Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento F. s. M. P. - 1911 - Manoscritto
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REGOLAMENTO DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA (1911)

Capitolo XX ADORAZIONE AL SANTISSIMO SACRAMENTO

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Capitolo XX

ADORAZIONE AL SANTISSIMO SACRAMENTO

 

[144]Il centro di tutte le devozioni pie è l'adorazione al Santissimo Sacramento.

In questo divin Sacramento è il sole celeste che illumina e che riscalda.

In questo divin Sacramento è il fuoco della divina carità, entro il quale cuoce la massa di pasta, il popolo cristiano, che è per uscirne pane eletto che si presenta sulla mensa tanto del povero come del ricco.

«Sono frumento di Cristo, - sclamava il santo vescovo Ignazio67 - io sarò stritolato dal dente dei leoni, perché sia trovato pane degno di essere presentato dinanzi al divino Agnello».

Nella santa Comunione e nella adorazione al Santissimo Sacramento si formano le buone religiose: ivi cuociono i loro cuori per essere convertite in pane degno di essere presentato dinanzi a Dio, agli angeli, agli uomini.

Anche gli uomini mangiano di tal pane e quando è scarso il ridomandano con ansietà.

Anche in questo secolo, che è pure tanto materiale e che ha del paganesimo, pure le religiose vergini di buono spirito le vogliono accanto ai propri figli, accanto al letto degli[145] ammalati, le vogliono in ogni pericolosa circostanza della vita.

Mirabil cosa! Raro è che due donne del secolo vivano concordi nella famiglia.

Mirabile cosa! Nella grande famiglia della congregazione, dove le religiose si numerano non alla dozzina, ma alle centinaia, la carità è esemplare, la concordia mirabile.

 Basta una pastorella a condurre una greggia di più centinaia ed anche di più migliaia di religiose, docili come agnelle al loro pastore. Donde questo- 582 - mirabile avvenimento? Le religiose sono sempre intorno al focolare della divina carità, il Santissimo Sacramento, ed ivi si riscaldano del fervore degli angeli Voi avete per Regola di adorare il Santissimo Sacramento, ne avete indirizzo tradizionale per adorarlo come si conviene di giorno e di sera ed anche di notte.

In questo modo nella vostra estesa famiglia di suore e di ricoverate suona continua la preghiera a Gesù Cristo e Gesù benedetto vi ascolta.

Mandate pure avanti nel ministero angelico dell'adorazione le orfanelle vostre, perché queste speriamo non abbiano mai offeso il Signore gravemente.

Sono fanciulle e sono innocenti e sono care a Dio come gli angeli suoi.

[146]Per tempo iniziate le orfane all'adorazione, per tempo ammettetele al banchetto degli angeli, perché sono angeli elleno stesse.

Non badate ad età.

Una fanciulla di tenera età può essere istruita all'uopo, può conoscere e certamente desidera col suo cuore la santissima Eucaristia.

Accompagnatele, quando tutte assieme e quando a due a due, al divin Sacramento, perché Gesù Cristo, che le ha redente col suo sangue, se ne compiaccia.

E non solo le orfanelle, ma contemporaneamente conducete dinanzi al Sacramento augustissimo le povere meschinelle vostre, le semideficienti, che voi chiamate con buona creanza di carità le "buone figlie". Se ne consola tanto il Cuore di Gesù dei poveri, degli afflitti, dei meschinelli! Gesù benedetto ha voluto rassomigliarsi a quelli, anzi comparire come un verme, l'obbrobrio degli uomini e la spazzatura della plebe68.- 584 - I poveri derelitti sono i figli beniamini della divina Provvidenza! Lasciate che i pargoli vengano a lui69!

Non rara volta avrete delle figlie che, per scarsezza di mente o per debolezza di forze, quasi non sanno far altro che pregare e volontieri svolgono la corona del santo rosario davanti al santo altare.

Lasciatele, lasciatele!

