Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento F. s. M. P. - 1911 - Stampa
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REGOLAMENTO DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA (1911) [TESTO A STAMPA]

Capitolo VII DUE CLASSI DI SUORE

Accettazione delle postulanti

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Accettazione delle postulanti

È opera meritoria secondare le aspirazioni sante di una giovane, allorquando vuole sottrarsi ai pericoli del mondo e mettersi sulla via della perfezione. Anche la semplice ragione c'insegna di secondare tutti gli sforzi verso il bene, ma la fede poi avvalora la ragione, perché dietro la sua [69] luce veniamo a conoscere la preziosità delle virtù cristiane. S. Cecilia a Valeriano suo sposo disse: «Non mi toccare, perché il mio angelo mi sta al fianco». Valeriano, curioso di veder l'angelo e mosso da venerazione per la giovinetta, ricevette il Battesimo, fece sue le aspirazioni sante di lei e si meritò con essa la gloriosa palma del martirio. Questa è una delle molte prove del conto in cui tiene Iddio chiunque aiuta un'anima a conservare la castità. A S. Teresa comparve più volte Gesù per raccomandarle di aprire parecchi conventi, perché ivi molte anime avessero l'opportunità di avviarsi alla perfezione.

Ora noi, per aver norma nell'accettazione delle postulanti che bussano alla nostra porta, abbiamo la santa Regola approvata da santa madre Chiesa ed in essa viviamo sicure. Ma per interpretarla ed applicarla convenientemente, si richiedono spirito di preghiera, intenzione retta e ripulsa vigorosa di ogni prevenzione od umano giudizio.


[70] Non è affare di poco momento guidare alle nozze spirituali le anime da Dio elette ovvero respingere le altre che hanno creduto sentire la voce del Signore e invece hanno seguito il capriccio d'un momento ovvero un disgusto malinteso. Per avere questo sano discernimento è necessario pregare molto, lasciarsi guidare da Dio e studiare con rettitudine la postulante e tutte le circostanze che l'attorniano. Soltanto dopo aver ricevuti i lumi dall'alto, potrete
- 469 -capire se la giovane è spinta alla congregazione da sincero desiderio di servire il Signore ovvero da leggerezza o dalla falsa speranza di togliersi alle lotte e alle miserie della vita. Talune giovani pensano perfino di darsi alla vita religiosa per meritarsi la stima di persone buone e spirituali. Certo la vocazione di costoro non è di buona lega. Esse somigliano a quelle campane fesse, che danno, è vero, un suono, ma stonato, che invece di accarezzare l'orecchio lo disgusta ed offende. [71] Invece sarà più sicura quella vocazione che resiste ai contrasti dei genitori e dei parenti ovvero quella vita di pene e di dubbiezze, circondata di scherno o perseguitata dai tristi. L'anima, che ha superato il combattimento e ne esce vittoriosa, garanzia di sincerità e di serietà e merita di essere coronata.

Nell'interpretazione della Regola si tenga bene a mente che la lettera uccide e lo Spirito vivifica, vale a dire, non bisogna prendere sempre il senso letterale, bensì piuttosto si deve interpretare il concetto intimo che l'ha dettata. Così nello spirito della Regola vuolsi intendere che, nell'accettazione di una postulante la quale dia segni non dubbi di vocazione, sarà bene sorpassare a certune condizioni secondarie, quali sarebbero di età, di salute, di dote, ricordando che ogni regola vuole la sua eccezione. Ma «...e se sbaglio?», dirà taluna. A costei io rispondo che sarà sempre meno male sbagliare per eccesso di bontà che per eccesso di rigore.


[72] A chi poi suggerisse essere meglio aver poche suore, ma tutte virtuose, sane e sapienti, io direi senz'ambagi che l'ottimo è nemico del bene. Dio solo è buono. Gli uomini migliori sono anch'essi un misto di bene e di male. Chi di noi è senza difetti? Respingere una postulante, perché non è perfetta, vorrebbe dire non accettarne mai nessuna. Bisognerà invece respingere senza pietà quella che non dimostra vero desiderio di emendarsi, «...e nel dubbio?», mi chiederete voi. E io ripeto: nel dubbio meglio dire di sì che di no, perché nel convento, colla grazia di Dio, molte anime difettose si sono vinte ed hanno raggiunto la maggior perfezione. Poi vi sono due anni di noviziato ed in essi la rettitudine della- 471 -postulante e la sua corrispondenza alla vocazione ha luogo di manifestarsi chiaramente.

V’è chi dice che nei tempi attuali, in cui frati e suore sono di continuo minacciati, l'accettarne di poco sane, povere e [73] difettose può essere un errore, certo poi un'imprudenza gravissima. E non sarebbe forse errore più dannoso il riceverne di quelle che hanno una fede languida e zoppicante? E se le nostre suore di mente limitata, anziane, malazzate e difettose, fossero proprio, come gli zoppi del Vangelo, le persone destinate a sedere alla cena nuziale? Vorremmo noi essere più severi di Dio? Il demonio, come leone ruggente, come serpente insidioso, minaccia le nostre contrade, cospira ferocemente alla perdita delle nazioni, alla perdita delle anime; leviamoci tutti come un sol uomo a disperdere il nemico! Le nostre voci prorompano in un sol grido: «Ci si tolga tutto, ma non la fede!». Per salvare la fede, il che vuol dire per procurare la salvezza delle anime, disponiamoci a dare tutto, la vita istessa. È terribile, ineguale la lotta? Non perdiamoci di coraggio. Sta scritto che se Dio è con noi, tutte le forze d'averno non prevarranno contro di noi. Non praevalebunt!7.

[74] Figlie di santa Maria, voi avete la santa Regola, tenetevela cara, essa è l'ancora benedetta alla quale non vi attaccherete mai invano. La Regola e i lumi del Signore vi diranno quali postulanti dovrete accettare e quali respingere e vi faranno conoscere quali siano gli impedimenti insormontabili, quali quelli da superare. Nel dubbio, ripeto, piegate a favorire e aprir le porte a chi bussa.

Se poi vi fossero circostanze speciali, ricordatevi che talune difficoltà possono essere ventilate e rimosse dal Consiglio della nostra congregazione ed altre dovranno essere sottoposte al magistero infallibile di Roma. Sempre però è bene che vi sia un'anima zelante e caritatevole che protegga la causa di colei che si vuol respingere e, se è necessario, si scriva anche in alto, purché la volontà del Signore si riveli e trionfi. Il criterio delle suore dirigenti, accoppiato al cuore di madre e di sorella, si adoperi in favore di molte spregiate tapine[75]che aspirano a vestir l'abito. Iddio le ripagherà largamente, ridando ad esse altrettanto bene e più di quanto avranno fatto a quelle povere figlie di Dio.






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7 Mt 16,18.



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