Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Saggio di ammonimenti famigliari
Lettura del testo

SAGGIO DI AMMONIMENTI FAMIGLIARI PER TUTTI MA PIÙ PARTICOLARMENTE PER IL POPOLO DI CAMPAGNA

I. Ai nostri tempi coloro che travagliano tanto la religione santissima sono soprat<t>utto i carbonari colle lor false dottrine

«»

[- 5 -]

I.

Ai nostri tempi coloro che travagliano tanto

la religione santissima sono soprat<t>utto

i carbonari colle lor false dottrine

  [11]Fu intorno l'anno 1050 di nostra salute l'epoca in cui soprat<t>utto fioriva la Compagnia del buon Dio, la quale era denominata con titolobello appunto perché si componeva di divoti operai, come architetti, scultori, pittori, falegnami, ferrai, muratori ed altri, i quali per amor di Dio e del prossimo correvano in qua ed in a fin di aiutare gratuitamente a fabbricare sia chiese che cimiteri o [12]monumenti sacri, come strade pubbliche e ponti e simili. Quei benedetti Compagni del buon Dio poi incoraggiavano siffattamente lor devoti lavori che migliaia a migliaia e fin centomila insieme attiravano a travagliare, gente di ogni condizione ed età, onde si innalzarono dal suolo quelle grandi meraviglie dell'universo che sono il primo tempio della Cristianità od il San Pietro di Roma,

 - 6 -

vasto sì da contener facilmente novecentomila pellegrini, ed il secondo che è il duomo di Milano, ancor esso e ricco e vasto da misurare 148 metri nella sua lunghezza e 87 nella larghezza, con 135 guglie delle quali la maggiore, detta della Madonna, è alta ben 108 metri sopra il pavimento, non che 1600 statue nella sola facciata d'ingresso. Nella stessa guisa sorse altresì quella gran cattedrale di Spagna, la quale, comeché ricchissima fra tutte, fece persin dire al celebre inglese lord Stanhope4 che tutti i tesori dei regnanti d'Europa insieme uniti non equivalgono alla metà dei tesori che [13]in semplici arredi sacri possiede la basilica di Saragozza.

  Or credereste voi mai? Quei piissimi compagni poco a poco volsero a cattivo fine le loro intenzioni e si fecero di poi pessimi a tal segno da trasformarsi, con orrenda mostruosità, in altrettanti pestiferi soci delle società cotanto famigerate dei così detti carbonari o franchi muratori, i quali passano altresì a<i> giorni nostri sotto il nome di liberi pensatori, di razionalisti e più comunemente di mazziniani, di rivoluzionari, di socialisti, di comunisti o di internazionalisti, vero flagello del secol nostro, i quali fecero dire allo stesso angelico nostro Pio queste memorande parole: "Ciò che io temo non sono tanto tutti quei miserabili della Comune di Parigi, veri demoni dell'inferno che passeggiano sulla terra... il vero flagello è il liberalismo cattolico... Sì, per l'appunto, questo giuoco di bascule distruggerà la religione". Colle quali parole intendeva cioè l'augusto pontefice di avvisare i cattolici suoi [14]figli che non solo son da temere come nemici grandi della religione e della civil società i così detti massonici, ma altresì i liberali, i quali in buona fede o con malizia professano le dottrine o approvano i malfatti dei rivoluzionari, rendendosi con ciò tanto più dannosi ai cristiani dabbene quanto più si mantengono sconosciuti. Ma di questi ultimi ci riserveremo a parlarne ancor altrove e intanto non perdiamo tempo a gettare uno sguardo almen rapido sulle dottrine dei carbonari, acciò, scorte che

 - 7 -

ognun le abbia per vere dottrine infernali, possa anche guardarsene con somma cura.

  È da saper adunque che i carbonari da noi si fecero specialmente numerosi e potenti di poi dal 1830 sotto il titolo dei soci della Giovine Italia, della Giovine Alemagna, della Giovine Polonia e della Giovine Europa, alla quale obbedivano poi tutti. Se non che a quell'epoca ancora pareva che cotai carbonari studiassero soprat<t>utto la maniera di far prosperare i popoli col favorire in modo speciale[15] le industrie, il commercio e le scienze. Ma ben presto si diedero a conoscere, perché si meritarono di essere altamente scomunicati non una sola volta ma moltissime dai pontefici sommi, cioè Clemente xii, Benedetto xiv, Pio vii5, Leone xii, Gregorio xvi e più a noi davvicino Pio ix, il quale in molti luoghi, ma specialmente nel suo grande Concilio Vaticano, fulminò co' suoi anatemi tutti i razionalisti del secol nostro, non che i lor errori a un per uno parimenti tutti. Imperciocché una società come questa dei framassoni non è forse uscita mai dall'inferno a travagliare cotanto la Chiesa di Gesù Cristo. È compassione grande e scandalo persino il dirlo, ma i soci della carboneria giurano sul proprio stilo di obbedire in tutto e ciecamente, foss'anche di scannare il più caro amico non meno che il proprio padre. E non solo questo, ma stringono patto col diavolo e si fanno aiutare dagli spiriti maligni e muoiono perfino martiri di Satanasso. Che più? Come ogni buon [16]cristiano gode tanto di essere chiamato col dolce nome di fratello in Gesù Cristo, così quei tenebrosissimi settari si salutano col titolo di fratelli in Beelzebub6 e giungono a gridare nelle infernali loro congreghe con bestemmia finora inaudita: "Morte al buon Dio e vita a Lucifero!", e di poi come indiavolati passeggiano

- 8 -

per le città, come in processione, con un lurido stendardo su cui è scritto, siccome ultimamente in Venezia in sul mezzodì, a neri caratteri: "Viva l'ateismo", o sia: Viva quelli che negano Dio! Orrore! Deh, come il sole non si è oscurato a tanta empietà, e la terra non si è anche ad ogni lor passo spalancata in cento bocche per ingoiarsi vivi vivi i sacrileghi bestemmiatori!

  Però, il mio caro popolo, già d'adesso ben ti puoi avvedere che punto di bene non è da aspettarsi dai seguaci della carboneria, quantunque per avventura ti si esibiscano cento volte come soli e grandi amici e fratelli cordiali. Imperocché anzi agognano con satanica rabbia a recarti il massimo dei mali [17]come è quello di strapparti dal cuore la religione santissima, non altrimenti che giurarono di fare le tante volte essi stessi i barbarissimi massonici. Il vescovo di Perpignano, a cagion di esempio, in un suo libretto7 in cui difende il poter temporale del pontefice cita, egli il primo, un documento dei framassoni in cui quelli protestano appunto così: "Il nostro intendimento è quello di Voltaire e della Rivoluzione francese: il perfetto annichilamento del Cristianesimo e della stessa idea cristiana". Ed in altro libretto, stampato dagli stessi carbonari col titolo di Chiesa romana in faccia la rivoluzione8, a leggere!... trovate lettere d'inferno e parole da Satanasso, giacché son sempre sul dire e ridire che i soci della framassoneria devono consacrare tutti i momenti della lor vita alla grand'opera della corruzion dei cuori, che devono penetrar nei seminari per pervertirvi i giovani studiosi, finché uscendone sacerdoti cattivi giungano poi questi alla lor volta a corrompere popoli intieri.[18] Né qui è il tutto, ma lo schifosissimo libro segue a dire che i

 - 9 -

preti soprat<t>utto, e più ancora quei posti più in alto, bisogna schiacciarli collo scherno e colla calunnia, affinché nessun cristiano più creda loro. Che se dopo tutto questo, conchiude il libercolaccio, se dopo tutto questo rimarranno ancor cattolici in questa terra, allora è da far l'ultimo sforzo con massacrarli tutti insieme e in mancanza di corda, come scrisse già il Diderot, s'adopreranno le intestine dell'ultimo prete per istrozzare l'ultimo dei re. Né queste loro proteste furono parole vane, ché pur troppo gli scellerati come dissero così fecero anche. Infatti i filosofanti del secolo passato predicarono tant'alto lor empie dottrine che il più famigerato tra essi, avendo sostenuto che omai la più gran parte d'Europa era volteriana, tantosto si diè opera a massacrare i cattolici che ancor potevano rimanere, e si cominciò dalla Francia. La quale perciò nuotò in alto mare di sangue, perché tutti i missionari di Satanasso, essendosi[19] convertiti in altrettanti carnefici d'abisso, in meno di sei mesi, cioè nei momenti del Terrore rivoluzionario che fu nel 1793, troncarono il capo a ben più che ducentomila eroi cristiani. Eccessi di gente imbestialita! Ma come Tertulliano lasciò scritto che il sangue dei martiri è semenza di novelli cristiani, così i francesi, i quali dapprima erano cattolici sì, ma sgraziatamente freddi, con sacerdoti e vescovi terreni anch'essi e alquanto trascuranti, dopo quell'orrenda persecuzione si cambiarono in tutt'altri e divennero ferventi a tal segno che per molti anni dappoi e clero e popolo furono più che altri mai esemplari e zelanti.

  Per la qual cosa non è a dire se i carbonari fremessero più che prima di rabbia furiosissima. Però a fin di sfogarla discesero in Italia per perseguitarvi gl'infelici abitatori, ma non più col sistema delle carnificine sebbene coll'altro, tanto più dannoso, della corruzione. Lo sventurato Ugo Foscolo fu lui che persuase agli altri l'infernale progetto lorché nel 1799 scriveva [20]soprat<t>utto al generale rivoluzionario Championnet i seguenti sensi: "Poiché avete bisogno degli uomini, giova secondare le loro opinioni, massime quando sono universali ed antichissime. Fate rispettare la religione e avvilite i ministri di essa pagandoli. Costoro, come tutti i mortali, preferiscono il culto dell'interesse a tutte le altre divinità. Predicheranno la

 - 10 -

rivoluzione quei medesimi che predicavano la crociata". Al Foscolo faceva eco altresì l'anticristiano prostrato a Sedan allorché scriveva: "Pensate a demoralizzare il clero". E di più alle bestialità di cotestoro rispondono degnamente le bestialità ancor immense degli attuali rigeneratori. Fra i quali il primo a comparire è sempre quel Garibaldi il quale negli scorsi anni era già salutato dalle onde di popolo come salvatore e santo. Or voi dovete sapere, se per caso ancor l'ignoraste, che il Garibaldi appunto è un buon santo del diavolo, sendoché il 16 luglio 1861 da Caprera scriveva alla contessa Dora d'Istria che il Papato[21] è la più orribile delle piaghe e che diciotto secoli di menzogne, di persecuzioni, di roghi, di complicità con tutti i tiranni d'Italia resero insanabile tal piaga. Inoltre da Fenestrelle scriveva il 10 settembre 18679: "Avanti, o romani, spezzate i rottami dei vostri ferri sulle cocolle dei vostri oppressori", ed agli studenti di Pavia si indirizzava parimenti per invitarli a far correre le vesti nere col selciato delle strade. Altrove ancora assai diceva che dall'Italia bisognerebbe esterminare tutti i preti e farli cader tutti sotto una tempesta di sassi, e simili lordure le quali dimostrano di qual rabbia fosse quel poveraccio compreso per la cattolica religione. Davvero che il villano si dimostrò con ciò più ingiurioso che lo stesso Lutero. Ma il gran danno fu questo, che come Martin Lutero così Giuseppe Garibaldi ottenne seguaci ed adoratori assai. Perocché tra i molti trovò persino chi offrisse 25 mila lire per aversi in memoria, come reliquia, la palla con cui quel salvatore fu ferito [22]ad Aspromonte, e rinvenne persino una Laura Mantegazza la quale invitasse tutte le signore italiane a regalare il proprio anello a lui stesso. Né da meno del Garibaldi si dimostrò il deputato Brofferio quando senza punto arrossire scriveva al Salvagnoli: "Mio caro amico, colla verità

 - 11 -

non si governa". E similmente fu sopra tutti valoroso il Salvator Morelli, allorché il 5 febbraio 1868 in pieno Parlamento italiano bestemmiava appunto così: "Lo sappia il paese, lo sappiano le madri, lo sappia il mondo: il Catechismo cristiano dato in mano alla prima età infatua, non illumina i loro figli". Cospetto! Nessuno mai nello spazio di 1867 anni giunse a sapere che la dottrina di Gesù Cristo istupidisca la gente e il Morelli l'ha potuto scoprire! Poffare, che acutezza d'ingegno! Non lo volevano neppur credere i quattrocento che l'udivano, ma alla fine gli fecero di cap<p>ello e confermarono anch'essi che sì, la religion cristiana non è più la religion di Cristo, che il papa non può comandare e che, pur volendolo, [23]non ottiene che di far odiare la sua religione, e simili scempiaggini. Le quali, come sfacciate in sommo grado, ottengono che il popolo più dabbene le abbia anzi in sommo abbominio, ma non così la gente meno divota, la quale così va mano mano perdendo quell'avanzo di religione fino al punto di consegnarsi disperata10 fra le ugne delle società massoniche. Invero queste intanto a<i> nostri crebbero sì di numero e di forza che alla gazzetta di Parigi intitolata La Liberté11, sotto il giorno 10 agosto 1871 ardivano di scrivere: "Alla redazione della Liberté. Dugentomila cittadini di Parigi e quattro milioni in Europa sono membri attivi dell'Internazionale. Siete invitato a por fine alle vostre diatribe contro i membri della Comune, sotto pena di morte. I sergents de ville, le guardie di Parigi e le loro famiglie sono tutti condannati a morire prima di un anno dal consiglio supremo della associazione, come pure tutti gli ufficiali dei reggimenti. I capitalisti [24]sono condannati. Noi siamo il numero, noi siamo la forza. La disciplina si ordina. La vecchia società deve perire, ed essa perirà. Non un capello cadrà dalla testa di un membro della Comune, oppure verrà la strage immediata! L'Internazionale, la padrona d'Europa". Bagatella eh!, quattro milioni e che cuore! Quest'è, come ognun vede, un superbo vanto ed una furiosa minaccia

 - 12 -

con cui i vili vorrebbero farci penetrar il terrore fin nell'ossa. Ma così fosse solo vanto e semplice minaccia, ché pur troppo è vero che i framassoni sono sparsi in tutto il mondo e che si contano a migliaia, soprat<t>utto nelle città, come se ne contano assai nei borghi altresì e perfino nei paesi di campagna. Perché nella società dei carbonari si trovano inscritte persone di ogni condizione, dal ciabattino cioè insino all'uomo di Stato. Che più? Perfin le donne... Anche loro, le stolte, si aggregano a quelle società tenebrose. Uh!, una donna a bestemmiare il suo Dio e la sua religione è davvero una schifosità ributtante.

  [25]Laonde, la mia cara gente, voi ben già v'avvedete se sia tempo omai di aprire gli occhi per iscorgere gli orrendi mostri che tutti intorno intorno ne circondano, ed a guardarcene. Anzi è da stare all'erta con tanta maggior attenzione in quanto che i carbonari, per sistema lor proprio, si infingono e vi si fanno però innanzi con tali maniere gentili e con discorsiinsinuanti, che voi senza più siete come forzati a pensarne d'essi come di uomini e di amici grandi. Ma anche il rospo fa dell'amico coll'armellino12, quando pensa di ingoiarselo vivente in un boccone. Né solamente i bei modi e l'ameno tratto dei carbonari ti ingannano, ma ben anco le loro opere. Perocché qual cosa, a cagion d'esempio, più utile e più onesta agli occhi dei semplici che le famose società operaie dei liberali? Eppure non sono punto come appaiono, perocché queste società sono in generale istituite dai framassoni e caldeggiate dai framassoni, sendo che framassoni sono il più delle volte i capi e molti [26]membri di esse, come anche framassoniche son le dottrine che s'insegnano nelle loro adunanze. Per la qual cosa non andò del tutto errato chi opinò essere le società operaie liberalesche come altrettante scuole per trarne poi fuori bravi massonici. I quali, quando fossero abbastanza cresciuti di numero e di valore, farebbero sentire a tutto il mondo il proprio - 13 -grido di guerra affinché ciascuno in ogni sua parte s'affrettasse poi a massacrare i re, i preti, i cattolici, finché di tutto il mondo si giungesse a formare una repubblica sola, alla quale però già danno il nome di universale perché in essa nessuno dovrebbe rinvenirsi né troppo ricco né troppo povero. Nessuno a comandare come né ad obbedire, ma tutti eguali secondo loro e felici, ma secondo noi infelicissimi come un serraglio di belve che si divorano a vicenda. Perché gli uni non penserebbero che ad ingrandirsi con rovinare altrui. Balordaggini son queste e bestialità che le eguali non si udirono finora in tanti [27]secoli, e son tali che farebbero ancor ridere perfin gli stupidi. Ma non ridono già loro, i cannibali dell'Internazionale, ché troppo povero sarebbe colui il quale volesse provarsi a dissuaderne in contrario certi caporioni di quella selvaggia setta. Costui per la prima volta sarebbe coperto con tante catene e per la seconda gettato a terra morto in mezzo il proprio sangue. Per la qual cosa profetizzava vero il Cortés quando scriveva a monsignor Gaume: "Di presente quello che io veggo più chiaro è la barbarie d'Europa ed innanzi alla barbarie il disertamento. La terra dove sarà passata la civiltà settaria sarà maledetta, sarà la terra della corruzione e del sangue". Queste forti parole del Cortés si avverarono ogni qualvolta vedemmo coi nostri propri occhi i settari a farsi valenti nel perseguitare gli innocenti e nell'uccidere i disarmati, che sono i preti ed i cattolici. Come pure nel saccheggiare le chiese e profanare gli altari, non che nell'incendiare le case [28]e le città, per estinguersi la sete di rabbia che li cuoce per i preti e per i cristiani di zelo. Né diversamente del chiarissimo Cortés la pensano molti altri sapienti, tra i quali il non men chiaro p<adre> Curci, che nel suo recente libro Sull'Internazionale13 dimostra che vi sarà per opera della medesima una catastrofe universale. E così non fosse affatto, che i regnanti della terra non tremerebbero sui loro sogli, come né la sposa

 - 14 -

di Gesù Cristo, Chiesa santa, sarebbe essa pure costretta <a> gemere con gemitiprofondi. Geme la travagliata, perché tanti figli suoi ingrati le muovono la più aspra guerra. Geme la meschinella, perché, orribile a dirsi!, tra la schiera dei traditori suoi comandano persin taluni pastori in Israello. L'eccesso dei quali è tant'alto che muove tutti i figli devoti del pontefice a supplicare ad una voce l'Altissimo così: "Signore, abbiate pietà di tutti, ma pietà di più per il sacerdote che si è fatto ai suoi fedeli pietra di scandalo". Ah sì!, preghiamo pure, o fratelli, [29]preghiamo per tanti traviati i quali bestemmiano quel che ignorano. Preghiamo, ma finché i lupi rapaci di ogni genere non si sieno colla grazia dell'Onnipotente cambiati in altrettanti agnelli di mansuetudine, noi gridiamo loro incontro.

  O compagni14 della massoneria, i quali a compimento della viltà che vi circonda vi intitolate amici e fratelli nostri, via da noi, via da noi!, che noi per non vedervi siam disposti a passar piuttosto la vita fra le tigri dei deserti africani! Che se pure ci accadesse di incontrarci con un solo ancora della razza vostra, noi non lo saluteremo altrimenti che fece san Policarpo coll'eretico Marcione allorché, incontratosi questi col santo, dissegli: "Mi conosci tu ancora?", e Policarpo a lui: "Sì, ti ravviso, tu sei il figliuol primogenito di Satanasso". E sì dicendo fuggì lontano. Ah sì!, fuggiam davvero, o cristiani, perché è l'apostolo san Giovanni15 che intima severamente a tutti di star lontani dalle persone eretiche e di non salutarle manco tra via16. Fuggiamo adunque,[30] e fuggendo gridiam tant'alto sicché tutti ci abbiano ad intendere: "Ai ladri! Agli assassini!", e facciamo conoscere ad ognuno che i compagni della framassoneria sono loro i ladroni che con tante sataniche dottrine e ree macchinazioni ci vogliono morti e dannati allo inferno.

 





p. 6
4       Originale: Stan-Hoppe; cfr. Enciclopedia Italiana, xxxii, 1936, p. 478.



p. 7
5       Originale: Clemente xiii, Benedetto xiv, Pio vi; cfr. Pietro Pirri, Massoneria - xi. Condanne emanate dalla S. Sede, in Enciclopedia Cattolica, viii, 1952, col. 324. Clemente xii, Benedetto xiv, Pio vii e Leone xii sono i pontefici cui tradizionalmente si faceva riferimento sul tema; cfr. l'allocuzione di Pio ix Multiplices inter del 25 settembre 1865, ne La Civiltà Cattolica, 1865, iv, pp. 129-135.



6       Originale: Belzebub; cfr. ed. 1930, p. 17.



p. 8
7       Riferimento all’opuscolo Osservazioni di Mons. Gerbet, Vescovo di Perpignano, intorno agli attentati diretti contro la sovranità del Papa, Roma 1859. Philippe-Olympe Gerbet (1798-1864) fu vescovo di Perpignan (Pirenei Orientali, Francia) dal 1854.



8       Riferimento all’opuscolo L'Eglise romaine en face de la révolution, Paris 1859, dello storico e pubblicista cattolico Jacques Crétineau-Joly (1803-1875). Vi sono pubblicati diversi documenti sull'attività e l'organizzazione delle società segrete.



p. 10
9       In Giuseppe Garibaldi, Scritti e discorsi politici e militari, ii (1862-1867), Bologna 1935, p. 413, il proclama Alla Giunta Romana da dove è ripresa approssimativamente la citazione seguente è datato 16 settembre 1867, con avvertenza del curatore che «La data è dedotta dal Diritto che diede questo proclama, con qualche breve variante, il 19 ottobre 1867» (ivi, nota 1).



p. 11
10     Originale: disperato; cfr. ed. 1930, p. 23.



11     Originale: Libertà.



p. 12
12     Probabilmente: usignolo; in Salvatore Battaglia, Grande Dizionario della lingua italiana, xvii, 1994, p. 110: «Come fa il rospo con l'usignolo: affascinandolo, incantandolo».



p. 13
13     Riferimento all’opuscolo di Carlo Maria Curci (1809-1891) Sopra l’Internazionale, nuova forma del vecchio dissidio tra ricchi e poveri, Firenze 1871.



p. 14
14     Originale: I compagni; cfr. ed. 1930, p. 28.



15     Originale: Giacomo.



16     Cfr. 2 Gv 10.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma