Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Andiamo al Padre…
Lettura del testo

ANDIAMO AL PADRE INVITI FAMIGLIARI A BEN RECITARE L'ORAZIONE DEL PATER NOSTER (1880)

VII. Venga il regno vostro

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VII.

Venga il regno vostro

  1. [63]Per intendere con quanto affetto tu devi dire: "Venga il regno vostro", pondera qui che il regno di Dio Padre è vastissimo. Nel cielo il regno di Dio Padre è il paradiso dei santi, sulla terra poi il regno del Padre è la grazia di Dio nel cuore del cristiano giusto; è altresì la stessa grazia del Signore che è nel cuore della Chiesa e che, insieme col capo di essa, dirige le membra che sono i fedeli sparsi in tutto l'orbe. Come tu scorgi, puoi tu medesimo, appena che lo voglia, essere partecipe di questo regno di Dio Padre. Considera <parte> a partegran regno per risolverti di possederlo tu medesimo a qualsiasi costo.

  2. Il regno del Padre è dunque il cielo beato. Tu che sei il figlio di Dio, [64]eccoti a vista del paradiso che ti attende. Osservalo pure con giubilo altissimo. Il regno di Dio Padre è vastissimo perché è fatto per tutti quanti i figli del Signore, è regno ricchissimo perché è gloria e godimento per ciascuno, è regno ordinato perché a seconda dei meriti si il posto di onore e di retribuzione. In questo regno non è più stento di fame e di sete o di dolore veruno, perché è riposo tranquillo, le opere buone che sonosi disposte quaggiù rendono lieto omai il soggiorno dei beati. Poi in alto sopra il suo trono splendidissimo siede Iddio Padre. Il Signore, scorto da lungi nella caverna di Oreb, inondava il cuore di Mosè di tanta gioia che per più settimane sentì nemmeno il bisogno di ristorare lo stomaco con veruna sorta di cibo. Il Signore, veduto in parte dagli apostoli nella trasfigurazione, cagionò loro sì gran gioia che tosto sclamarono: "Che buona cosa essere qui!" 23 e non avrebbero più voluto dipartirsi. Paolo vide egli stesso in visione [65]il volto del Signore e ciò gli fu causa di tanto godimento che, cessata l'estasi e trovatosi

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ancora quaggiù, sospirò poi come un desolato. Pensa ora che tu stesso nel cielo sarai con Dio e lo vedrai faccia a faccia24. Vedendo il Signore tu giubilerai in una estasi continua di celeste godimento. Rivolgerai lo sguardo sorridente a Maria, e vedendo la tua Madre cinto il capo della corona di regina, tu raddoppierai il tripudio. Volgerai lo sguardo attonito a destra ed a sinistra ed incontrandoti nel volto beato degli angeli, nell'aspetto godente dei santi, continuerai a sclamare: "Come sono diletti i vostri tabernacoli, o Signore25! Io sono qui e starò per sempre, sono beato e lo sarò in eterno". Ti piace adunque il regno del Padre? Se ti aggrada immensamente, adopera almeno la metà di quella attenzione che altri usano per avere un regno terrestre, e il regno dei cieli sarà tuo.

  3. Il ricevimento poi che Dio ti [66]farà in cielo sarà proporzionato al ricevimento che tu gli avrai già fatto su questa terra. Quello che desidera tanto il Signore è il cuor tuo. Per entrare nella casa del cuor tuo è disceso dal cielo in terra e si mostrò vestito di umana carne in Betlemme, in Nazaret, in Gerusalemme, affrettandosi sempre in sudori di viaggi finché, non ritrovandoti ancora, salì il Calvario. Lassù gemé con sospiri di agonia per chiamarti, e per mostrare il suo grande amore aprì il suo sacro costato e ti diede a vedere il suo cuore divino. Quando tu genuflesso a' suoi piedi gridasti: "Entrate o Signore, che la casa del mio cuore è casa vostra", allora il Signore venne e si assise con gioia a mensa con te. Tu gli donasti il cuore e Gesù arricchì quel cuore e parve fare con te come già fece con Maria santissima. Il Signore arricchì di immensa virtù il cuor della Vergine perché fosse degna abitazione di Dio, il Signore medesimo arricchisce il cuor tuo di molteplici doni perché tu [67]stesso diventi abitazione eletta del Signore. Intanto tu veneri una chiesa perché è casa del Signore ed altri venerano il cuor del giusto perché è tempio di Dio. Tu t'inchini al sacro tabernacolo, perché è il trono dello Altissimo - 135 -sulla terra, ed altri si inchinano alla presenza del cristiano santo perché sopra il cuore di quello siede Iddio in trono di misericordia e di grazia. Onde quello che hai a far tu è godere. In quella che godi, devi guardare il tuo povero cuore per scorgere se intorno è penetrata la sozzura di qualsiasi peccato ovvero la polvere maligna di una cattiva inclinazione. Ignazio riguardava ad ogni ora del con una attenzione speciale, e come lui tutti quelli che desiderano di mondare la casa del povero cuore non lasciano passar giorno senza esaminare diligentemente quella abitazione. Se trovano qualsisia immondezza, piangono di dolore e con quel pianto astergono il cuore.

  4. Altro regno del Padre è quello della Chiesa di Gesù Cristo. Nel cielo [68]Padre e Figlio e Spirito Santo si strinsero come a consiglio e dissero: "Usiamo agli uomini sulla terra, finché vivono, grande misericordia". Intanto il Signore eresse quaggiù il regno della Chiesa. Questo regno è come l'arca di Noè, che porge opportunità di salvarsi in mezzo al diluvio dei vizii. La Chiesa di Gesù Cristo è come una grande città capitale che, posta su di un monte, è veduta da tutte le parti del mondo. Figurati appunto un monte di oro purissimo e fuori che ne scaturiscano tante fonti cristalline. Immaginati ora che le genti accostandosi bevano e che, dissetandosi in quelle, raddoppino i sani la loro robustezza, gli ammalati ricuperino la cara salute, e i morti medesimi figurati che al tocco di quelle acque risorgano a vita novella. Che diresti tu di tal luogo e di tanti prodigi? Ebbene quel monte è figura di Cristo, quelle fonti sono la grazia dei Sacramenti che scaturisce dal costato aperto del divin Redentore. Quei popoli poi sono i cristiani [69]fortunati che godono nel regno del Padre. Una luce divina li circonda ed è la fede che spalanca sopra il loro sguardo le porte del paradiso. Sono rianimati dalla speranza che li conforta come un angelo consolatore. La carità di Gesù Cristo li unisce con Dio sicché esclamino a modo di beati: "Non sono io che vivo, ma è Gesù Cristo che vive in me"26. La carità li congiunge - 136 -fra loro sicché godono in esclamare: "Quanto è bello che i fratelli abitino assieme di un cuore e di una mente sola!" 27. Intanto da tutte le parti della terra uomini si affrettano a questo regno del Padre. Quando vi sono entrati la loro gioia è sì alta che, non potendo con affetto sensibile abbracciarsi al Padre celeste, vengono turme a turme dinanzi al padre terreno, il pontefice che quaggiù tiene le veci del Signore medesimo. Tu hai veduto con due occhi e più volte nel giro di pochi anni i vescovi del mondo cattolico venire a Roma per salutare il pontefice dicendo: "Voi siete il padre [70]nostro". Non hai tu veduti popoli intieri inchinarsi e giubilare al passaggio del comune padre de' fedeli? Argomenta da ciò il contento che è nei figli e la gioia che si prova nel regno del Padre tuo. Godine tu stesso altamente e in dimostrare a tutti la tua soddisfazione eccita tutti quanti ad imitarti.

  5. Francesco Saverio si mostrò tale. Lo disse a se stesso: "Io voglio mostrare in me la beatitudine che è il trovarsi nel regno del Padre". Venne dunque ai piedi del pontefice e parlò: "Io voglio fare il giro della terra e voglio che tutti rientrino nel regno del Padre, perché immensa è la beatitudine che in esso si trova". Partissi adunque e come colui che altro non vede all'infuori della gloria del Padre e della salute dei fratelli, non ripiegò nemmeno un passo per salutare la patria ed i parenti. Si affrettò rapidissimo come un cherubino di amore e così in soli dieci anni percorse tanta via quanta basterebbe per compiere cinque volte il viaggio intorno [71]alla terra. Dugento mila ne fece rientrare col cenno amorevole della sua destra e due milioni ne richiamò colla amorevolezza della sua voce. Intanto sclamava egli stesso come Ignazio e come Teresa: "Salvare un'anima è sì grande contento che per ciò solo sosterrei l'agonia di più secoli di tormenti... Ah, perché non posso attraversarmi sulle porte d'inferno e impedire che un'anima sola venga ancora per introdursi in quel luogo, dove non si ama ma si odia perpetuamente Dio e il suo regno?". Quest'è la brama fervida di un figliuol dabbene: desiderare - 137 -che tutti i fratelli entrino nella casa paterna a godere la gioia delle conversazioni del padre. Tu che hai fatto fin qui per ridurre obbedienti nel regno del Padre tanti peccatori iniqui e tanti sudditi ribelli?

  6. Dirai che tu non sei né apostolomissionario di anime. Ma che dici tu mai? Non ricordi già che il precetto di Dio: "Il Signore comandò a ciascuno di salvarsi a vicenda" è precetto [72]universale? Incomincia tu a scacciare lungi dal cuore il peccato, sicché dicendo: "Venga il regno vostro" possa in te discendere la benedizione del Padre. Scaccia dal cuore Satana, perché se fossi ostinato di dargli ricetto e poi che dicessi: "Venga il regno vostro", tu provocheresti ad ira il cielo e l'Altissimo sarebbe eccitato a regnare sopra di te con il fulmine de' suoi castighi. Strappa dunque Satana dal cuor tuo. Verrà Dio a possederti e quando egli sia con te, tu puoi tutto per te ed ogni bene per gli altri. Due povere cristianelle di Lione desiderarono di salvare le anime dei fanciulli chinesi, e stando così unite al Signore riescirono ad istituire nel mondo un'opera di salute che manda il Battesimo della vita in ogni anno a cento mila fanciulli abbandonati. Maria Taigi, vedovella desolata in Roma, desiderò che la città capitale del mondo e l'Italia, figlia eletta della Chiesa, fossero salve da gravi flagelli e l'ottenne facilmente. Intanto ricorda che una preghiera per te, un buon [73]consiglio per gli altri, è come un seme gettato. Quello comincia ad attecchire, si sviluppa e si manifesta in un filo d'erba, cresce in fusto e poi si erge in albero che spande intorno rami maestosi. Mano mano che cresce, spegne intorno a sé le erbe cattive e così rimane egli solo padrone del terreno intorno. Il seme di una lettura buona estinse nel cuore di Ignazio, di Giovanni Colombini, e il seme di una correzione spense nel cuor di Andrea Corsini le erbe delle male passioni e ne sradicò le radici. Quel seme benedetto crebbe in una pianta del paradiso di santità, che ancora oggidì spande frutti di vita a tutta la terra. Ecco se è vero che tu stesso pregando puoi ottenere che molti si salvino nel regno del Padre. Supplica dunque con affetto vivo: "Venga il regno vostro" e in dirlo il tuo cuore giocondi in un mare di beatitudine quale ammirasti fin qui.

 

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Riflessi

  1. [74]Il regno del Padre celeste dal paradiso si estende fin sulla terra.

  2. Il paradiso dei beati è il regno del Padre tuo.

  3. È altresì regno suo il cuore dei giusti.

  4. E nel mondo la Chiesa di Gesù Cristo è ancora regno del Padre comune.

  5. Godi dunque tu e chiama a rallegrarsene teco tutti i fratelli del mondo.

  6.  Tu potrai adunare molti fratelli nel regno del Padre pregando di cuore: "Venga il regno vostro, o Signore".





p. 133
23     Mt 17, 4.



p. 134
24     Cfr. 1 Cor 13, 12.



25     Cfr. Sal 84(83), 2.



p. 135
26     Gal 2, 20.



p. 136
27     Sal 133(132), 1; At 4, 32.



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