Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Svegliarino...
Lettura del testo

SVEGLIARINO CINQUANTA CONFERENZE ALLE PIE UNIONI DI UNA PARROCCHIA

DODICI CONFERENZE AI CONFRATELLI DI UNA PARROCCHIA

III. Guerra al liberalismo

«»

[- 624 -]

III.

Guerra al liberalismo

  1. [15]Il liberalismo è un mostro che ben non si sa se sia uomo o bestia. Ma certamente dacché è mostro, è fiera spaventosa. Benché dissi male in chiamarla fiera. Una fiera è nata

 - 625 -

per essere feroce e mostrarsi accanita sempre. Il liberalismo è un mostro così strano che apparisce come uomo di casa, come domestico di famiglia e per poco vuol essere tenuto come amico. Anzi agogna alla vostra confidenza, e quando ei parla se voi non gli credete si mostra indignato e vi denomina incivili verso a chi vi benefica, mal curanti dell'utile proprio. Ma vatti, vatti, che tu sei, o liberalismo, la brutta bestia. Ti ravvisiamo dalla voce e dalle opere. La voce del liberalismo è parola di infingimento, e le sue opere sono nulle ovvero che si estendono per accarezzare il vizio, per adulare la carne. Discorriamo fuor di metafora. Ha dei cristiani che dicono: "Vero, vero: il male è tanto... ma che fare? Vero, vero: i tristi [16]sono assai... ma appunto son troppo numerosi e troppo potenti. Che fare in presente?... Lavorare è inutile, sacrificarsi in individuo è perdita vana, mostrarsi è imprudenza che pregiudica allo individuo, che compromette l'autorità". Intanto levano le mani, le incrociano al petto e dimorano in un ozio perpetuo, inetto a fruttare un'opera qualsiasi di bene. Non si vogliono incomodi... non si vuol molestare la delicatezza della carne. Mostruosissima bestia del liberalismo, che qual volpe astuta scanna i bipedi domestici senza che se n'avvedano essi stessi. Dice il Signore nei Proverbi: "Tu di' alla sapienza: Sei mia sorella, e chiama la prudenza tua amica perché ti custodisca da donna estranea e da aliena che viene con suo parlar dolce"2. Attenti, che esaminando parte a parte questo ammonimento scritturale troveremo di conoscere più intimamente la bestia del liberalismo ed a guardarcene.

  2. A san Bernardo, il dottore illustre e solitario di Chiaravalle, mentre era giovinetto avveniva cosa di molta consolazione. Obbedientissimo sempre ai cenni del superiore,[17] accorreva per eseguirne i comandi. Ma più volte gli accadeva o di smarrire la via ovvero di non saper nel caso pratico qual delle due scegliere per la vera. Allora pregava il suo angelo custode, e questi gli appariva visibilmente e dicevagli il da farsi. Dice qui il Signore: "Di' alla sapienza: Sei mia sorella, ed alla prudenza- 626 -: Mia amica". Che significa ciò? Vuol dire senza dubbio che noi dobbiamo aver come sorella la sapienza, che è la mira per giungere al paradiso. Dobbiamo poi avere come amica la prudenza per sciegliere quei mezzi che più facilmente ci possono al cielo stesso condurre. E nel caso pratico noi dobbiamo guardare al pontefice ed agli insegnamenti che sappiamo derivare da quella fonte. Dobbiamo guardare al superiore più immediato, il vescovo, il parroco, che come angelo più davvicino ci ammaestra sul da farsi nel caso dubbio.

  3. Ma guardatevi qui da due figure di donna che son figlie del liberalismo. La prima è un'estranea, la sensualità. Mangiare, bere, maritarsi e godere, ecco il grave impegno di tanta parte di gente oggidì. [18]E poi pretendono di andare in paradiso come angeli. Non vi arriveranno sì presto. Ed ha altra figura meno cattiva ma non meno pericolosa, la umanità. Molti ha che dicono: "Lavorare, ma guardarsi di non faticar troppo. Lavorare, ma non strugger la salute". Ed altri che dicono: "Lavorare, ma non far patire la carne. Alla meschina le si accorda quel che domanda, purché non sia manifesto peccato". E intanto con questo dolce parlare distoglie dall'operare in genere ovvero da operare in modo più efficace. Voi dovete rispondere come si faceva forte a dire un gran pontefice: "Io so di esser il capo della Chiesa e d'aver con ciò un alto dovere a compiere. Or io non posso nulla omettere per ben eseguire il mio ministero. Il Signore se vuol che continui farà il resto in conservarmi la salute". Questo è parlar saggio. Quell'altro discorso che accarezza la umanità è voce dolce di liberalismo che vuol avvelenare senza ch'altri s'avveda.

