Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Sulla tomba dei morti...
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SULLA TOMBA DEI MORTI FERVORINI PER LA NOVENA E PER L'OTTAVA DEI FEDELI DEFUNTI

<NOVENA DEI FEDELI DEFUNTI>

I. Al purgatorio con gli occhi della fede e della ragione cattolica

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<NOVENA DEI FEDELI DEFUNTI>

I.

Al purgatorio

con gli occhi della fede

e della ragione cattolica

  1. [5]Cristoforo Colombo ripassò i libri degli eruditi che scrissero intorno alla terra e si convinse che, nella parte opposta alla sfera del globo che abitiamo noi, altra dovesse esistere. Confrontò le ragioni dei sapienti con l'esame del criterio proprio e disse: "Esiste altro mondo al di di questo che abitiamo. Io vo' andarne in traccia. Scopertolo, vi pianterò nel mezzo il legno della santa croce; i popoli di quella terra saranno poi benedetti in Gesù Cristo".

  Noi confrontiamo il discorso che ne fanno uomini inspirati da alto nelle Sante Scritture. Troviamo poi che quel discorso divino non solo non ripugna a ragione, ma vi consente appieno. [6]L'intimo del cuor nostro ci dice: "Deve esistere il purgatorio". Andiamone dunque in traccia e, trovatolo, di leggieri portiamo in mezzo la croce dei nostri buoni sacrifici, e così le anime benedette che sono colà avranno bene in Dio.

  2. Con mano rispettosa mi accosto ai libri della Scrittura Santa. Entro è la parola di Dio. Qual fortuna per noi! Il Signore ne' suoi Libri sacri ci indirizza sue lettere e ci parla cuore a cuore come padre a figlio.

  Nelle Scritture Sante Iddio adunque ci tiene questo discorso: "Io sono l'Altissimo e voi creature meschine della

 - 1287 -terra... io l'Antico dei giorni e voi creature di un ... io tre volte santo e voi peccatori soggetti a fallare in ogni momento... Ma io vi sono padre e voi mi siete figli. Non può un padre stare lontan dal figliuol suo. Voi salirete con me al paradiso, però in ascendere sarete salvi, ma quasi per ignem. Vi stancherà un lavacro di fuoco entro al quale possiate purificare [7]ogni macchia di colpa. Io sono il Signore e voi le creature del mio braccio. Sono certi peccati che voi commettete e che non vi possono essere rimessi in questa terra, perché non abbastanza ve ne dolete. Non possono esservi rimessi in cielo, perché nessuno entra in quel regno se prima non sia mondo al tutto. Questi peccati vi saranno perdonati in altro luogo che non è della terra o del paradiso".

  3. Eccolo dunque il purgatorio. I Padri santi e gli scrittori eruditi sono entrati con gli occhi della fede, hanno scorto con lo sguardo della ragione teologica. Di poi uscendo, quasi figura di terrore e di maestà, hanno detto: "Esiste un luogo di purificazione che noi chiamiamo purgatorio. Quello è luogo di pena. Le anime aspirano a Dio e sono legate per non poter ascendere finché Dio le disciolga. È carcere di tormento. Hanno obbligazioni a riparare, debiti a scontare. È scritto che non usciranno finché abbiano [8]pagato fino all'ultimo quadrante"1.

  A questo mondo il Signore castiga con il ferro e con il fuoco la pena dei peccati gravi. Castiga con il ferro e con il fuoco la stessa pena dei peccati leggieri. Temete, temete. Con il castigo di ferro e di fuoco Iddio punisce le anime che sono venute alla sua presenza con una o con molte macchie, benché leggiere.

  In questo modo Dio punisce il reato di quelle colpe mortali che ci furono bensì rimesse nel sacramento di Confessione, ma delle quali noi non abbiamo posto bastevole soddisfazione di dolore ovvero di penitenza. Il Signore è l'altissimo. Al suo cospetto stannosi come indegni gli stessi angeli celesti; pensatelo se non devono purgarsene gli uomini mor

 - 1288 -tali. Questi il più delle volte sono coperti da un pulviscolo fitto di fango terreno. Giusto è che se ne purifichino.

  4. Però che hanno a fare le anime meschinelle? Supplicar che Dio lo porga loro un bagno entro al quale [9]lavarsene. Ed il Signore buono addita loro il purgatorio ed entro ve le immerge. Ah, crudo tormento! Chi aiuta a sollevarle d'un momento? Vengono in soccorso tutti i popoli della terra. Ma con aiuto prodigioso si fanno innanzi i fedeli del popolo del Signore. Gerusalemme diletta oh quanti gemiti versa, quanti sacrificii porge allo Altissimo! Uditene fra molti un esempio.

  Antioco, tiranno ferocissimo, si avanzava con truppe formidabili. Spirava fuoco di furore dagli occhi e fremeva con dire: "Gerusalemme sarà distrutta, il tempio lo voglio abbattere. Così cesserà il sacrificio e le vittime e le Scritture saranno consegnate alle fiamme". Inorridivano tutti, ma il sangue sovrat<t>utto bolliva in petto ai fratelli Maccabei. Questi implorarono con la fronte per terra l'aiuto dal cielo. Vennero alle tombe dei loro santi per supplicare ad intercedere per il popolo. Dopo questo, entrarono in combattimento. Il Signore fu con i prodi; che [10]cosa possono in contrario gli uomini inimici? Antioco fu disfatto. Il capitano Giuda sclamò: "Siamo salvi! Siamo salvi!". Volse poi lo sguardo a terra e vide i cadaveri dei valorosi che combattendo erano caduti. Allora continuò: "Presto, o fratelli. Raccogliamo fra noi quelle somme che possiamo. Affrettiamo poi <a> mandare a Gerusalemme, a fine che con i sacrifici che innalzano i fratelli supplichevoli si offrano sacrificii anche da parte nostra. Quelli che sono morti possono aver bisogno di aiuto. Affrettiamoci <a> porgerne a tutti in molta copia".

  Allora il popolo degli ebrei pregava in pubblico nel tempio santo. Supplicavano in privato nella casa o presso alla tomba degli estinti. Si coprivano il capo di cenere, di gramaglie le persone, e per trenta giorni il lutto e la supplicazione era universale. In seguito <ad> aver pianto così, volgevano gli occhi al cielo e dicevano: "Ci avete esauditi, o Signore, per l'anima dei cari nostrà". Il cielo benevolo [11]faceva intendere di aver usata misericordia. Allora i cuori consolavansi e davano gloria all'Altissimo.

 - 1289 -  5. Quanta pietà nei cristiani! Sono divenuti il popolo del Signore ed essi supplicano con gemito di preghiera, con oblazione di sacrificio il giorno primo del passaggio dei loro cari. Gemono e supplicano egualmente il giorno terzo e il giorno settimo e il giorno trentesimo. Ed al ricorrere del giorno anniversario in ogni anno vengono a gemere con affetto pio e così seguono sino alla fine. Santa religione del mio Dio, come sei vera nella tua massima, come sei cara nella pratica tua!

  Supplici a pregar nel tempio e sulla tomba dei morti fratelli vennero gli apostoli del Signore. Alla tomba dei morti vennero i Padri ed i dottori sacri, i filosofi e gli eruditi del Cristianesimo in ogni età del mondo. Seco conducono ancora oggidì le moltitudini. Additano a queste le tombe dei morti e con gli occhi umidi di lagrime [12]parlano: "Pregate ancora voi". Santo e salubre è il pensiero di pregare per i defunti2.

  6. Noi preghiamo. Oh come si rischiara la nostra mente, come vengono vivi gli affetti del cuore! Ci pare che il paradiso mano a mano si riapra in alto, che giù ne discendano angeli benedetti per ricevere le nostre suppliche e dire in purgatorio: "Consolatevi che sulle tombe dei vostri corpi è chi geme di cuore! Consolatevi che Dio ne rimane placato per i vostri debiti! Il Signore presto vi userà misericordia!".

  Noi pieghiamo le ginocchia dinanzi alla fossa dei morti, ci stendiamo colle braccia sovr'esse. Lasciamo cader giù ad inumidire quella terra santa le lagrime dei nostri occhi. Crudi quelli che ci impediscono a pregare per i defunti!

  È un mondo al di di questo nostro. È il mondo delle anime che vivono separate dai loro corpi. È il mondo di patimento e di speranza. Vero, vero. [13]Piantiamo in quello la croce dei patimenti di Gesù. Piantiamo in quello l'albero della speranza e del trionfo cristiano. Ne avremo bene noi. Ne hanno salute le anime benedette dei fratelli nostri, i fedeli defunti.

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Riflessi

  1. Il purgatorio con gli occhi della fede e della ragione cattolica.

  2. Il Signore ci ha manifestato l'esistenza del purgatorio.

  3. I Padri santi te lo additano.

  4. Ecco le moltitudini che supplicano per i fedeli defunti.

  5. Emergono fra tutti le plebi del popolo cristiano.

  6.  Noi preghiamo e ne partiamo confortati.





p. 1287
1 Cfr. Mt 5, 26.



p. 1289
2 2 Mac 12, 45.



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