Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Saggio di ammonimenti famigliari
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SAGGIO DI AMMONIMENTI FAMIGLIARI PER TUTTI MA PIÙ PARTICOLARMENTE PER IL POPOLO DI CAMPAGNA

VIII. Abbisogna a questi nostri tempi che anche gli uomini in generale ed in particolare i padrifamiglia sieno più religiosi

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VIII.

Abbisogna a questi nostri tempi che anche gli uomini in generale ed in particolare i padrifamiglia sieno più religiosi

  [117]Orsolina, figlia di madre pia e di padre altrettanto irreligioso, non contava che cinque anni dell'età sua quando già tante volte si ritraeva solitaria in qualche angolo della casa per pregarvi ginocchioni colla pietà di un angelo. Nel qual divoto atteggiamento avendola sorpresa la nonna sua, domandolle: "Per chi preghi tu, Orsolina mia?". A cui l'ingenua fanciulla: "Prego -- rispose -- per voi e per la mamma mia". "Brava figliuola -- soggiunse l'ava -- segui pure e di cuore, ma prega altresì per tuo padre, il quale ti ama assai". "Oh, per mio padre non pregherò poi mai!" saltò a dire Orsolina, ed avendole l'altra domandato sollecita del perché, la bambina si scusò con dire che siccome suo padre non pregava mai né andava[118] alla chiesa, così credeva che il Signore neppure avrebbe aggradito che ella pregasse per lui. Ma la nonna la corresse e corse poi difilato a contar la cosa ai genitori di lei. La quale, come ebbe terminata la sua orazione, calò per divertirsi alquanto nell'orto, dove per caso inciampò subito con un piedemalamente, che il sangue ne usciva in gran copia.

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Lo che scorgendo il padre, corse a raccoglierla tra le braccia ed a compatirla. Ma Orsolina non emetteva un sospiro e disse al genitore: "Oh, questo è niente! Il mio Gesù sì che ha patito tanto. Egli è perfino morto per me come per voi, dopo essere stato inchiodato nelle mani e nei piedi, onde è giusto che anch'io soffra qualche cosa per lui". A tai parole quel padre si rosso in viso ma non si ravvide. Anzi era sempre in quello di rimproverare la moglie, acciò piuttosto che a tanto bigottismo, come ei diceva, pensasse a vestir meglio la figlia e se stessa, per non sfigurare fra l'altre madri sue pari. Se non che la moglie, ponendo[119] allora la destra sul capo alla piccola Orsolina, soggiungevagli: "Il mio onore è costei qui, se il ciel mi aiuti che io possa seguire ad inspirarle il timor santo del Signore", e sì dicendo scontrava gli occhi suoi in quelli della fanciulla, la quale però sorrideva in volto alla madre col sorriso dell'innocenza.

  Or che non fa l'esempio di una madre santa? Ma se una madre pia può tanto sul cuor delle figlie, non v'aspettate che possa ancor altrettanto in quello dei figli quando il padre ne sia indivoto. Perocché un figlio tiene il suo sguardo fisso più nell'esempio del padre che in quello della madre. Laonde chi ebbe studiato con qualche profondità la storia del Cristianesimo trovò altresì che i santi ebbero sempre per genitori persone sante. Per dire di pochi, san Gregorio di Nazianzo ebbe il padre piissimo e la madre ancor più pia, che fu santa Nonna. Parimenti san Giovanni Grisostomo fu educato da un padre divotissimo e da Antusa, la madre, che fu santa ancor [120]ella. Che dirò poi dei due santissimi sposi Basilio ed Emmelia54, i quali, colla propria madre santa Macrina, avendo educato i lor dieci figli con somma cura, ottennero anche che il primo morisse in concetto di santità, come gli altri, nella casa propria. E di tre figli soprat<t>utto si ebbero tre gran santi, tre vescovi illustrissimi che furono Pietro da Sebaste, Gregorio da Nissa e Basilio, il grande Basilio che fu altresì il più gran Padre della Chiesa orientale. Così i genitori di san

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Bernardo ottennero che quei sei loro figliuoli maschi si facessero tutti monaci santissimi, e così cento e cent'altri contansi esempi, dai quali facile è dedurre che i figli invero crescono come i genitori li vogliono: se scorretti cioè, scorretti; se santi, santi. Perocché nella storia del passato io trovo fin questo, che certo Luigi, giovinetto diciottenne di madre amorevolissima e di padre altrettanto pio che illustre come fu il conte di Monpensieri, essendogli poi morto il genitore, ei ne provò tale angustia che [121]piangendo e lagrimando spirò anch'egli sulla tomba del proprio padre, accanto al quale perciò riposò ancor egli morto. Deh!, pertanto qual compassione se consideriamo quai padri e quali figli vivano in giornata. Padri indivoti e figli ancor più indisciplinati, capaci sol di produrre ai genitori più disgusti che ore di vita, fino a farli morire anzi tempo. Figli proverbiali per mal costume ed il terrore delle figlie in un paese, le quali sono di loro ben più innocenti e caste. Della quale enorme sventura causa ne sono i padri, perché i figli maschi guardano l'esempio di lui piuttosto che della madre e si rallegrano quando, nel seguir i costumi del padre, possano darsi al bel piacere ed al godere. Per la qual cosa, il Signore nel suo Deuteronomio lasciò scritto questi insegnamenti non tanto per altrui che per il padrefamiglia: "Tu ne istruirai i tuoi figliuoli e parlerai loro quando starai seduto in casa tua, quando andrai per via, quando la notte ti desterai dal sonno e quando [122]ti leverai la mattina"55. E nei Proverbi impone altresì che il padre castighi pur colla verga il figliuolo suo ogni volta che sel meriti, perché così facendo il figlio non morrà, ma intanto avrà salvato l'anima sua56. E gli apostoli stessi, quando scrissero che i figli si dovessero pur punire con ischiaffi e vergate assai, "verberibus et fustibus comprimite", intesero soprat<t>utto di parlare al padrefamiglia, perché a lui tocca di usare tali misure di severità più che non alla madre, la quale né ha cuore da tanto come né è temuta. Ma lo so ben io. Il più dei padri ai nostri crederebbero di

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essere più crudeli che i barbari a mettere in pratica questi insegnamenti del Signore, tanto son facili ad accondiscendere a tutti i capricci non men che alle ree voglie dei propri fanciulli. I quali perciò crescono nei borghi e nelle città giovani irreligiosi e corrompitori, e nelle campagne rompicolli sfrenati. Imperocché il detto del Signore non falla dove scrisse che ognun raccoglie quel che [123]semina57. Né perciò se voi seminate zucche o spine potrete mai raccogliere buoni fichi o bell'uva. Chi semina maledizione, raccoglie frutti di maledizione, ahi, quanto acerbi! Perché, è duro il dirlo, ma oh quanti figli dall'inferno maledicono i propri padri, e quanti padri, per tutta risposta, maledicono a questi che non son più lor figli ma carnefici orrendi!

  Onde, perché a nessun più tocchi quell'immensa disgrazia, deh, considerate, o padri, la dignità vostra di genitore e di cristiano e non vogliate incrudelir più tanto con voi stessi, non che coi figli che vi son cari. Ma siccome è noto che tal padre tal figlio, perciò siate ancor voi tanto esemplari di costumatezza e di pietà quanto in generale sono ancor le mogli vostre. Laonde quand'ella vi invita a pregar coi figli compiacetela ben presto, come altresì quando vuol condurvi alla chiesa ed alle opere di cristiana devozione. Parimenti siate ancor voi, come le compagne vostre, premurosi di discorrer coi figli non tanto degli [124]interessi di casa e di mondo quanto di quei più meritevoli del cielo, perché la nostra vera casa non è altrove che lassù. Quindi nelle vostre ore di ozio neppure isdegnate di abbassarvi ai teneri bambini per invogliarli non tanto ai trastulli leggeri, che a quei più sodi di altarini, di chiese, di santi e simili. Con che voi otterrete che i figli v'amino assai, e voi loro, di amor santo. Sicché gli innocenti fanciulletti non passeranno sì presto alle piazze per impararvi la dissipazione e lo scandalo, ma saran contenti di esser sempre a voi d'accanto sia in casa che fuori, alla chiesa ed ai campi. Dove altresì avreste comodità e l'inspirazione celeste di gettar nel cuor ai figli purissimi semi i quali frutterebbero sino alla vita eterna.

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Perché il Signore ha detto che il giovinetto è come quella tenera pianticella la quale, se comincia ad innalzarsi diritta dal suolo, nessun turbine potrà piegarla ancor quando sarà cresciuta in tronco58. Anzi allora molto meno.

  Né, intanto che ho tempo, devo dimenticar[125] di dirvi la premura che dovreste avere di associare i vostri bambini ancor teneri, e se volete ancor nascituri, alla bellissima Opera della santa Infanzia, la quale è tra tutte eminentemente cattolica ed atta alle inclinazioni dei fanciulli. Deh!, inspirate nel cuor fervente dei vostri figli l'amore a Dio ed ai nostri fratelli, fate lor assaporare l'immensa gioia che è quella di salvar un'anima e di aversi in cielo un altro angelo custode, ché così facendo ne avrete bene voi e la religione. Ancora non posso lasciar di raccomandarvi con grand'istanza che i figliuoli assai per tempo li affidiate alle scuole dei sacerdoti e che siate solleciti di mandarli al catechismo che i medesimi lor spiegano nella chiesa od altrove. San Francesco di Sales lasciò scritto che in un paese tutte le cose cammineranno secondo il gusto di Dio quando sieno buoni padri ed un pastor d'anime zelante. Or voi non mancate di esser tali, che i sacerdoti anzi, dietro l'esempio che ha lor lasciato lo stesso [126]divin Redentore, si stringeranno affettuosamente intorno quei cari figli per farne come altrettanti angeli del paradiso. Qual consolazione di noi come di voi, non che di tutta la Chiesa militante in terra e della trionfante in cielo, se noi potessimo rimirare tai giovinetti di virtù specchiata, divoti sol della Chiesa, delle opere di religione e nulla affatto degli spassi di mondo, che sono vanità ed afflizioni di spirito! Giovane, per altro già adulto, ma di generosità tanto più nobile fu nel secol passato cotal soldato francese il quale, ritornando a casa congedato, trovò che i rivoluzionari avevano atterrata per rabbia la chiesa del villaggio fin dalle fondamenta, seppellendovi sotto il degno pastore. Or non è a dire se il religiosissimo giovane ne fosse soprammodo dolente. Basti il sapere che egli si esibì ad un suo vicino benestante e coscritto per sostituirlo nel giogo del servizio militare,

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patteggiandone in ricompensa tre mila lire che ei corse poi ad offrire fino all'ultima [127]affine di dar tosto principio alla ricostruzione di un'altra casa di Dio non inferiore alla prima per bellezza o per vastità.

  Perloché voi ben vedete se dunque anche gli uomini sieno capaci, quando il vogliono, di imprese altissime. Anzi, se a questo mondo ha qualche cosa di grande, sia nell'ordine fisico che nel morale, è specialmente tutto opera dell'uomo anziché della donna. Fate dunque cessare, o mariti, i lamenti con cui le mogli vostre s'affannano tanto per condurvi a pensar più daddovero59 all'anima vostra e dei figli. Giovani! Anche voi ascoltate le sorelle vostre ogni volta che con tanta pietà vi insinuano la ritiratezza ed il timor di Dio. Uomini quanti siete, accondiscendete agli inviti tanto frequenti che cordiali dei sacerdoti vostri, i quali vorrebbero che ancor voi almeno, come le persone del sesso che santa Chiesa chiama devoto, vi immergeste con avidità, a guisa dell'ape nel suo favo di miele, per assaporare le dolcezze della religione santissima. Gli uomini, cioè, facciano [128]cessare il lamento di quell'altissimo personaggio il quale non può cessare di deplorare l'immenso torto che l'uomo, il quale è di tanto superiore alla donna e capo in tutto, eppure la ceda poi sì bruttamente alla donna stessa ogniqualvolta si tratti di partecipare al solo e grande onore che è quello delle più devote pratiche di religione e dei Sacramenti santissimi. Or questo è quanto voleva dire a sfogo del mio dolore. Se gli uomini adunque avranno ascoltata la voce della mia preghiera, io ritornerò a loro ma non per rimproverarli ancora come di debolezza, sibbene a fin di rallegrarmi con essi come di soldati del Signore. Soldati tanto più valorosi come appunto son quelli che hanno i sovrani della terra e si chiamano del corpo perduto, perché son disposti a passare fin di mezzo le spade fitte nelle battaglie e nel cuor delle mitragliatrici per salvar la vita al loro re.

 

 





p. 56
54     Originale: Emilia; cfr. Bibliotheca Sanctorum, ii, 1962, col. 949.



p. 57
55     Dt 6, 7.



56     Pr 23, 13s.



p. 58
57     Cfr. Gal 6, 8.



p. 59
58     Cfr. Pr 22, 6.



p. 60
59     Originale: daddovvero.



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