Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Andiamo al Padre…
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ANDIAMO AL PADRE INVITI FAMIGLIARI A BEN RECITARE L'ORAZIONE DEL PATER NOSTER (1880)

VIII. Sia fatta la volontà vostra come in cielo così in terra

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VIII.

Sia fatta la volontà vostra

come in cielo così in terra

  1. [75]Figurati che il pontefice sommo ovvero che un personaggio celebre per dottrina e per santità venga in persona a pregarti di eseguire un ordine particolare. Tu ti stimeresti certamente fortunato in compiere comandi cosiffatti, perciocché sei certissimo che le opere da quelli imposte sono rette in sé, vantaggiose a pro tuo e di altri. Sei certo che son di onore a chi te le ha ordinate. Ravviva ora la tua fede. Ritienlo fermamente che quando tu eseguisci i voleri del cielo, tu non adempi alle brame di un semplice uomo sebbene santo, ma compi i desideri dello Altissimo. Ora tu il sai che quello che vuole Iddio è tutto per il bene dell'anima [76]tua e tutto per il bene de' tuoi fratelli, tutto è per l'onore della sua gloria. Oh con quale affetto devi dunque tu pregare: "Sia fatta la volontà vostra come in cielo così in terra"! Immaginati ora tre figliuoli dello stesso genitore che eseguiscono i medesimi voleri paterni. Tu guardi al primo e scorgi che obbedisce unicamente per non essere castigato, guardi al secondo e vedi che obbedisce - 139 -unicamente per riceverne premio, il terzo poi obbedisce per la brama ardente che ha di piacere in tutto al padre diletto e di procurargli consolazione. Quest'ultimo figliuolo è certamente più lodevole. Di questi tre giovanetti quale imiti tu nello eseguire i voleri di Dio Padre?

  2. Anzi avverti qui che uno stesso figliuolo diletto può obbedire in due modi differenti. Un figlio obbedisce al padre per piacergli e non pensa ad altro. L'altro figlio obbedisce parimenti per soddisfare il cuore paterno e nel medesimo tempo considera gli ordini ricevuti, li ammira e [77]li fa ammirare; poi quanto può studia le sentenze del genitore e penetra addentro negli affetti dell'animo di lui, perché vorrebbe il buon figliuolo pensare come il padre, parlare come il padre e desiderare sol quello che anche desidera il genitore diletto. Rifletti ora che se tu ami così Iddio, tu sei figliuolo diletto e per ciò hai motivo di rallegrartene vivamente. Gesù stava nella casa di Zebedeo quando gli vennero a dire: "Fuori vi attendono la madre e i fratelli vostri". E Gesù rispose loro: "Mia madre è chi fa la volontà del Padre mio, miei fratelli sono quelli che eseguiscono i voleri dell'Eterno"28. Se tu in questo momento udissi la notizia che sei trovato parente del pontefice e che ne avrai special segno di predilezione, ti rallegreresti tu? Ebbene Gesù è ancor a dire: "Tutti quelli che fanno la volontà dell'Altissimo, essi sono veri figli di Dio, veri fratelli del divin Salvatore; le anime di quelli sono vere spose dello Spirito Santo e così è verissimo che quelli che fanno [78]la volontà di Dio sono congiunti in parentela colla stessa Trinità augustissima". È perciò che l'apostolo Pietro29 indirizzandosi ai fedeli li chiamava: "Gente santa, popolo di conquista30, figli dell'Altissimo e quasi altrettanti dei essi medesimi", perché pensando come pensa Iddio e volendo sol quello che vuole Iddio diventano un solo con Dio medesimo. In questo senso sclamava attonito per sé l'Apostolo delle genti: "Vivo io, ma

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non sono io che vive, è Gesù Cristo che vive in me"31. Intenderai adesso che discorso alto fu quello di Gesù quando nell'ultima Cena pregò: "Fate, o Padre, che tutti i miei discepoli sieno di un cuore e di un'anima sola, fate che si amino come io amo voi e come voi amate me"32. Come tu scorgi, in queste parole e in questa dottrina è il colmo della santità del cristiano. Tu non potrai giungere a maggior perfezione che a questa di intendere e di volere sol quello che il Signore intende e vuole. Ecco per te una regola aurea. Tu che da tempo domandi consiglio [79]per santificarti, prega di potere eseguire in tutto la divina volontà, ché questo basta a farti gran santo.

  3. E se tu puoi farti santo, qual gloria per Iddio, qual trionfo per Gesù Cristo, qual consolazione per te medesimo! Quanto all'Eterno, la gloria che gliene deriva è onore altissimo. Pensalo tu. Un semplice artefice che vede riuscire ottima l'opera delle sue mani ovvero quella del suo ingegno, ne gode non poco. Michelangelo, quand'ebbe terminata la statua del suo Mosè e che la scorse tanto bella, batté col martello nel ginocchio alla stessa e in un'estasi di contento disse: "Parla!". Il celebre matematico di Siracusa, quand'ebbe rischiarata la soluzione d'un problema assai difficile, sorse a correre fuor via ed a sclamare: "Ho trovato! Ho trovato!". Io penso altresì che il tuo Creatore e Dio, volgendo lo sguardo a te e scorgendoti creatura perfetta, si rallegri vivamente in sé e che, non bastandogli ciò, chiami a rallegrarsene tutto il paradiso. Un padre quaggiù, in quel [80]giorno che il figlio riceve l'onore del sacerdozio ovvero il trionfo di qualche merito insigne, chiama tutti i figli a rallegrarsene, chiama i fratelli, chiama i parenti e gli amici perché il contento che prova in sé è troppo alto. Tutto dunque il paradiso è in festa mentre tu fedelmente eseguisci i divini voleri, però che devi far tu? Mentre tu dici: "Sia fatta la volontà vostra come in cielo così in terra", devi desiderare di avere un cuore di cherubino per intendere e volere sol quello che intende e vuole Iddio.

