Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Uno sguardo alla Chiesa militante
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UNO SGUARDO ALLA CHIESA MILITANTE

VI. Esempi di virtù

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VI.

Esempi di virtù

  1. [93]Il pellegrino che viene su per le sabbie infuocate del deserto si rallegra quando trovata un'oasi può finalmente sedere su molle erbetta e starsi all'ombra di una palma e bere ad una limpida sorgente. Il cristiano che si incammina nel deserto della vita si allieta quando trovato un compagno fedele può con lui proseguire con sicurezza nella via. Compagno savio e fedele è quegli che ci conduce a Dio. Or facciamoci a scorgere attraverso ai secoli che ci precedettero.

  2. Intorno al Mille i cristiani si fecero con fede allo ingresso dei templi e dei monumenti sacri, e si avvidero che la casa di Dio e gli stendardi della fede cattolica non erano al tutto degni della maestà dello Altissimo. Or eccoli sclamare concordi: "Noi non prenderemo lieti sonni finché abbiamo provveduto alla decenza della abitazione [94]santa del Signore!". D'un tratto si costituì la Compagnia detta del buon Dio, che tutta tolse a faticare per erigere in questa città e in quel villaggio templi più meritevoli del culto santo. Ricchi e poveri, uomini e donne vi si adoperavano con zelo pari e in breve salirono da terra le moli dei monumenti medioevali i quali, nella sublimità delle torri, con l'acutezza degli archi, con la maestà delle colonne, trasportano vivamente da terra al cielo i cuori dei riguardanti.

  3. In questa stessa epoca un Pietro, eremita d'Amiens, dai luoghi di Terra Santa ritornò all'Europa ed a Francia, ed emise gemitiprofondi che tutti gli europei furono scossi ad impugnar l'arme per liberare il santo sepolcro di Cristo dalle profanazioni turche. Or eccoli adunati nelle pianure di Clermont tanto popolo quanto giammai si vide dopo la dispersione delle genti dalle pianure di Babilonia. Erano venti80 popoli di costume e linguaggio differenti, insieme congiunti

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per imporsi una croce e affrettarsi al sacrificio. Centomila morirono per i primi nella valle [95]di Civitot presso Nicea. Centomila furono guidati da Goffredo di Buglione, discendente da Carlomagno, da Ugo duca del Vermandese, da Roberto di Normandia e da Tancredi e da Boemondo e da Ademaro vescovo di Puy. I fedeli recano a questi prodi in copia le proprie sostanze d'oro e d'argento come le frutta nei pubblici mercati. A loro affidano i propri figli e in accommiatarsi giungono le mani come se fossero dinanzi a confessori intrepidi della fede ed a martiri illustri. Tutta la Chiesa è in atto di supplicazioni fervide. I crociati partono e porgono le prime prove di valore nella presa di Nicea. I turchi sbigottiti sclamano: "Una delle due: questa dei crociati od è forza di Dio o la è del diavolo, noi non resisteremo loro". E in dire s'affrettano a trincerarsi entro Antiochia. Antiochia è la regina dell'oriente, la capitale dell'Asia. Misura tre leghe in circuito ed è munita da 360 torri. L'Europa e l'Asia se ne stavano tremanti, dicendo la prima: "I crociati la vinceranno?", e ripetendo la seconda: "Lassi noi che la gloria nostra è al tramonto omai!". [96]Il cimento fu intrepido e sanguinoso. I crociati soffrirono stenti incredibili di fame, di sete, di combattimenti, di sangue, di tradimenti. Lo stesso Pietro pareva venir meno omai, ma fu confortato. Non avevano più cavalli, non vettovaglie, ma nondimeno irruppero per l'ultima volta gridando: "Viva san Giorgio! Viva san Giorgio!". Il glorioso martire era loro apparso per ravvivarli. Parevano vincere omai, quando furono stretti in mezzo dai soldati del castello nel centro di Antiochia e da una turba di montanari che scendevano in orde di barbari. I nostri gridarono con più viva fede: "Viva il santo sepolcro di Cristo!". In dirlo si rovesciarono poi come leoni sopra i montagnardi e li volsero in fuga, sopra i militi della rocca forte e li uccisero. Di poi si incamminarono sclamando: "A Gerusalemme! A Gerusalemme! Dio lo vuole! Dio lo vuole!". Presto si videro presso alle mura delle capitale di Palestina e la conquistarono non senza sacrificii costosissimi e facendo risuonare il santo nome del Salvatore. Goffredo di Buglione, terribile come un leone, semplice e pio come [97]un eremita, gridò

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a tutti: "Perché lo volete io assumo il titolo di re di Gerusalemme, ma la mia fronte non sarà cinta d'altra corona che d'una di spine, a somiglianza di quella che premette sulle tempia santissime del comun salvatore e Dio nostro Gesù Cristo". I popoli d'occidente raccoglievano come reliquie pregiate i segni di patimento dei forti, i sacerdoti leggevano le lettere dei vescovi e dei capitani e lagrimando di tenerezza muovevano i popoli a pianto generale. Più tardi san Luigi re di Francia si incammina con fede pari. E quando le fami, le pestilenze, le disfatte stesse strappano i suoi eserciti ed egli che cade schiavo, Luigi si mostra con tanta dignità che i mussulmani ne sono ammirati e gli si inchinano per eleggerlo in proprio re nello Egitto. Federico di Germania con cuore contrito si incammina a quella volta. Allo imperator greco che lo voleva tributario risponde fermamente: "Sono imperatore per elezione dei principi e per conferma del sommo pontefice". Dei soldati di Federico [98]diceva il patriarca armeno: "I tedeschi sono uomini straordinari, alti di statura, intrepidi nel coraggio. Sono disciplinati e si interdicono ogni piacere, perché Gerusalemme è profanata". Riccardo Cuor di leone, re d'Inghilterra, precipita sopra i nemici come una frana. Dicevano i saraceni: "Riccardo è un mietitore che abbatte le spiche del campo, nessuno può stare incontro". Gengiskan era venuto con 700 mila soldati dalla Tartaria, aveva preso possesso della China e con il figlio Saladino81 marciava sopra la Palestina. La terra pareva tremare sotto ai suoi piedi, ma allo incontro di Riccardo egli stesso ne è scorato. Gli emiri sclamavano: "Nessuno può sostenere i colpi di costui, l'impeto suo è tremendo, il suo scontro mortale ed i suoi fatti sono superiori alla umana natura". Presso ai saraceni il nome di Riccardo è un titolo di spauracchio che fa tremare.

  4. A Roma nel secolo xiii due meschinelli pregavano colla pietà di un angelo sulla tomba di san Pietro. "Chi sei tu e che intendi col tuo supplicare?". E questi: "Mi chiamo Francesco - 789 -e sono qui [99]per ottenere di salvare le anime". Tosto Domenico soggiunge: "Scambiamoci il cingolo e siamo amici in eterno". San Francesco e san Domenico sono i due patriarchi di due Ordini illustri nella Chiesa, sono i padri spirituali di molte migliaia di santi. Francesco veniva con la croce nella destra e Domenico con il santo rosario. Pregava in quella che il valoroso capitano Simone, postosi a capo di un'armata di volontari che si obbligavano a pugnare per quaranta , sbaragliava in molti scontri quando i manichei bestemmiatori, quando i saraceni dissoluti. Francesco poi in udire che cinque suoi compagni erano stati martirizzati nello Egitto, disse con molta allegrezza: "Ora posso dire di aver cinque frati minori". Nel 1524 un uomo da una gamba corta giungeva da Gerusalemme a Barcellona di Spagna. Dicevasi Ignazio, ed egli adunati alcuni compagni parlò loro così: "Poniamoci in via per attraversar l'Alemagna, e quella terra, la quale fu funestata dalle predicazioni inique di Lutero,[100] sia essa terra edificata dal nostro esempio. Predicheremo alla piazza e insegneremo il catechismo ai fanciulli. Per insegna nostra conserveremo il rosario al collo. Obbediamo per turno l'uno all'altro per una settimana, e dovendo pernottare alloggeremo negli spedali". Quando rivoltosi al giovine Saverio disse: "Tu incamminati alla volta d'oriente; recati a Roma, che il pontefice ti benedica, e promettigli che tu accompagnerai riverente alla croce del Salvatore alcuni millioni di pagani". A tutti poi disse: "Noi riconosceremo i cattolici veri a questi segnali, se cioè rinunziano al giudizio proprio, se lodano la Confessione e la Comunione, se hanno in credito lo stato religioso, se stimano la continenza e la castità, se osservano i decreti pontificii. Un cattolico verace segue in dottrina la massima di san Tomaso, parla poco della predestinazione e loda il timore figliale".

  San Tomaso nella sua Somma82 espone 512 questioni generali, dalle quali ne deduce quattromila particolari. Il pontefice Giovanni xxii disse: "Nei libri di san Tomaso [101]son tanti

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prodigi quante difficoltà sciolte". San Tomaso con ragionamento sillogistico stringe siffattamente che gli scorretti non gli sfuggono in eterno. Onde Lutero per isbrigarsene diceva: "L'insegnamento secondo il metodo scolastico è una invenzione diabolica". E proseguiva <a> dire all'orecchio de' suoi fedeli: "Calunniamo san Tomaso, perché tolti i suoi libri facile è rovinare la Bibbia stessa". Ignazio poneva sott'occhio ai suoi i libri di san Bonaventura e quell'aureo del Gersone che spiega esser proprio del cristiano saggio esser reputato per nulla e vivere sconosciuto. Concedeva loro i libri dello Scoto, dottore sottilissimo che scrivendo intorno agli Universali espose ciò che ha di comune negli individui del medesimo genere e della medesima specie.

  5. Il popolo d'oriente e d'occidente aveva molte iniquità a scontare e Dio mandò maestri severi, le guerre e le pestilenze: Costantinopoli, la Siria, e l'Egitto furono tormentate dalle invasioni dei bulgari. Vi s'aggiunsero fami [102]e pestilenze crude. Per non morire di penuria ricorrevano al cibo di escrementi. E in occidente nel 1346, dall'Asia settentrionale in Europa, venne una prodigiosa quantità di insetti e con essi un morbo che si spiegò subito in peste micidiale. "Non si crederà -- scrive il Petrarca -- che v'ebbe un tempo in cui l'universo è stato quasi interamente spopolato, in cui le case sono rimaste senza famiglia, le città senza cittadini, le campagne incolte e tutte seminate di cadaveri. Come il vorrà credere la posterità? Noi stessi duriamo fatica a crederlo, e tuttavia il vediamo coi nostri propri occhi. Usciti dalle nostre case, noi scorriamo la città, cui troviamo piena di morti e di moribondi; torniamo a casa e non troviamo più i nostri parenti, son morti tutti in questa breve assenza. Felici le razze future che non vedono queste calamità e che avranno forse qual serie di favole la descrizione che noi ne facciamo". Secondo altri scrittori, in Europa di tre parti della popolazione ne morirono due. [103]In soccorrere i miseri, si notano atti di virtù eroica in molti e di fortezza invitta nei pontefici. Ma i pochi superstiti, in dividersi le sostanze lasciate dai morti, presto ritornarono alle liti, alle ambizioni, ai godimenti e accagionavano gli ebrei di tutto il disastro patito.

 

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  6. È scritto che nella Chiesa tutto è per il perfezionamento de' santi, pel lavoro del ministero, per l'edificazione del corpo di Gesù Cristo. Sant'Anselmo discorrendo dei 7 sigilli del libro veduto da Giovanni evangelista dice che i miracoli, le predicazioni, i concilii, il culto sacro sono in parte il mistero di quei sigilli. Intorno al culto sacro, che è come il faro di salvezza nello scuro di notte fitta, si adunano i santi e le industrie dei buoni. Il sacerdote Filippo Neri in Roma adoperava tutte le arti per farsi spregiare ed era tanto più ammirato dagli angeli e dagli uomini. Fra i suoi allievi ascrisse il Baronio, che a riparare il danno delle Centurie di Maddeborgo, libro di storia ecclesiastica scritto per calunniare la Chiesa, [104]oppose il suo volume degli Annali che, proseguiti dal Surio83 e dai bollandisti, sono il codice più veritiero delle lotte e dei trionfi della Chiesa fino a quei . San Bernardo di Chiaravalle adunava 700 monaci intorno a sé, e percorrendo in predicazione da Francia all'Italia ed a Germania segnava con prodigi i suoi passi, finché ritornato alla solitudine udiva i dolci rimproveri de' suoi che dicevano: "Noi abbiamo lasciato le contee ricche e le abitazioni comode per essere con voi, e voi ne abbandonate per molti mesi in ogni anno?". I monaci di Chiaravalle mangiavano pan d'orzo, di miglio, di veccia, o foglie di faggio cotte. Bernardo quasi agnello sotto il peso di un aratro faticava in penitenze incredibili. Venuto a Milano disse non avere altrove trovata più viva fede. Ma sfuggì appena intese che il volevano per arcivescovo.

  Illustrissimi esempi di virtù sono in vari secoli i nomi santi di Veridiana vergine e di Zita vergine, di Elisabetta vedova. Illustrissimi sono gli esempi di virtù [105]di san Pio v pontefice sommo, di san Carlo Borromeo cardinale arcivescovo. San Francesco di Sales, vescovo invitto e soave, san Giuseppe Calasanzio, san Vincenzo de' Paoli sono sacerdoti provvidenziali, i quali o con la copia di carità o con la generosità d'animo e con la sapienza di dottrina bastarono ognuno ad illustrare un secolo nella Chiesa. Le buone industrie degli artisti cristiani

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crescono lustro al culto santo. Nella sola Italia celebrati sono i nomi delle scuole di Venezia, di Verona, di Bologna, di Firenze. Il Tiziano, il Tintoretto, il Veronese, i Caracci84, il Guido Reni, il Volterra, il Domenichino85, l'Albani, l'Allegri <detto> il Correggio, il Guercino, il Parmigianino86, il Bernini, con più altri sono la gloria della pittura classica nella penisola italica e nel mondo universo.

  7. Or ci facciamo in tempi a noi più vicini ed in questo luogo mi piace applicare questo che leggiamo nei Libri santi. Tolomeo si moveva dallo Egitto e si faceva presso a Gerusalemme ed al tempio santo per menarvi saccheggio. Quando il sommo sacerdote Simone [106]grida con altissimo gemito a Dio: "Vendica, o Signore, vendica il tempio santo!". Or Tolomeo, colpito da forza sovrumana, cadde a terra come morto, levossi e ricadde per la seconda e per la terza volta, finché due angeli gli apparvero brandendo due spade scintillanti. Quando Tolomeo convinto gridò: "Sia pur rispettata la patria degli ebrei e il tempio del Signore, io me ne parto". Altra fiata Seleuco Filopatore re87 mandò Eliodoro perché spogliasse intieramente il tempio santo. Eliodoro si affrettò e già stendeva le mani sui tesori del santuario e diceva: "Di queste cose ha bisogno il mio re". Ma Onia88 pontefice sclama: "Guai a chi strugge l'offerta del Signore, che è disposta per asciugare le lagrime alle vedove desolate e per sostentare gli orfani indigenti!". In dire si discioglie in pianto, e il popolo con lui. Allora un cavallo appare che portava un terribile cavaliere magnificamente vestito e insegue con calci Eliodoro. Due maestosi giovani sferzavano il cavallo. Eliodoro cadde come morto. Tosto Onia sacerdote pregò ed i due giovani rivolti ad Eliodoro gli [107]dissero: "Per le

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preghiere di Onia tu sei salvo, vattene e riferisci pure al tuo re". Partissi di buon animo Eliodoro, e venuto dinanzi al suo padrone disse: "A Gerusalemme ed al tempio mandate altri e non me, quinc'innanzi" e fecesi a raccontare l'avvenuto.

  Sopra questi fatti hanno argomento di considerazione e di timore quei molti del nostro secolo che seguono l'esempio dei giansenisti e dei gallicani, dei filosofastri e dei liberali che corrono dietro ai movimenti della rivoluzione. Questi ribellandosi con superbia luciferiana al Vicario stesso di Gesù Cristo ed alla Chiesa gridano: "Lo Stato sono io, la Asia e l'Europa sono io, il mondo sono io, il tutto sono io. Il mio interesse è legge suprema, per giungere al mio intento tutti i mezzi sono buoni". Il Lamennais in udire queste grida ammoniva nel 1826 così: "Puossi con tutta certezza predire che, se i governi non si uniranno strettamente alla Chiesa, non resterà più in Europa un sol trono in piedi. Quando verrà il soffio della tempesta di cui parla il Signore, saran portati via come la [108]paglia arida e come la polvere. La rivoluzione annunzia in chiari termini la loro caduta e in questo punto non la sbaglia, essa ha viste giuste. Ma la sbaglia all'ingrosso quando crede di stabilirvi al posto altri governi, e con dottrine totalmente distruttive di potere edificar qualche cosa di stabile, un nuovo ordine sociale. L'unica sua creazione sarà l'anarchia e frutto delle sue opere lacrime e sangue".

  Fénelon prevedeva pure sinistramente della società crescente, ed egli pure dalla Chiesa sola attendeva il riparo a pericoli immensi. Rivolto lo sguardo riverente a Roma sclamava: "O Roma! O Chiesa romana! O città santa! O cara patria di tutti i veri cristiani!... Noi sappiamo che la Chiesa è fondata su questa pietra. Chiunque mangia l'Agnello fuor di questa casa è profano. Se alcuno non è nell'arca di Noè perirà nel diluvio. Perciò noi scongiuriamo il beato successor di Pietro, per Gesù crocefisso per la salute del mondo, per la santa Trinità, di insegnarci colla sua autorità quello che bisogna dire e che bisogna tacere". [109]In questo specchio noi abbiamo dinanzi la via buona

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che guida al paradiso. Incamminiamoci e siamo noi stessi in tempo caliginoso lucerna ardente, splendor di esempio santo ai fratelli che a noi si accompagnano nel cammino della vita.

Riflessi

  1. Un'oasi nel deserto della vita.

  2. La casa di Dio ristorata nel Mille.

  3. Buon esempio di fede nei crociati.

  4. Tre patriarchi di ordini sacri.

  5. La tribolazione.

  6.  Esempio di santi illustri.

  7.   Due esempi scritturali.

 





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80     Lezione probabile: venuti.



p. 788
81     In Rohrbacher viii, p. 677, si legge  che Saladino è figlio di Aiub o Giobbe, un curdo diventato governatore di Damasco.



p. 789
82     Originale: Nelle sue Somme; cfr. Rohrbacher x, p. 7.



p. 791
83     Originale: Lurio; cfr. Rohrbacher xiii, p. 43.



p. 792
84     Originale: il Caracci; cfr. Rohrbacher xiv, p. 75.



85     Originale: Domenichini; cfr. Rohrbacher xiv, p. 75.



86     Originale: Guercini; cfr. Rohrbacher xiv, p. 77.



87     Originale: Altra fiata Epifane re; cfr. Rohrbacher ii, p. 293.



88     Originale: Simone; cfr. Rohrbacher ii, p. 293.

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