Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Saggio di ammonimenti famigliari
Lettura del testo

SAGGIO DI AMMONIMENTI FAMIGLIARI PER TUTTI MA PIÙ PARTICOLARMENTE PER IL POPOLO DI CAMPAGNA

XII. Uno sguardo all'America

«»

[- 82 -]

XII.

Uno sguardo all'America

  Se dal basso si fissa lo sguardo sull'alto di una montagna, vi si scorge la cima verdeggiante, a guisa di un fiorito prato di primavera. Ma se curioso alcuno si provi ad ascendervi per convincersene, s'avvede mano mano che il suo ameno giardino non [174]è più che un terreno roccioso, sparso appena qua e colà da qualche filo di erba, perché troppo è vero che le cose vedute di lontano ingannano sempre. Or l'America è pur essa lontanissima da noi, eppure un grido universale si solleva nel mezzo dei nostri paesi di: "Viva l'America! Viva l'America! Andiamo all'America", e partono come incontro ad una cuccagna pinguissima. L'abbracciano poi tutta intiera, o non piuttosto si veggono poi di contro un mondo nuovo, in nulla differente da questo nostro antico, o se pur differente ma per pericoli e travagli maggiori? Vediamolo che omai, rimanendo ancor qui, dell'America ne conosciamo quanto è uopo per non pronunziarne giudizio imprudente.

 

 - 83 -

  È da saper pertanto che il gran paese americano è vasto sì come cinque volte l'intiera Europa ma non ne conta però che la quarta parte84 dei suoi abitanti circa, perché dove l'Europa conta 275 milioni di anime, il continente nuovo non ne conta che 60. [175]Vogliono or qui alcuni che insin prima della venuta di G<esù> C<risto> gli egiziani ed i fenici abbiano e conosciuta e praticata l'America. Altri dimostrano pure che gli apostoli siano penetrati a predicarvi l'Evangelio, né manca chi asserisca con altre ragioni di fondamento che i chinesi nel 500 di nostra salute e gli scandinavi nel 1000 mercanteggiassero e vi si stabilissero ben anche in mezzo. Nondimeno, checches<s>ia di tutto questo, egli è certo che Cristoforo Colombo, italiano di nazione e di costumi non meno pio che coraggioso, a conto e coll'aiuto della Spagna, in seguito a gravissimi stenti e pericoli, il giorno 12 ottobre 1492 giunse a posarsi sul gran continente che dal nome di lui chiamossi Colombia nella parte settentrionale, e dal nome di Amerigo Vespucci, che penetrò dipoi innanzi, fu chiamata America nella parte meridionale del vastissimo paese. Il quale allora era popolato da circa due milioni e mezzo di abitatori selvaggi, che come scimmie arrampicantisi85 [176]vivevano sugli alberi, e <da> circa due milioni di pagani, chiamati tuttodì indiani. Ancor questi come i selvaggi son gente crudele e viziosa, tanto che lo stesso capitano spagnuolo Fernando Cortés, il quale nel 1520 conquistò colle sue truppe il Messico, racconta di avervi trovate venti pagode o chiese pagane le quali allo ingiro insieme a tutto il ciel della volta erano ornate con tante teste d'uomini. Le quali siccome di tanto in tanto si dovevano rinnovare perché non infracidissero, così si uccidevano a tal scopo ben ventimila miserabili persone in ogni anno. La storia poi è fedele per narrarci con sommo dolore che presso di quelli sia per una madre a schiacciare86 i propri figli contro i sassi, sia per un marito a bastonare, vendere od uccidere la propria moglie è in conto

 - 84 -

di azione virtuosa. Come altresì diritto e dovere di lor religione è questo: che morto l'uomo la compagna sua venga abbruciata presso, perché s'affretti ad accompagnarlo all'altra vita. Non è a dir degli odi ereditari [177]di famiglie con famiglie e di popoli con popoli, perché giungono al punto di mangiarsi vivi l'un l'altro e di lasciar monti di cadaveri sul campo della rissa. Se non che gli spagnuoli in prima e poi <quelli> d'altre nazioni furono parimenti crudelissimi, perché non contenti di trasportarne dal paese le ricchezze, si diedero con iniquo traffico a trasportarne schiavi gli abitatori. I quali, dopo un mare di immensi pericoli e di patimenti, erano venduti sui pubblici mercati delle nazioni ancor barbare d'Europa e d'altrove, non altrimenti che una greggia vilissima di armenti. Per la qual cosa gli spagnuoli soprat<t>utto caddero in tant'odio agli indigeni americani, che quando i nostri santi missionari accorrevano per predicarvi l'Evangelio, sentivano rispondersi da quelli sé amar meglio di star soli all'inferno anziché in paradiso ma in compagnia degli spagnuoli.

  Ma l'America produsse già anche a noi infiniti guai e disavventure immense. Perocché i nostri ne esportarono [178]le ingenti ricchezze, sicché in mezzo vi nuotassero come in vasto mare. Non è a dire pertanto se si abbandonassero al lusso, quindi all'ozio ed all'aperto libertinaggio. Da ultimo all'estremo dei mali che è l'apostasia dalla fede, perocché è scritto nei Libri santi che il peccato acceca la mente e che l'affetto alla roba fa perdere insin la religione87. Sorse<ro> infatti a lacerar la sposa di G<esù> C<risto>, Chiesa santa, Lutero Martino e seguaci, che con tante eresie formarono un mostro di religione. Tanti milioni di anime in Europa, trovatala comoda meglio che la cattolica romana, l'abbracciarono senza più e vi perseverano ostinati da trecento e più anni.

  Ma non per questo la gente, avida più della fortuna della terra che del cielo, si astenne dal rovesciarsi sul suolo americano. Che anzi passarono tanti a guisa di torrente sfrenato. Sicché il paese è oggidì popolato da gente di ogni nazione,

 - 85 -

come negri, creoli, meticci, mulatti, europei. Tra i quali spagnuoli, inglesi ed irlandesi [179]in numero maggiore. In minore poi tedeschi, francesi ed italiani, dei quali genovesi in ispecie. Vi si osservano ancor schiavi in buon numero, i quali più o meno sono ancor trattati duramente, soprat<t>utto dagli spagnuoli. Di qui emerge la confusione e la mescolanza dei linguaggi e dei costumi non solo, ma ben anche delle religioni. Imperciocché si trovano pagani in scarso numero sì, ma protestanti in grande quantità e si denominano delle diverse sette dei metodisti, dei quaccheri, degli anabattisti e simili, non che framassoni assai. I quali tutti si recano volontieri in quella terra della libertà per far danaro e per godersela a questo mondo. Nondimeno fra i tanti si trovano altresì in qualche numero cristiani cattolici, dei quali alcuni religiosi ma i più freddi, pericolosi od apertamente cattivi. Ché tutti i rompicolli i quali scamparono dalla forca88, gli oziosi che non trovano di far bene doveches<s>ia, donne di poco buona fama, giovani [180]che rifuggono dal servizio militare e intere famiglie di interessati passano all'America, dove si immaginano di poter colà rastrellar l'oro come si rastrella il fieno. Finalmente in sulle rive del Nuovo Mondo approdano altresì in qualche numero sacerdoti cattolici, dei quali molti per guadagnar anime a Gesù Cristo e gli altri per vivere senza fastidio. Intanto, di queste turbe di gente confusa, altri dimorano nella città e nei paesi ed altri s'addentrano nelle immense lande. Questi ultimi conducono davvero vita miserabile. Perocché o non hanno casa oppure una grotta comeches<s>ia o meglio una buca sotterra, a guisa di tanti lepri. Per cotestoro sarà gran fortuna se una volta in tanti anni vorranno o potranno compiere lor doveri di religione con un sacerdote missionario. Né per l'anima si trovano meglio quei tanti che abitano in città. Imperciocché se qui son alcune chiese funzionate da sacerdoti cattolici, si [181]trovano anche in numero eccessivo i compagni cattivi, i quali collo scherno e coll'aperta violenza ti distolgano dal frequentarle. E trovi altresì in tale abbondanza le

 - 86 -

donne di mal affare, gli scandali, le rappresentazioni oscene non che i teatri, i divertimenti e le osterie, che in confronto i nostri paesi di campagna soprat<t>utto sono come giardini eletti di devozione. Pertanto siccome che l'occasione fa il ladro, così l'occasione farà lo scialacquatore, l'ubbriacone, l'impuro, l'assassino e così via, perché un giovane non è una torre di fortezza, una donna molto meno, quantunque forse dapprima non la pensassero così disperatamente.

  Così è, amici cari. E se per avventura credeste che io abbia esagerato, io son contento che interroghiate pur loro stessi quei che ritornano a noi da quel gran paese. Perocché, se vorranno esser veritieri, io son sicuro che vi confesseranno che riguardo all'anima non sol è89 così ma peggio[182], sendoché lor stessi, quali in dieci, quali in dodici e più anni che colà dimorarono, non ascoltarono più altra Messa o si confessarono ad altro sacerdote allo infuori di quando partirono di qui. E quanto al corpo, diranno altresì che dappertutto ha la sua croce e che pure non solo non è quel beato vivere come si crede da talun qui, ma che per guadagnare una giornatella bisogna lavorare da mattina a sera ed in ogni vil mestiere e passare di poi quella scarsa notte sopra la nuda terra. Vi diranno ancora che molti sono i pericoli di mare e continui quelli di terra. Perocché i forastieri vi son odiati da quei del paese e chicchessia, nella speranza di spogliarti di qualche lira, non dubita un momento a rovesciarti cadavere sulla pubblica via e in sul mezzogiorno, perciocché dalle mani della giustizia è cosa facile lo sfuggirne. Onde, il mio caro popolo, tu che non puoi cacciarti dalle ossa la curiosità che ti consuma finché non abbia e veduta e provata l'America, eccotela [183]omai qui descritta come in un quadro. Ti prego di rimirarla ben bene qui, per non trovarti malcontento . No, non tel dico a caso. Credilo a me: l'America non è quella terra promessa come tu credi. Sibbene l'andare in America non è buono né per l'anima né per il corpo, non altrimenti che seguirò a dimostrarti affinché te ne persuada una volta omai.

 

 





p. 83
84     Originale: quarantesima.



85     Originale: arrampicantesi; cfr. ed. 1930, p. 162.



86     Originale: scacciare; cfr. ed. 1930, p. 162.



p. 84
87     Cfr. Sap 2, 21; cfr. 1 Tm 6, 10.



p. 85
88     Originale: forza; cfr. ed. 1930, p. 165.



p. 86
89     Originale: non sol non è; cfr. ed. 1930, p. 167.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma