Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Un saluto al nuovo anno 1889
Lettura del testo

UN SALUTO AL NUOVO ANNO 1889

MASSIME RICAVATE DALLE OPERE DI SAN FRANCESCO DI SALES

Per il mese di novembre

«»

- 1163 -

Per il mese di novembre

  1. La scienza dei santi è fare e soffrire. Così arrivarono essi alla gloria, e se noi soffriremo forte e costantemente per Dio e con Dio, avremo ancor noi e la santità e la gloria.

  2. Nelle persone a noi care ogni cosa ci pare scusabile, ma in quelle che non sono di nostro genio, qualunque [47]cosa facciano, vi troviamo sempre che dire.

  3. Devesi piuttosto morire che deliberatamente peccare, ma dopo aver peccato, piuttosto perdere ogni cosa che il coraggio, la speranza, la risoluzione.

  4. Fate ogni possibile per non iscusarvi, essendo corretto o incolpato di qualche mancamento, benché leggero. Oh quanto si profitta con questa pratica!

  5. La divozione corre gran pericolo finché dura l'attaccamento ai balli, giuochi e festini, che di lor natura fanno guerra alla virtù.

  6. Fissatevi in Dio, fissatevi in voi: non vedrete mai né Dio senza bontà né voi senza miserie.

  7. Vi sono certe persone di pietà, ma oziose. Di grazia, fatta l'orazione, si spenda il tempo in lavori e occupazioni che facciano strada all'eternità.

  8. È troppo naturale ricoprire i propri difetti. Ma se è così, perché tanto godere che siano manifestati i difetti degli altri?

  9. Molto più si guadagna correggendo il nostro prossimo10 de' suoi difetti con avere compassione di lui, che con eccitare la passione contro di lui.

  10. [48]Oh, benedette tribolazioni! Ci fanno ricorrere al celeste Consolatore. Essendo noi in prosperità ci dimentichiamo di Dio, e solo nelle avversità cerchiamo in lui ogni nostro conforto.

  11. Noi siamo troppo attaccati alle nostre pratiche ed ai nostri esercizi, condannando facilmente l'altrui maniera di operare che non è secondo il nostro genio.

 

 - 1164 -

  12. "Vorrei questo, vorrei quello, starei meglio qui o meglio ...". Ecco una tentazione, giacché Dio dispone di noi e sa meglio di noi quel che si fa.

  13. Molte persone non fanno alcun profitto perché non iscoprono con sincerità al padre spirituale quella passione che è la vera radice di tutti i loro mancamenti.

  14. Avvertite di non motteggiare, burlare ed offendere il vostro prossimo. Poco vi vuole a disprezzarlo e odiarlo mortalmente.

  15. Il vero amor di Dio non soffre rivale: vuole regnare da sovrano; e quando non può regnare solo, lascia di abitare in noi.

  16. L'onore di una persona dabbene [49]è sotto la protezione di Dio. Che se alcuna volta, per far esercitare la pazienza, permette che venga scosso, non lo lascia però atterrare, ché anzi lo rileverà ben tosto.

  17. E perché ci turbiamo noi dei mancamenti fatti in presenza d'altri? E non è forse bene che siamo conosciuti quali veramente siamo, cioè imperfetti?

  18. È buona cosa mortificare la carne, ma è meglio assai purgare il cuore da' suoi mal regolati affetti.

  19. È inutile confessarsi d'un peccato, benché leggero, senza determinarsi di proposito a volerlo emendare.

  20. Nostro Signore ci darà la sua pace in questa vita in quel punto che ci umilieremo e soffriremo con pazienza di vivere in guerra.

  21. La divozione ha un oggetto solo, che è Dio; ma ha diverse maniere di servirlo, secondo la diversità degli stati. Così in ogni stato si va a Dio.

  22. Quando la collera vi ha trasportato contro qualche persona, riparate al più presto questo mancamento con qualche atto esteriore di mansuetudine verso la stessa persona.

  23. [50]È un atto di carità gridare al lupo quando s'avvicina alle pecore. Così non si deve tacere quando i nemici di Dio e della sua Chiesa posson far del male.

  24. L'inquietudine è il più gran male che arrivi all'uomo, eccetto il peccato.

  25. La prudenza umana non è altro che un formicaio di menzogne e vani discorsi.

 

 - 1165 -

  26. Regola generale: giudicare sempre bene di quel che si vede fare da altri, e quando si può compatire e pregare per essi.

  27. Non pensiamo già di poter vivere senza imperfezioni, finché dura la vita. Non si può: sia chi insegna o chi impara, chi comanda o chi ubbidisce, siamo poi tutti uomini.

  28. Rallegriamoci del bene che fanno gli altri, anzi secondiamoli secondo le nostre forze. Iddio sarà forse meglio servito da altri che da noi.

  29. L'uomo senza la divozione è aspro, rozzo, severo, e la donna fragile è soggetta ad appannare il bello della virtù. Oh quanto giova la divozione!

  30. Nei vostri affari operate con maturità e posatezza per fare più presto [51]e bene, giacché colla precipitazione o si finiscono male gli affari o talmente s'imbrogliano che non si possono finire.





p. 1163
10     Originale: cuore; cfr. ed. 1924, p. 149.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma