Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento F. s. M. P. - 1911 - Manoscritto
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REGOLAMENTO DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA (1911)

Capitolo XII DEL VOTO DI POVERTÀ

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Capitolo XII

DEL VOTO DI POVERTÀ

 

[85]Voi siete state battezzate e i vostri genitori tosto hanno pensato ad aumentare il patrimonio di qualche podere, di qualche sostanza in più, perché anche a voi toccasse una parte onde condurre innanzi i giorni vostri.

In questo i genitori hanno fatto il loro dovere e voi a loro ne dovete riconoscenza.

Vi hanno anche somministrato secondo le loro forze un peculio, perché voi poteste essere ascritte al novero delle vergini sacre a Dio; con questo voi dovete doppia la gratitudine ai genitori.

 Ma la dovete massima a Dio, perché, con quel nonnulla che avete versato, ormai non avete più pensiero per le misere cose di questo mondo.

Che cosa sono mai le miserie del - 506 -mondo in confronto alle ricchezze spirituali del paradiso e della virtù che conduce al paradiso? Possedere è lecito e buono, ma rinunciare alle possidenze per amar Iddio questa è migliore virtù.

È bene grande, affinché voi vi troviate leggere e agili per volare col pensiero più speditamente a Dio; è buona cosa per ognuna di voi ed è cosa migliore per la intera comunità vostra.

Quando nulla si possiede, è più facile amarsi a vicenda e tollerarsi nei propri difetti.

Più facile assai è[86] star lontane dai pettegolezzi, dalle bugie, dalle piccole discordie.

I malumori vengono generalmente per causa e per occasione delle misere cose terrene.

Direte che persona senza denaro è persona morta, ma questo è un detto molto umano.

Per voi sta il detto divino: «Pensate a me ed io penserò a voi.

Datemelo voi il vostro cuore a me - ripete il Signore - ed io darò a voi il cuor mio»35.

Questa è parola che vale ben più ed a questa dovete attenervi costantemente.

Non vi pare sollievo e conforto massimo il poter ripetere: «Noi siamo figlie della Provvidenza e il Signore pensa lui a provvederci.

Noi lavoriamo e noi preghiamo e desso, il buon Dio, ci viene in soccorso»? Di qui facile è intendere il primo articolo del celebre discorso di Gesù Cristo sul monte detto poi delle Beatitudini.

«Beati - dice Gesù Cristo - beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli»36.

Or eccola la sentenza ineffabile, voi che volete il paradiso; eccola la porta: la povertà.

Voi vi angustiate perché volete esser sicure del paradiso; eccolo il pegno e la promessa divina: «Beati i poveri di spirito». Che significa poveri di spirito? Significa due cose specialmente. Esser poveri è contentarsi di esser tali e non agognare a possidenze di sorta. Essere poveri come S. Benedetto Labre37,- 508 - [87]come il S. Francesco di Assisi, distaccato dal mondo, come il S. Filippo Neri, che faceva il miracolo di far risuscitare un cotale perché lasciasse ad altri, fuori che a lui, i suoi copiosi tesori.

In questo senso uno è povero di spirito e quindi beato.

 Ma è un altro senso ancora più sublime ed è la povertà dei santi, i quali si industriano per apparire poveri di spirito, o sia scarsi di intelligenza, poveri di virtù, inetti agli affari, per essere maltrattati, tenuti in non cale ad esempio del divino Maestro.

Quest'è la santa industria dei santi.

Né è a dire che i santi, poveri di spirito, appariscano tali e poi credano in cuor loro di essere scuola di virtù.

Son persuasi di essere ben altro.

Invero, se voi vi riconoscete per quel che siete, per voi stesse miseria e peccato e se qualcosa di bene avete, l'avete da Dio, che vi rimane onde gloriarvi? Verissimo è pertanto che i santi si reputano poveri di spirito e bramano esser reputati tali per la pura verità.

Quante sono le Figlie di santa Maria della Provvidenza che sono veramente povere di spirito così? E da augurarsi che parecchie lo siano, ma è difficile cosa e tanto rara essere poveri di spirito a questo sì alto grado.

[88]Voi potete trovarvi in uno od altro di questi posti, sui quali vi scrive S. Alfonso de' Liguori.

