Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento F. s. M. P. - 1911 - Manoscritto
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REGOLAMENTO DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA (1911)

Capitolo XIII INTORNO AL VOTO DELLA CASTITÀ

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Capitolo XIII

INTORNO AL VOTO DELLA CASTITÀ

 

[92]La parola castità è voce generica che indica il decoro della bella virtù.

Più propriamente si distingue in tre classi, che chiameremo tre donzelle buone.

La prima classe è delle fortunate, le quali non hanno mai commesso peccato mortale nella loro vita contro la santa purità.

Quando una colpa è propriamente grave? Una persona, la quale conosce chiaramente che una cosa è peccato mortale- 514 - per sé, eppure la commette e la commette spontaneamente ad occhi aperti, allora sarebbe il caso di piangere a lagrime di sangue la grave caduta.

 Perché una azione sia mortale, si richiede che la così detta materia della colpa sia grave, che si conosca essere grave e tuttavia che la si voglia commettere.

Come ognun vede, una persona per lo più di buona famiglia, come si suppone siano le figlie che il Signore chiama alla vita religiosa, non è a credere che sì facilmente possa cadere in grave colpa.

Molto più se per tempo da fanciulla fu ammessa alla prima santa Comunione e se di poi si comunicò pure frequentemente e condusse vita, per quanto si può, regolarmente divota.

Probabilmente all'età della pubertà, ossia verso i quindici anni, si sono svegliati[93] vivi i desideri della vita religiosa.

Forse vivi e più vivi, perché a quell'età la fanciulla vede e sente più che non prima i pericoli del mondo e gli stimoli molesti, onde naturalmente, come pecorina allo infuriar di tempesta, sospira all'asilo di salvezza.

La povera figlia troverà di dover combattere contro se stessa, nei dubbi della vita e della vocazione, contro i propri genitori, non forse contro i direttori della propria coscienza, e questi in mano al Signore buono sono tutti mezzi e strumenti perché la figlia cammini sempre più vigile nel timor di Dio e nella paura di offenderlo in qualsiasi modo.

Ed eccola così condotta dalla misericordia del Signore alla porta del convento.

Entra e qui molto più che fuori trovasi al sicuro.

«Sono io dunque innocente?», dirà l'anima.

«Nel convento ho portato la battesimale innocenza e la conserverò io?».

Incoraggiati, anima desiderosa, ma non esser curiosa di vantaggio; tu sei quella che sei al cospetto divino e ti basti.

Se un angelo ti apparisse a dirti che tu gli sei compagna pura come angelo e più che angelo, che tu sei altresì una piccola martire, allora potrebbe accadere che te ne insuperbissi e che corressi così pericolo di peccare di superbia e quindi che Dio ti abbandonasse e che tu perdessi anche la bella virtù che ti riveste.[94] Ricorda sempre con spavento che per la superbia l'angelo di luce, Lucifero, si trasformò in angelo di tenebre, che i tuoi progenitori e la tua madre Eva in ispecie, lasciatasi vincere - 516 -dalla vanità, divenne ribelle colpevole e fu castigata con il fomite della concupiscenza e con più altri castighi, che le toccano più che non ad Adamo, l'uomo, perché la prima e non forse la più colpevole.

Onde è scritto che generalmente l'uomo cade per occasione o causa della donna.

Però le figlie religiose che questo intendono, oh come devono temere di se stesse, come devono essere timide e perfino paurose in mostrarsi, come devono umiliarsi nel fondo dei loro cuori! Una religiosa, se non è umile, non potrà durarla a lungo nella purezza santa.

 E quando per sciagura il giglio della verginità sia stato deturpato con un peccato mortale, il giglio non è più giglio, non rifiorisce nella sua bellezza e nel suo candore; è un cristallo bellissimo, ma spezzato, e intorno vi stanno gli angeli in dolore a deplorare l'immensa sciagura, più che Lorenzo diacono quando si vide infranto il prezioso calice di cristallo, che doveva essere adoperato per nei santi misteri dell'altare.

Una figlia innocente ed ingenua come bambina è un paradiso ed è anche[95] un purgatorio.

E un paradiso di bellezza e di godimento ed è facile il comprenderlo dalle anime spirituali.

Ma è pure un purgatorio, perché bisogna camminare alla sua presenza come intorno ad un angelo in carne e bisogna saper misurare le parole, gli sguardi, gli atti della vita, perché per grande sciagura la Eva innocente non divenga d'un tratto, ovvero a poco a poco, un'Eva sedotta e peccatrice.

Allora che le rimarrebbe? Le rimarrebbe una tavola di salvezza, la continenza, che consiste in questo discorso: «Ho peccato per mia colpa, per mia massima colpa; non peccherò mai più.

Morire, ma non peccare, e intanto umile, umile, percorrere il suo cammino nella speranza e nella penitenza.

Si danno anche delle figlie che il Signore chiamò a passare la vita con un uomo e che, rimaste poi in vedovanza, alla loro volta propongono di non volersene mai più intendere di cosa di mondo e allora queste si disposano alla virtù che si chiama di castità e possono anche loro in ordine proprio servire a Dio.

L'Agnello immacolato le riceve alla sua presenza, perché nel tempo che ancora loro rimane di vita vogliono passare la vita con essere sante al Signore.- 518 -

Eccole dunque le tre ancelle succitate, ognuna di abito più splendido e più sfolgorante, l'abito della virtù e della divina grazia.

[96]Al caso pratico, chi è dessa, la vergine sponsa Christi? E quella figliola che nel tempio della propria anima non ha mai permesso che entrassero a dimorarvi e ad abbaiare i cani della piazza.

Non mai ha permesso che nel santuario del suo cuore entrassero per dimorarvi anche per un solo istante gli animali immondi della stalla.

Tanto meno ha permesso giammai che il tabernacolo del suo corpo venisse profanato in modo veruno o da persona o da fatti qualsiasi.

Direte: «Ma passano tanti pensieri nella mente...».

Ma bisogna essere come il sole. Anche davanti al sole passano oggetti luridi, eppure il sole non Si macchia mai. Bisogna passar via tosto e dire: «Questo non è per una vergine casta».

 Nel cuore si suscita un turbinio di affetti e come si fa? Bisogna essere come i gigli che sono sempre immacolati ed odorosi, benché dinanzi a loro passino serpi velenose o rospi.

E nel corpo stesso non si sentono movimenti contrari? Ma bisogna essere come l'erbetta sensitiva che il popolo chiama: erba non mi toccate...

; è un cristallo prezioso il corpo verginale, ma non vuol essere- 520 - toccato e palpato con poco riguardo.

Ci vuole diligenza e attenzione in maneggiare[97] cristalli preziosi.

E come si fa allora in certi casi della vita e in certe circostanze anche di malattia? Si fa come si può e come si deve.

Bisogna obbedire al medico prudente; l'erubescenza che per caso convenga sostenere in domandare consiglio od in riceverne duplicabitur ad cororam. La virtù sta nel cuore; bisogna badare che nel povero cuore non entri l'insetto di qualunque affetto meno che santo. Pure si dirà: «Qualche volta il cuore umano è come un mongibello38 di fumo che pare scotti». E allora ricordate i fanciulli innocenti nella fornace; ricordate S. Antonio abate39 nel suo deserto; abbiate pur anche presente Gesù tentato nel deserto. E perché permise esser tentato in varie guise? Per dimostrare che per acquistare virtù bisogna saper combattere, per rassodare la virtù bisogna saper soffrire e vincere.

Le anime più pure sono anche le più tentate. Nessuno se ne scandalizzi. La virtù, dice S. Paolo, si perfeziona in mezzo alle debolezze40. Grande gloria ne deriva a Gesù Cristo in vedere agnelle timide, semplici fanciulle, che col divino aiuto riescono a sostenere battaglie pericolosissime e vincerle.

Grande scorno ne ha il superbo Lucifero infernale in veder che povere figlie, impastate di fragilità, son destinate[98] a prendere in cielo il posto da lui e dagli angeli ribelli perduto.

Che rabbia infernale, per quelle brutte bestie di demoni d'abisso, lo scorgere sulla terra passeggiare creature umane con virtù di angelo e non forse di martiri di desiderio e di sofferenza! Anche la gente del mondo ne ha non solo - 522 -affetto di stima, ma altresì di venerazione per le anime di persone che son tutte di Dio e della virtù, perché la loro vita consumano in conversare con Dio e in compatire alle umane miserie.

Eccole pertanto le anime caste che aspirano al martirio.

 «Le martiri son divenute tali perché vergini», spiega S. Ambrogio.

Leggete del santo il trattato della verginità41 e ammirate santamente lo stato di creatura che è divenuta grande al cospetto di Dio, degli angeli e degli uomini, terribile alla vista dei demoni infernali.

Scrutate ben addentro l'esempio e la pratica della verginità che vi danno le donne eroiche e perciò sante del Nuovo Testamento.

Studiate l'esempio adorabile della purità per essenza, Gesù Cristo, e conchiudete che grande fu la misericordia del Signore in chiamarvi a tale stato.

Pregate che la bontà del Signore chiami sorelle a seguirvi in numero ed in virtù che voi abbiate stimolo ad imitare.

[99]Sovrattutto usate diligenza per praticare virtù santa.

Direte che voi avete paura di perdere il vostro tesoro.

Non dubitate: chi teme di perdere persona o cosa cara, è segno che gli sta a cuore e che l'ama.

«Alle volte mi smarrisco e mi pare essere perduta».

Non temete, che Dio è con voi.

Egli fa come la mamma che finge serietà con la figlia, per misurarne l'affetto e vedere quanto la figlia ama.

La soverchia paura è tentazione del demonio.

Che temete, mentre vi circondano gli angeli celesti in vostra difesa? E quanto al passato? Quanto al passato pensate per umiliarvene e tirate avanti.

«Ed al confessore come posso aprire certi nascondigli del cuore?».

Dite quel che sapete, come certo quel che è certo, - 524 -come dubbio quel che vi par dubbio, come tentazione quel che è tentazione.

Sovrattutto ricordate che nella confessione si usano poche parole, modeste parole, brevissime parole, e tirate innanzi.

Il confessore provetto tosto intende.

Se avrà bisogno in più, ve ne farà domande prudenti e brevi.

«Pure il timore mio è di non aver detto il tutto e bene».

Questa è tentazione.

[100]Voi avete detto tutto e bene quando, all'atto della confessione, avete detto quello che in quel momento vi siete ricordata di dire.

 «Mi sentivo tante cose ad esporre e non più ricordo».

Tanto meglio! Ve ne partite meno soddisfatte e un po' più umiliate e questo fa bene all'anima vostra.

Per altro siccome l'argomento del voto religioso di castità è tanto caro, ne diremo ancor poche parole in apposito articolo.





p. 520
38 Nome popolare dell'Etna; qui sta per vulcano.



39 Cfr. nota 26 a p. 44.



40 2 Cor 12, 9.



p. 522
41 S. Ambrogio ha dedicato vari scritti al tema della verginità: De virginibus; De virginitate; De institutione virginis et de S. Mariae virginitate perpetua; Exhortatio virginitatis.



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