Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Svegliarino...
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SVEGLIARINO CINQUANTA CONFERENZE ALLE PIE UNIONI DI UNA PARROCCHIA

DODICI CONFERENZE AI CONFRATELLI DI UNA PARROCCHIA

II. Un buon esempio

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II.

Un buon esempio

  1. [10]Voi ammirate i predicatori che sudano in convertire anime. Ammirate i missionari che sono in peregrinazioni continue per salvare anime. Ma potete voi medesimi essere e predicatori e missionari. In certi incontri voi potete meglio che per avventura non queglino stessi. Predicatori e missionari curano con spargere rimedi alla generale. Voi potete in particolare a questo infermo ed a quello porgere il suo particolare rimedio. A tanto uopo non è nemmen necessario che vi sfiatiate in tenere lungo discorso. Disse un giorno san Francesco ad un compagno suo: "Andiamo <a> fare un predica". E fece il giro intorno alla città. Domandò poi il fratello: "Quando dunque fate la predica vostra?". Rispose Francesco: "L'abbiamo terminata testé". E voleva significare che lo stesso presentarsi a tutti e dovechessia in modo composto è una predica di buon esempio, che presto ottiene più che non faccia un discorso di sottili argomentazioni. [11]Voi darete tutti buon esempio. E perintanto questo buon esempio datelo in mostrare a tutti che voi credete che è Dio in cielo e che egli è giusto e che è insieme misericordioso. Difendete il Signore con la parola e con il buon contegno, sovrat<t>utto quando a motivo delle sciagure che accadono sovente gli uomini si lagnano, quasi che Dio graviti più che non dovesse la mano sopra di loro. Allora ricordate quello di Giobbe che confessava di se medesimo con dire: "Ho peccato e pur troppo è vero che son venuto meno, tuttavia non ho ricevuto castigo come ne sarei stato meritevole"1. In porgere innanzi questa protesta umiliamo assai lo spirito nostro e riconosciamo che Dio altissimo usa misericordia ancor quando è costretto a castigare. Esaminiamo questo assunto e sappiamo poi valercene.

  2. Noi pensiamo ai peccati nostri meglio che non facciano tanti del mondo. Perché ha di quelli che commettono errori

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madornali e trasgressioni manifeste, eppure che non se ne avvedono e parlano di sé come se fossero angeli in carne. Non facciamo così noi. Pensiamo anzitutto che siamo poveri figli di genitori ribelli, e che per [12]questo medesimo già meritammo castigo. Pensiamo ancora meglio che abbiamo commessi peccati nella giovinezza, che ne commettiamo tuttodì nella età virile. Pecchiamo con violare la santa legge del Signore, pecchiamo con omettere di fare molte cose alle quali pur saremmo obbligati, eppoi ci vantiamo come fossimo innocenti? No, non siamo innocenti, ma siamo peccatori! E se siamo delinquenti, non sarà dunque padrone il Signore di mandare qualche castigo suo? Non doliamoci dunque mai delle sciagure che per caso ci accadono. Ripetiamo allora: "I nostri peccati meritano di peggio". Credetelo. Questa confessione varrà una predica di buon esempio.

  3. Varrà soprat<t>utto ai giorni che corrono. Le iniquità sono tante oggidì, e per vero sono molteplici anche i castighi del Signore. Nelle campagne abbiamo frequenti le malattie nei frutti della terra. Nell'atmosfera abbiamo o le siccità che struggono o le pioggie che rovinano. Nella persona fisica abbiamo malattie spesso strane e inaudite, che di frequente conducono in un tratto al sepolcro. Nella persona morale abbiamo errori di ignoranze spaventosissime.[13] Nella persona di quelli che dovrebbero essere buoni padri e savi consolatori, abbiamo una peste di egoismo, di crudeltà, da cui Dio ci scampi sempre. Poi penurie di vitto, pericoli di morte, argomento di afflizione ad ogni passo del nostro cammino. Questi patimenti li vediamo e li sentiamo in parte ciascun di noi. Ma siamo anche solleciti a dire: "Questo è per i peccati miei in ispecie, questo è per i peccati nostri in genere!". Siamo troppo facili a creder bene di noi. Ma dobbiamo persuaderci che siamo cristiani ingrati. Però non solo con le labbra, ma con il cuore dobbiamo replicare: "Ho peccato pur troppo, e come ne era meritevole non ho ricevuto castigo".

  4. Se noi abbiamo commesso anche un sol peccato mortale, come è tanto a temere, nel corso della vita nostra, noi avressimo meritato che Dio ci condanni allo inferno. E se ci fosse toccato quel tormento, non avremmo potuto dire:

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"Questo è troppo", perché anche il castigo dello inferno è sempre minore punizione che non meritino le iniquità gravi che si fanno contro alla maestà dello Altissimo. Ma Dio [14]ci ha usata misericordia con risparmiarci quel castigo, e poi ci lamenteremo se egli ci faccia intendere o con qualche castigo di malattia o di altra afflizione che egli è malcontento di noi? Eccolo il buon esempio che voi avete a dare. Questo sarà per caso più utile che non una predicazione nella casa od alla piazza al prossimo che ci ascolta. Vi prego qui: ricordate che in fronte avete il Battesimo di Gesù Cristo, che indosso avete la divisa del confratello che significa seguace fedele del divin Salvatore. Molte anime aspettano che voi le aiutiate perché si salvino. Sollecitate, sollecitate. La prima predica a farsi da voi sia quella del buon esempio, come vi esposi.

Riflessi

  1. Un buon esempio è confessare che Dio esiste e che provvede.

  2. Che noi gli dobbiamo esser devoti ancor quando castiga.

  3. Che di cuore dobbiamo confessare di meritare peggiori punizioni.

  4. Il peccato mortale è sì grave male che a punirlo condegnamente nemmeno basta l'inferno, e noi ci dorremo ancora se Dio ci manda un'afflizion d'animo?





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1       Gb 33, 27, ripetuto nel capitolo.



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