Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento S. d. C. - 1910
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REGOLAMENTO DEI SERVI DELLA CARITÀ (1910)

Parte PRIMA

Capo XII. DEGLI ESERCIZI PII DELLA COMUNITÀ

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§ I. In che consistono questi esercizi pii

§ II. Dell'orazione vocale

1293

§ III. Della meditazione

1294

§ IV. Il santo sacrificio della Messa, la benedizione col Santissimo Sacramento

1296
- 1293 -

Capo XII.

DEGLI ESERCIZI PII DELLA COMUNITÀ

 

<< <   > >>§ I.

In che consistono questi esercizi pii

 

[116]La vita del religioso si può paragonare al fuoco che riscalda, che muove le locomotive, che discioglie i minerali e fa liquefare i metalli.

 Il fuoco della carità di Gesù Cristo vita al cristiano religioso, lo fa muovere frettoloso nelle opere di bene, gli forza per ispirare il proprio cuore ed il cuore altrui, levando le difficoltà, anche maggiori, al cammino veloce nella via della perfezione.

Gli esercizi pii di una comunità consistono specialmente nella preghiera vocale, nella orazione mentale, nelle letture pie e soprattutto nell'adorazione al Santissimo Sacramento.

Queste pratiche sono come strumento per erigere la statua della propria santificazione.

[117]Il Signore creò l'uomo dal fango della terra e gli inspirò poi l'anima vivente e lo fece somigliante a se stesso.

Bisogna parimente che un soffio di Spirito Santo plasmi il religioso servo della Carità e che lo renda somigliante all'istituto che, come padre, lo ha adottato.

I mezzi e gli strumenti a tale impresa sono gli accennati; le persone che adoperano con sicura esperienza tali istrumenti sono i superiori e la Regola dalla Provvidenza assegnata.

Conviene pertanto che ogni servo della Carità profondamente aderisca alla sua Regola, ai suoi superiori, perché sono dessi destinati alla formazione dei sudditi ed danno sviluppo alla congregazione.

<< <   > >>§ II.

Dell'orazione vocale

 

I Servi della Carità, i novizi e gli incipienti soprattutto, sono da paragonare ai pulcini della rondine, i quali gridano con acuti strilli, gridano sovrattutto quando si avvedono che la mamma viene a posare il moscerino nelle loro boccucce.- 1294 -

Così i Servi della Carità in genere, ma i giovani specialmente, devono poter ottenere di pregare sempre senza smettere giammai.

[118]L'orazione vocale è come l'acciaio che si percuote sulla pietra focaia per sviluppare le scintille di fuoco, atte poi ad accendere gran fiamma per gli usi domestici e sociali.

Ma gli esercizi di preghiera vocale, perché riescano davvero di edificazione, si richiede che siano fatti con fede, con fervore, e colui che prega sappia che conversa con Dio e perciò se ne intenda, almeno alla generale, del senso delle parole, dei discorsi che tiene con Dio, delle grazie che intende domandare ed ottenere.

Le orazioni dei Servi della Carità sono, secondo la pratica dell'istituto, le preghiere del mattino, del mezzogiorno, della sera; obbligatoria la terza parte del rosario per supplicare la comune madre, la Vergine immacolata.

Di consiglio è l'esercizio della Via crucis in ogni giorno e specie nei venerdì e nei giorni della Quaresima. L'esercizio della Via crucis fatto con pietà e divozione può far parte della santa meditazione.

Divina fra le orazioni vocali è la recita del breviario, che per maggiormente infiammare il cuore del sacerdote sarà bene fatta avanti il Santissimo Sacramento.

 Ricordiamo che nell'orazione vocale ben fatta entrano i pensieri della mente, gli affetti del cuore, tutto cooperando a maggiormente unirci a Dio.

<< <   > >>§ III.

Della meditazione

 

[119]La meditazione è fatta allo scopo di suscitare nel cuore, per mezzo dei riflessi della mente, il fuoco della divina carità.

Bisogna che lavori la mente come lo scolaro che, colla virtù della meditazione, fa entrare nel proprio intelletto il tesoro della scienza.

Conosciuta la scienza, la si ama e più si approfondisce la cognizione, più ne cresce l'amore, tanto che il vero scienziato vive come in una estasi continuata di cognizione e di amore e non ha più neppur affetto alle cose ed alle persone esteriori che lo circondano.

Non le cura perché, astratto ne' suoi studi diletti, più non s'accorge del mondo - 1295 -che gli sta vicino.

I religiosi contemplativi si nascondono dal mondo materiale per vivere nella solitudine e quivi trovare il Signore.

Il mondo però ha un vero sentimento ed affetto di venerazione agli uomini religiosi, che così conversano con Dio e con le creature celesti; nelle ansietà della mente gli uomini ricorrono al consiglio dell'uomo di Dio che è l'uomo di orazione.

Non è pertanto troppo, se per Regola il servo della Carità sia obbligato almeno per una mezz'ora al giorno[120] a conversare così col Signore.

Non è troppo il consiglio di applicarsi all'esercizio della Via crucis in aiuto e surrogazione di altro quarto d'ora di meditazione; è parimente ragionevole che il superiore assegni altro tempo utile perché i Servi della Carità si possano trovare congiunti all'ora della meditazione comune.

È pure ragionevolissimo che si occupi almeno un quarto d'ora in lettura spirituale di vite dei santi, della Storia sacra, di letture spirituali edificanti.

Questi esercizi pii si compiano con fede e con umiltà grande, come chi dovesse trovarsi dinanzi alla prima maestà di questo mondo, il pontefice vicario di Gesù Cristo; così <si compiano> con fede e umiltà profondissima, perché l'uomo si trova dinanzi alla maestà infinita del Signore.

Il Signore buono e misericordioso dobbiamo mettercelo dinanzi come ce lo descrivono i libri santi, in atto di fornaciaio che siede tranquillo e maneggia il mantice per soffiare nella fornace e rinfocolare i carboni accesi perché, come il fuoco discioglie i sassi e liquefa i metalli, così il fuoco della grazia di Gesù Cristo separi dalla povera anima nostra la scoria dei difetti e inclinazioni pericolose e ne faccia liquefare mente e cuore in atti puri di amor di Dio, di amore al prossimo.

Dal che emerge la verità del detto scritturale: «Medita le cose ultime a venire, meditale bene e non peccherai mai più né in molto né in poco»42; e non solo non peccherai, ma come[121] si è detto, potrai acquistare tali virtù da addivenire buona statua, vivente immagine che rassomigli alla persona adorabile di Gesù Cristo.- 1296 -

<< <   > >>§ IV.

Il santo sacrificio della Messa,

la benedizione col Santissimo Sacramento

 

Il servo della Carità deve essere tutto nello studiare e meditare il santo augustissimo sacrificio della Messa.

Ne studi la sostanza come è descritta nei libri santi, come è illustrata dai Padri della Chiesa, come descrivono e parlano tutti i giorni gli asceti ed uomini santi.

Ne studi come la pratica quotidiana ne suggerisce.

Ne studi i particolari delle parti che compongono la santa Messa, ne approfondisca il senso delle sacre cerimonie che l'accompagnano.

Sia come ape industriosa che si avvolge nella corolla del fiore per succhiarne il gustosissimo nettare e convertirlo, nel proprio stomaco, in miele squisito di pietà e di devozione.

Nel costume e nella pratica delle varie case è pure invalsa la pia pratica d'impartire, col permesso dell'autorità ecclesiastica, in ogni sera la benedizione col Santissimo Sacramento.

Solevano gli antichi patriarchi benedire i propri figli e i figli reputavano[122] la benedizione del padre come un'arra di prosperità.

Hanno il pio costume i genitori cristiani di benedire i propri figli in talune circostanze solenni della vita ed anche ogni sera, prima che si abbandonino al sonno.

Il sonno è figura della morte; avanti addormentarsi, che si abbiano i benedetti il buon augurio del proprio padre ! Così.

ne benedica sempre il Padre celeste e sia pegno di quella benedizione che Gesù Cristo darà ai suoi eletti nel giorno estremo: «Venite, o benedetti dal mio celeste Padre»43.

Chi ne benedice in ogni sera non è semplicemente il nostro padre carnale, non è semplicemente il padre spirituale dell'anime nostre, il sacerdote, il vescovo, il pontefice vicario del Signore; è Gesù Cristo stesso in persona, che viene per benedirci.

Allora noi mettiamoci ai piedi di Maria santissima e preghiamola che ne faccia meritevoli di essere benedetti dal suo benedetto divin Figlio.

Sempre alla madre, sempre alla - 1297 -madre, perché è per mezzo della madre che il figlio si presenta con maggior fiducia al padre.





p. 1295
42 Cfr. Sir 7, 40.



p. 1296
43 Cfr. Mt 25, 34.



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