Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento F. s. M. P. - 1911 - Stampa
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REGOLAMENTO DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA (1911) [TESTO A STAMPA]

Capitolo XXX DELLE ELEZIONI IN GENERALE

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Capitolo XXX

DELLE ELEZIONI IN GENERALE

[326] Come Dio creando l'uomo gli ha messo il capo in alto, quasi a governo del corpo e di tutte le sue parti, così alla vostra congregazione, che è corpo nobilissimo, è doveroso sia dato un capo per reggerla e dirigerla in tutte le sue mosse. Ora il capo visibile della comunità della divina Provvidenza è il Consiglio superiore e, dopo di lui, il Consiglio particolare di tutte le case filiali, sieno desse sparse in tutta Italia o all'estero. In ogni famiglia ben governata, in ogni officina, in ogni paese, in ogni nazione, un capo, sia sotto il nome di padre, di padrone, di sindaco, di re o di presidente di repubblica, ha la direzione suprema dell'andamento domestico, civile [327] o sociale e, se questo capo è buono e sagace, la famiglia, l'officina, il paese, l'esercito e lo Stato corrispondono al proprio mandato e concorrono a stabilire la moralità e la pace universale. I dipendenti del capo, vale a dire gli aiutanti, i quali ne sono le braccia e sovente anche il cuore, contribuiscono efficacemente al buon andamento della privata e della pubblica cosa. Se invece il capo è malsano, tutto va a rovescio e difficile, difficilissimo anzi, riesce fermare dalla totale irreparabile ruina le relative società piccole o grandi che ne dipendono. Pensiamo adunque quanto importi che l'opera, alla quale abbiamo dato il nome e tutte le nostre forze, abbia una direzione quanto più è possibile rispondente all'adorata volontà del Signore e ai bisogni della casa, che Iddio nella sua infinita misericordia ha fin qui benedetto e prosperato oltre ogni speranza.

Ricordate però quanto già abbiamo detto, che l'ottenere un buon capo dipende in gran parte da voi, oltre alla parte da voi presa nella elezione, perché il Signore[328]suol dare in premio alle persone che sanno meritarsela una superiora e un Consiglio secondo il suo cuore. Siate adunque buone, sforzatevi di diventare ottime e Iddio, largo sempre e generoso oltre i nostri meriti, vi darà superiori che indovinino i vostri bisogni e vi spingano col massimo impegno sulla via della perfezione.

Il Signore, dandovi lui il Consiglio e il capo che vi meritate, vuole però che l'elezione venga liberamente da voi ed è già alto onore il vostro di essere, nella grande opera dell'elezione, ministre di Dio. Questo altissimo onore richiede però da ognuna di voi una cooperazione valida e saggia e questa non vi sarà possibile, se non cercherete con tutte le forze di ottenere i lumi dall'alto. E lo si- 685 -capisce, per ottenere questi lumi non basta pregare e fare il proprio dovere: bisogna avvalorare la preghiera col sacrificio volonteroso e costante delle proprie inclinazioni e dei propri gusti e fare il proprio dovere colla massima diligenza, evitando [329] studiosamente ogni difetto. Dice l'autore della Imitazione di Cristo: «Fa' bene quello che fai». Riflettiamoci! Se volete essere strumento non indegno nelle mani di Dio, dovete essere figlie di preghiera, rendervi cioè dolce e familiare la meditazione e l'esercizio della virtù. Vi sarà molto giovevole allo scopo studiare le virtù delle consorelle per imitarle, ma quando vedeste in esse qualche difetto, pigliatene scuola per iscansarlo.

Se vi trovate a far parte del Consiglio superiore ovvero dell'inferiore, invocate la grazia di Dio per riuscire ad entrare nel pensiero recondito delle compagne, rettificarne, se ve ne sono, le linee divergenti e consolidarle nei loro santi propositi. Sopra tutto però, col vostro cuore pieno di tenerezza oculata e prudente, entrate nel loro pensiero per avvalorare la loro propensione alla virtù e trattenerle da ogni debolezza. Se saprete lasciar trasparire che proprio la sola carità di Cristo vi spinge, che mai un minimo movimento di curiosità o di indiscrezione ha potere sul [330] vostro giudizio, riprendete coraggio, continuate l'opera vostra e state sicure che la vostra influenza si eserciterà beneficamente con quanti dipendono da voi o anche solo vi avvicinano. Avverrà talvolta che qualche sorella, per circostanze particolari di nascita o di vita o per tendenza personale a restringersi in sé o forse perché già avanti nella perfezione, distaccata da tutto e da tutti, amando intendersela unicamente con Dio, resti refrattaria alle amorose vostre investigazioni. In questo caso non forzate la porta di quel cuore. Esso è santuario nel quale non può penetrare sguardo alcuno; non vogliate sollevare il velo ond’è circondato e, con quell'amabilità santa che è figlia primogenita della carità, aiutate quell'anima forse in pena, imitatene la virtù, veneratene il riserbo, poiché sotto di esso assai probabilmente si asconde un'alta perfezione. Ma la vostra carità sia oculata, non sia una di quelle parvenze di carità che vi renda stolte; se vedete che quel riserbo è figlio di diffidenza o di scontentezza, cercate senza indugio di [331] mettervi riparo, provvedendo perché a quella consorella sia assegnato un ufficio confacente, pel quale essa abbia propensione e adatto alle sue attitudini. Se così farete, non tarderà guari e quel cuore, dinanzi chiuso ermeticamente alle vostre affettuose sollecitazioni, si aprirà come fiore a raggio di sole e manderà un vivificante profumo e darà a suo tempo copiosi frutti.- 687 -

Inutile, pericolosa e penosa sarebbe l'unione di molte persone costrette a vivere vicine le une alle altre nella identica vita, se in esse non vi fosse quella felice unione di pensieri e di affetti che caratterizza voi, Figlie di santa Maria della Provvidenza. Voi beate che, così facendo, trovate di continuo il desiderio e l'opportunità di aiutarvi! Qual è il vostro segreto? Un amore che non è secondo la carne, ma parte e si incentra nell'amor del Signore. Amatevi, amatevi teneramente in Dio, nobilissimo centro delle vostre aspirazioni, e il vostro amore diventerà fonte di gioia e vi riempirà di meriti per l'altra vita. [332] Con questo metodo santo di vicendevole conoscenza di attitudini e di virtù, riuscirà agevole al Consiglio superiore lo scegliere per le nuove fondazioni o per la direzione delle singole case quelle suore che abbiano poi a corrispondere alla fiducia in esse riposta e alle difficoltà senza numero cui vanno incontro.

Le suore tutte della casa intervengono alla nomina del Consiglio inferiore, il quale è sottoposto alla direzione immediata della superiora locale. Se la casa è di qualche importanza, alla superiora vengono assegnate una vicesuperiora, la quale di solito è altresì la segretaria, un'economa e due consigliere. Così costituito il Consiglio, riesce facile alla superiora discutere e disporre con buon senso pratico dei diversi uffici e dello sviluppo da dare alle opere iniziate col consenso del Consiglio superiore che, com'è noto, risiede nella casa madre. Le molte case filiali così unite e congiunte hanno opportunità di fare le proprie osservazioni, talvolta preziosissime, e sono in condizione di presentare i desideri ed [333] i bisogni della località in cui si trovano e delle autorità civili e religiose, colle quali hanno rapporti o contatto, e per tal guisa possono portare a maggior perfezione l'andamento delle Opere della divina Provvidenza. Non lo si dimentichi mai: è cosa di altissima importanza che le case filiali portino o mandino esatte e dettagliate relazioni alla casa madre, come è cosa naturale e doverosa che un figlio devoto e obbediente dipenda interamente da chi gli ha dato la vita.

Il Consiglio superiore in apposito registro annota scrupolosamente, benché a brevi tratti, il carattere e le attitudini speciali di ogni suora, verifica e perfeziona le relazioni ricevute e, dopo ponderato giudizio, assegna ad ogni individuo l'occupazione nella quale migliore affidamento di riuscita. Accade molte volte di trovarsi imbarazzati nella scelta del personale e purtroppo qualche volta anche si sbaglia e questo quasi sempre per difetto di informazioni. Se invece le relazioni fossero [334] bene studiate, si ovvierebbero molti inconvenienti, si faciliterebbero le occupazioni e, mettendo- 689 - al posto adatto le persone, si otterrebbero i risultati più soddisfacenti, come accade dove le suore sanno stare al proprio ufficio. Dall'affiatamento delle consorelle tra loro e colle superiore deriva il perfezionamento del Consiglio, il quale, se bene edotto di quanto riguarda l'andamento generale e parziale della casa, può esercitare con maggiore sicurezza ed efficacia le proprie mansioni e impartire disposizioni rispondenti al bisogno, senza urtare né in Scilla né in Cariddi.

Al Consiglio superiore, come a centro naturale, fanno capo tutti gli interessi e tutti gl'individui della congregazione e ad esso spetta, come si è già accennato, tenere esatto registro di tutte quante le suore, qualunque sia la casa cui appartengono, come pure di annotare con precisione, colle proprie caratteristiche, ogni ospizio, ospedale, asilo e qualunque altra opera industriale o di carità appartenente alla casa. [335] Il registrare semplicemente i nomi e le date non sarebbe difficilesoverchia fatica; ma il tenere stretto conto della potenza fisica di ogni individuo e più ancora delle qualità intellettuali, morali e religiose di ognuno, diventa agevole soltanto quando da ogni casa arrivino alla casa madre relazioni veritiere e circostanziate, scritte con retto giudizio sotto l'occhio di Dio.

Allo stesso Consiglio superiore spetta il disbrigo degli affari di maggior importanza, quindi gli è necessario tenere sempre con molta puntualità al corrente gli archivi e tutte quante le registrazioni inerenti alla casa, per facilitare il disbrigo pronto e ben fatto degli affari suddetti. Soltanto così si sapranno appianare le difficoltà solite a insorgere in ogni impresa e si potrà accorgersi delle insidie, che possono essere tese, e si farà in tempo a sventarle.

Gioverà ora fermarsi alquanto sulla composizione pratica del Consiglio superiore e de' suoi diversi uffici, per non incorrere in malintesi. [336] I superiori attuali dell'Opera della divina Provvidenza, siccome ne sono stati i fondatori, restano superiori in vita e però spetta ad essi scegliere le suore più atte pel Consiglio superiore, come pure destinare quelle che dovranno coprire i diversi uffici e nominare le assistenti delle case filiali o succursali. Diciamo così poiché, se un figlio può emanciparsi, le nostre case filiali, pur essendo nate dalla casa madre, si dicono succursali perché non potranno emanciparsi mai, ma dovranno dipendere sempre dalla casa madre. Il Consiglio superiore, è bene ripeterlo a scanso di equivoci, deve risiedere nella casa madre, per essere meglio alla portata di trattare gl'interessi propri, i quali sono uniti e indivisibili cogl'interessi delle case dipendenti. Esatta nell'amministrazione, esatta nella disciplina, esatta nel- 691 -disbrigo caritatevole dei propri uffici, la casa madre deve rifulgere quasi modello sopra tutte le succursali.

In tutte le organizzazioni economiche, commerciali, politiche o religiose, si richiedono[337]in chi le regge o le amministra le necessarie doti. Noi vediamo infatti, in ispecie nelle industrie e nel commercio, frequenti i fallimenti e, se ne ricerchiamo la causa, la troviamo sempre nella incapacità o nel difetto sostanziale della direzione. Non diversamente potrebbe accadere e pur troppo accade anche nelle imprese religiose, lanciate se vogliamo colla miglior intenzione, se chi vi è alla testa non ha l'attitudine necessaria per sostenerle quando soffino venti contrari. Date invece ad un'opera una persona rispondente al proprio mandato, che sappia cioè conquistarsi la fiducia e sappia mantenersela colla morigeratezza e colla virtù. Lo vedrete: l'opera andrà a gonfie vele. La persona vuol dire tutto, il resto viene da sé; vengono i denari, vengono tutti i mezzi che la Provvidenza trova necessari, se chi dirige l'opera saprà diffidare di sé, confidare unicamente in Dio.

Da quanto abbiamo ragionato deriva che il Consiglio superiore, se fa propri gl'interessi dell'opera, che sono poi gli [338] interessi di Dio nei suoi poveri, deve sapersi accaparrare l'universale fiducia, adempiendo fedelmente i propri doveri. Le persone appartenenti al Consiglio debbono non solo rispettarsi a vicenda, ma altresì devono rispettare se stesse per la dignità dell'ufficio onde sono investite, perché è debito di quanti appartengono alla casa tenere alto il sentimento dell'autorità e riconoscere che dessa proviene non da meriti individuali, sì bene unicamente da Dio. Forti di questo principio, le suore dipendenti venerino ed obbediscano il Consiglio ed abbiano piena fiducia che, per la grazia del Signore, esso riceverà i lumi dall'alto e quindi condurrà bene le opere affidategli. Vista la miseria nostra e la nostra corta veduta, sarà bene ripeterlo ancora. Compatite, compatite con larghezza di cuore i difetti che potreste vedere nelle persone dell'alto Consiglio e ricordatevi che anche il sole ha le sue macchie e d'altronde che ogni uomo, essendo composto di fango come il nostro padre Adamo, è fallibile e mortale. E per giunta, essendo [339] codeste persone poste in alto, più facilmente riesce visibile a chi sta sotto ogni cosa anche minima non rispondente alla santità, quantunque forse non abbia radice nell'anima loro. Ad ogni modo, se anche le vedeste piene di difetti, non cessate di obbedire, ma impegnatevi a raccomandarle alla Madonna ed essa le farà sante.- 693 -

Ma poi pensate. Quando voi avete adempito con impegno il vostro ufficio, avete finito. I superiori invece hanno continue sollecitudini e sopraccapi incessanti e sono costretti ad un lavoro di mente che non li lascia aver pacegiornonotte. Quando a voi è concesso riposare tranquille i vostri sonni, essi forse son tenuti desti da gravi, pressanti preoccupazioni, che loro impediscono il necessario ristoro del corpo e della mente. Sarebbe stolto il pretendere che la superiora si occupasse lungamente e intensamente negli uffici bassi di carità, perché da una parte gliene manca il tempo, dall'altra gliene sono venute meno [340] col disuso l'abitudine e l'attitudine. Ciò è naturalissimo. Il suo compito non è piccolo. Essa deve organizzare le religiose, distribuire gli uffici, occuparsi seriamente dello svolgimento dell'opera, e tutto questo richiede continuo sforzo d'intelletto e studio di consiglio.

Non pretendano dunque mai le subalterne di saper giudicare e tanto meno condannare l'operato delle religiose che loro stanno sopra, ma, quand'anche vedessero in esse qualche ombra, con pazienza e con umiltà si guardino dal portarne un giudizio, peggio poi un cattivo giudizio, e si mantengano nella dovuta soggezione alle loro superiore. La cosa è di sì sovrana importanza che non sarebbe soverchio un intero libro per istruirvi ed esortarvi, buone figlie della Madonna. Porgendovi questo Regolamento, noi intendiamo darvi soltanto una traccia e le linee generali della vostra condotta. A voi, anime chiamate alla perfezione evangelica, spetta poi coll'aiuto del Signore[341]di abbellire questo abbozzo e di riempire le lacune di queste pagine. La Vergine santa, nel cui nome vi siete aggregate, vi dia grazia di riconoscere il dono di Dio grande quant'altri mai; fedeli ai vostri voti e al vostro mandato, percorrete generosamente la via a voi tracciata dalla carità e dall'obbedienza, evitate il male e fate il bene, molto bene, tutto quel bene che la divina Provvidenza sarà per indicarvi. E Dio vi benedica!

 


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