Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Andiamo al monte della felicità…
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ANDIAMO AL MONTE DELLA FELICITÀ INVITI A SEGUIRE GESÙ SUL MONTE DELLE BEATITUDINI

IX.

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IX.

Beati quelli che soffrono persecuzioni per amore della giustizia, perché di essi è il regno de' cieli.

San Matteo, 5

  1. [68]La più benedetta cosa quaggiù e la più gloriosa è sopportare tribolazioni per amore della giustizia. Tu lo puoi scorgere nella stessa Legge antica. A Tobia disse il Signore: "Perché tu in soccorrere ai tribolati, in seppellire i defunti piacesti a Dio, fu necessario che per colmo di merito ti sopraggiungesse ancor la cecità negli occhi"37. E nella Legge nuova espressamente propone Gesù Cristo: "Chi vuol venire dietro a me deve prendere la sua croce dei patimenti e seguirmi38, perché non è giusto che il padre dimori in sofferenze e che il figlio si abbandoni alla gioia... La via che è praticata dal maestro si deve pur seguitare dallo scolaro"39. [69]Perciò gloriosissimi sono stati e Pietro in catene e Paolo in pericoli per amor dello Evangelo del Salvatore. Gloriosi al pari sono stati gli altri apostoli sulla croce dei loro patimenti, gloriosi i martiri, i pontefici, i confessori forti nel patire, invitti nel reggere, costanti nel sostenere. Quanti martiri, quanti pontefici e quanti confessori numera ancora oggidì ogni parte di mondo

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cristiano! La terra di Siria è ancora fumante del sangue di cinquecentomila martiri e le altre grandi nazioni sono anch'esse imporporate del sangue dei loro figli eroici, hanno le ciglia inumidite per compassione ai patimenti dei loro pontefici e confessori. Pio ix nel colmo del suo affanno venne presso allo anfiteatro romano e guardando giù a quel circolo disse: "Questo che un giorno era il lago del sangue dei martiri, adesso è diventato la coppa che riceve le nostre lagrime". In udire queste parole tutto il popolo dei buoni mesceva le sue alle lagrime del pontefice, e accostandosi mano mano alle tombe dei martiri le lagrime loro mescolavano [70]col sangue degli eroi e intanto le ossa di quelli parevano visibilmente esultare nella gioia. E tu come soffri? Per essere beato non devi sfuggir le persecuzioni, ma incontrarle. Quando poi ti sono entrate in casa, le devi tenere non come nemiche, ma come amiche e rallegrarti con esse perché i forti del popolo del Signore sono usi a sclamare: "I patimenti che si sopportano per Iddio sono un guadagno e la morte che si sostiene per il Signore è un trionfo"40.

  2. Considera ora il contento massimo che è la tribolazione. Tu soffri e il Signore Padre tuo intanto numera i sospiri del tuo cuore. Antonio abate, al mattino che succedé ad una notte di terribile combattimento, vide in cielo una luce purissima e ascoltò la voce del Signore che diceva: "Hai combattuto da valoroso, o Antonio". Il figlio che bagnato di sudore dopo il lavoro si presenta al padre, oh come gode, ed il soldato che passa dinanzi al suo sovrano con le cicatrici delle ferite sostenute per la gloria di lui, quanto si incammina [71]glorioso! Già nei primi tempi della Chiesa, quando i figli di quella Madre pia cadevano nel sangue del martirio, gli altri fratelli accorrevano a tergere quella terra consacrata, e levando il caro deposito del corpo, quasi amico ferito a morte, lo riponevano sull'altare del Dio vivente per offerire sopra quelle membra l'augusto sacrificio del Corpo e del Sangue del Redentore. Quando erano fratelli o figli che non fossero morti sotto al peso dei patimenti, la

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madre ed i fratelli incontravanli con santo giubilo e quest'ultimi, chinandosi al loro passaggio, li supplicavano a pregare per essi Iddio ed a ricordarsi di loro presso alla madre Chiesa santa. Vengano ora i soldati di Annibale, di Alessandro, di Cesare, di Napoleone, e dicano se essi furono solleciti a durar fatiche per i loro capitani come lo sono i confessori del Signore. Teresa si consolava con dire: "Patire, o mio Dio, ovvero morire, anzi meglio è patire che morire". Caterina da Siena, dopo aver guardato a Dio ed al paradiso, [72]piangeva con tal foga di affetto che per riaversi domandava: "Se io devo ancor vivere quaggiù fatemi almeno soffrire, perché l'anima che ama non può vivere se non sostiene per l'amante suo". Che dici or tu? Deh, provati a patire almeno con rassegnazione le pene che sono di ogni e vedrai come Dio, in proporzione della tua pazienza, ti darà la contentezza del cuore.

  3. Questa gioia interna crescerà in tripudio a vista del paradiso. Stefano, mentre era assalito dalla tempesta di sassi che gli scagliavano gli avversari suoi, guardò in alto e vide i cieli spalancati sopra il suo capo, vide Gesù che stava alla destra della potenza di Dio. Pose attenzione e di poi entrò in cielo. Oh, beato l'uomo al quale furono aperti i cieli! Ambrogio scorgeva in ispirito le anime dei giusti tribolati che salivano in alto. Ascoltò i loro tripudii e li udiva sclamare: "Abbiamo amato epperciò siamo salvi! Abbiamo amato ed or siamo salvi!". Cecilia, quando seppe che omai era vicina alla palma del martirio, disse a [73]Valeriano41: "Se tu prometti di ricevere il Battesimo che <in>segna il Vangelo di Gesù, io ti mostrerò l'angelo che mi conforta". Si battezzò Valeriano, e ritornando osservò Cecilia che pregava ed il celeste custode di lei che porgeva in alto l'offerta delle sue preci. Poco di poi scorse lo stesso angelo che accompagnava al paradiso lo spirito fervido di Cecilia martire di Cristo. Ecco, o fratello, le consolazioni di chi soffre per Iddio. Nella sofferenza l'anima ingrandisce e si dispone a raggiungere la somiglianza con Cristo e la beatitudine del paradiso. Ignazio martire veniva condotto con molti leoni da Asia a Roma, era

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carico di catene e la compagnia sua erano i ruggiti delle belve furibonde. Allora Ignazio pregava: "Signore, io son frumento e devo esser macinato dal dente dei leoni per esser pane degno da presentarsi alla mensa dello Altissimo". Quando si incontrava con la folla dei fedeli che piangeva sopra di lui, Ignazio soggiungeva: "Io vi prego, pregate che le belve non mi risparmino e che il Signore presto mi chiami a sé".

  4. [74]Tu sei dunque pervenuto al vertice del Calvario. Ripassa il viaggio che già hai compiuto e confortati a dar l'ultimo passo. Tu sei venuto colla povertà a ritrovare Gesù in Betlemme, con la mitezza l'hai accompagnato fino alla terra barbara di Egitto e di poi, piangendo le tue colpe, tenesti dietro a Gesù che nella bottega di Nazaret con i suoi sudori si disponeva a cancellare le umane iniquità. Con sospirare alla santità tu hai seguito Gesù in quegli affetti purissimi con cui il Verbo incarnato si offeriva allo Eterno. Con la mondezza di cuore hai atteso a guardare come Gesù alla gloria del Padre e non ad altra. E con esser pacifico hai tenuto dietro al divin Salvatore che sulla terra si adoperò per apportare il miglior bene celeste che è la pace. Finalmente, dopo un viaggio disastroso, insanguinato sì ma glorioso, sei appiè della croce del Salvatore. Giovanni che raccoglieva i sospiri di Gesù, quanto era diletto al cielo ed alla terra! Tu sei quel desso, perché stando presso alla croce del Padre tu [75]provi di essere il più virtuoso figliuolo, epperciò il più beato.

Riflessi

  1. La beatitudine massima è del cristiano che soffre per amor di Dio.

  2. Perché il Signore manda nel cuor del figlio che soffre le sue celesti consolazioni.

  3. E gli spalanca per maggior conforto le stesse porte del paradiso.

  4. Sicché a te non rimane che di tripudiare, sapendo d'aver accompagnato in più viaggi Gesù dalla grotta di Betlemme fino al vertice del Calvario.

 

 





p. 215
37     Cfr. Tb 12, 13 (Volgata).



38     Cfr. Mt 16, 24.



39     Cfr. Mt 10, 25.



p. 216
40     Cfr. Fil 1, 21.



p. 217
41     Originale: Almacchio, ripetuto nel paragrafo; cfr. ed. 1927, p. 223.



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