Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Saggio di ammonimenti famigliari
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SAGGIO DI AMMONIMENTI FAMIGLIARI PER TUTTI MA PIÙ PARTICOLARMENTE PER IL POPOLO DI CAMPAGNA

III. Guardiamoci ancora dai rivoluzionari perché essi affin di terminare di rovinarci fanno succedere ogni genere di grandi misfatti

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III.

Guardiamoci ancora dai rivoluzionari perché essi affin di terminare di rovinarci fanno succedere ogni genere di grandi misfatti

  [46]La madre del pontefice Benedetto xi, la quale era donna assai povera e contadina, volendo visitare suo figlio il papa andò da certe sue amiche le quali la vestirono con gran gala. Intanto la buona donna camminava doppiamente contenta e già era presentata all'udienza di suo figlio il papa. Se non che Benedetto, vedendosela innanzi così inghirlandata, si rivolse agli astanti suoi e disse: "Ma costei non è mia madre... Mia madre è una povera donna!".

  Così i liberali dei nostri tempi ci vogliono rappresentare Italia, come donna cioè ricca e potente, mentr'ella è meschinella e tapina. Sì, meschinella e tapina e non per altro se non perché le si vuol rapire la sua religion divina. Ma ve lo protestiamo, [47]o rivoluzionari, che voi potrete ben saccheggiarci

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le case e rubarci le sostanze senza che noi ne moviamo perciò querela. Anzi scannateci pur viventi se così vi piace, che per noi sarebbe anzi ventura grande, ma strapparci la religion dal cuore, oh, questo poi nol potrete in eterno mai. Eppure, popol mio diletto, questo è quello che gli uomini della rivoluzione si sforzano di ottenere con implacabile ira. Perocché, cattivi essi, vorrebbero che tutti fossero cattivi; straziati essi dai rimorsi di coscienza, vorrebbero che tutti il fossero egualmente. Laonde cento volte per giorno giurano di non si acquietare finché e re e preti e cattolici tutti quanti sieno allo stesso modo massacrati. Né per giungere al loro reo intendimento badano punto a giustizia o ad equità, ma si aiutano senza meno con ogni genere di barbarie. Ne sia ancor esempio dapprima la Rivoluzion francese che fu nel 1793.

  Allora quei filosofanti così presero a susurrare tra il popolo: "I sei flagelli i quali seguono[48] ad assassinarci sono: i re, i ricchi, i nobili, gl'impiegati, i soldati, i preti. Abbasso tutti, e noi comanderemo da veri fratelli!". Dissero, e gli stupidi del popolo elessero ben presto a governare cinquecento di quei loro fratelli, pietosi sì che in confronto le belve più feroci dei deserti africani sarebbero state come agnelli di mansuetudine. Perciocché questi, sedendo a capo della repubblica, se ne compiacquero nella loro superbia e come demonii incarnati ruggirono poi fortemente così: "A noi finalmente, a noi a schiacciare l'infame... Gesù Cristo! Morte! Morte, finché sia steso cadavere l'ultimo dei cristiani!". Allora senza frapporre indugio corsero rapidi a profanare Gesù Cristo in Sacramento e, cosa incredibile ma pur vera!, sugli altari delle chiese saccheggiate posero la statua di donna impudica chiamata la dea Ragione, perché ogni cristiano dovesse od adorare quel lurido demonio o subire la morte. La sentenza è pronunciata, mostruosissimi[49] carnefici, vestiti colla pelle di cristiani già scorticati, strascinano all'estremo supplicio il piissimo re cui chiamò martire Pio vi, l'infelice Luigi xvi con tutta la sua famiglia e dissotterrano i cadaveri dei sovrani Luigi xiii e Luigi Xiv per insultarli defunti. Quindi, discorrendo siccome orsi rabbiosi dal settentrione al mezzodì della Francia, massacrano centinaia a centinaia i preti, le monache, i frati, e rovesciandosi- 24 - di poi come tigri affamate sopra i cattolici di ogni condizione, li decollano mille a mille. E poiché i carnefici mal bastavano a tagliare a una per una tante teste, così si diedero ad affogarne turbe a turbe quei martiri invitti nei fiumi e nei mari, ed inventarono supplici di morte sempre più esterminanti coi quali cento a cento ad una volta gli eroi cristiani cadevano sotto la mannaia della ghigliottina e sotto i colpi delle mitraglie, consumandone i restanti nei vasti incendi o nei pubblici forni per fabbricare, com'essi dicevano,[50] il pane della repubblica. Fin a tanto che quei cannibali sanguinosissimi, sedendo sui cumuli dei cadaveri ancor fumanti, ebbri di satanica gioia scrivevano ai lor capi della repubblica così: "Abbiamo tutto esterminato, uomini, donne e fanciulli, sicché le contrade son coperte di tanti cadaveri da formarne piccoli monti, dai quali il sangue ne discorre ancora a rivi fino a farne rosseggiare i fiumi".

  Né potevano quei selvaggi crudelissimi contare il falso, perché l'empio Proudhon per compiacersene contò a un di presso le vittime di quell'orrenda carnificina e trovò che ascendevano a ducentomila. Eccessi di gente imbestialita! Che non fanno, mio Dio, gli uomini che si dimenticano di voi e della vostra legge! Divengono bestiali, scrive il Salmista, bestiali siccome gli stupidi giumenti i quali non hanno il ben dell'intelletto26. Anzi peggio ancora, commenta l'A Lapide, perché se il leone fa da leone e l'orso da orso, gli empi ed i libertini fanno ad un [51]tempo e da leone e da orso e però son tanto più mostruosi. Sì, mostruosi sono i tempi della rivoluzione, aggiunge il chiarissimo Châteaubriand, tre volte mostruosi. Mostruosi per quelli che comandano, mostruosi per quelli che obbediscono.

  Or che mi soggiungerai tu, o popolo, se io ti avverto che i rivoluzionari del 1793 in Francia furon poi quelli del 1848 e dappoi, come anche furon quelli stessi che nella medesima Francia, nel decorso anno soprat<t>utto e nel presente, vi produssero quel cumulo di tali e tanti guai che è somma compassione- 25 - solo a rammemorarli non che a provarsi? Egli è ben vero che or i tristi si mordono coi denti le proprie catene, ma non per questo omettono di machinare con studio più profondo per trovar modo di travolgere i cattolici di tutto il mondo in un sol mare di sangue.

  Massimiliano essendo imperatore del Messico visitava un general prigioniero per domandargli del perché si fosse a lui ribellato. Ma il generale [52]senza scomporsi menomamente rispose: "Io ho sempre amato il mio paese e lo amerò sempre, ma quanto ai re, questi li ho odiati sempre e così seguirò ad odiarli". Or se fossi anch'io per avventura interrogato da chicchesia perché abborra tanto i tempi e gli uomini della rivoluzione, non tarderei un istante a rispondere con pari franchezza: "Io ho sempre amata la patria mia e l'amerò sempre, ma quanto ai rivoluzionari, io come ne ho odiate finora le loro opere di dissoluzione, così le odierò anche sempre". Italia! Mia cara patria Italia!, figlia eletta della Sposa di Gesù Cristo, dovevi tu dunque impugnar l'armi per combattere tua madre Chiesa santa? E che giovò allora che nel primo articolo del tuo Statuto tu mi giurassi di difendere la cattolica religione se poi, spergiura, la stimi da meno degli ebrei e la combatti più che i turchi? Che giovò che tu ne proclamassi tutti i tuoi cittadini eguali in faccia alla legge se poi al ministro di Dio, che fa il bene, intimi procedure, multe e prigionie?[53] Se ancora per colmo di fellonia vai stipendiando e premiando la canaglia affinché gridi con tanto più di lena sacrilega: "Abbasso il pontefice!", "Alla croce i vescovi!", "Morte ai preti e distruzione al Cristianesimo tutto!"? Ah, misera e tradita Italia! Così dunque rinneghi il Cristo e la celeste religion sua?

  Almeno non fosse così, popol mio amato, ma ciascun di noi può esser testimonio vivente e forse oculare dei fatti atroci con cui i rivoluzionari seguon mai sempre a travagliare ai nostri la religione e tutti i buoni. Imperciocché non appena essi giungevano a comandare in questa o quella parte d'Italia, che tantosto alla guisa istessa di altrettanti barbari si rovesciavano sopra i religiosi e le religiose non altrimenti che intorno a vilissima spazzatura, per cacciarneli e divorarsi in

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tutta fretta le loro rendite. Né s'accontentarono di tanto, ma sotto pretesto di politica si riversavano sopra i vescovi e sopra i sacerdoti per condannarli a duro carcere od a domicilio[54] coatto, non diversamente che se fossero gente pericolosa affatto all'umano consorzio, contumelia del mondo, meritevoli non d'altro che di vilipendio e di scherno. In Bergamo, a cagion d'esempio, una vil plebaglia si unisce ai protestanti che vi abitano e, disonorato prima con gran sacrilegio Gesù in Sacramento, corre al palazzo vescovile dove grida, schiamazza, ruba, insulta e strazia l'invitto prelato. E l'esempio ebbe imitatori, imperocché simili sacrileghi attentati si commisero ben presto a Parma, a Guastalla, a Reggio d'Emilia, a Modena, a Belluno, a Napoli, a Foggia ed altrove assai. Anzi si trova questo ancora, che perché un sacerdote zelante predicava con frutto la dottrina di Gesù Cristo, il consiglio dei carbonari in Venezia in data del 31 luglio 1861 gli inviava lettera d'avviso colla quale s'intimava al venerando ministro del Signore che cessasse dal più predicare, se non voleva essere steso morto da un pugnale. Questo stesso accadde in [55]altri luoghi assai e specialmente in Roma, dove alcuni andavano a predica con quest'unico fine, di cogliere se avessero potuto il predicatore in fallo e tradurlo perciò in carcere. Che anzi fin nel tribunal di Penitenza i sacerdoti si osservano per accusarli. Che più? Ciò che non si trova aver finora fatto i pagani stessi, corsero ad eseguire con ansia grande i nostri rigeneratori inverso i sacerdoti della religione. Perocché non potendoli a un per uno distruggere, almeno li obbligarono al servizio militare. Né perciò è a dire con quanta gelosia i ministri del santuario si escludano dai consigli e dalle amministrazioni civili non che dalle stesse scuole. Sì, persin dalle scuole, quantunque esse a nessun altro in verità appartengano più propriamente che al sacerdote.

  Intanto misera è quella nostra gioventù, la quale viene istrutta a tutta altra scienza che alla vera del timor del Signore. Infelici quei genitori, i quali in uno Stato non trovano istituto per affidare i propri figli sicché [56]non ne escano guastati dalle false massime e corrotti dai vizi più nefandi. E ciò tutto avviene in pieno secolo xix, ossia in tai tempi cui gli

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stessi massonici chiamano beati per la libertà somma che dicono esser ad ognuno conceduto di godere. Affé che invero tal libertà è per tanti! Perocché per i ladri, per gli assassini e per quei di peggio v'ha libertà tanto più sfrenata quanto maggiori e più patenti delitti commettansi. Ma quanto ai sacerdoti ed ai cattolici dabbene, se si perseguitano con tant'ostinazione egli è appunto per rapir loro la libertà di praticar più fedelmente la religione del Signore. Lo che è sì vero che quando in Bologna, a cagion d'esempio, un libertino fece insulto gravissimo al Santissimo Sacramento come si portava con gran pompa in processione nella solennità del Corpus Domini, i massonici non punirono già l'empio disturbatore, siccome era gran dovere, ma proibirono che quinci innanzi non si facessero più processioni dai preti. Or ell'è giustizia questa?... La giustizia,[57] la troveremo un giorno... a questo mondo no! Che se cotanto beffeggiati e perseguitati sono i sacerdoti e la religione, quanto più nol sarà il pontefice che di questi e di quella ne è capo supremo? Pensatelo voi. Il venerabile Vicario di Gesù Cristo sen giace fra tutti tribolatissimo, perché lui è quotidianamente beffeggiato dai giornali irreligiosi, lui parodiato nelle rappresentazioni le più spudorate, lui tante volte perseguitato quante i tristi gli mossero guerra, lui ancora cercato a morte tante volte, quante i massonici gridarono: "O Roma o morte!". Protestavano ben gl'impostori di voler Roma per far Italia una e giuravano intanto che, quanto al pontefice, l'avrebbero sì bene rispettato e come sovrano e come pontefice. Ma... viltà di traditori! Or che con alto tradimento usurparono al pontefice ancor la sua città santa, ora nella medesima Roma e sotto gli occhi dello stesso Vicario del Signore gli spergiuri seguono a gridare con tanto [58]più di ardore: "Morte altresì al pontefice spirituale, perché con lui perisca insieme intiera la religion di Cristo". Poveri vermiciattoli della terra, che bestemmiate voi mai? Voi sì che cadrete nel nulla non altrimenti che gli antesignani vostri, cioè i Diocleziani ed i Giuliani Apostati e simil feccia di paganesimo e di apostasia, ma quanto alla religione ed al suo capo supremo, questi come son sempre stati così staranno sino alla fine. Il segnale è questo: che Pio ix è e vive sicuro in mezzo ai lupi rabbiosi

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che lo circondano tutto intorno. Pio ix è ed ei non teme. Che anzi, inspirato dal Cristo che è tutta la sua fortezza, annunzia a tutto il mondo che l'epoca del suo trionfo è ormai vicina. Fratelli miei, udiamolo cantare, ché vi parrà di udire il Salmista appoggiato alla sua cetra.

  "Io posso perire, ma il papato giammai. Io posso soffrire il martirio, ma giorno verrà che i miei successori riacquisteranno tutti i loro diritti. San Pietro fu crocifisso, ma il [59]papa vive ognora. La prova è che io son qui. Ho veduto nel santo Evangelio che appena nato nella stalla l'infante Gesù, debole ancora, gettava intorno a sé lo spavento e faceva tremare sul trono il re Erode. Era scritto che nessuno poteva resistergli. Ed ecco io pure, debole, povero, vecchio, spogliato di tutto, incuto timore a' miei nemici e sono per essi un grande ostacolo. Io sono nella gioia e la mia gioia oscura la loro, perché in mezzo le mie pene sento in me stesso una grande confidenza che mai non verrà meno. Io sento che sarò soccorso. Quando e come non lo so e poco m'importa. Ma questo soccorso verrà, ne son certo. Spero che molti fra quei che mi circondano saranno testimoni un giorno del trionfo che non vien mai meno alla causa di Dio. Sì, questo giorno sorgerà ben presto e frattanto la giustizia non sarà priva di difensori. Devo dunque dirvi e desidero che si sappia, che io rimarrò costante sino alla fine".

  [60]Or noi altresì saremo costanti con voi sino alla fine, o invitto pontefice. Noi saremo costanti nell'amar voi, Vicario del Signore in terra. Saremo costanti nell'amar Iddio e la religione santissima. Noi saremo costanti nel pregar di cuore per gl'infelici che lacerano cotanto la Sposa di Cristo, finché di tutti gli uomini si faccia un solo ovile sotto la condotta di un solo pastore27 che siete voi ognora Pio, inviatoci dall'Altissimo siccome maestro e guida di verità infallibile.

 

 





p. 24
26     Cfr. Sal 49(48), 13 (Volgata).



p. 28
27     Cfr. Gv 10, 16.



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