Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Saggio di ammonimenti famigliari
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SAGGIO DI AMMONIMENTI FAMIGLIARI PER TUTTI MA PIÙ PARTICOLARMENTE PER IL POPOLO DI CAMPAGNA

V. Popolo mio, guai a te che volgi in peggio i tuoi costumi

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V.

Popolo mio, guai a te che volgi

in peggio i tuoi costumi

  Un tale che aveva una poma fracida affine di risanarla la riponeva in un cesto di pome buone. Ma essendo tornato di a pochi giorni [77]per vedere, trovò che la poma fracida aveva fatto imputridire altresì tutte l'altre buone. Nella stessa guisa i marci settatori della massoneria si cacciarono in mezzo <a>i buoni cattolici e li pervertirono col fiato pestilenziale di lor infernali dottrine. Noi stolti non li abbiamo ricacciati ed or ne rimaniamo, ahi!, quanto ammalati nel cuore ed accecati nella mente. Mio caro popolo, preghiamo almen di cuore il Signore che ci dia un momento di chiaro lume, affine di poter conoscere l'orrende nostre infermità e risanarle colle lagrime di sincero pentimento.

  Il Signore esalta grandemente colui che essendo giovane, o sia nel più fervido bollor delle passioni, tuttavia sappiabene frenarsi e pregar Dio da conservarsi a lui timoroso e casto. Ma di cotai giovani, oh quanto pochi se ne rintraccerebbero ai giorni nostri! Perocché si immergono ancor giovinetti nelle brutture delle carnalità e si preparano in seguito al sacramento[78] del Matrimonio per la strada battuta degli amoreggiamenti inonesti e dell'aperto peccato. Qual meraviglia perciò se anche dappoi che sul loro capo è caduto il bianco della neve

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ed essi proseguono tuttavia come vulcani sempre aperti a gettar continue fiamme di impurità? Però i figli che ne son nati, trovandosi di giorno e di notte in contatto a quel fuoco perenne di libidine, non è a dire se poi crescano più a mo' di animali che di cristiani. Né i genitori se n'avveggono. Che anzi, senza uno scrupolo di sorta, lasciano che assieme dormano i lor fanciulli di differente sesso e che parimenti discorrano poi tutto il cogl'altri del paese, in continuo ozio nelle piazze e fuor<i>via. Permettono parimenti che giovani e fanciulle si trovino pur soli con sole, sia di giorno nell'orror dei boschi o fra la lascivia dei prati, sia di notte su per un monte, nel ricinto di una stalla, a parlar quivi insieme, a trattare insieme ed a far poco men che la vita insieme. Gran Dio! Il fuoco [79]si è avvicinato alla paglia. La paglia invia in alto vortici di fumo e di fiamme ardenti ed i presenti non se n'avveggono? Cielo!, quest'è tal cecità che supera quella dei dannati medesimi. Crudelissimi genitori!, sono i figli vostri che abbruciano in tanto fuoco e voi fate sembianza di non vi accorgere? Ah!, manifestatevi, e se avete proprio cuore di dannare gl'infelici che da voi son nati, precipitateli almen presto tra le fiamme dell'inferno, perché se i meschini volete ad ogni costo che quivi abbrucino32, almeno si struggano per peccati minori!

  Chi per avventura credesse che io esageri, osservi di grazia quella fanciulla come cresce disobbediente, caparbia, indivota, senza un rispetto ai genitori od un affetto alla casa. Ell'è perduta affatto nelle pompe dei vestiti, nello scandalo delle civetterie, nell'ozio dei divertimenti. Che è questo mai? Non ne dubitate più. Nel cuor dell'infelice è entrato il demonio della impurità. Non ne sperate più ben di sorta, perché in lei non rimane più [80]un senso sano. Però non tarderà molto ad irrompere coi giovani più scapestrati del paese in ogni dissolutezza, fino a divenir lo scandalo dei men perduti ed il proverbio dei più lontani, non che la perpetua disperazione dei genitori, i quali però cominciano ad aprire gli occhi ma non per rimediare, che né son capaci a tanto né il tempo è ancor

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utile, ma aprono gli occhi per essere maggiormente tormentati ogni volta che la traviata, perduto l'ultimo avanzo del rossore, imbestialisce come un'orsa affamata finché della sua orrenda tabe abbia morsicati i giovani ancor dabbene di un'intiera parroc<c>hia. Giovane perduta a tanti eccessi, se infine giungerà ad unirsi in matrimonio con un rompicollo, non tarderà a tradire la fedeltà coniugale ed a metter la casa a sussurri ed a maledizione. Il marito la castigherà ben con più di maltrattamenti che di bocconi, ma la sventurata intanto non si emenderà ma seguirà a popolar il mondo di scapestrati a lei pari e [81]l'inferno di dannati.

