Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento S. d. C. - 1905
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REGOLAMENTO DEI SERVI DELLA CARITÀ (1905)

Parte terza. DIREZIONE DELL'ISTITUTO

Sezione VII. DI ALCUNE FONDAZIONI PARTICOLARI

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§ I. DELLE STAZIONI CATTOLICHE O PICCOLE MISSIONI

§ II. DELLE COLONIE AGRICOLE

1167

§ III. DELLE RELAZIONI E DEGLI AIUTI VICENDEVOLI FRA CASE E CASE DELLO ISTITUTO

1172

§ IV. DI UNA FAMIGLIA INTERNA DI COOPERATORI NELL'ISTITUTO E DI ALTRA FAMIGLIA ESTERNA

1173
[- 1167 -]

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Sezione VII.

DI ALCUNE FONDAZIONI PARTICOLARI

 

[203]La divina Provvidenza ne ha guidato a talune fondazioni, delle quali è bene dirne qualche cosa in proposito.

 Sono specialmente le stazioni cattoliche o piccole missioni e le colonie agricole.

<< <   > >>§ I.

DELLE STAZIONI CATTOLICHE

O PICCOLE MISSIONI

 

1. Il pensiero che i Valtellinesi erano confinanti colle regioni del Canton Grigioni protestante e trafficanti sempre[204] con lo stesso e che era pur conveniente che si innalzasse qualche baluardo di salvezza per sé, di aiuto per il popolo grigione residente, questo ha suggerito le diverse fondazioni nel Canton Grigioni20.

2. Queste stazioni o piccole missioni sono assistite da uno o più sacerdoti dell'istituto, i quali generalmente fungono da parroci missionari.

Brevemente si nota qui talune norme

1) riguardo ai sacerdoti in sé, 2) riguardo la loro missione, 3) riguardo le altre case dell'istituto.- 1168 -

1) Quanto ai sacerdoti, devono essere

a) ministri di Dio guidati da ottimo spirito di preghiera;

b) devono precedere sovrattutto coll'esempio;

c) devono saper amare e farsi amare e con quest'arte di carità apostolica devono poter spiegare il proprio zelo di sacerdoti missionari.

2) Quanto alla missione ossia alle anime affidate alla loro cura, devono essere pastores quaerentes oves e però conviene

a) che tengano ben regolato lo stato d'anime;

b) [205]che sovente, specie nelle buone stagioni, visitino le case e gli individui della propria missione.

c) Si valgano poi di tutte le circostanze di festività e di felici ricorrenze per aiutare i fedeli al fervore di fede ed alle pratiche pie.

d) Discorrano con rispetto e mostrino speciale attenzione di carità con i cristiani dissidenti.

e) Si facciano apostoli della gioventù, curino la scuola, le prime sante Comunioni, il catechismo festivo ecc.

f) Si tengano informati del movimento cattolico in favore degli emigranti e vi cooperino e se ne valgano quanto sanno e quanto possono.

Badino che ai nostri sovrattutto bisogna poter far bene ai corpi per guarire le anime.

3) Quanto all'istituto, i Servi della Carità che vivono separati e relativamente lontani

a) corrispondano di tempo in tempo con relazioni scritte;

b) almeno una qualche volta all'anno si rechino alla casa madre;

c) corrispondano più spesso colle case succursali vicine. Per questo stesso si è procurato di estendere varie case e fondazioni, quasi da stazione di arrivo e di partenza fra casa e casa.

d) Espongano i propri bisogni e della missione all'istituto, dal quale riceveranno con grato animo gli aiuti migliori possibili.- 1169 -

3. Il sacerdote missionario avrà seco un compagno laico per il servizio di casa e della chiesa.

Talvolta e secondo l'opportunità ed il bisogno pei servizi di casa, verrà assegnata dal Consiglio superiore una domestica ovvero una suora di età canonica, osservando le norme

a) di un riserbo conveniente, ma non eccessivo, perché amendue le parti possano averne aiuto morale nella loro differente missione.

b) Egli abbia cura della salute corporale e spirituale della stessa, come la carità cristiana prescrive.

c) Se suora è la domestica, procuri alla stessa i mezzi onde adempiere esattamente la Regola e la rimandi alla casa madre od alle case più vicine in ogni anno per gli spirituali Esercizi.

4. I sacerdoti nelle varie stazioni o missioni esplicano zelo operoso, disinvolto, onde abilitarsi a fare altrove[206] altrettanto di bene.

Seguono a tale scopo le norme seguenti.

a) Si applicano a studio ed a meditazione per formarne lo spirito gagliardo.

b) Prendono pratica della lingua e dei costumi delle regioni.

c) Non entrano in politica, se non è per difendere la religione.

d ) Mostrano disinteresse e sono contenti al pane nostro quotidiano ed al vivere e praticare in modo semplice ed apostolico.

e) I sacerdoti missionari si valgono della stampa e del nostro periodico La divina Provvidenza21 per esporre i propri bisogni ed a comune edificazione dire il poco di bene che col divino aiuto vengono facendo.

f) Si espone qui il desiderio che i confratelli di ministero dispongano eglino stessi un manualetto di regole e di incoraggiamento, a rivedersi dal superiore generale.

Sarebbe pure opportuno un manualetto di catechismo pratico e di pratiche pie in aiuto ai fedeli delle missioni stesse.- 1170 -

<< <   > >>§ II.

DELLE COLONIE AGRICOLE22

 

[207]Sono, come si è detto a suo luogo, un bisogno e quasi una missione pei tempi nostri.

Più cose sono da dire

1) riguardo ai superiori nella colonia, 2) riguardo agli addetti,

3) riguardo allo indirizzo da dare alla colonia.

1) I superiori della colonia devono essere

a) uno o più sacerdoti per la direzione spirituale, disciplinare, economica;

b) un assistente laico per la direzione tecnica dei lavori;

c) i sacerdoti prendono parte eglino stessi ai lavori pratici per quanto è necessario ed opportuno, senza venir meno al decoro sacerdotale.

2) Gli addetti alla colonia sono

a) laici religiosi Servi della Carità;

b) ricoverati di varie età, indole e di capacità relativa.

c) I "buoni figli", i semideficienti ben guidati possono giovare a se stessi con una specie di riabilitazione e giovare non poco nei lavori materiali della colonia.

d) [208]Lavorano operai e giornalieri esterni, i quali son disposti a diportarsi convenientemente secondo l'indirizzo di casa religiosa.

e) Si tollera che nella colonia, non potendosi altrimenti, due o poche suore di età provetta, di senno maturo, venute per lo più dai lavori campestri, si applichino ai lavori di cucina, di guardaroba e per un poco ai lavori più semplici dell'ortaglia.- 1171 -

f) Le suore convivono in un appartamento di casa affatto separato; corrispondono dalla cucina e dalla guardaroba a mezzo della ruota e danno il proprio resoconto bimensile alla propria superiora.

g) Le lettere e le corrispondenze fra le suore e la loro superiora maggiore non possono essere ispezionate da veruno.

3) L'indirizzo della colonia dev'essere conforme al sistema nuovo di coltivazione.

a) Però è bene munirsi dei libri del Solari23, del Bonsignori, sovrattutto di periodici opportuni.

b) Almeno poche volte nell'anno è necessaria od almeno opportuna la[209] visita ed i suggerimenti di un agronomo esperto.

c) L'uso insegnerà più cose a farsi.

d) In questo argomento gli assistenti, i superiori della colonia devono a forza di osservazioni, di prove, di letture, di consigli formarsi un manualetto che sia guida per sé e per quelli che avranno a succedere.

e) Più cose sono pur da studiare e fare intorno ad un caseificio, intorno alla stalla; più cose sono pur da studiarsi per la produzione delle derrate, per il commercio delle stesse e simili.

f) Quando la divina Provvidenza prosperi una colonia, si badi a non cedere la Regola negli usi della vita e si pensi ai numerosi poveri che sono a sollevare, alle molteplici opere che sono a fare.- 1172 -

<< <   > >>§ III.

DELLE RELAZIONI E DEGLI AIUTI VICENDEVOLI

FRA CASE E CASE DELLO ISTITUTO

 

1. [210]Le relazioni devono essere proprie di amici e di fratelli e però devono essere

a) confidenti, onde i confratelli si corrispondano almeno più volte nell'anno per lettera ed, essendo necessario ed opportuno, si visitino personalmente da buoni fratelli.

b) Talvolta un servo della Carità per stanchezza o per malferma salute ha bisogno di cambiar casa.

Gli si usi in tale circostanza i migliori uffici di carità e di ospitalità.

2. Gli aiuti devono essere corporali, morali, spirituali, come è evidente.

3. La casa madre o le case principali dell'istituto, che sono costituite e possono bensì con stento disporre di qualche mezzo materiale, l'offrono spontaneamente in pro di qualche fondazione che, per essere tuttavia bambina o come che sia bisognosa, ha uopo dell'altrui soccorso.

4. [211]E alla loro volta le case succursali, quando hanno potuto acquistare un discreto sviluppo e che così si sono potute assicurare, allora sono in dovere di inviare dei soccorsi alle case più povere, alla casa madre dell'istituto.

5. E per l'appunto la casa madre tiene un ragguaglio almeno generale di quanto ella ha speso per lo impianto delle case succursali, perché queste alla loro volta corrispondano per quanto si può ad aequalitatem o come meglio.

6. Sovrattutto le case si aiutano moralmente colla carità, coi buoni consigli.

Più ancora si aiutano religiosamente colle preghiere e col merito delle buone opere loro.- 1173 -

<< <   > >>§ IV.

DI UNA FAMIGLIA INTERNA DI COOPERATORI

NELL'ISTITUTO E DI ALTRA FAMIGLIA ESTERNA

 

1. Nell'interno dell'istituto si danno talvolta casi di persone che per l'età o per l'attitudine o per altre circostanze non possono essere ammesse[212] ai voti dei Servi della Carità, ma ne avrebbero vivo desiderio. Costoro si ascrivono ad una famiglia di cooperatori e partecipano poi anch'essi prossimamente ai vantaggi corporali, morali e spirituali dello istituto, benché questi non se ne prenda obbligo formale di giustizia.

Restano partecipi del merito, delle preghiere e di tutte le opere buone che nell'istituto si fanno.

2. Ovvero sono persone educate nello istituto e che ora sono negli impieghi al secolo e questi pur desiderano corrispondere colla carità dell'istituto e vi si recano in comunione di amici, di fratelli, di cooperatori in talune circostanze di feste, di accademie, di convegni e simili.

Questo è buona cosa e l'istituto dispone anche per questi una pagella di iscrizione e di partecipazione al bene che nello istituto si fa.

3. Parimente si danno parenti dei Servi della Carità ovvero benefattori o beneficati, che ad ogni modo aspirano a vivere congiunti in qualche modo per unione di carità e di meriti collo istituto.

Questi alla lor volta si accolgono con piacere nell'elenco della[213] famiglia dei cooperatori esterni e partecipano egualmente in vita e dopo morte delle preghiere e delle opere buone che nello istituto si fanno.





p. 1167
20 Quando l'A. stendeva questo Regolamento, i suoi sacerdoti svolgevano il ministero pastorale in quattro missioni cattoliche nel Canton Grigioni: Splügen e Andeer, nella valle di Thusis, dal 1898; Promontogno e Vicosoprano, in val Bregaglia, dal 1900.



p. 1169
21 Cfr. nota 27 a p. 140.



p. 1170
22 Nel 1905, anno di pubblicazione di questo Regolamento, i Servi della Carità dirigevano tre colonie agricole: la Colonia di San Salvatore a Nuova Olonio (Sondrio), aperta il 4 novembre 1900 sull'area bonificata del Pian di Spagna; la Colonia S. Giuseppe di Monte Mario a Roma, inaugurata il 15 ottobre 1903; la colonia agricola collegata alla Casa della divina Provvidenza di Arcevia (Ancona), le cui attività iniziarono nel 1904.



p. 1171
23 Stanislao Solari (1829-1906). Ardito innovatore delle teorie agricole, che diede a conoscere attraverso numerosi scritti, fu esponente del movimento dei neofisiocratici. Fu suo discepolo il sacerdote don Giovanni Bonsignori († 1914), che a Remedello (Brescia) fondò una colonia agricola, nella quale si seguivano le teorie del Solari. Da Remedello il Bonsignori inviò a Roma l'agronomo Giacomo Barbieri, formatosi alla sua scuola, a collaborare con i Servi della Carità nella Colonia S. Giuseppe di Monte Mario.



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