Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento S. d. C. - 1910
Lettura del testo

REGOLAMENTO DEI SERVI DELLA CARITÀ (1910)

PARTE TERZA

Capo X. OBBLIGO DELLA REGOLA

«»

In questa pagina

§ I. Della Regola in generale

§ II. La Regola e la coscienza

1349

§ III. La Regola e la Chiesa

1350

§ IV. Mancanze contro la Regola

1351

§ V. Obbligo della Regola

1352
- 1349 -

Capo X.

OBBLIGO DELLA REGOLA

 

<< <   > >>§ I.

Della Regola in generale

 

[217]La Regola si considera naturalmente come una buona compagna della vita.

Moralmente viene innanzi come una buona maestra della vita.

In senso religioso la Regola è come l'apparizione di un angelo benedetto, che addita la via del cielo.

La vita religiosa, bene spiega S. Bernardo, è come una cittadella forte, circondata da triplice muraglia e che si rende inespugnabile contro gli sforzi nemici.

La Regola è un modo di vivere in comunità religiosa, per mezzo della quale gli animi si uniscono come granelli di farina bagnati, per formarne una massa di pasta; entro vi si immischia un pugno di fermento, un briciolo di divina carità, che prepara la pasta a cuocere in[218] pane, lo distribuisce poi sulla mensa e dei grandi e dei piccoli, a tutti quanti gli uomini della terra.

Quanto cara è la vita religiosa a tutti quelli che ne comprendono il pregio; quanto ammirabile il vincolo di carità che così congiunge gli animi!.

<< <   > >>§ II.

La Regola e la coscienza

 

La Regola si può considerare in natura come l'istinto di unione che è comune a tutti gli uomini figli di Adamo e di Eva, e sotto questo rapporto la Regola abbraccia tutti i doveri e gode di tutti i diritti che sono in natura di una società di uomini.

In questo primo caso, bisogna naturalmente valersi di quei diritti che semplicemente permette la società naturale.

In questo primo senso bisogna osservare i doveri, i quali si compendiano nell'adorare Iddio creatore e nel fare agli altri tutto quel bene che noi vorremmo per noi stessi.

In questo caso, il merito ed il demerito dell'osservanza della Regola è evidente.- 1350 -

La Regola si può considerare moralmente, nel senso di una società già educata alla virtù, che attende a perfezionare in sé le facoltà della mente, della memoria, del cuore, del corpo stesso.

[219]In questo senso la Regola, che dirige una società morale, è maestra della vita, che si deve ascoltare e seguire, quasi scolaro il maestro e come figlio il padre.

L'obbligo di coscienza in questo secondo grado di associazione, per fare il bene e per evitare il male, è evidente, come chiaro e sensibile si fa vedere alla mente e come si fa sentire al cuore del buono scolaro e dell'ottimo figlio.

<< <   > >>§ III.

La Regola e la Chiesa

 

In senso religioso poi, niente di meglio nell'insegnamento e nella pratica della Chiesa cattolica, che approva la Regola di una congregazione religiosa, onde meglio conduca nella via della virtù e della santità i suoi membri.

Allo scopo santo di prosperare nella santificazione i membri di una congregazione religiosa, si adoprano le menti dei più alti sapienti del cattolico mondo.

Si reputano tesoro carissimo le cure dei pontefici della Chiesa insegnante e dei santi preclari, che nella Chiesa stessa rifulgono come stelle nel firmamento.

[220]La prima e la massima cura l'ebbe il divino Salvatore, il quale dopo di aver per tre giorni preparati i suoi uditori sui colli del lago di Genesaret, finalmente uscì ad esporre dottrine fino allora non conosciute.

Disse a loro: «Beati i poveri di spirito; beati i mondi di cuore; beati quelli che hanno fame e sete della giustizia»69, ossia che per saturarsene appieno sottomettono mente e cuore ai superiori della comunità, che rappresentano Iddio stesso, secondo l'attestazione del divin Salvatore agli apostoli suoi: «Chi ascolta voi, ascolta me»70.

I Consigli evangelici sono consigli, ossia incitamenti tali che si possono o non si possono accettare.

Questo sta nel - 1351 -beneplacito dei cristiani.

Ma qual sarà quel cristiano che distingue nella mente con chiarezza la voce del Signore: «Vieni, che io sopra di te ho disegni speciali di benevolenza.

Non la senti sensibilmente nel cuore la mia voce? Vieni al cuor mio, che del mio e del tuo cuore se ne farà come un solo e tu, ricco della mia virtù e investito della mia autorità, diverrai padrone del cuore di tanti tuoi fratelli»; ora chi vorrà, dico, mettere in non cale i desideri e le parole del Cuore di Gesù Cristo? La libertà è nostra; ma chi non volesse aderire al divino invito, non dovrà temere che gli[221] accada la sorte di quel giovinetto di cui parla il Vangelo che, chiamato da Gesù Cristo alla perfezione, pose dubbio nel mezzo e così fu dimenticato e lasciò di sé l'orribile sospetto che nemmeno si sia assicurata la salvezza eterna? Questo si dice dei cristiani che si sentono chiamati, ma che non ancora si sono sposati con la Chiesa santa colla emissione dei voti religiosi.

Ma dopo che lo sposalizio con Gesù Cristo e la Chiesa è avvenuto, allora con corpo ed anima il religioso deve convenire al sacro connubio, che diviene quasi nodo indissolubile.

Allora gli sia esempio ed aiuto la vita immacolata, pura e santa di Giuseppe con Maria.

<< <   > >>§ IV.

Mancanze contro la Regola

 

 E ne segue che chi vuole essere perfetto religioso, non col solo pensiero della mente, non col solo affetto del cuore, nemmeno col corpo solo, deve mettere fuori del limitare del santuario tutto ciò che o materialmente o moralmente non si confà con l'istituto religioso, in servizio del quale si è consacrato.

Questo costituisce altissima perfezione di vita; ma chi[222] può dire di fare in tutto e perfettamente il proprio dovere? Anche le opere dell'uomo giusto, si legge nel Vangelo, dinanzi al Signore sono mescolate di ributtanti difetti come le schifosità di un panno mestruato71. Siamo fragili e deboli tutti; - 1352 -umiliamoci nell'abisso delle nostre miserie.

Confidiamo nella profondità incommensurabile della bontà e misericordia di Gesù Cristo, che tutto può e tutto vuole quello che serve alla nostra santificazione.

Gesù Cristo è medico così sapiente, che si serve anche delle nostre miserie per farci progredire, come il medico si serve dell'arsenico, potente veleno, per curare non poche malattie corporali.

<< <   > >>§ V.

Obbligo della Regola

 

La Regola a che cosa obbliga adunque? L'abbiamo detto in parte. Obbliga ai doveri di una società naturale, di una società migliore, la morale, di una società perfetta, la religiosa. Nella società religiosa si considera ciò che è di sostanza, i voti religiosi, e quello che ne consegue, ossia l'effetto alla causa, la disciplina religiosa ossia la vita di comunità. In che consiste essa? Consiste nel compiere assieme le opere di bene che[223] riguardano il corpo, la mente ed il cuore. Dunque il mangiare assieme, il dormire sotto il medesimo tetto, il comunicarsi a vicenda i tesori della scienza e della sapienza, soprattutto essere congiunti in fede e carità nella meditazione, nella lettura spirituale, nel ricevimento dei santi Sacramenti e nelle altre pratiche della Regola; in questo consiste la vita di comunità religiosa. L'impianto di cotale disciplina divota Gesù Cristo stesso rimirò con compiacenza: «Oh, quanto buono e giocondo è l'abitare di molti fratelli in un sol cuore72.

Pure S. Bernardo lasciò scritto che la vita comune è penitenza massima. Che significa questo? Significa che certamente dove sono uomini, ivi sono difetti. Significa pure che la santità, e quindi la felicità dell'uomo, è tutta nell'osservare i precetti della carità, anche quando le prove sono gravi e difficili a sostenersi. In questo caso l'obbligo fin a qual punto arriva? Certamente ognuno è obbligato assolutamente ad osservare - 1353 -la Regola con puntualità, secondo il grado di conoscenza che ne apprende, secondo il grado di Virtù che può possedere e, più che tutto, secondo il grado di grazia che uno può ottenere da Dio. Ogni religioso pertanto se la deve intendere con la propria coscienza e con Dio. Nel giudicare poi[224] del valore di ogni religioso singolo, bisogna avere molto criterio d'ingegno, molta dose di carità e di prudenza, per distinguere i gradi di virtù e saperne con giustizia applicare i pesi.

In questo argomento giova anche ricordare che chi giudica è il Signore, che quanto all'uomo non deve essere facile a giudicare e condannare per non essere o giudicato o condannato.

Pure sta la presunzione che ognun religioso compia in buona coscienza il suo ufficio e quindi anche nel dubbio nessuno si deve presumere cattivo.

Meglio è usare misericordia che giustizia.

Questo è a dirsi di un individuo che si conosce di retta coscienza, e d'una comunità che alla meglio conserva la disciplina propria.

In questo senso si dice che la Regola per sé non obbliga sotto pena di colpa.

Ma obbliga certamente se il trascurarla, anche in un sol punto, si faccia per colpevole noncuranza, peggio se per disprezzo, pessimamente allorché vi sia congiunto lo scandalo.

Molti augelli in una gabbia dorata si divertano pure in mangiare ed in bere, in saltellare, in cantare armonicamente ed a propria soddisfazione; basta che non escano dai confini loro assegnati.

Talvolta si possono dare casi di contravvenzione alla Regola, come di chi contrabbanda alla[225] legge civile.

Demerito di colpa non sarà, ma contravvenendo coll'infrazione, se ne pagherebbe la pena dalla legge fissata.

Così non è mancanza di carità ammonire i fratelli in confidenza e sopra fatti certi, ben augurando che in tutto e sempre si avveri quello che S. Agostino dice: «Nelle cose necessarie a credersi ed a farsi bisogna essere molti come un solo, perché questo è di necessità; nelle cose dubbie ognuno pensi pure ed operi come la coscienza gli detta; purché in tutto e con tutti si osservi la carità».

 

 





p. 1350
69 Mt 5, 3.8.6.



70 Lc 10, 16.



p. 1351
71 Cfr. Is 64, 6.



p. 1352
72 Sal 132, 1.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma