Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento S. d. C. - 1910
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REGOLAMENTO DEI SERVI DELLA CARITÀ (1910)

Parte PRIMA

Capo VI. DEL NOVIZIATO

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§ I. Utilità del noviziato

§ II. Tre gradi di vita religiosa per i novizi

1267

§ III. Scopo del noviziato

1270

§ IV. Delle relazioni fra novizi e professi

§. V. Dei lavori

1272

§ VI. Degli spirituali Esercizi

1273
[- 1267 -]

Capo VI.

DEL NOVIZIATO

 

<< <   > >>§ I.

Utilità del noviziato

 

[70]Si debbono premettere i seguenti principi elementari di perfezione cristiana.

Essere chiamato a seguire i Consigli evangelici è grazia di Dio singolare, per mezzo della quale un cristiano, da semplice servo, diventa amico nella casa del Signore, confidente del Cuore di Gesù.

Quando il Signore chiama a tanta altezza un'anima, certamente persuade il cristiano a ritirarsi nella solitudine per poter parlare al cuore di lui, quasi bocca a bocca e cuore a cuore.- 1268 -

Però quelli che entrano nel noviziato dei Servi della Carità devono esservi condotti dallo Spirito di Dio, cioè guidati dalla retta intenzione di operar in tutto alla maggior gloria di Dio e alla santificazione delle anime.

Senza di ciò uno[71] entrerebbe nel santuario della congregazione quasi ladro per la finestra.

Alla sua volta poi l'istituto riceve il postulante al noviziato con sentimento di fede, poiché è Iddio che lo manda; usa però prudente riserbo, poiché colui che viene è uomo, ossia creatura fragile, è uomo del quale ancora bisogna ben scoprire i pensieri della mente e gli affetti del cuore.

Tale prudenza si usa nelle azioni civili di interesse materiale; prudenza non minore si richiede nella trattazione delle cose d'interesse religioso.

Nel caso pratico la carità suggerisce di usare al nuovo entrato uffici di zelo per aiutarlo nell'alto compito della sua vocazione.

 E siccome nell'epoca del noviziato deve trattare con Dio soprattutto il grande affare, perciò bisogna prestargli tempo e comodità per dedicarsi alla preghiera con Dio, alle pratiche divote col prossimo.

Con questo indirizzo di carità e di prudenza il novizio non perde niente di quella libertà che deve godere in affare di tanta importanza; l'istituto alla sua volta conserva parimente la propria dignità e indipendenza.

Fra i due è la grazia del Signore che opera, grazia che da ambedue le parti deve essere sollecitata con spirito di fede e con fervore di carità.

<< <   > >>§ II.

Tre gradi di vita religiosa per i novizi

 

[72]Il primo grado è degli incipienti, ossia di quei novizi i quali sono appena mediocri nell'ingegno, appena mediocri nel proposito della volontà, appena mediocri nell'esercizio delle virtù religiose, appena mediocri nello sviluppo delle forze fisiche.

Difficile cosa è che un novizio si dia mediocre affatto in tutti i punti accennati.

E da augurarsi che almeno emerga in taluna dote di virtù morale ed anche di virtù fisica.

Un religioso laico, il quale sia appena mediocre per parecchi - 1269 -lati, ma che emerga in qualche parte, costui potrà essere molto utile nella casa.

Per altro vale il già detto, e cioè che l'istituto riceva con gratitudine al Signore e con soddisfazione per sé quei soggetti che, sebbene scarsi e appena mediocri, la divina Provvidenza manda.

La Chiesa è paragonata a chi riceve cinque talenti o due talenti od anche un talento solo.

Guai a chi, avendo ricevuto anche un solo talento, non lo mette a traffico! I superiori della casa devono poi soprattutto essere ragionevoli e discreti e pretendere maggior guadagno da quelli che hanno ricevuto maggior tesoro di doni, sia[73] di natura che di grazia, e minor guadagno da chi ne ha ricevuto meno.

Novizi proficienti sono quelli che si sollevano alquanto dal comune nelle doti fisiche o nelle virtù morali o religiose.

Però nel caso pratico questa seconda classe di novizi sono da incoraggiare in modo speciale: alla lor volta devono essere di aiuto ai fratelli meno fervidi.

Costoro negli esercizi di fatica corporale devono precedere; nello sviluppo delle virtù morali devono esercitarsi a gara.

Ma soprattutto nella pratica della pietà e negli uffici vari delle opere di misericordia è da augurarsi che crescano fino all'esemplarità.

Per altro nei novizi vi sarà sempre il difetto di una scarsezza di sviluppo negli esercizi corporali, un manco di diligenza e di snellezza nelle facoltà mentali, un torpore quasi innato negli esercizi di virtù difficili.

 Allora è che si devono compatire e aiutare.

L'uomo religioso nelle sue prime prove si può paragonare ad una statua di marmo abbozzata, la quale ha bisogno del lavoro dello scalpello dell'artefice intelligente per divenire statua degna d'essere presentata nella casa del Signore.

E così si prepara il novizio non solamente proficiente, ma perfetto; relativamente[74] perfetto nelle facoltà fisiche, morali e spirituali; relativamente perfetto per la sua docilità e attitudine a ricevere le impressioni della grazia e della educazione propria di una casa religiosa.

Certamente che la classe dei relativamente perfetti non sarà numerosa, ma bastano pochi per dare il buon olezzo di virtù religiosa; bastano pochi e, benché pochi e magari uno solo, talvolta bastano per essere colonna ferma di fondazione ad un istituto nascente.

Un buon capitano può valere come un esercito di soldati; un'anima - 1270 -eroica nell'esercizio delle virtù può anche dare tale impressione di vita ad un istituto da poterne risentire il fuoco sacro di vigore anche per il periodo di anni e di secoli non pochi.

Non è troppo che si impieghi la diligenza e la preghiera di una comunità intiera, per ottenere che almeno pochi, fosse anche uno solo, raggiungano l'apice della religiosa perfezione.

Ben inteso che anime cristiane, tendenti a virtù, si guardino, come da veleno, da ogni confronto; anzi i Servi[75] della Carità tendono a inchinarsi e servire di aiuto vicendevole l'uno all'altro: lo stesso riputarsi superiore ad un altro in qualsiasi buona attitudine sarebbe difetto pericoloso non poco e segno non dubbio di virtù ancor incipiente.

Chi sta capo a dirigere il noviziato dei Servi della Carità deve bene studiare il complesso delle virtù e dei difetti, il complesso dei diversi gradi di attitudine e di forza morale e prenderne norma per ammaestrare se stesso e guidare i propri dipendenti.

<< <   > >>§ III.

Scopo del noviziato

 

Lo scopo del noviziato è duplice: riformare i propri difetti e rivestirsi delle virtù necessarie per ben avviarsi e continuare nel cammino della perfezione religiosa.

Bisogna riformare se stessi, cioè bisogna aggiustare così bene i pensieri della mente che siano conformi al pensare della Regola e direzione dell'istituto.

Bisogna accomodare così tutti gli affetti del cuore, in modo che la propria volontà sia tutta e sola di fare il bene dell'istituto.

Bisogna altresì disporre le forze del corpo, perché il corpo serva, come l'anima, di aiuto ed incoraggiamento.

Ma per ottenere questo, quanti esami di coscienza conviene preporre, quanti periodi di meditazioni divote, quante prediche ascoltare, quanti[76] avvisi familiari ricevere, quanti sforzi della mente bisogna mettere innanzi prima d'aver guadagnato lo spirito di perfetta obbedienza! Dobbiamo in noi stessi innalzare una costruzione alta alta che tocchi il vertice del paradiso: con quante fatiche bisogna scavare le fondamenta sicure di una sana umiltà! Siamo soldati e dobbiamo combattere - 1271 -le battaglie del Signore.

Oh, come dobbiamo essere agguerriti per incontrare le lotte contro la carne stessa, contro il mondo, contro l'inferno! Siamo poveri infermi, poveri mendicanti e dobbiamo erigere costruzioni, dirigere battaglie: eccolo il grande bisogno di diffidare di noi stessi e di confidare in Dio, di distruggere il nostro io superbo per ottenere che solo il Signore regni nel nostro cuore.

«Dallo a me il tuo cuore23 - dice Iddio - ed io il cuor mio lo dono a te e con questo tu diventerai quegli che io voglio, grande della mia grandezza, potente della mia virtù, e così tu sarai strumento degno delle imprese mie nelle mani mie».

Pertanto nel breve periodo del noviziato bisogna purificare se stessi dai difetti e dalle pericolose abitudini per potersi armare di fortezza e di perseveranza.

Per essere seguace perfetto di Gesù Cristo bisogna rinunciare a tutte le persone e le cose di questa terra; bisogna, pur non mutando la[77] natura dell'uomo, vivere nel costume angelico; bisogna non avere volontà propria, ma tutto confidarsi in Dio e a lui obbedire, in modo che tra il cuor di Dio e il cuor dell'uomo si faccia un cuore solo.

Questo è perfezione altissima, questo costituisce felicità somma.

In questo bisogna riporre ogni sforzo nostro.

A questo mirano lo scopo dell'istituto, le Regole e Costituzioni dello stesso; a questo tendano lo zelo dei direttori, l'esperienza maestra di virtù.

Di conseguenza il novizio deve essere altamente compreso dello stato sublime di virtù a cui Dio lo chiama.

Si trovano nella casa di Dio molte mansioni e molti gradi di virtù: il novizio deve salire il vertice del monte santo, il vertice della trasfigurazione.

Chi ascenderà al monte del Signore? L'innocente di mano, che non tocca cosa o persona che non gli spetti, il mondo di cuore, colui che nel mondo cammina con semplicità, che si sforza di far bene a tutti e male a nessuno.

Questi riceverà la benedizione del Signore e la misericordia di Dio sull'opera sua24.- 1272 -

<< <   > >>§ IV.

Delle relazioni fra novizi e professi

 

[78]Dovrebbero essere poche le relazioni e poco intime, per la ragione che i novizi non abbiano a perdere tempo nello studiare la propria vocazione, perché non siano distratti da verun altro affetto, perché talune cose che possono essere permesse ai professi non lo possono ai novizi.

Per questo si è detto che, speculativamente parlando, le relazioni dovrebbero essere scarse e poco intime.

 Trattandosi di congregazione nascente, nella quale la Regola non è affatto completa nella pratica, si può applicare il detto che la lettera uccide e lo Spirito vivifica25. Sarà da rimettere alla discrezione del superiore generale e direttore dei novizi il segnare i confini di tali relazioni e di stabilirne praticamente i rapporti.

Certo è che i novizi possono partecipare alle funzioni religiose che nelle loro chiese od oratori usano i professi; anzi è bene che partecipino a tutte quelle manifestazioni religiose, nelle quali si ravviva il fervore della fede e carità.

Sarà pure conveniente che siano messi a parte in certi esercizi esemplari di fede e di carità, nei quali lo spirito del novizio possa apprendere[79] sviluppo mentale e vigoria di volontà nel promuovere ogni sorta di bene.

Queste relazioni per altro devono essere caute, per non offendere anche da lontano le regole della prudenza, della carità, delle virtù spirituali.

Non vi devono essere sentimenti di parzialità, di sensibilità, influenza qualsiasi atta a menomare in qualunque modo la libertà del novizio nello studio e nella scelta della propria vocazione.

<< <   > >>§. V.

Dei lavori

 

Anche in questo luogo conviene fare distinzione fra lavori intellettuali e lavori manuali.

I lavori intellettuali si devono regolare con molta discrezione perché, se un novizio si applica - 1273 -con intensità ad uno studio particolare, ben presto perde tempo e volontà di applicarsi alla riforma dello spirito, che è lo scopo primario e massimo del novizio che aspira a vita religiosa.

I lavori manuali si possono pure con discrezione permettere quasi premio, quasi svago e quasi esercizio corporale per sviluppare le forze fisiche; ma anche in questo è da usare discrezione come sopra.

[80]I lavori ed esercizi di carità, come sarebbe assistere gli ammalati, il catechismo dei vecchi cronici e simili, sarebbero non solo da consigliare, ma da comandare.

Anzi e specialmente la cura degli ammalati è obbligo di Regola; perché niente è meglio di questi esercizi per informare il novizio allo spirito di fede e di carità.

Ma anche in questi vi è un limite.

Bisogna che il novizio sia scolaro docile, il quale riceve le lezioni della propria Regola e poi, data l'opportunità, si accinge alle prove per eseguirla.

Pure è da distinguere tra novizi ecclesiastici e laici.

Gli ecclesiastici hanno bisogno di maggior cura, perché sono tenuti alla maggior perfezione.

 I novizi laici tengono minori obbligazioni di spirito e potranno con più facilità applicarsi ai lavori servili, molto più che questi saranno la principale occupazione della loro vita religiosa ed, essendo essi meno esercitati alle applicazioni di riflessione, conviene che maggiormente si applichino manualmente, perché non avvenga il pericolo di perdere il tempo in una vita più di ozio che di contemplazione.

<< <   > >>§ VI.

Degli spirituali Esercizi

 

[81]Gli spirituali Esercizi evidentemente sono utili ad ogni classe di persone e sono utili in modo speciale ai religiosi.

Perché devono essi essere i paggi e i grandi cavalieri d'onore che stanno davanti alla maestà del Signore, devono essere ben puliti nella persona e retti nella coscienza ed esenti dai molteplici difetti, che quasi sono inseparabili dalla umana fragilità, ma che pure bisogna curare e correggere per meritare di trovarsi davanti a Dio il meno indegnamente possibile.

Per riuscire in ciò giova mirabilmente la prima parte degli - 1274 -spirituali Esercizi, nella quale ai novizi si mette innanzi lo specchio delle verità eterne, chiamate Novissimi, dei quali dice il Signore che conviene bene meditarli, perché chi ben li medita non peccherà più in eterno26, non peccherà gravemente, non peccherà nemmeno leggermente, se con fermissimo proposito si applica alla meditazione di tali Novissimi.

Anzi questa meditazione gli metterà in animo tale fermezza di proposito di voler camminare con passo da gigante nella via della perfezione cristiana e, per riuscirvi degnamente, Si applicherà con studio per conoscere Gesù Cristo ed i suoi[82] insegnamenti: la vita di Gesù Cristo per imitarla, gli insegnamenti divini per seguirli, ciò che si fa con la seconda parte dei medesimi Esercizi.

Gli spirituali Esercizi giovano parimente per cementare gli animi dei novizi e per informarli sempre più allo spirito della carità.

Prudente è il consiglio della Regola obbligante ad un corso regolare di spirituali Esercizi ogni novizio che si accosta all'epoca della sua risoluzione definitiva per l'istituto ed è prossimo omai alla sua professione religiosa.





p. 1271
23 Cfr. Prv 23, 26.



24 Cfr. Sal 23, 3-5.



p. 1272
25 2 Cor 3, 6.



p. 1274
26 Cfr. Sir 7, 40.



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