Una religiosa è buona religiosa, quando ormai ha rassegnato, come S. Pietro, le sue carabattole qualsiasi, senza sperare di arricchire ormai come che sia, contenta di trovarsi alla meglio nella sua congregazione.

Che se non solo siete contente dello stato in cui la Provvidenza vi ha poste, ma, per quanto si può, lasciate le cose superflue al vostro stato, qualunque superfluità fuori il puro necessario per vivere e per vestire, allora voi sarete passate al secondo piano del palazzo della perfezione religiosa.

Il terzo piano di questo bel palazzo è assegnato a quelle religiose che, sane o malate, trovansi a mancare di tante cose necessarie, eppure non se ne lamentano e non se ne lagnano; allora è da ringraziare il Signore per tanta e sì bella virtù.

Di questa virtù speriamo che siano state fornite il più delle vostre buone consorelle, le quali, sane, sono passate alla fondazione di case mancanti di tutto o di molto del necessario,- 510 - [89]ovvero malate e afflitte da prolissa e tormentosa malattia, eppure non se ne sono lagnate e con volto ilare e rassegnato hanno percorso la loro carriera e sono pervenute alla patria celeste, il bel paradiso. Ha poi anche una virtù maggiore ed è propria di quelle religiose che hanno saputo salire al quarto piano del palazzo di perfezione. In questo piano sono le religiose più generose, le quali non solo si rassegnano alle privazioni della vita, ma perfino fanno a gara a cercarle.

Per loro i cibi più scadenti; per loro il letto più duro; per loro la stanza meno salubre; per loro gli uffici più e più faticosi; per loro i posti ultimi nella congregazione, per lasciare i migliori alle consorelle.

 Le religiose di questo appartamento fortunato hanno una fame quasi insaziabile della povertà e delle privazioni; queste hanno una sete ardente di virtù e sono in pena quando devono mangiare o devono riposare pur per necessità e per obbligo della Regola.

Ecco come si spiega perché[90] religiose di sì belle virtù son povere e inconsce e noncuranti di sé, quasi bambine, e bisogna curarle e bisogna obbligarle a non trascurarsi troppo e bisogna avere di esse quella sollecitudine, dirò quasi materna, come di una madre che con il suo gran cuore sa indovinare e intendere dessa sola i bisogni e le inclinazioni dei propri figli.

Le superiore di case devono essere molto di mente e molto di cuore, per non esporre a pericolo la virtù o la sanità delle consorelle che da loro dipendono.- 512 -

Per altro non è a chiudere questo articolo senza una osservazione di molta pratica.

Le religiose che si trovano in case ben sistemate e nelle quali, per quanto si può, niente più manca del necessario per la ordinata direzione del corpo e dell'anima, allora bene è che abbiano ad osservare la povertà nei gradi sovraesposti.

Ma nelle case in formazione è ben altrimenti; allora ogni suora deve sapersi più o meno provvedere; può ritenersi anche qualche legger peculio per sopperire alle urgenti necessità della vita e della casa.

[91]Questo è tanto necessario a osservarsi per evitare tante dubbietà e pene di spirito.

Si ricordi da ognuna che la virtù sta nella mente e nel cuore più che tutto.

Le religiose giovani più facile è che si abbandonino ad uno spirito di osservanza letterale e diremmo quasi gretto o per lo meno un po' materiale, e con vera divozione è bene che sia così.

La vera divozione e più pratica è di quelle religiose che sanno guardare le cose da alto e alla generale e che meglio sanno elevarsi alla grandezza della mente divina, al criterio giusto e largo e vivo della carità di Gesù Cristo.

In questo senso, entrate nel gran palazzo delle virtù e insieme del voto della povertà evangelica.

In questo senso, salite i penetrali ed elevatevi ai piani elevati della virtù e della pratica della santa povertà, a tenore delle forze che vi consentono e a tenore del grado di grazia che Dio buono vi accorda.





p. 506
35 Cfr. Prv 23, 26.



36 Mt 5, 3.



37 S. Benedetto Giuseppe Labre (1748-1773), pelegreino francese, visse specialmente a Roma, nella più assoluta povertà. Fu canonizzato da Leone XIII nel 1881.



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