 [147]«Lasciate che i fanciulli vengano a me, perché di essi è il regno dei cieli».

E fanciulle sono anche le vecchie, fanciulle di settant'anni, pueri septuaginta annorum, dice il Signore, perché l'uomo invecchia per divenire fanciullo altra volta.

Beata fanciullezza dei vecchi, che li fa degni del paradiso! Continua il Signore a dire: «Se non vi fate come i fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli»70.

 A poco a poco e a mano a mano che si progredisce negli anni, noi entriamo in questa seconda età puerile e sarà un tratto anche questo di divina misericordia per umiliare la nostra superbia e farci riconoscere deboli e mortali. Intanto da vecchi si ritorna fanciulli.

E come si ha a fare coi vecchi? Quello appunto che si fa coi fanciulli. Pratiche di devozione frequenti, ma brevi. Visite alla chiesa quanto loro è possibile, specie nelle stagioni - 586 -meno pericolose.

Confessioni e Comunioni frequenti, ché ormai sono all'orlo della eternità.

Frequenti i santi Sacramenti, se appena dimostrano un po' di buona volontà.

E disposizioni quante? Quante e quando possono.

Non rare volte queste vecchie venerande inebetiscono o poco meno e allora? Allora e fino a che sanno distinguere[148] il Pane spirituale degli angeli dal pane materiale che appressano alla bocca, voi potete insinuare il ricevimento della santa Comunione almeno nei giorni festivi e nelle principali solennità dell'anno.

In questo potrà molto, oltre la discrezione pratica del confessore, potrà molto, dico, lo zelo e la carità delle suore assistenti.

E non solo.

Ma bisogna le vecchie scortarle all'adorazione del divin Sacramento in chiesa, far celebrare più spesso che si può nelle loro infermerie, condurle alla chiesa lungo il giorno, accompagnandovele con paziente carità.

E così veniamo al dovere di adorazione da parte delle suore.

Veruna creatura, meglio e più opportunamente delle religiose, è chiamata a questo divin Sacramento.

Le Figlie di santa Maria della Provvidenza devono infiammarsi elleno stesse per infiammarne gli altri.

Devono saziare il cuore di carità presso la divina fonte di divina carità, per vivere in comunanza di carità fra di loro, in affetto di zelo e di carità con le proprie ospiti e dipendenti.

Queste saranno tarde a lamentarsi del vitto, dell'alloggio, della disciplina,[149] se scorgono in voi cuore di madre, che avete intelletto per conoscere le loro miserie e cuore per venire loro in soccorso.

E così noi viviamo più dello affetto di famiglia e di carità che del pane materiale che si appressa alla bocca.

 Vediamo famiglie povere, povere, povere e miserabili che mancano di tutto, ma che conservano vivido l'affetto di carità e di amore vicendevole; nell'ora del maggior bisogno si vedono scene di affetto caro, scene di carità edificante.

Imparate da queste scene tenerissime e lodate la bontà del Signore che anche in questo modo, a tenore del freddo della neve, adatta il calore della lana.

E quando la tentazione vi sopravviene o lo spirito di aridità, allora riflettete che lo- 588 - spirito di pietà è utile a tutto71: utile alle cose del tempo, utile alle cose della eternità! Ma giova non poco anche per il tempo e per la pace e contentezza della famiglia; sappiate approfittarne e dar lode a Dio sempre.

Ma per voi, che in modo speciale siete legate all'adorazione del divin Sacramento, per voi è opportuno il capitolo seguente.





p. 580
67 S. Ignazio, vescovo di Antiochia, martirizzato a Roma nel 107. È autore di sette celebri lettere; qui l'A. ricorda una frase della lettera ai Romani (PG 5, 690).



p. 582
68 Cfr. Sal 21, 7.



p. 584
69 Cfr. Mc 10, 14.



70 Mt 18, 3.



p. 588
71 Cfr. 1 Tm 4, 8.



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