 

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  4. Se tu ami e se tu obbedisci, rallegri altresì il cuore santissimo del Redentore. Gesù Cristo, tuo maggior fratello, ama per essenza il Padre ed egli obbedisce perfettamente, perché allo scopo di compiere i voleri del Padre discese dal cielo in terra e nemmeno rifiutò le agonie dell'orto ovvero quelle ancor più tormentose della croce. Tanto sostenne Gesù, tuo maggior fratello, per ritrovare te e condurti al Padre. Gesù Cristo nello [81]altare del Santissimo Sacramento misticamente sostiene le agonie dell'orto e quelle della croce, e intanto aspetta che tu mosso a pietà di lui ti affretti fra le sue braccia e gli doni il cuor tuo. Il cuore del cristiano soddisfa il cuore di Gesù, il buon cuore del figlio contenta appieno i voleri del padre. Oh, quando Gesù si immola vittima allo Altissimo e che insieme al cuore proprio gli possa offerire i cuori dei suoi minori fratelli, Gesù ne sente in sé quel gaudio che prova un figlio primogenito quando dopo gravi patimenti riconduce esultante al genitore i minori fratelli che ascoltando le insinuazioni dei tristi erano fuggiti lontan lontano.

  5. Finalmente con obbedire al Signore tu procacci per te stesso la felicità maggiore possibile su questa terra. È scritto che obbedire a Dio è come regnare. Un sovrano è lieto nel suo trono perché è circondato d'ogni bene di fortuna, è tranquillo perché ha soggetti i proprii sudditi [82]ed è temuto dagli avversarii, è glorioso perché tutti gli applaudono. Tu sei quel re medesimo. Se tu obbedisci a Dio, il Signore contenta alla sua volta i desiderii del cuor tuo, ti arricchisce de' suoi doni, ti colma della sua grazia. Se tu obbedisci a Dio, anche le passioni, che sono i tuoi dipendenti, obbediranno perfettamente a te. Accadrà di te come di Adamo e di Eva, i quali obbedivano al Signore nel paradiso terrestre. Perché essi erano fedeli a Dio, trovavano pronti ai loro cenni gli stessi quadrupedi della terra, gli uccelli dell'aria e i pesci delle acque. Sarai dunque tu medesimo re potente; gli avversarii tuoi, i demoni d'inferno, non ardiranno più di assalirti e così a te come vincitore applaudiranno tutti i popoli della terra, per parte loro esulteranno i santi del cielo. Quale consolazione! Tu obbedisci a Dio e perciò tutti obbediscono a te e tu sei salvo omai. Nel finale giudizio, quando molti tremeranno, tu solo non temerai, perché obbedendo - 142 -hai eseguito il volere dell'Altissimo.[83] Sicché tu quaggiù non devi desiderare se non che il Signore ti faccia intendere chiaramente i voleri suoi. Fu tempo in cui il Signore appariva visibilmente ai patriarchi ed ai profeti ed ai conduttori del suo popolo diletto. Ciò avveniva raramente, ma quando una volta nel corso di un secolo il Signore parlava, la voce di Dio colmava di ammirazione un popolo intiero. Però con te il Signore adopera altrimenti. Iddio con ispirazioni continue al cuore ti fa intendere la sua parola, egli parla a te con illustrazioni di mente in casa e fuori, al campo ed alla chiesa, stando solo ovvero conversando con altri. Che se il discorso del cuore ti lascia tuttavia qualche dubbio nella mente, tu non hai che a dare un passo per trovare un profeta che te lo spieghi, un angelo che ti guidi. Il profeta e l'angelo è per te il superiore legittimo che ti dirige. Il Signore per non lasciarti nelle angustie ha parlato chiaramente: "Chi ascolta il superiore ascolta Dio medesimo". [84]Tu dunque hai il pontefice che ti guida, hai il tuo vescovo che ti rischiara, hai il direttore dell'anima che dirige i tuoi passi, hai un padre ed una madre che passo per passo ti mostrano la strada; ah, loda pure il tuo Signore e benedicilo perché a tuo conforto abbia mandato uomini angelici per tua guida.

  6. Per riconoscenza a Dio, obbedisci ai superiori come figliuol diletto. I tuoi superiori quaggiù per indirizzarti devono sostenere tanti patimenti, fatiche di lavoro e di sollecitudine. Se tu li segui almeno con fedeltà, essi ti saranno grati e ne ringrazieranno il Signore. Il tuo cuore medesimo tripudierà di contento, perché un figliuolo diletto è lieto quando sa di piacere a' suoi. I cristiani affettuosi solo in sentire che una cosa si deve fare per volere del Signore, esultano. Piaccia al cielo che tu impari a rallegrarti non in altro che in eseguire affettuosamente la volontà dell'Altissimo.

Riflessi

  1. [85]Sei figlio di Dio, tu gli devi obbedire come figliuol diletto.

  2. Intanto procura di pensare e volere tu stesso sol quello che intende e che vuole Iddio.

 

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  3. Il Padre eterno ne avrà gloria.

  4. Il Figlio eterno ne avrà contento.

  5. Tu medesimo conforto e sicurezza.

  6.  Sicché il meglio che tu possa fare è obbedire sino alla fine.





p. 139
28     Cfr. Mt 12, 47.50.



29     Originale: Paolo.



30     1 Pt 2, 9.



p. 140
31     Gal 2, 20.



32     Cfr. Gv 17, 21; cfr. At 4, 32; cfr. Gv 15, 9.12.



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