Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento F. s. M. P. - 1911 - Manoscritto
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REGOLAMENTO DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA (1911)

Capitolo XVI DEI GRADI DELLA VIRTÙ D'OBBEDIENZA

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Capitolo XVI

DEI GRADI DELLA VIRTÙ D'OBBEDIENZA

 

[116]L'obbedienza è virtù suprema. La persona obbediente è scritto che riporterà la vittoria52. Riporta vittoria sopra tutti i difetti e vizi propri. Riporta spiritualmente vittoria sopra l'amor proprio, che è l'inimico nostro ultimo a morire. Riporta vittoria sopra tutte le virtù ancelle: la prudenza, la giustizia, la fortezza, la temperanza. Siede in alto tra le tre virtù, ancor esse sovrane: la fede, la speranza, la carità. La carità è virtù massima; ma la obbedienza, la quale sommette tutte le facoltà dell'anima e tutte le facoltà del corpo all'imperio- 544 - di Dio, diventa virtù regina.

In questo senso S Tommaso scrive che la persona religiosa, che adempie esattamente i suoi voti e principalmente il voto di obbedienza, è perfetta e santa omai.

Chi avesse il bene grande di vivere e di morire perfettamente rassegnato alla volontà di Dio, costui non toccherebbe le pene di purgatorio, ma volerebbe rapidamente al cielo.

E come no, mentre il Signore ha detto e lasciò scritto: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saturati»53? Il cibo delle anime buone quale è? È quello di Gesù Cristo che dice: «Il mio cibo è di fare la volontà del mio eterno Padre che mi ha mandato»54.

[117]E voi avete fame e sete di tal cibo? Vediamolo brevemente.

Ha delle religiose le quali obbediscono, ma più per forza che per amore, nel senso che poco si vedono nello spirito della virtù di obbedienza.

 Obbediscono perché obbediscono, come si dice; obbediscono perché sono obbligate, ma non hanno piena la mente della conoscenza di tale virtù, non riboccante il cuore del desiderio di essa.

Non sono, come si dice, addentro nella conoscenza e nella pratica degli uffici della congregazione.

Queste religiose son buone, ma potrebbero essere migliori d'animo; riescono anche fastidiose per tanti loro difetti di pigrizia e di minor attitudine.

Vengono altre religiose, le quali obbediscono per sentimento del loro dovere, per retta intenzione di piacere a Dio, ma poi mormorano fra i denti: «Io obbedisco volontieri per amore di virtù, ma se fossi io al posto di chi comanda, farei altrimenti qua, altrimenti colà», e così non sono un cuore solo ed un'anima sola colla superiora che comanda.

Se questo limite c'è, non può essere perfetta la carità e allora nemmeno è completa la felicità del trovarsi molte sorelle assieme, perché non sono intieramente di un cuor solo e di un'anima sola.

[118]Ma per grazia di Dio sono altre anime migliori tuttavia ed assai perfette, le quali in obbedire tengono questo ragionamento: «Ci tengo ad obbedire perfettamente, nel senso- 546 - che la mia mente vuole quello che vuole la superiora che mi comanda e il mio cuore non altro affetto nutre allo infuori di quello dei miei superiori, perché chi ascolta loro ascolta Dio che li ha mandati».

In questo ragionamento è perfetta carità e quindi felicità totale, quanta si può avere quaggiù.

In questo è la vera perfezione.

Nel caso pratico, ecco come si spiega la grande amicizia tra Paolo e Barnaba, la intimità che è nelle anime sante.

Le anime sante si conoscono a vicenda e a vicenda e con tutto il cuore si amano.

La più gran felicità è trovarsi due persone amiche e aiutarsi nel grande affare della propria santificazione.

Chi trova un amico, dice il Signore, ha trovato il tesoro suo55; quale è il tesoro della religiosa, se non la propria santificazione? Ecco pertanto come si affretta la religiosa nelle vie della santa obbedienza.

Non appena ode la voce della mamma, l'obbedienza, ella si affretta; sente nella mente la voce come un lampo di luce celeste e nel cuore come un palpito d'amore, quasi scossa elettrica, e corre, corre, si affretta colle ali ai piedi per allegrezza; perfino le pare troppa[119] l'allegrezza dell'animo e par che se ne accusi come di difetto per accontentare se stessa.

Ma non è difetto: è virtù, cara delizia santa.

Si affretta allegra come angelo e come angelo eseguisce gli uffici dell'obbedienza santa.

In questo impiega tutte le potenze dell'anima, tutte le facoltà del corpo, perché è tutta in tutte le parti dell'obbedienza.

Lo sa che nell'obbedienza è il voler di Dio e le opere e i discorsi che Dio vuole dalle sue povere creature devono essere opere e discorsi esatti e per quanto si può perfetti.

 Ingenua come fanciulla, innocente e cara come la virtù della semplicità, la religiosa in obbedire non pensa alla ragion del comando, ma solo e tutta si adopera per soddisfare il volere di chi comanda.

Qual differenza fra tale creatura e lo spirito degli angeli benedetti?- 548 -

In questo senso rispose Agata martire alla vergine Lucia56, che pregava sulla tomba della diletta: «Lucia, sorella mia, perché preghi me che parli a Gesù che guarisca la mamma tua? Pregalo tu stessa Gesù benedetto, perché tra me gloriosa in cielo e te[120] viatrice su questa terra non è differenza sostanziale.

Pregalo Gesù tu stessa e sarai esaudita».

Pregò Lucia e fu ascoltata.

Che paradiso in terra trovarsi con uno stuolo di verginelle che fanno a gara per obbedire e per piacere al santo voler di Dio! In questo luogo è anche da notare che l'obbedienza è virtù ed è parimente voto, in cui è tutta la potenza della grazia e vi è parimente la ragione e la volontà della creatura.

In questo senso la obbedienza deve essere semplice e insieme illuminata, e essere tale che sia atta a procurare che le opere dell'ufficio comandato siano opere complete in sé e, per quanto sia possibile, che pure siano opere complete e perfette nella intenzione.

Allora la religiosa cammina con perfezione e addiviene oggetto di ammirazione agli angeli ed agli uomini.

Creatureperfette raro è che il Signore non le premi con carismi di doni speciali; creature perfette cotanto fanno cadere di mano i fulmini alla giustizia adirata del Signore e convertono i fulmini in pioggia di divine grazie.

Lo conosceremo un giorno quante[121] anime hanno potuto salvare le virtù e le opere di una santa obbedienza, quante anime che sarebbero piombate allo inferno ed ora cantano l'inno della vittoria in paradiso! E poi si trova gente che detesta l'obbedienza dei conventi! Ne pretende tanta per sé di obbedienza la tirannia del liberalismo.

Lasciate un po' di libertà anche alla virtù santa di carità, di quella carità vera che illumina ogni uomo che si trova nel mondo.





p. 542
52 Prv 21, 28.



p. 544
53 Mt 5, 6.



54 Gv 4, 34.



p. 546
55 Sir 6, 14.



p. 548
56 S. Lucia, famosa martire di Siracusa, uccisa nel 304. Nella sua Passio si legge l'episodio qui ricordato. S. Agata fu martirizzata a Catania verso il 250, durante la persecuzione di decio.



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