Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Saggio di ammonimenti famigliari
Lettura del testo

SAGGIO DI AMMONIMENTI FAMIGLIARI PER TUTTI MA PIÙ PARTICOLARMENTE PER IL POPOLO DI CAMPAGNA

VI. Popolo mio, i libertini ti allontanano dai sacerdoti del Signore. Ritorna sollecito al pastor dell'anime tue

«»

[- 44 -]

VI.

Popolo mio, i libertini ti allontanano dai

sacerdoti del Signore. Ritorna sollecito

al pastor dell'anime tue

  Nella vita di san Francesco di Sales si trova che un pio vecchio si presentava una mattina all'altare per essere comunicato dal santo. Dopo di che il fortunato si ritrasse in un angolo della chiesa, innondato in un mar di consolazione. Però vedendo il buon uomo che molti altri si accostavano di tanto in tanto alla sacra Mensa, pensò di avvicinarsi anch'egli una seconda volta. Ma il sacerdote, che era ancor il santo [94]di prima, quando venne a lui dissegli con gran dolcezza: "Mio caro amico, voi vi siete già comunicato". "Sì, -- rispose il pover uomo -- ma, oh!, l'avete in mano il mio Gesù! Datemelo ancor una volta, il mio dolcissimo Gesù!".

  Or v'hanno a' nostri certi cattolici i quali vorrebbero pur sostenere che il male in giornata non è sì grande come si crede dai più, perché, aggiungono, in ogni tempo furono sempre peccati e peccatori e la gente non è sempre stata intieramente attaccata alla religione ed ai ministri di essa. Intanto neppur io son qui per negare che ancor l'epoca di san Francesco non fosse tristissima. Ma almeno i popoli d'allora meglio che i nostri conservavano ancor l'affetto alla religione ed ai sacerdoti. Ne è prova il fatterello addotto e lo confermano con più solide

 - 45 -

ragioni i sapienti. Perocché i settari del tempo nostro furono ben maligni più che non tutti gli eretici degli altri tempi, sendoché essi dappertutto dove poterono penetrare scacciarono come fossero vil spazzatura i religiosi e le religiose dai [95]loro tranquilli ricoveri. Indi si riversarono sopra i sacerdoti e sopra i vescovi. I quali, siccome non si sarebbero potuti43facilmente disperdere, così non è a dire con qual rabbia si cacciassero almen dalle scuole e dalle amministrazioni pubbliche. Né sol questo, ma si affrettarono a fabbricar leggi contrarie alla religione ed ai sacri ministri per poterli cogliere in fallo nella chiesa, nel confessionale e fuori, affin di condannarli come già fecero con tanto numero di reverendi sacerdoti e di porporati illustrissimi. Poi, come tutto ciò nulla fosse, si diedero ad avvilirli in pubblico ed in segreto e sbeffeggiavano altresì tanto quei meschini che si fossero dimostrati fedeli ai loro spirituali pastori, che perciò tanti e tanti del popolo vennero al mal punto di vergognarsi perfino in pubblico dei loro sacerdoti, i quali nondimeno non cessavano di essere a tutti amici e benefattori grandi. Infelici che abbandonaste gli unti dell'Altissimo, dove siete voi capitati intanto? Tra le ugne di efferati nemici. Lo confessarono[96] almeno i paesani del ducato di Baden, i quali nei giorni infelici del 1848 essendosi lasciati sedurre dai rivoluzionari, commisero poi tanti eccessi da doverne altamente vergognare. E buon per loro che se ne dolsero, perocché essendo capitato uno stuolo di zelanti missionari per confermarli nella pace del Signore i badenesi corsero loro incontro gridando: "I benedetti padri delle anime s'affrettino a scamparci da orrendi precipizi. Oh, perché prima non li abbiamo con somma istanza chiamati, che in presente non avremmo tante colpe e tanti guai da scontare!".

  Fratelli miei, precipizi più spaventosi di quelli che i massonici scavarono già presso di noi non si possono né dareimmaginare. Perché gli scellerati tengono già aperto sotto i nostri piedi il baratro della morte e più sotto quello della dannazione eterna. E noi non ci mettiamo ancor in sulle vedette- 46 -? Anzi, come i contadini di Baden, corriamo anche noi ai sacerdoti per dir loro con gran cuore: "Deh, voi che rappresentate [97]quaggiù Iddio, il suo pontefice e la sua religione, correte in nostro aiuto e salvateci!". Ma ecco che il vostro buon pastor spirituale già sen viene. Egli che da tempo assai si pose piangendo a contare i che noi ritornassimo fra le sue braccia, sen corre festante a noi incontro e segue ad invitarci coll'amorevol sua voce in questo punto che ci ha veduti risorgere. Prostriamoci ai suoi piedi e come il prodigo dell'Evangelo diciamogli: "Padre, noi abbiamo peccato contro il cielo e contro di voi44, ma deh!, in questo istante salvateci dai leoni che stan preparati per divorarci. Gli assassini traditori ci condussero per i sentieri tortuosi dell'errore, sicché noi già perdevamo la vera strada del paradiso. I bugiardi crudeli ci attossicavano ogni giorno col veleno del vizio e corruppero il nostro gusto perché non ci accostassimo più ai cibi spirituali e celesti. Ci promettevano pace, gli ipocriti, e ci tennero travagliati in continua guerra. Padre, deh!, voi che siete ministro[98] di pace ritornateci alla pace col Signore Iddio nostro".

  Popolo mio, chi ti ha condotto al pastor delle anime è egli stesso, sebben indegno, pastor d'un popolo. Ed egli, incaricato dai suoi confratelli nel gran ministerio di salvar le anime, si indirizza a te nunzio di pace e di benedizione. Accostati dunque, il mio caro popolo, che io ti benedica. E nel benedirti lascia che io ti discopra le piaghe che i tiranni hanno impresso nell'anima tua e che le curi. Orsù, io ti prometto che non passerà giorno senza che, pastore e fedeli, corriam festosi fin dallo spuntare dell'alba per offerire all'Eterno il sacrificio augustissimo dell'unigenito Figliuol suo. Quel sacrosanto sacrifizio poi, il quale ci sosteneva sull'orlo dell'inferno traviati, ci salverà or ravveduti. Inoltre io vi indirizzerò volta per volta parole di consiglio, brevi sì ma cordiali come di un padre amante il quale accomiata il figliuol suo per il combattimento. Né sol questo, ma noi abbiamo bisogno di operar come [99]l'orsa quando si avventa sul cacciatore che le disturbò i suoi

 - 47 -

piccoli nati. I seguaci delle sette tenebrose sono i cacciatori che tentarono già di strapparci la religion dal cuore. Or non si risparmi di combatterli, finché caduti sotto i nostri piedi facciano penitenza dei tanti lor misfatti. A tant'uopo ci vuol forte l'aiuto dell'Onnipotente, il quale si è dato cibo all'uom viatore per confortarlo nella via. Laonde irrompiamo coraggiosi fino ad abbattere le fortissime torri della consuetudine e corriamo pieni di fede per nutrirci con istraordinaria frequenza del Pane di vita. Che si tarda? Lo vuole Iddio. Lo desidera il suo Vicario in terra. Lo inculcano i sacri concilii. Lo persuadono i sacri dottori ed i santi tutti ne porsero luminosissimi esempi. Chi ci potrà dunque trattenere che noi non ci abbracciamo moltissime volte al Signore Iddio nostro? Anzi egli ci renda meritevoli, sì che almen molti e molti di noi possiamo con sommo profitto il più dei giorni deliziarci al banchetto delle sue Carni immacolate.

  [100]Orsù, consolatevi dunque che nel pastore spirituale avete ancor trovato il salvator vostro. La sua semplice presenza incute terror massimo nelle membra dei nemici, i quali però non s'aspettano più che di esser presto disfatti. I romani stavano già con gran tribolazione nell'animo quando il fierissimo barbaro Attila s'avvicinava colle sue truppe sotto le mura della città, per abbandonarla poi al saccheggio dei soldati briachi ed al furor delle fiamme, Attila che si faceva per ciò chiamare il flagello di Dio. Ma il pontefice sommo Leone, che fu il santo ed il Grande, si mosse ad incontrarlo solo né difeso da altro scudo che dei paramenti pontificali che il circondavano. Or credereste? Il sanguinario Attila fissò una sol volta gli occhi suoi in quelli del Vicario del Signore e di poi, rivoltosi a' soldati, con voce ancor tremante comandò che si ritirassero a gran passi, perché egli nella persona del pontefice aveva scorto un angelo con spada scintillante in atto di ferirlo se ancor s'appressava. [101]Fratelli! Se la presenza sola del sacerdote sommo poté tanto, che non faranno le parole e le opere di tanti sacerdoti, a lui inferiori sì, ma pur sempre sacerdoti rispettabilissimi? Fortunato dunque il pensiero che qui vi condusse. Più fortunato questo giorno in cui il Signore tirò a sé il popol suo. Intanto, giacché la notte discende dagli alti

 - 48 -

monti, io permetto che andiate a riposare le membra stanche dalle fatiche e dal pianto di questo . Io mi accomiato da voi colle parole dell'angelico nostro Pio: "Rientrate nelle vostre case e pensate che in questo momento due armate stanno l'una in faccia l'altra, l'una è comandata dai demoni e l'altra dagli angeli del paradiso. Pregate".





p. 45
43     Originale: potuto; cfr. ed. 1930, p. 87.



p. 46
44     Cfr. Lc 15, 18.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma