Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Andiamo al monte della felicità…
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ANDIAMO AL MONTE DELLA FELICITÀ INVITI A SEGUIRE GESÙ SUL MONTE DELLE BEATITUDINI

X.

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X.

Beato l'uomo del quale l'aiuto è il Signore, dispose le sue ascensioni nel cuore di lui, nella valle di lagrime, nel luogo in cui lo collocò.

Salmo 8342

  1. [76]L'animo dello apostolo san Giovanni si elevò a vedere tutti i patimenti e tutte le glorie della Chiesa sino alla fine del mondo. Lo spirito del santo apostolo, mentre informava il corpo dello stesso, ascese altresì al cielo a vedere la beatitudine di Dio, a numerare l'esercito de' santi del Signore. Figurati ora che tu stesso debba ascendere come Giovanni a sublime altezza di perfezione. Che diresti tu? La prima cosa da assicurare è che Dio ti chiami fin . Quando il Signore chiaramente ti abbia fatto intendere la sua voce, tu ascendi pure ché facilmente perverrai dove sei chiamato. Se tu un bel [77]avessi potuto dire a Mosè balbuziente: "Un giorno ancora e poi tu non sarai più guardiano di pecore, ma capitano di un gran popolo che devi condurre salvo fuori dallo Egitto alla terra promessa", che avrebbe soggiunto il buon Mosè? E se allo stesso pescator di Galilea, quando rattoppava le sue reti presso alla riva del mare, tu avessi parimenti detto: "Prima che tramonti il sole di questo , tu sarai chiamato da pescator di pesci ad essere pescatore di anime43", oh come avrebbe compatito al tuo discorrere! Pure e Mosè condusse il popolo ebreo a vista della terra di promissione e Pietro condusse a vista del paradiso le anime degli uomini che abitano ogni angolo di terra. L'avrebbero creduto Cipriano ed Agostino, Ignazio e Vincenzo di giungere al monte di quella santità al quale pervennero in breve tempo? Iddio li chiamò ed essi corrisposero, epperò si fecero santiillustri. Or non è

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dubbio che tu stesso non sia chiamato per ascendere al monte della santità. Gesù Cristo quando disse: "Siate perfetti come è perfetto il celeste [78]Padre"44, intese di indirizzare il discorso a tutti i suoi seguaci. Or quanto a te, è bisogno che ti scelga una guida che ti accompagni. Questa guida se non può essere quella di un angelo, procura almen che sia di un uomo angelico, e affidato a questa riprendi il cammino. Aspro e faticoso era il monte Orebbo sul vertice del quale doveva salire Elia45, ma perché il Signore era con il profeta, perciò <egli> poté viaggiare senza stento per lo spazio di quaranta giorni, finché raggiunse l'ultima altezza.

  2. Rimane ora a fissar le regole a tenersi nello ascendere al monte della santità. Queste sono le stesse che osserva il viaggiatore il quale vuol guadagnare il giogo di un monte. Tu vedi che sul dorso del monte viaggia il contadinello rustico e a fianco di lui il cittadino gentile che sale per suo diporto. Il villanello sale su passo passo senza affannarsi e dopo due ore di cammino giunge alla sua capanna e , senza posare un sol momento, riprende a riordinare le faccende di casa. Il [79]cittadino sale su a salti e intanto si affanna e suda e corre a refrigerarsi a tutte le frescure di fonti scorrevoli, sicché raro è che possa, ancora dopo il doppio di tempo, toccare la meta. Il più delle volte cade sfinito di forze od è colto da dolori acuti o s'addormenta e cade vittima delle belve della foresta. Hai tu dunque inteso? Credilo pure: pretendere di volare nelle vie di perfezione è come volere per sé un miracolo di grazia, quale Iddio appena operò a favore di Paolo e di pochi altri che in un momento da giudei ostinati o da pagani infedeli furono convertiti in apostoli inspirati ed in predicatori santi.

  3. La regola in ascendere l'asprezza di un monte è dunque di incamminarsi passo passo. Osserva in ciò l'esempio dello stesso Francesco d'Assisi che pure salì in luogoeminente. Incominciò egli a rassegnare la cura delle terrene cose e godere di vedersi scacciato dalla stessa casa paterna. In camminare - 221 -poverello per le vie della città, sopportò gli scherni dei mondani e acquistò così [80]la mitezza d'animo. A questo punto una cosa sola gli doleva, ed era il pensiero d'avere altra volta offeso Dio. Con piangere i falli suoi ottenne brama vivissima di ascendere a maggior santità. Supplicò dunque Iddio a dargli lo sguardo di aquila per fissar gli occhi nel cospetto del sole di giustizia Cristo Gesù, e l'ottenne con essere mondo di cuore. Da questa altezza di perfezione domandò la pace per sé, l'ordine per gli altri, e lo ebbe fino a quell'alta misura di vedere un popolo di seguaci che si facevano a seguitarlo per aver ancor essi tranquillità di coscienza. Una cosa sola rimaneva a desiderarsi da Francesco, e questa era la rassomiglianza con Gesù. Allora Francesco salì più alto e trovò un angelo che tenendo certi dardi acuti li piantò nelle membra di lui, sicché Francesco a guisa del divin Salvatore rimase trafitto con le punture dei chiodi del crocefisso Signore. Stando in quello stato, Francesco guardava al paradiso ed a Dio e consolavasi nell'intimo del cuor suo.

  4. Or ecco la gioia piena che innonda [81]il cuor di Francesco. Francesco povero ed umile entra ricco e glorioso nel cielo. Considera parte a parte la beatitudine che gli toccò. Il poverello di Assisi rinunciò alle terrene ricchezze e fu premiato con un regno. In questo regno non è più avversario di sorta, perché colla mitezza ha soggiogate le sue passioni. Gode poi consolazione altissima, perché già egli col pianto ha cancellato in sé ogni neo di colpa. Lassù è satollo di godimenti perché Iddio medesimo, in premio di quella brama che conservò per la giustizia, si adopera egli stesso a beatificarlo. E per quella misericordia che usò agli altri, adesso riceve gli applausi delle anime che ha salvate e Dio l'assicura che in eterno gli sarà padre pietoso. Intanto per quella mondezza di cuore che conservò, Francesco volge gli occhi suoi in volto alla maestà dell'Onnipotente e ne rimane raggiante di celeste beatitudine, ben più che Mosè quando si trovò alla presenza del Signore. Più, per quella pace che Francesco conservò in sé e con altri, or è come figliuol diletto immerso nelle [82]tenerezze di Dio Padre, e per quella rassomiglianza che ottenne con soffrire per il Signore, adesso Francesco sclama in estasi di purissima gioia: "Il mio Dio è il

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tutto dell'anima mia", e in dirlo è innondato dalla beatitudine dell'Altissimo più che il pesce dall'abisso delle sue acque o che il colle ameno dai raggi del sole in pien meriggio. Or vedilo tu stesso se non convenga salire con molto fervore sino al vertice del monte santo.

  5. Deh, ti affretta. Accadrà a te come a chi voglioso sale il monte. Questi prova qualche stento nello incamminarsi ed è malinconico ai primi passi, ma la noia diminuisce mano mano. Quando è alla metà del monte gli par che le forze ringiovaniscano, sicché ei sale senza avvedersi. Se ben ricordi, tu medesimo quando incominciasti tua vita divota hai dovuto superare non so qual timore panico, ma or che ti incammini voglioso ti sarebbe certamente di noia e di dispiacere volgere i passi addietro, mentre ti è di consolazione e di godimento andare innanzi.

  6. [83]Giova poi che in questo cammino abbia altresì l'attenzione a due cose. La prima è che salendo non dia mai un passo addietro, perché sarebbe pericolo di precipitare giù per la china. Il secondo avviso è che ti attenga al sentiero che fin da principio ti ha tracciato quella buona guida che ti sei eletta nel direttore dell'anima tua. Presso al tuo sentiero sono altri che parimenti guidano a salute e sono numerosi come i molteplici ufficii che il Signore assegna ai cristiani suoi. Però come è bene non solo, ma è necessario che in una famiglia i membri seguano ciascuno il lavoro nell'ora tracciata dal padre, così nel caso tuo, ricevuto che tu abbia da alto il comando di occuparti in fatica in quella strada, tu a questa attienti costantemente e non l'abbandona<re> finché giunga a vista del paradiso. Anzi a quella meta beata tieni sempre fisso lo sguardo, perché anche il viaggiatore in guardare che il vertice del monte non è guari lontano si affretta maggiormente a salire.

Riflessi

  1. [84]Per salire al vertice del monte della santità tu devi seguire quel sentiero che ti è tracciato da Dio.

  2. Devi poi salire passo a passo.

 

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  3. Così praticano tutti i viaggiatori santi, così fece lo stesso Francesco d'Assisi.

  4. Il quale ora in paradiso gode tutti i gradi di celeste consolazione che son promessi nella pratica delle otto beatitudini evangeliche.

  5. Tu per ascendere fino al vertice del monte santo non hai che ad incamminarti di buona voglia.

  6.  E intanto non dar passo addietro mai, ma seguire il sentiero che ti traccia la tua guida spirituale. In ascendere troverai altresì conforto in guardare al paradiso che non è lontano.

 





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42     Sal 84(83), 6s (Volgata).



43     Cfr. Lc 5, 10.



p. 220
44     Mt 5, 48.



45 Originale: Isaia; cfr. Ed. 1927, p. 228.

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