Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento F. s. M. P. - 1911 - Manoscritto
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REGOLAMENTO DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA (1911)

Capitolo VIII. DELLE POSTULANTI

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Capitolo VIII.

DELLE POSTULANTI

 

 [56]Dovete qui riflettere che le figlie postulanti vengono dal mondo, entrano in congregazione, bisogna trattarle come si conviene.

Vengono dal mondo dopo aver abbandonato l'affetto della famiglia, la stima dei compaesani, le abitudini del tranquillo paesello o della città clamorosa.

Ricevetele con piacere, ché i genitori e i parenti le han benedette avanti partirsene.

Ovvero vengono dal mondo; quasi trafelanti per tante lotte che han dovuto sostenere.

Con chi? Forse contro ai confessori che loro sono apparsi avversari, come quegli angeli che apparvero lungo la scala di Giacobbe24; più probabilmente contro ai parenti, ai quali sapeva troppo amaro quel distacco ed anche più probabilmente contro gli interessati del mondo, indignati perché loro si strappa causa od occasione di piaceri e di speranze.

Queste vengono coronate di alloro della vittoria; ricevetele con espansione di animo.

Direte: «Non forse anche sono ferite?».

Se lo[57] fossero state in qualche modo, voi non dovete pensarlo, se non ne avete le prove.

Infine pensate che il buon samaritano Gesù Cristo già le ha guarite e loro, che già conoscono il mondo e lo hanno abborrito, non dubitate che un bene grande faranno nella congregazione per la propria santificazione e per il bene di tante anime.

Vengono dal mondo, ricevetele con rispetto, con verace amore di carità, con felici presagi di buona riuscita.

Ma con loro non vi - 474 -espandete troppo, perché devono per tempo saper reprimere i moti affettivi dell'animo per far luogo ai moti effettivi della carità.

Non fate loro intendere troppo sensibilmente quel che sentite a loro riguardo, perché le poverette potrebbero tosto pigliare argomento per invanirsene.

Non fate intendere che la congregazione abbia bisogno di loro.

Meglio è che nei primi tempi se ne restino quasi abbandonate, senza amicizia, senza occupazione.

Stando così,[58] voi fate come la mamma, la quale finge di non curarsi della figlia per misurare della stessa il profondo attaccamento che ella ai genitori conserva.

La postulante viene dal mondo ed entra nella congregazione.

Conviene che, per tempo, a poco a poco, non tanto con le parole quanto con l'esempio, le figlie postulanti si prendano della congregazione quel giusto apprezzamento che le va.

Conviene che dai loro occhi si squaglino tutte le difficoltà che per caso potevano aver concepito del convento, che dimentichino tutti quei miraggi meravigliosi che la mente di una fanciulla poetica sa rappresentarsi.

 Questo è lavoro del tempo e della grazia, finché la figlia conosca che l'amor di Dio è patire per Iddio, che la prova della santità è il saper intendere e compiere in tutto quello che è della volontà di Dio, volontà manifestata il più delle volte a mezzo dei superiori.

La postulante, posando il piede entro il limitare della congregazione, è entrata omai nell'ambito di questa casa, che è casa propria della postulante, assegnatale da Dio; è casa di Dio, nella quale più tardi le si aprirà anche il santuario dei voti e della professione religiosa.

[59]Per tempo la postulante si ammaestra per stare sul limitare della congregazione con confidenza e con rispetto pari.

Vera tentazione da sfuggire è quella di una timidità soverchia, di una paura mal concepita, che poi produce confusione nella mente, noia e instabilità nel cuore.

Bisogna che presto la postulante dimentichi le gioie della famiglia, le abitudini del paese.

Conversi nella chiesa col Santissimo Sacramento molto, molto, e negli anditi e locali della casa cogli angeli.

Parlo così perché, appena arrivata, non sarà sì presto occupata in varie mansioni.

Dovrà attendere alquanto per avere un posto.

Un posto, per saperlo benoccupare, - 476 -bisogna saperlo ben desiderare e reputarlo un premio per molte e diverse disposizioni dell'animo.

Bisogna che si mostri disinvolta in ogni ora e luogo del convento; curi altresì la propria salute corporale con pascersi abbastanza e con riposare quanto le occorre, perocché a poco a poco bisogna che si adatti alle esigenze ed al peso della comunità.

[60]Per quanto una figlia della congregazione sia ben voluta e sia altresì ben servita, ella non ha però la libertà della famiglia, molto meno gode la libertà dei campi ed è necessario che a questo manco della libertà si supplisca in qualche modo e meglio che si possa.

La postulante non allarghi sempre i suoi desideri per aspirare sia al noviziato e tanto meno alla professione.

In questo è dell'illusione: più monta viver in abito e in professione meschina, incerta, abbandonata, che vedersi appoggiata altrimenti.

Le postulanti devono tosto far relazione ed essere assunte in direzione della maestra delle novizie.

La maestra le diriga con uno sguardo generale e come da alto; da vera maestra le disponga e le accompagni a passo a passo, finché meritino di essere ascritte al noviziato.

Tutte le suore devono pregare per le postulanti, siano loro di bastone come a tenere pianticelle che devono crescere in alberi maestosi, ma non è mai abbastanza ripetuto: non facciano intendere troppo il loro interessamento e[61] un interessamento sensibile, che potrebbe riuscire quasi una peste per la vera divozione e per il serio progresso nella perfezione religiosa.

La pratica esprimerà alle suore ed alle direttrici delle postulanti altre pratiche utili e sante per il buon avviamento al cammino sicuro nella vita religiosa.- 478 -

 La vita della postulante si adatti, per quanto si può, alla forma della vita fisica: nel corpo si nasce, si cresce, si muore.

La figlia postulante nasce alla vita religiosa, vive in quella nutrendosi a mano a mano del cibo della divina Parola, della santa Comunione, cresce coll'esercizio delle opere di misericordia.

Nella pratica delle opere di misericordia muore al proprio modo di pensare, al proprio modo di volere, si prepara al quotidie morior25 sostenendo a giorno a giorno tutti quei disagi di salute, di fatica,[62] che son tanto propri e comuni nella vita religiosa.

Con questo la postulante si prepara alla virtù forte del morire a se stessa, che è la vera via al raggiungimento della perfezione religiosa.

Intorno a questo gioverà soprattutto la lettura e lo studio della vita di S. Giovanni della Croce, di S. Teresa e degli studi e libri e ammaestramenti da essi scritti a santificazione delle anime.





p. 472
24 in questo accenno l'A. confonde l'episodio della lotta di Giacobbe con l'angelo (Gn 32, 24-32) con la visione della scala di Giacobbe (Gn 28, 10-18).



p. 478
25 1 Cor 15, 31.



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