Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento S. d. C. - 1905
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REGOLAMENTO DEI SERVI DELLA CARITÀ (1905)

Parte terza. DIREZIONE DELL'ISTITUTO

Sezione IX. DEI VOTI RELIGIOSI

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§ I. DEL VOTO DI POVERTÀ

§ II. DEL VOTO DI CASTITÀ

1187

§ III. DEL VOTO DI OBBEDIENZA

1190
- 1187 -

<< <   > >>Sezione IX.

DEI VOTI RELIGIOSI

 

La carità di Gesù Cristo è primo e principale legame dei Servi della Carità.

La carità al prossimo è segno e pegno dell'amore a Dio.

I voti religiosi sono i sentieri di perfezione che conducono rapidamente all'unione della carità con Dio e col prossimo.

<< <   > >>§ I.

DEL VOTO DI POVERTÀ

 

1. [236]Il voto di povertà consiste nel distacco dalla roba di questo mondo, dalla irragionevole confidenza nelle persone di questo mondo.

Il distacco dev'essere spontaneo.

Ogni buon servo della Carità si deve staccare con la mente, col cuore e con la pratica della vita.

Deve essere staccato ad esempio di Gesù Cristo e conforme l'indirizzo dello Evangelo santo.

Deve vivere di fede e rassegnarsi quando in effetto provi le pene della povertà.

2. I Servi della Carità esercitano il primo loro voto quanto al vitto.

a) Mangiano per vivere, per stare sani e lavorare.

b) Usano di preferenza cibi farinacei, leguminosi, con poca carne e poco vino.

Si cibano tre volte al giorno e non altrimenti fuori pasto.

Al mattino prendono caffè o zuppa, al mezzogiorno minestra con una pietanza e formaggio e circa mezzo litro divino.

Altrettanto a sera.[237] Avvertano che la sobrietà conduce alla longevità.

 

c) Non tengano in camera cosa veruna di cibo o di bevanda.

d) Stando in viaggio, evitino per quanto si può l'alloggio negli alberghi.

e) Però in caso di malattia usino secondo il consiglio medico quel tanto che ragione e carità richiedono.- 1188 -

3. Quanto al vestito, i Servi della Carità si contentino

a) di doppia muta di vestimenta.

b) È bene che ogni confratello usi delle robe proprie e le lingerie sovrattutto non si mescolano.

c) La camera tengano semplice e decorosa.

In caso di bisogno e per assistere agli orfani dormano in una sezione difesa di comune camerata o prendano riposo all'uopo nelle infermerie, ove sia urgente il bisogno di assistere prontamente i malati gravi.

d) Le case tengano con proprietà e pulitezza secondo l'uso delle pie unioni religiose e si guardino dalle pretese del progresso, il quale potrebbe essere favilla atta a sviluppare grande incendio.

4. Le provviste si fanno

a) [238]allo ingrosso quando è possibile e conveniente, come nella provvisione di vino, di legna, di carbone;

b) si fanno al minuto le provviste di derrate facili a deteriorare ed essere meno utilmente consumate.

5. I Servi della Carità, stanti le angustie dei tempi, possono

a) possedere in persona propria;

b) possono ricevere in eredità;

c) possono e devono far testamento;

d) ma non possono disporre senza il permesso del superiore generale;

e) od in caso di grave necessità senza il consenso del superiore locale.

6. Si esortano i Servi della Carità a provvedere

a) per tempo a mezzo di testamento;

b) possibilmente avanti la professione;

c) sovrattutto se sono anche intestati nelle varie proprietà dell'istituto.- 1189 -

<< <   > >>§ II.

DEL VOTO DI CASTITÀ

 

La castità è tutta nella mente, nel cuore e nel corpo e consiste nel vivere continenti e guardarsi da ogni[239] caduta grave in argomento della virtù che per eccellenza è detta virtù bella, virtù angelica.

 1. I Servi della Carità per conservare in sé il tesoro di tanta virtù usano i mezzi seguenti:

a) spirito di preghiera, frequenza ai santi Sacramenti, divozione alla beata Vergine;

b) spirito di lavoro, onde il demonio giammai li trovi disoccupati;

c) dopo questo, ne quid nimis e camminino più con le ali della confidenza che con quelle del timore.

2. Reputino pericoli a scansare

a) il conversare con i secolari;

b) e sovrattutto con donne;

c) e con donne tuttavia pie e religiose.

d) Evitino le parzialità, le sensibilità, le sentimentalità sovrattutto.

e) Evitino tutto ciò che è o che può apparire cattivo o pericoloso.

f) In camera propria i Servi della Carità non introducanoconfratelli, né allievi, né forastieri.

g) Dovendo conferir con donne nel comune parlatorio od altrove, non[240] usino porta chiusa e non conferiscano solo con sola.

h) Nello stesso atto di ministero sacro badino che la prima condizione a ben dare e ricevere il sacramento è il motto: confessio brevis. Nel conferire i direttori esperti aggiungono anche sermo brevis et durus.

i) Scrivano raramente ai parenti e più raramente li visitino.

l) Tre cose devono schivare soprattutto i sacerdoti: non impacciarsi di testamenti, non di matrimoni, non di domestiche.- 1190 -

<< <   > >>§ III.

DEL VOTO DI OBBEDIENZA

 

1. Il voto di obbedienza costituisce il religioso uomo perfetto, perché dare l'intelletto e il cuore a Dio per mezzo dei superiori è dare il più ed il meglio.

2. Per altro l'obbedienza si considera come virtù e come sostanza del voto.

L'obbedienza si esercita come virtù

a) in tutte le cose che i superiori suggeriscono come di consiglio al[241] perfezionamento individuale e dello istituto;

b) ovvero che comandano in genere in tutto ciò che è della Regola;

c) che comandano <come> cose puramente disciplinari.

In questi e simili casi si esercita l'obbedienza come virtù.

 3. Torna poi utile osservare

a) che i superiori siano discreti nel comandare;

b) in comandare usino soprammodo dolcezza e non impongano catene troppo dure dove non è l'opportunità.

4. I dipendenti poi

a) interpretino con benignità i comandi dei superiori e le imposizioni della Regola;

b) non siano facili ad ammettere colpa di trasgressione dove non è piena la conoscenza dell'intelletto, insieme coll'adesione della volontà e il compimento dell'atto;

c) si ricordi che siamo in humanis e che atti perfetti non si possono di leggeri avere, né si possono pretendere atti eroici.

5. L'obbedienza può essere imposta in virtù del voto e in questo caso si richiede[242] dalla parte della materia di obbedienza

a) un motivo grave;

b) voluto dal bene dell'individuo e dello istituto.- 1191 -

6. Il superiore deve imporlo

a) in modo espresso;

b) e con due testimoni per quanto si può;

c) ovvero che si esponga con termini di uso che indichino la forza del precetto;

d) un comando tale viene dato dai superiori immediati e in casi assai rari.

7. Premesso tutto questo, naturalmente il dipendente si sottomette

a) con persuasione da parte dell'intelletto, con adesione da parte della volontà;

b) eseguisce con prontezza il comando, perché è scritto che vir oboediens loquetur victoriam34;

c) importa che molte cose siano dilucidate con sano criterio, perché nella pratica delle Regole tuttavia sostanziali non avvengano malintesi e confusioni non poche e dubbi di coscienza non forse tormentosi.

 

 





p. 1191
34 Prv 21, 28.



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