Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Svegliarino...
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SVEGLIARINO CINQUANTA CONFERENZE ALLE PIE UNIONI DI UNA PARROCCHIA

DODICI CONFERENZE AI CONFRATELLI DI UNA PARROCCHIA

V. Malanno di un cuor duro

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V.

Malanno di un cuor duro

  1. [28]Il cuore è il centro della vita dell'uomo. Un uomo si dice di cuor retto quando è buono, si dice di cuor duro quando è cattivo. Vi faccio intendere meglio ciò con una similitudine. Avete l'acqua che cade in pioggia, e questa è fluida e scorre dove è guidata. Quest'acqua talvolta si converte in neve. La neve poi non scorre siffattamente, ma nondimeno si lascia piegare a tutte le forme: di casa, di cupola, di torre o di altro. Ma accade che questa neve trapassi in ghiaccio durissimo alpino. Allora quella neve si fa dura dura, si cristallizza e mano a mano che sente i calori estivi più indura a convertirsi in pietra, durissima a lasciarsi maneggiare ancora dall'operaio più robusto e più perito. Tale è il cuor degli uomini. Alcuni l'hanno fluido come l'acqua. Appena sanno che una cosa è di voler di Dio, la fanno con prestezza immediata, come l'acqua di pioggia che appena staccata dalle nubi [29]cade giù. Altri son come la neve, che si piegano sì a quel che Dio vuole, ma con qualche stento. Si piegano, ma sol a costo di non fare un peccato mortale. Ed ha altri che hanno un cuore assai duro che non si arrende a preghiere, che non teme minaccie, che sprezza perfino i colpi di castigo. Quanti ha oggidì che vedendosi ammalati si rivolgono contro Dio, che vedendo piegare al peggio i negozi di casa dicono male della Provvidenza, che in momento ancora di pubblico flagello si appiattano con dire5: "Chi castiga non è Dio". Misero un cuor duro! Dice il Signore nell'Ecclesiastico: "Un cuor duro avrà male in ultimo"6. Attenti, fratelli miei. Curiamo per ascoltare la voce del cuore e fare il bene e procurarne in copia assai, perché un cuor duro non può che aspettarsi malanni molti.

  2. Dice dunque il Signore che un cuor duro "male habebit in novissimo". Si troverà dunque tristamente al punto di morte.

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E come no?... Io qui gelo di spavento. Troviamo cristiani che in vita hanno mostrato cuor duro con essere restii ai santi Sacramenti, difficili alle sacre funzioni, facili poi a [30]legger giornali cattivi, più facili a censurar la fede ed i ministri sacri. Intanto viene una malattia, i medici si ritirano, la morte s'accosta. Si chiama il sacerdote e questi accorre... Domanda con ansia: "Sareste disposto a ricevere la grazia dei santi Sacramenti?". Rispondono: "Faccia lei". "Siete rassegnato a ricevere dalla mano di Dio quanto può esser che accada?...". Rispondono: "Per forza". "Dunque su, ristoratevi alla Mensa degli angeli nella santissima Comunione. Bevete alle fonti di grazia e il pensare divoto intorno ai patimenti7 di Gesù Cristo". Rispondono: "Il pane è duro, il coltello non taglia, la bevanda non aggradisce". Miseri miseri! Che vogliono significar con questo?... Senza dubbio vogliono intendere che essi non si trovano disposti. Stolti poi che danno la colpa a Dio, in reputare che li tolga troppo presto da vita. Il sacerdote adopera zelo, prega e fa pregare. Amministra Sacramenti ed elargisce indulgenze, ma avviene qui come diceva in caso consimile santo Agostino: "Sacramenta damus, securitatem non damus", diamo i Sacramenti, ma non siamo certi che li ricevano bene e che perciò sieno salvi. Intanto chiudono [31]gli occhi e si presentano al tribunale di Gesù Cristo giudice.

  <3.> Fratelli miei, cristiani cosiffatti si trovano in numero sensibile in ogni parrocchia cattolica. Il ciel vi guardi, il ciel vi guardi! