Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento S. d. C. - 1905
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REGOLAMENTO DEI SERVI DELLA CARITÀ (1905)

Parte terza. DIREZIONE DELL'ISTITUTO

V. DEL NOVIZIATO

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§ VI. DELLA PROFESSIONE RELIGIOSA

§ VII. DOPO LA PROFESSIONE

1175

§ VIII. VIRTÙ E DIFETTI

1178
[- 1173 -]

<< <   > >>V.

DEL NOVIZIATO

 

 1. Il noviziato è voluto da tutte le norme prudenti di ragione, di canone ecclesiastico, di fede religiosa.

2. A costruire il noviziato si richiedono una divisione di casa, un maestro dei novizi, regole di pietà e di lavoro appositi.- 1174 -

a) Si richiede una casa appartata, sia poi essa attigua alla casa madre od a distanza della stessa.

Non occorre che sia immediatamente sotto gli occhi del Consiglio superiore dell'istituto.

La casa è come la palestra nella quale i novizi, quasi ginnasti, si vengono esercitando.

Non è conveniente che convivano con i religiosi professi, perché più cose, che a questi si permettono come provetti nella virtù, non si possono concedere a chi nella via della Regola comincia appena i primi passi.

[214]Niente per altro ripugna che i novizi partecipino nell'oratorio alle pratiche comuni di pietà, nel refettorio all'agape comune di fraternità.

b) Il maestro dei novizi come fratello maggiore e quasi padre convive con essi loro e li ammaestra ad ogni passo della vita, come il loro angelo custode, maestro di dottrina, esemplare di pietà, padre adottivo, perché gli allievi gustino appieno le dolcezze della nuova famiglia spirituale alla quale si sono ascritti.

Il sacerdote maestro importa che sia prudente nel giudicare delle virtù e delle attitudini, della vocazione de' suoi buoni amici e compagni.

Dev'essere discreto in adattare alle loro spalle il peso delle pratiche di pietà a farsi, delle virtù religiose ad esercitarsi.

c) Nel frattempo i novizi si esercitano in pratiche di pietà, meditazioni, letture spirituali, esami particolari, adorazione al Santissimo Sacramento, prediche e conferenze, ricevimento devoto e frequente dei santissimi Sacramenti.

In questo complesso di pratiche pie il cuore del novizio deve cuocere quasi pasta lievitata,[215] finché ne divenga pane atto a sfamare la fame di giustizia in sé, nel prossimo e per confortare pure in sé e negli altri la languidezza tanto propria e comune alla umana fragilità.

d) Oltreché nelle pratiche di pietà, i novizi devono bene spesso leggere la Regola, che è il codice della loro vita.

Né solo leggerla, ma meditarla e porla in pratica esattamente, finché scorgano chiaramente se saranno poi atti ad osservarla in tutto il corso della vita.

La Regola e lo stesso Regolamento dev'essere sminuzzato dal maestro, quasi un padre che spezza e sminuzza il pane a' suoi pargoli.

e) Né sol questo, ma i novizi devono anche essere avviati - 1175 -ad un corso di studio e di applicazione con secondaria intenzione, perché lo spirito e il raccoglimento dell'esercitando non venga disturbato.

f) si tollera nei primi anni di fondazione dell'istituto che i novizi si esercitino come meglio alla pietà, alle applicazioni, allo studio, stando pure in comunità regolare.

Ma se questo si tollera per le angustie economiche, per la pochezza del personale a principio,[216] non è a seguirsi di poi.

Dove è grave la necessità delle opere, il Signore ad ogni modo presterà l'aiuto suo, ma non è sempre a pretendere da Dio anche quello in che può aiutarsi l'uomo.

g) La direzione del noviziato, come affare di massima importanza, dipende dalla superiore autorità ecclesiastica; è soggetto poi sempre al Consiglio superiore, il quale ha dovere e diritto di essere spesso e bene informato dal maestro sia dell'andamento del noviziato in genere come del carattere, delle virtù o dei difetti di ogni novizio in ispecie.

In cosa di sì grave momento è da raccomandare affatto che il superiore generale o chi per esso frequenti pure la casa del noviziato, li assista quando può alle pratiche di pietà e ne esamini le attitudini.

h) Il Consiglio superiore ponga occhio per eleggere, fra più prudenti e pii sacerdoti, confessori dei novizi e predicatori agli stessi.

Porgano l'opportunità per confessori ordinari ed anche straordinari secondo gli indirizzi recenti della Santa Sede.

i) Il noviziato continua per anni[217] due e non si può né diminuireprotrarre in via ordinaria per ragioni ovvie a riconoscersi.

<< <   > >>§ VI.

DELLA PROFESSIONE RELIGIOSA

 

1. La professione religiosa costituisce uno dei più solenni atti della vita cristiana.

La professione religiosa spiega S. Tommaso che è come un secondo Battesimo, perché in - 1176 -essa il cristiano sveste tutto ciò che è di mondo per conchiudere con S. Paolo: «Mihi vivere Christus est et mori lucrum»24.

2. Però la Regola vuole che per il solenne atto della professione religiosa il novizio si eserciti tuttavia per il periodo di dieci giorni ad altro corso di spirituali Esercizi.

3. Avanti la professione, il novizio dispone per testamento quanto crede di poter disporre conforme la Regola e con il ragionevole permesso dei superiori dello istituto.

4. Si sbriga pure di altri negozi che per caso tenesse ancora nel secolo e reputa sua gioia, quasi preludio[218] del paradiso, potersi ascrivere solennemente in milite glorioso di Cristo nel servizio dello istituto, al quale fu chiamato dalla bontà del Signore.

5. Il giorno della professione è solenne per il novello candidato e per tutta la comunità.

Se ne trasmette pure notizia alle varie case dell'istituto stesso, perché in ogni luogo e da tutti si effondano preci al Signore e si estendano voti di benedizione.

<< <   > >>§ VII.

DOPO LA PROFESSIONE

 

 1. Dopo la professione è una gioia comune, perché nella casa sono entrati nuovi fratelli; è gioia sensibile e insieme spirituale.

Dopo la professione devono i superiori e fratelli maggiori

a) espandersi sempre più coi neoconfratelli, perché gustino sempre più il frutto della cristiana e religiosa carità.

b) Devono continuare lo studio pratico delle attitudini e delle inclinazioni dei nuovi fratelli.

c) E non solo, ma aiutarli ad espandersi ed esporre ciò che lor sembra[219] volere di Dio negli uffici particolari nei quali applicarsi.

Devono persuaderli ad essere sempre libro aperto, finché i superiori leggendovi chiaramente - 1177 -trovino di applicarli, come in nicchia più studiata, colà dove si possano poi aver meglio nel corpo e nello spirito.

d) Non caricano di uffici i neoconfratelli, perché non li abbiano poi a strapazzare.

Piuttosto gli uffici si fanno loro desiderare e si concedono come premio.

e) Il fascio delle occupazioni si cresce poi a grado a grado, quasi all'insaputa, come il buon padre che al fanciullo aggiunge peso alle spalle a mano a mano che queste si fortificano. Grande prudenza dei superiori è aggiungere lavoro a lavoro, ma sensim sine sensu, in modo che i membri della pia associazione siano continuamente applicati e non abbiano altrove tempo per ascoltare come che sia le insinuazioni del nemico comune.

2. Alla loro volta devono i neoconfratelli

a) esprimere palesamente il contento dell'animo proprio.

b) Tosto e rispettosamente, come tra fratelli di religione, devono sapere stare in comunità con quella confidenza di discorso, con quella spigliatezza di tratto che è propria di confratelli pii. La eutrapelia25 è virtù morale che, in date circostanze e sovrattutto nelle ore di ricreazione bene esercitata, conforta ed edifica.

c) Devono aprirsi schiettamente ai superiori, come la statua al capomastro che le sta preparando nicchia adatta. La statua sta bene sul suo piedistallo e nella nicchia che le è propria.

d) Stando a lor posto, i neoconfratelli pongano mano con fede alle opere anche più minute, perché presso al Signore e nella casa dei servi del Signore ogni servizio è nobile e meritorio. Chi fa bene le piccole cose, farà bene anche le maggiori imprese. A tale scopo badino ad alimentare in sé lo spirito di pietà, di studio, di zelo. Pensino a superare le difficoltà, pensando al detto di S. Paolo che afferma esser ben leggera cosa i mali di questa vita, al confronto dei beni eterni che ci attendono26.- 1178 -

<< <   > >>§ VIII.

VIRTÙ E DIFETTI

 

1. [220]«Siate perfetti - disse Gesù Cristo - come è perfetto il mio Padre celeste»27. Conviene pertanto sforzarsi e studiare Gesù Cristo, Dio ed uomo insieme, e conformarsi agli esempi suoi.

2. Indispensabile al sacerdote ed al religioso la retta intenzione, per cui egli nelle sue opere e ne' suoi pensieri attenda per piacere a Dio. Indispensabili sono all'uomo religioso le virtù di castità, di povertà, di obbedienza.

3. Convien pertanto osservare

a) che l'uomo, quantunque virtuoso, non è angelo e non può non portar seco il peso della umanità ed il fardello delle proprie fragilità, perché è scritto che tutti cadiamo in molte circostanze e se alcuno presume di non esser peccatore, costui si inganna ed è bugiardo28.

b) La virtù si commenda e si pratica in quanto è congiunta all'uomo creatura fragile.

c) Appunto perché fragile cotanto,[221] divengono anche più meritorie e non forse eroiche le opere ottime e i desideri fervidi ai quali attende.

d) L'esercizio di alte virtù dipende soprattutto dalla liberalità di Dio e dalla cooperazione nostra, ma non è di molti poter come aquila elevarsi su su fino al cospetto del sole.

4. Ogni uomo, benché elevato in dignità, ha pure i suoi difetti e le sue tentazioni appunto perché collocato in alta sede.

Scrive il Gersone29 che dove sono uomini, ivi pure sono miserie.

E queste possono essere

a) difetti o miserie fisiche, corporali, e questo non è peccato, ma occasione di merito;- 1179 -

b) o son difetti di mente, di raziocinio e di criterio e sono da correggere e da compatire.

c) Si danno difetti di simpatia e di antipatia e questi sono da riprendere perché pericolosi.

d) Difetti di ira benché passeggera e difetti di capriccio e di puntiglio derivano talvolta dalla mente e tale altra dal cuore, ovvero da ambedue le facoltà unite, nel quale caso il difetto torna di cruccio allo individuo, di danno alla comunità.

e) [222]A questo difetto tengono dietro le miserie umane della critica, della censura, della mormorazione, del giudizio o sospetto temerario.

Questi difetti sono da curare con dolcezza e con energia pari, perché per sé basterebbero a guastare la dolcezza della carità fraterna e surrogarvi l'aceto del disamore e per poco il guasto della discordia.

Ciò che costituisce una fortezza insuperabile, entro la quale non può entrare la mala figura della miseria, è la carità di fratelli insieme congiunti.

5. In questo argomento conviene osservare

a) che i difetti naturali si possono correggere, ma non si può generalmente pretendere di mutare affatto.

b) Però taluni difetti non si possono vincere dall'uomo e il Signore permette che sussistano per il meglio spirituale dell'individuo ed anche della comunità, onde è passato in assioma che ogni convento deve avere la sua persona molesta.

c) Sono egualmente da riprendere i zelanti, che non intendono il noli esse nimis justus30 della Scrittura, che i noncuranti o troppo ben pensanti,[223] che come Eli passano sopra ai difetti troppo gravi dei propri figli.

La virtù di discrezione è virtù massima nei superiori e la virtù di compatimento è pure virtù di pietà edificante nei membri di una comunità religiosa.





p. 1176
24 Fil 1, 21.



p. 1177
25 Cfr. nota 9 a p. 981.



26 Cfr. Rm 8, 18.



p. 1178
27 Mt 5, 48.



28 1 Gv 1, 8.



29 Cfr. nota 20 a p. 1009.



p. 1179
30 Qo 7, 17.



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