  Inoltre nei paesi di costumiperduti voi scorgete altresì che fanciulli tant'alti33 non respirano che aliti d'impurità, tanto sono innanzi nella scienza dello scandalo. Se, il ciel li guardi, che sieno poi obbligati al servizio militare o che si portino altrove ancor giovani in cerca di guadagno, non tarderanno a ritornare ben presto rompicolli, terrore delle giovani ancor meno perdute di un paese e la spina fitta negli occhi dei più dabbene. Imperciocché co' loro amoreggiamenti son sempre in quella di ridestar le gelosie, di fomentare i disordini, le liti, i ferimenti nelle osterie e tant'altre sciagure più facili ad indovinare che a descrivere. Non è molto che un tal giovinastro, essendo ritornato dal militare alla casa propria, s'incontrava un giorno fuor<i>via con una giovane ancor purissima, alla quale però manifestò subito la rea voglia che il cuoceva per lei. Ma la casta fanciulla si diede a fuggire ben tosto e, come l'altro l'inseguiva, cominciò l'innocente a gridar[82] soccorso con alto pianto. Finché, non sapendosi più che fare, levossi dal collo il suo divoto crocifisso e lo pose dinanzi allo sciagurato dicendo: "Se mi vuoi disonorare, dovrai prima calpestare questo Gesù, il quale è morto come per me così anche per te". Lo stupido non intese e persisteva, onde la castissima giovinetta soggiunsegli con pietosissima voce: "Se tu dunque vuoi proprio sfogarti su questo mio corpo che è membro di Gesù Cristo, deh!, ten prego, taglia almen prima questo capo!", e sì dicendo glielo

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porgeva. L'assassino, nell'impeto della passione che l'accecava, diè di piglio all'arma che teneva presso di sé e troncò d'un colpo il capo a quella santissima verginella, cui abbandonò poi nel proprio sangue coronata di glorioso martirio. Or voi ben vedete se sia pertanto da sperar bene alcuno da chi si abbandona in braccio ai vizi impuri. Il Signore stesso quando volle alludere al cumulo di peccato che è la lussuria, disse che tutto il mondo giaceva nella malignità34.

  [83]Miseri dunque quei paesi di campagna soprat<t>utto, nei quali sieno frequenti gli scandali dell'amoreggiare, del vegliare, del cantar di notte tra via od in case altrui con festini, con canzoni, con parole, con tratti osceni! Si può ben dire che in quel paese sia entrata l'abbominazion della desolazione35 e che quella comunità sia piuttosto una greggia vilissima di animali immondi anziché un popolo di cristiani. Infelice quel pastor d'anime, perché potrà ben egli addolorato spargere torrenti di lagrime, che a sollevar da quel profondo il suo popolo abbisogna la potenza dell'Altissimo in alto grado. Per la qual cosa non è più a far meraviglia se un popolo cotanto scostumato venga perdendo la fede in Dio non che il rispetto per i sacerdoti che ne li riprendono, come anche per ogni pratica salutare di pietà e per i santissimi Sacramenti in ispecie. Che anzi sarebbe meraviglia se non avvenisse ancora di peggio. Perocché scrive san Tommaso che [84]gl'impudici sono anche invidiosi, irascibili, ubbriaconi, accidiosi privi di ogni vera virtù.

  E per verità, che non veggono i nostri occhi in tai paesi nei quali, lurido tiranno, signoreggi il vizio nefando? Figli snaturati, i quali dopo aver cagionato ai genitori propri tanti travagli in ogni ora e dispendi costosissimi, quando in occasione della leva militare, quando per essere maritati, finiscono poi con abbandonare in sul più bello il padre e la madre cadenti per incominciar casa a sé soli. O se rimangono per somma grazia in famiglia, ma per rapir di mano ai genitori tanto più

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presto l'amministrazione della casa, per farla in tutto da padroni e da tiranni a un tempo. A tal punto quel padre e quella madre son pur infelici perché, intanto che sen giacciono spossati dall'età e dai travagli, son poi costretti a ricever dalla nuora più strapazzi che servigi e dal figlio, giorno per giorno, quell'avanzo di pane ammuffito cui essi bagnano con tante lacrime prima [85]di assaporare. I meschini allora pregano omai che la morte venga a strapparli da tanti guai. Genitori, io vi compassiono, sì tribolati, dal fondo del mio cuore. Nondimeno non posso omettere di dirvi anche con sommo rispetto dell'età vostra: soffrite con rassegnazione, perché è questo il castigo ben meritato per la mala educazione che voi avete data ai figli vostri. Sopportate. Sopportate altresì quando in breve gli snaturati figli augureranno alla lor volta tante fiate la morte a voi cadenti, allo scopo di togliersi d'attorno un impaccio e per godersi soli quella sostanza che a voi è costata vivo sudor di sangue. E quando moribondi sul letto di morte scorgerete ancor cogli occhi languidi gli stessi figli che già cominceranno a mordersi a cagion dell'eredità che crederanno di afferrare in breve, anche allora, o genitori, offerite quell'ultimo gran patimento per isconto dei peccati vostri e dei figli e spirate poi in pace almeno col Signore Iddio vostro. Or voi sarete caduti nella [86]tomba, ma i figli seguiranno a litigar per le vostre sostanze, finché intere non vadino consumate tra le fauci di Satanasso. Voi siete morti ma i figli vostri, per non sapersi accordare a convivere assieme, han già diviso l'eredità in cento parti, con tal danno di ognuno che per vivere è poi costretto di stentare più che ogni miserabile e, per colmo di sciagura, seguono tuttavia a bisticciarsi l'un l'altro, perché amor di fratelli è amor di coltelli, canta il triste proverbio; cotestoro son disposti a fomentar le liti e le discordie fin sotterra. Ai danni vostri la capissero almeno i superstiti, che cioè l'onor dei genitori è quello di aversi figli timorati e pii. Ma sì, il mondo è ancor quel vecchio rimbambito il quale quanto più invecchia e più s'infatua.

  Or se tanto scandalo avvien nel segreto della famiglia, che non avverrà nell'aperto di un paese? Non aspettar giammai che quivi regni la calma e l'amor vicendevole. Perocché se bastano- 41 - poche persone cattive per far [87]sì che un paese viva in continua guerra, che non sarà di un paese del quale i singoli abitatori sieno ormai tutti pessimi? Tai paesi son poi quelli che godono la mala fama di paesi litigiosi, avari, ladri, oziosi, accattoni, pretendenti, linguacciuti, filosofanti infinti, i quali ultimi sono i più dannosi. Perocché le persone le quali in tua presenza ti fanno il più bel viso che mai e lodano te e le tue opere e discorrono male dei tuoi nemici, poi36 dietro le spalle lacerano con vena serpentina il tuo nome, non è egli questo un delitto di alto tradimento? Ah, vergogna di una persona d'onore! Vergogna e peccato per un cristiano cattolico il quale sì bruttamente si infinga. All'erta contro l'iniquo, perché egli ha l'animo di rovinarti. Quando in un paese dominino caratteri di gente cosiffatta, non siate tentati a credere che essi vogliano mai far cosa alcuna a maggior utile della comunanza. Perocché potrebbe ben uno adoperarsi colla pazienza di Giobbe, che gli ignoranti ed i cattivi in un [88]paese, se cominciano ad intestarsi, saran contenti di vedersi devastati ad ogn'ora i campi ed i prati ma non di formare una regola sicché né personebestiami abbiano a recar danno veruno. Saran contenti di stentare fino al sudor di sangue per guadagnarsi una lira, ma non così di accordarsi per porre riparo alle rovine ed ai tagli indiscreti nei boschi, i quali meglio guardati frutterebbero loro somme ingenti. Invece si dimostrano altrettanto valenti nel rubacchiarsi l'un l'altro non sol le legna, il fieno, le frutta, ma persin pezze di fondi a furia di inganni, di bugie e di spergiuri. Di sant'Eligio si racconta che avendo egli comperato il fondo per fabbricarvi un convento, quando s'accorse che i muratori avevan per caso passato di un pollice il confine segnato, ne fu dolente sì che, fatto arrestare il lavoro, corse difilato al padrone per chiedergli perdono e soddisfarlo. Anche molti contadini ritengono dell'altrui non un pollice di terreno ma un intiero territorio, e questo non in buona fede [89]come Eligio ma con pessima malizia, eppur amano meglio imprecarsi un million di maledizioni a vicenda e vivere una

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vita da Caino, ma non piegar quella capricciosa fronte a chiederne altrui scusa. Che più? Dannarsi sì, ma restituire la roba d'altri non mai!

  Intanto per scemar tanti mali sarebbe pur grandemente utile e necessaria cosa questa di provvedere la comunità non solo di una chiesa e di un cimitero conveniente, ma anche di una buona scuola, di una publica strada o fontana e simili. Ma di tanto non ne parleranno tampoco, o se ne parlano saran suoni di voci e fracassi e nulla più. Che se per caso si tratti sul serio a darvi principio, basterà che una persona non presti l'opera sua come ogni altra o che contradica, perché tosto si sciolga in fumo quel gran progetto d'uomini. Fosse almeno nel paese persona coscienziosa, di autorità e di scienza, la quale si assumesse di regolar meglio le cose, ma appunto persin quelli che son nominati consiglieri, assessori[90] o sindaci nei differenti comuni saran buoni di gloriarsi di quella carica come di un principato, ma non di sottostare parimenti ai pesi inerenti al proprio grado. Come anche saran disposti ad abusar del posto che occupano per travagliar persone di merito, fors'anche i sacerdoti del luogo, ma non così di acquietare un pubblico scandalo. Che anzi non mancheranno di aggiungersi eglino stessi a suscitar discordie e partiti per sostenersi poi col sangue dei poveri. Ma intanto la rovina nel corpo e nell'anima cresce a dismisura, perché i padri ed i pacieri della comunità si sono convertiti essi stessi in altrettanti tirannelli e traditori. Per le quali tutte cose ree, le persone, non che aiutarsi ad amarsi a vicenda come il Signore inculca tanto di frequente, son di peso e di tormento grande gli uni agli altri, giacché scrive anche lo Spirito Santo esser meglio abitare coi serpenti e cogli scorpioni dei deserti piuttosto che colla gente rissosa37.

  Se non che, ora che ho terminato [91]di dire, poco è che non mi trovi pentito di avere incominciato, perché a mala pena posso persuadermi che il popolo il quale si conduca a leggere questi miei ammonimenti sia per essere il popolo cotanto- 43 - infelice da me descritto. Onde tu mi devi perdonare, popol mio diletto, se ti pare che io t'abbia discorso con troppo zelo. Nondimeno, siccome non è uomo morigerato il quale non possa cadere nei falli enormi consumati da altro uomo, così ancor noi, come dapprincipio abbiamo pregato Dio, esaminiamo ben bene noi stessi, sicché piangendo amaramente laviamo quelle qualunque macchie di peccato che ancor nel nostro cuore potessero avervi impresso i demoni della superbia, dell'avarizia e della lussuria. Dopo di che non perdiamo di vista un momento solo l'esempio di Gesù Cristo mite ed umile di cuore38, ché da noi non potranno allignare le collere, i partiti, le vendette, le gelosie e le finzioni come altrove assai. Teniam da conto altresì l'avviso di san Paolo che la cupidigia [92]della roba è l'estremo dei mali, perché fa perdere insieme anche la fede e produce le più grandi afflizioni39. Non perdiamo neppure di vista l'esempio dei santi, come di un Luigi Gonzaga, di un Stanislao Kostka40, i quali cadevano in deliquio di amarezza per ogni parola men che onesta che lor fosse toccato di udire. Ricordiamoci anche di un Giacomo re di Portogallo41, di un Casimiro figlio del re di Polonia e di un Luigi viii ancor egli re di Francia, i quali, quantunque avessero potuto lecitamente, nondimeno amarono meglio di morire che di permettere in se stessi rimedi contrari alla santa purezza. Ma soprat<t>utto non dimentichiamo ancor l'esempio di san Tomaso d'Aquino42, il quale non dubitò di mettere in fuga con un tizzone acceso tal donna cattiva la quale s'era a lui appressata con reo intendimento. Non dimentichiamo manco l'esempio di un san Benedetto, il quale più di

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tutti per reprimere i movimenti sensuali non cessava di avvolgersi fra le spine finché non ne fosse tutto insanguinato. [93]Orsù, il mio caro popolo, gridi ciascuno a se stesso come Agostino il santo: "Se tanti e tante si son fatti santi, perché nol potrò io pure?", e leviamoci su ad operare con coraggio, così noi meriteremo di esser chiamati ancor per l'avvenire il popolo di campagna religioso, il caro popolo del Signore.





p. 37
32     Originale: abbruccino; cfr. ed. 1930, p. 73.



p. 38
33     Originale: tant'alto; cfr. ed. 1930, p. 74.



p. 39
34     Cfr. 1 Gv 5, 19.



35     Dn 9, 27.



p. 41
36     Originale: nemici. Poi; cfr. ed. 1930, p. 80.



p. 42
37     Cfr. Pr 21, 19.



p. 43
38     Mt 11, 29.



39     1 Tm 6, 10.



40     Originale: Kosta; cfr. ed. 1930, p. 84.



41     Non risulta un sovrano portoghese con questo nome. Nel contesto che segue, il riferimento può forse riguardare Sebastiano, re di Portogallo dal 1557 al 1578, di cui nella Biografia universale, lii, Venezia 1829, p. 189, si dice: «Era di statura poco alta, bellissimo d’aspetto. Quantunque di temperamento violento, e quantunque vivesse sotto un cielo ardente, spregiò le donne e visse casto tutta la vita: morì nubile».



42     Originale: Acquino; cfr. ed. 1930, p. 84.



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