Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento F. s. M. P. - 1911 - Manoscritto
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REGOLAMENTO DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA (1911)

Capitolo XXIV INDIRIZZO ALLA MORTIFICAZIONE

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Capitolo XXIV

INDIRIZZO ALLA MORTIFICAZIONE

 

[180]La mortificazione in che consiste? Che giova? Come si applica? Sono tre domande alle quali rispondiamo in breve.

La mortificazione è la medicina delle passioni; le medicine sono generalmente disgustose, ma giovano a salute.

Mortificare l'intelletto e tener a freno la fantasia costa fatica, ma se voi non ponete attenzione, precipiterete come chi inconsultamente sale in groppa ad un puledro sfrenato.

Costa fatica frenare le cupidigie del cuore, le sensibilità, le sentimentalità, il fare parziale.

Ma se non vi correggete, farete la figura di chi, per soverchia e sregolata abbondanza di cuore, prodiga le sue sostanze; il cuore è un cieco che deve essere guidato dalla ragione e dalla fede.

Costa fatica tenere gli occhi così cauti che non incorrano pericolosamente in oggetto o persona qualsiasi, ma se voi vorreste in mezzodì del solleone tener gli occhi spalancati al sole, non avreste ragione a lamentarvi se il sole vi toglie la vista.

Le orecchie fanno il loro dovere in farvi udire i suoni e le parole, ma un suono sregolato infastidisce e, se è sregolato e forte, vi assorda l'udito.

[181]Così dite della mortificazione- 628 - del gusto, della lingua, dell'olfatto.

Costa fatica, ma pure se accondiscendete ai loro capricci, avviene che chi gioca di capriccio paga di borsa.

Che dire poi del corpo? Il poveretto è fragile come un vetro; custoditelo con cautela sensibile come l'erbetta detta sensitiva; non gli usate lo sgarbo di trattamenti sconvenevoli.

 La mortificazione è buona sorella che vi vuol bene, ma è sorella savia savia, tiene nella destra il calice della medicina che voi dovete assorbire, perché tutte siete malate in varie guise, siete inferme per tante ree inclinazioni di anima e pure di corpo.

Però come applicherete voi la medicina della mortificazione? Applicatela più secondo la prescrizione del medico spirituale, il confessore e la Regola, che secondo il vostro giudizio.

Il confessore ha dovere e diritto di applicarvi le mortificazioni private; per le mortificazioni pubbliche si richiede il consenso delle superiore di casa.

La mortificazione è medicina eccellente; studiate l'esempio di Gesù Cristo che, pure innocente e santo per essenza, volle mortificarsi tanto per darne a noi esempio e stimolo.

Studiate l'esempio e lo stimolo dei cristiani eroici che hanno raggiunto l'onore degli altari.

Ma e voi? Voi pensate che siete tanto fragili; fragili specie in certe età critiche della vita.

Non vi fidate di voi![182] Direte che a voi non nocciono i digiuni, che non fanno male nemmeno i cilizi.

Falso, falso; è un inganno del demonio certamente, se vi applicate senza assoluto permesso a tali mortificazioni.

Non scorgete l'infernale che, rabbioso di non potervi far cadere, almeno cerca togliervi di vita, perché pur andandovene al paradiso, non gli siete più davanti a strappargli delle anime che egli per furore vuol rovinare? La vostra mortificazione vi è indicata chiaramente dalla Regola: attenetevi semplicemente a quella e non intendetevene o non aspirate ad altre.- 630 -

La figlia di santa Maria della Provvidenza, che è nel campo delle quattordici opere di misericordia corporali e spirituali, dessa in quel vasto campo trova di mortificarsi fino all'eroismo.

E come quella mortificazione non è voluta dal vostro gusto e dalla vostra elezione, per ciò stesso è più meritoria.

Credetelo agli esperti: non siate zelanti oltre la Regola, che potrebbe essere più facilmente una presunzione.

Col desiderio e colle aspirazioni della mente emulate pure le asprissime penitenze di Simeone Stilita87 e dei penitenti più austeri della Tebaide, ma poi vedendo che questo a voi[183] è impossibile e che anzi vi è decisamente proibito, basta che vi contentate dei desideri pii.

Sovrattutto provvedete perché il corpo sia nutrito a sufficienza, che nella vernata siate difese dal freddo rigido, in estate dai calori infocati.

 Non sarete più quelle che eravate anni addietro; allora godevate della confidenza della famiglia, allora godevate intiera la libertà dei campi e come uccelli di bosco vi dilettavate a trascorrere di ramo in frasca, da uno all'altro albero.

Ma or vi siete fatte uccello di gabbia, gabbia dorata e la diremo perfino angelica, ma che è sempre gabbia, nella quale non è raro che si sfianchino anche le costituzioni più robuste delle montanare nostre.

Il mutamento dell'aria, la diversità delle occupazioni, la disciplina della congregazione è tutto assieme per voi una penitenza che vi si è aggiunta.

Verissimo che pur anche vi innondano soddisfazioni e conforti non prima provati, ma sta il fatto che il nuovo genere di vita è mortificazione assai valida, mortificazione che anime pur anche pie e spirituali non hanno saputo affrontare.

E voi sì.

Voi l'avete affrontata questa vita di mortificazione; ringraziatene il Signore; pregatelo che vi faccia in essa perseveranti, ma appunto per[184] questo, chi la misura, la dura, dice il proverbio nostro.

Molto ora rimane per toccare il vertice del monte della santità e conviene muoversi a passi corti, purché affrettino- 632 - in cammino continuato.

Un montanaro esperto sale a passi brevi e lenti e giunge fresco e in piene forze al culmine.

Il cittadino inesperto crede passargli innanzi e affretta e sbaffa e sbuffa e si dilegua in sudore; si sofferma a respirare il venticello gelato del monte ed eccolo ammalato del dolore di costa: certo è incolto nella polmonite; affrettate a ripararlo, il meschinello se ne muore.

Nel caso pratico come dunque si applica la medicina della mortificazione? Sono delle suore che hanno bisogno di persuasione e di stimolo per assumere la medicina e queste, che sono un po' fredde...

un po' pigre nella devozione e nella pratica della Regola, son da sospingere soavemente ed energicamente; persuadetele con pazienza a forza di buone ragioni.

Sono altre che assumono la medicina con prudenza e con regolarità secondo il bisogno e queste affidatele alla buona custodia del Signore, perché camminano bene e nulla in esse è da aggiungere e nulla da levare.

Ringraziatene molto la divina Provvidenza.

[185]Sono poi altre religiose, le quali assumono più medicina che non occorra, perché inferme e debolucce; credono rinforzarsi e invece danneggiano la propria salute sia corporale come la spirituale.

Siete giovani religiose e avete l'ardore della energia giovanile, ma badate che il fuoco dell'ardor giovanile è più spesso fuoco di paglia che di legna forte.

Anche le forze corporali non valgono quello che voi credete.

Pensate che la maggior mortalità è negli anni dai venti ai trenta.

 Questo è comune nel genere umano.

E poi molto comune nelle figlie che entrano nella congregazione e questo accade per le ragioni che abbiamo anche sopra esposte.

Misurate quanto in voi è di forza; ponderate quanto in voi è di grazia di Dio.

Confrontate le vostre risoluzioni con il consiglio dei superiori, indi procedete pure con sicurezza.

Non rara volta è il Signore che trae un'anima a vita di perfezione, mercé il sentiero arduo del Calvario, e allora chi può o chi si attenterà a impedire il lavoro della grazia?

Intanto regola sicura ed omai generale è di far digiunare la mente, la memoria, il cuore.

[186]Mortificare le passioni intime, questo è proprio di ogni persona ragionevole, di ogni religiosa di giusto criterio nella fede e nello indirizzo della - 634 -vera devozione.

In questo assai più che non nelle mortificazioni corporali consiste il progresso nella via dello spirito.

Ritenete l'assioma morale, che più vale l'obbedienza che non il sacrificio.

In questo proposito state ferme e troverete la felicità.

Intanto penitenze corporali avete nei lavori della giornata.

Con disimpegnare gli uffici continuati delle opere di misericordia, voi potete giungere a sera stanche e quasi spossate e col corpo pesto, come S. Paolo confessa avvenire di se stesso.

Questo è penitenza gradita.

Tanto cara che tosto l'angelo del riposo vi fa addormentare nella pace del Signore e nella contentezza di aver passata una giornata piena di opere sante.





p. 630
87 S. Simeone Stilita, l'Anziano (fine del IV secolo - 459), monaco. Si acquistò grande fama per le sue austere penitenze.



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