Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Andiamo al Padre…
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ANDIAMO AL PADRE INVITI FAMIGLIARI A BEN RECITARE L'ORAZIONE DEL PATER NOSTER (1880)

I. La preghiera del cristiano

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I.

La preghiera del cristiano

Io griderò come il pulcino della rondine, mediterò come la colomba.

Isaia, 382

  1. [7]Tu vieni per ritrovare il celeste Padre. Vieni, vieni. Oh come son belli i passi tuoi3! E il Padre tuo quanto ne godrà allorché tu sia pervenuto a lui! Affrettati e intanto grida come il pulcino della rondine per farti meglio intendere, gemi come una colomba pietosa perché il genitore accorra ad incontrarti. Il figlio della rondine grida e quello della colomba geme di più, perché sanno [8]che per richiamare la genitrice l'unico mezzo sono i lamenti ed il pianto. Così fa lo stesso bambino. Tu medesimo ricordi quando fanciulletto chiamavi: "Padre! Padre!", e che sospirando gridavi: "Pane! Pane!". Il genitor sollecito si affrettava allora a te, ti colmava di carezze e ti riempiva le manine di doni. Argomenta or tu così: se il genitor del rondinino e della colombella accorre con ansia e se il padre del figlio bambino si strugge persin d'affetto, quanto più sollecito si moverà verso a te il celeste Padre? Provati a gridare come fa il pulcino della rondine, a gemere ossia a meditare come la colomba e vedrai.

  2. Il genitor carnale perché ti ama par che non possa stare senza te. Che se un giorno tu gli sia fuggito da casa, il padre manda a rintracciarti il primogenito suo e tuo maggior fratello, perché ti riconduca presto agli amplessi paterni. Il primogenito del Padre celeste è il Verbo eterno, il quale nella pienezza [9]dei tempi prese umana carne da Maria, sorella tua sebbene immacolata. Allora il Verbo incarnato che è Gesù Cristo diventò tuo vero fratello. Gesù, tuo maggior fratello

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perché Figlio unigenito dell'Eterno, fu mandato dall'Eterno medesimo per ritrovar te, il quale peggio che il figliuol prodigo eri fuggito lontan lontano dalla casa del Padre. Considera ora il viaggio e gli stenti che Gesù sostenne per rintracciarti. Quanto al viaggio percorse un cammino massimo, perché dal cielo discese fin su questa terra. Quanto agli stenti ne tollerò senza confine, perché sopportò tutta la povertà di Betlemme, tutti i sudori di Nazaret, tutti gli strazii di Gerusalemme e tutte le agonie del Calvario, che sono tutto insieme come un mare di umiliazione e di patimento senza confine. Pensa a questo, ché avrai ragion di gridar tu stesso come già sclamarono attoniti in cielo gli angeli, in sulla terra i giusti: "Il Signore amò gli uomini così, da dare per essi il Figliuol suo unigenito"4. [10]Ecco che Gesù ti ha dunque raggiunto nel deserto di questa terra. Il Figlio dell'Eterno ritrovandoti disse nello eccesso della sua gioia: "Andiamo al Padre! Andiamo al Padre! Io ti accompagno". Intanto prega di cuore così: "Padre nostro, che siete ne' cieli"5 e sta sicuro che presto raggiungerai l'amplesso del Signore e Padre. Che dici or tu?... Appoggiati alla destra di Gesù e grida: "Padre! Padre!" come il rondinino. Come la colomba domanda: "Pane! Pane!". Intanto dirizza veloci verso al cielo le ali dello affetto, che Iddio Padre si muoverà ad incontrarti.

  3. I tuoi primi padri Adamo ed Eva furono collocati da Dio in un giardino di delizie, ed essi erano beati perché parlavano col Signore e l'Altissimo conversava con loro. Or tu hai nulla di invidiare a' tuoi primogenitori innocenti. Tu stesso ti trovi in un orto di celeste fecondità. Quest'orto è per te l'Orazion domenicale, perché con quella tu parli con Dio e il Signore conversa teco. Tu apri [11]bocca a domandare quanto è bene per l'anima tua, quanto è utile al corpo, e il Padre ti esaudisce prontamente. Ma in te si osserva talvolta un portento di mostruosità. In un orto fecondo vengono le mosche,

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vengono le cantarelle, vengono le api. Or le mosche non fanno che sorvolare da fiore in fiore. Le cantarelle posano alquanto, ma prendono di cibo sol quanto basta per non morire. Invece le api sono industriosissime. Si addentrano nella corolla dei fiori e non si partono finché sieno sazie per sé e che non abbiano raccolto altresì copia abbondante di un miele opportunissimo in tempo di cruda stagione. L'orazione del Pater è dunque quest'orto fecondo e tu entri . Orbene, come ti diporti tu in quest'orto? Fai come le mosche? Imiti almeno le cantarelle? Ah, perché non sei ape industriosa, dacché il Signore ti ha chiamato ad esser cristiano? Per esser molto caro a Dio tu devi ricavare dall'orto dell'Orazion domenicale frutti copiosi di virtù, come l'ape [12]raccoglie succo prezioso di sostanza dai fiori di un orto materiale. Gesù Cristo, insegnandoti le domande del Pater noster, ti ha additato la mensa splendida che il padre del prodigo appresta al figliuol ravveduto. Che diresti tu di quel figlio che, se chiamato a sedere nel primo posto a mensa, rifiutasse ancor di assidersi al posto ultimo?... Quel padre nemmen sarebbe contento se, assidendosi, il figlio si mostrasse poi malinconico o svogliato. Il Padre è in festa grande perché ti ha rinvenuto, ah, perché non godi altamente tu medesimo?

  4. Dirai che tu hai pregato e che non sei stato esaudito. Ma hai tu supplicato come Gesù ti insegnò a fare? Tu domandi con sbadatezza come i fanciulloni fanno. Domandi per golosità di cibi materiali, che ti fanno prima ammalare e poi morire. Più, in quella che apri bocca tu vuoi essere prontamente servito e se non ti compiacciono mormori e ti indispettisci. Un giovine cosiffatto merita [13]egli di essere accontentato? Credilo, credilo. Quando tu domandi a Dio cose che non giovano ma fanno danno all'anima tua, il Signore se ti concedesse ciò, questo sarebbe un gran castigo per te ed un danno forse irremediabile. Prega meglio e otterrai presto gran cose. O se il Signore tarda, sai perché il fa? Il fa per il gusto che prova in vederti supplichevole a' suoi piè, e così si diporta come un padre terreno il quale comincia <a> promettere il regaluccio al fanciullo, poi glielo mostra e infine glielo porge in mano con carezze affettuose.

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Il Signore usa come quel ricco pellegrino che salendo la via di Loreto si fa venir dietro per buon tratto il poverello che gli cerca l'elemosina, per il piacere che ha di vederselo per molto tempo vicino. Ma quanto più il meschinello gli tien dietro, più ne riceve poi di limosina e di premio. Che più? Il tuo celeste Padre ha più desiderio lui di darti suoi doni che tu premura di domandarli, epperò egli [14]ti ricolma di suoi favori ad ogni istante, e perché non creda che ti benefichi perché tu gli sia grato, spesso egli dispone che tu nemmen ti avveda delle maggiori grazie che ti elargisce.

  5. Dirai che ti stanchi di pregare perché in te nemmeno provi quelle tenerezze di affetto che gusta un figlio quando conversa con il padre. Ma ti rispondo: tu trovi diletto sensibile perché la voce, il gesto, il sorriso sensibile del genitore ti commuovono. Quando parli con Dio, è l'anima tua che discorre con il Signore, spirito purissimo, e tu il sai che di regola generale il corpo non può risentir delle operazioni dell'anima. Se poi ne gode, ciò avviene piuttosto per effetto di favor celeste, come fu per Abramo, per Lot, per Tobia grazia singolarissima ricevere la visita di angeli celesti in forma di giovani terreni. Aggiungi che come il padre più volte finge col fanciulletto un volto severo per misurar l'affetto di lui, così spesse fiate usa con te il [15]Signore. Che se tu non lasci di raccomandarti e che ti unisca a Dio tanto più strettamente con lagrime e con affetto, allora beato te.

  Ignazio, proprio quando si diede al Signore e che per discorrergli con più affetto si ritrasse nella grotta di Manresa, non solo non vide il volto amorevole del Padre, ma scorse tutto l'orrore dell'inferno che pareva assorbirlo vivente. Ignazio non solo non sentì la voce di Dio Padre, ma gli pareva in cuore di udire questo annunzio tormentoso: "Tu sei dannato, tu sei dannato". Teresa stessa, quando si risolse di vivere solamente per Iddio, a vece di avere da alto un sorriso celeste di approvazione, esperimentò nella mente una cecità tenebrosa che le pareva di essere di continuo nel buio di notte fitta. Nel cuore Teresa provò uno sconvolgimento di affetto ed una malinconiatetra, che per diciotto anni continui soffrì tanto come chi sostiene di continuo in sé il tormento dell'agonia

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estrema. Ma nel colmo di tante prove, né Ignazio cessò di [16]gridare a Dio: "Voi siete il mio Padre, voi siete il mio Padre". Nemmeno Teresa lasciò un istante di gemere: "Pane, o Signore, date all'anima mia il pane della vostra grazia". Intanto sì Ignazio che Teresa furono esauditi ampiamente come tu sai. Ignazio fu aiutato da Dio a compiere quaggiù tutto quel bene che il suo cuore desiderò e fu patriarca di una gran famiglia che nella Chiesa di Gesù Cristo ancor adesso, dopo quasi tre secoli, sostiene come colonna fermissima. Teresa poi domandò più cose per il suo grand'Ordine carmelitano e le ottenne tutte. Quest'Ordine, che come orto fecondo aveva già dato frutti di vita a tutti gli uomini della terra, ai tempi di Teresa era diventato orto guasto e terra sterile. La pia verginella supplicò dunque che ritornasse come prima giardino di virtù e orto di frutti santi, e fu esaudita. Trecento case di riforma istituì ella stessa e intanto, debole femminuccia ma fervida, tanto si adoperò presso a Dio che i regi medesimi [17]non che i principi si piegavano ad ogni suo volere, e i vescovi ed il pontefice ne ascoltavano con premura le sue domande. Sì gran pro adunque apporta il gridare come rondinino quando si prega, e insieme gemere come colomba. Tu, se fin qui non hai ottenuto come Ignazio e come Teresa da alto beneficii insigni, sarà perché come loro non hai pregato con molto affetto.

Riflessi

  1. Per ottenere molte grazie da Dio tu devi gridare come il rondinino e insieme gemere come la colomba6. Il Signore è il Padre tuo.

  2. Per tanto desiderio che ha di star teco e di aiutarti, mandò a rintracciarti quaggiù il suo Unigenito e gli impose di insegnarti la formola di preghiera per ottenere da alto qualsiasi grazia.

 

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  3. Sicché con la orazion del Pater noster tu puoi godere come Adamo [18]ed Eva nel loro giardino del paradiso terrestre. Ma come ti vali tu di quest'orto di grazia?...

  4. Prega con affetto e con perseveranza.

  5. Prega ancor quando a supplicare non provi diletto ma noia, e vedrai come è utile rivolgersi a Dio con il grido del rondinino e con il gemito della colomba.





p. 108
2       Is 38, 14.



3       Cfr. Is 52, 7.



p. 109
4       Gv 3, 16.



5       Il  Pater  è  in Mt 6, 9-13. Non verranno più indicate  le  citazioni  di  questo brano evangelico.



p. 112
6       Is 38, 14.



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