le prime prove alla maggior gloria del Signore ed alla santificazione propria.

Ma siccome i nuovi arrivati sono uomini e come tali sono fragili e difettosi, bisogna anche usare discrezione tale che convenga, colla virtù morale di confidenza e riverenza insieme, alle persone ed alle circostanze del luogo.

Bisogna però amarli nel Signore, ma non essere troppo espansivi, per ottenere sì che per tempo imparino a sfogare gli affetti del proprio animo in primo luogo e soprattutto a riguardo di Dio; che parimente si curino da un difetto pericoloso in credere alto di sé, quasi venendo nell'istituto si immaginino di prestare essi maggiore favore all'istituto con venire che non l'istituto col riceverli.

Altro difetto e pericolo che ne conseguirebbe è certamente la tentazione di vanagloria, che finirebbe con guastare le persone e le opere.

<< <   > >>§ III.

Disposizione dei postulanti

 

[64]I postulanti devono essere nel santuario della congregazione condotti, ben s'intende, non da fini secondari di interesse - 1265 -proprio, ma dall'unico intento della maggior gloria di Dio e della santificazione propria.

Devono poi mostrarsi disinvolti nei discorsi e negli atti, onde appariscano libro aperto, entro le pagine del quale ognuno possa leggere con chiarezza e intenderne il contenuto.

Questa è condizione importantissima, perché il postulante possa profittare per sé e guadagnare tempo per essere introdotto nella confidenza dell'istituto.

Queste felici disposizioni faranno sì che il postulante possa, in tempo non lontano, meritare di essere ascritto fra il novero dei novizi.

Pure è da dire una parola circa gli interessi materiali riguardanti la dote di chi entra in congregazione o di chi entra semplicemente nelle prove del noviziato.

Benché l'istituto appoggi il presente e l'avvenire suo sui principi di fede e di povertà evangelica, è giusto che chi ha del proprio non viva dell'altrui.

Il noviziato richiede un dispendio[65] sensibile e chi vi si ascrive deve pur, secondo le circostanze, sostenerne in tutto o in parte le spese.

Può parimente avvenire che uno può disporre in maggior copia di sostanze e allora lo si esorti semplicemente perché sia specialmente generoso coll'istituto che, quasi padre, lo adotta in figlio.

Bisogna schivare due estremi: il soverchio rigore e la soverchia indulgenza.

La direzione dell'istituto dev'essere prudente regolatrice dei mezzi che le manda la divina Provvidenza.


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