Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento F. s. M. P. - 1911 - Manoscritto
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REGOLAMENTO DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA (1911)

Capitolo VII DI DUE CLASSI DI SUORE NELLA CONGREGAZIONE DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA

Dell'accettazione delle postulanti

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Dell'accettazione delle postulanti

 

[51]Le accettazioni si devono fare con indirizzo suggerito dalla ragione e dalla fede insieme.

La ragione persuade facilmente che è buona e caritativa cosa accontentare le aspirazioni di una buona figliola, che intende sottrarsi ai pericoli del mondo e perfezionare il proprio spirito nelle pratiche delle virtù cristiane.

La fede aggiunge forza.

Di S. Cecilia si sa che a Valeriano rispose: «Non mi toccare, perché l'angelo mio mi sta al fianco».

Ora Valeriano, per iscorgerlo lui pure quell'angelo, si dispose al Battesimo e allora il Signore fece a Valeriano il doppio beneficio di vedere l'angelo custode di Cecilia e di riconoscere in Cecilia un angelo in carne, di bontà, di penitenza, di carità, e così si meritò poi anche una palma gloriosa di martirio, come la palma gloriosissima di martirio venne a posarsi nella destra di Cecilia.

E questo indica che la castità evangelica è cara a Dio ed agli angeli suoi.

[52]Vien chiaro qui lo insegnamento di Gesù Cristo, il quale disse: «Beati i mondi di cuore perché vedranno Iddio»20.

Ora qual merito strappare dal mondo una pecorina tremante e riporla in salvo nell'ovile santo! Di S. Teresa si ha che il Signore le appariva più volte e le diceva: «Teresa, sollecita a fondare case e conventi, perché io ho delle anime a collocarvi e che devo salvaguardare entro, per condurle alla vita di perfezione».

Or qui si fanno parecchi casi.

L'indirizzo generale per la accettazione di queste figlie è la Regola.

Ma la Regola va però interpretata ed applicata a dovere.

Per far questo, che si richiede? Non è dubbio: si richiede molto spirito di preghiera nelle persone che sono destinate all'ufficio delle accettazioni.

 Vuolsi molto spirito di orazione ed una intenzione molto retta e guardarsi da qualunque giudizio non retto e prevenzione di parte.

Non è affare di poco momento il saper aprire le porte delle nozze spirituali alle spose che Dio chiama, ovvero chiuderle a quelle che ei non chiama! Bisogna dunque essere - 468 -guidate da molto, da molto buono spirito di preghiera.

E poi? E poi conviene badare alla figlia che domanda di entrare ed alle circostanze che l'accompagnano.

Dal complesso delle osservazioni si può starsene sicure che la figlia faccia domanda con la retta intenzione di servire a Dio e non[53] nutre in cuore il desiderio di ritirarsi, per trovare il modo di vivere più comodamente la vita? Potrebbe essere sollecitata dai parenti ovvero da una certa moda ed ambizione di superiora o di una religiosa? Sarà vocazione più sicura quella che deve sostenere contrasti di pene e di dubbiezze dentro di sé, spine di amarezza da parte dei genitori o parenti, pene di noia da parte dei beffardi e non forse pene di inseguimento da parte di certi amanti troppo pericolosi? Facile l'intendere che un'anima, la quale debba sottostare ai combattimenti della vocazione e se ne riesca vittoriosa, merita di esser coronata.

Le vocazioni maggiormente combattute riescono senza dubbio le vocazioni più sicure e più utili.

Altra cosa è pur da notare e questa è che nella interpretazione della Regola bisogna notare che littera occidit, che Spiritus vivificat21.

E cioè, non bisogna prendere le parole troppo materialmente come suonano, ma interpretarle secondo la mente di chi le ha dettate.

Or non è dubbio che i legislatori dessi medesimi, per favorire persona meritevole e che segni di certa vocazione, quanto a certe accidentalità di età, di salute, di dote o simili, trovano sempre il modo di interpretare favorevolmente la Regola.

Ma se si sbaglia? Sarebbe sempre meglio[54] sbagliare per eccesso di bontà che per eccesso di rigore.

Direte: «Non è meglio avere poche suore, ma buone e sapienti e sane?».

Vi rispondo che l'ottimo è nemico del bene.

Dio solo è buono; gli uomini sono sempre accompagnati da doti di bontà e da buon peso altresì di difetti.

E chi di voi è senza difetti? Basta che i difetti non siano tali da dover conchiudere: figlia cotale non può e non è certamente chiamata da Dio allo stato religioso.

 E nel dubbio? Nel dubbio l'abbiamo- 470 - già detto: è meglio dire di sì che di no, perché nel convento una figlia ha tanti modi di perfezionarsi che non ha fuori.

E poi vi sono due buoni anni di esperimento, nei quali la figlia può provvedere più sicura ai casi suoi e la direzione del convento a porsi parimente in sicuro.

Direte pure: «Sta bene, ma i tempi si fanno sempre più minacciosi...sono già tante le suore...sono molte anche le poco sane e le difettose...come si fa?».

Come si fa? Questa frase può essere anche delle pigre a fare il bene, delle timide e delle anime povere nella fede e nel coraggio cristiano! E allora? Volete darla vinta al demonio? Finché il demonio come leone rugge e divora le anime22, voi dovete pure sforzarvi a dire: «Vada tutto, ma non le anime.[55] Non la perderemo al confronto della rabbia infernale. Se Dio è con noi, chi potrà dirla contro di noi?»23. Questo è un parlare di fede, questo è un operare con coraggio di virtù santa.

E la Regola allora? La Regola l'avete ed osservatela.

La Regola pure vi addita quali figlie ricevere, quali respingere e di quelle che son da respingere la Regola specifica lei gli impedimenti.

Taluni impedimenti possono essere dal Consiglio della congregazione ed altri impedimenti da Roma, ossia dalla Congregazione dei Religiosi.

In tal caso che è da fare? Non ve ne spaventate; se le difficoltà vengono dal Consiglio, cercherà di appianarle; vi sia anima di zelo e di carità che protegga la causa del povero e dell'innocente.

E se la difficoltà venga da alto e si debba scrivere, ebbene si esponga il caso e se ne ottenga per quanto si può l'esaudimento in breve e in favore - 472 -della buona causa; adoperatevi e fate, per tante tapinelle che aspirano esservi sorelle, fate, dico, quel tanto che vorreste fatto a voi stesse.

In questo è il buon criterio delle suore dirigenti; in questo è il buon spirito della carità religiosa.





p. 466
20 Mt 5, 8.



p. 468
21 2 Cor 3, 6.



p. 470
22 Cfr. 1 Pt 5, 8.



23 Cfr. Rm 8, 31.



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