  4. Invero eccoli molti dei cristiani già infermi e per poco agonizzanti. Da una ventina d'anni sovrat<t>utto odono ripetersi che bisogna godere, che i sensi dell'uomo [19]bisogna accontentarli, che ripugnare alle proprie voglie è contro natura. Intanto hanno assecondato il senso, e che ne accadde?... Ne venne questo disastro rovinosissimo, di lasciare cioè le massime della religione per seguire le massime del senso e della ragione. Non scorgete già come un terzo di mondo è cristiano di nome ed è pagano nel fatto? Non se ne vogliono intendere di mortificarsi nemmeno col magro del venerdì e del sabato. Tremano a

 - 627 -

fermarsi un momento ad un cimitero, perché l'apparizion della morte li fa rabbrividire. Sprezzano le penitenze dei divoti, le autorità dei santi, il sacrificio dei martiri. Miseri poi quando entrano nella chiesa. Vi stanno a modo di colonne e nemmen come tali, perché operano più di male con la indifferenza che mostrano che con quel senso qualsiasi di fede o di pietà che male ostentano. E poi dite che questo liberalismo non è mostro traditore ed esecrando.

  5. Altri non sono così cattivi. Ma son molli e fiacchi perché si governano secondo l'umanità. Chi vuol fare un po' di bene non deve guardare i comodi propri, non deve aver paura che dicano in contrario [20]la gente, non devono aver paura di perdere due soldi per amor di Dio. Miseri noi se gli apostoli avessero avuto sol zelo cotanto! Povera Chiesa di Gesù Cristo se non fosse stata irrigata da sudori più gagliardi e da torrenti di sangue! A guardarvi questi nostri inorridiscono fino a svenirne. Ma appunto la Chiesa in questo infelice secolo soffre tanto, perché i suoi figli son diventati degeneri dalla croce e dai patimenti di Gesù Cristo.

  6. Sicché nel caso pratico io sono contento che diciate: "Ci vuole prudenza". Sì, ci vuole prudenza, ma prudenza secondo il Vangelo e non secondo la carne. Voi tenete fermo questo: la sapienza vuol che io guardi sempre al mio ultimo fine, la prudenza vuol che a questo indirizzi i mezzi più acconci. Ma concedere alla sensualità non mai, ma dar troppo alla umanità nemmeno. Una cosa è necesaria, salvarsi l'anima. Quanto al resto o di umani riguardi o di cura di sé, il più delle volte è vanità che seduce, è inganno che tradisce.

  7. Sicché guardiamcene tutti. Guardiamoci dalla sensualità, come fece Tomaso [21]che allo incontro di donna cattiva diè mano ad un tizzone per fugarla. E facciamo guerra alla umanità come praticò Bernardo, già da principio nominato. I fratelli volevano trattenerlo da recarsi al convento, e pervenutovi vollero ritrarlo appunto con pretesti di ragione umana, ma Bernardo rimase saldo. Anzi, tanto disse in contrario a loro che tutti li persuase a dimorar con sé alla solitudine. Bernardo, perché fu sapiente e prudente così, si fe' santo. Ma ditelo ai liberali del secolo nostro. Non ne vogliono intendere. Però intendiamone

 - 628 -

noi, intendiamone con serietà e per quanto basta, perché intorno a questo punto si aggira la ruota di una vita saggiamente cristiana ovvero di una vita pazza e peccatrice.

Riflessi

  1. Guerra al liberalismo.

  2. Camminiamo con sapienza e con prudenza.

  3. E guardiamoci dalla sensualità e dalla umanità.

  4. Con la sensualità si dispongono senza avvedersi al peccato mortale.

  5. [22]Servendo alla umanità si fanno fiacchi e vili i cristiani.

  6.  Ci vuole prudenza, ma quella che è secondo il Vangelo.

  7.   Imitate in ciò e Tomaso e Bernardo, ambedue santi.





p. 625
2       Pr 7, 4s, ripetuto nel capitolo.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma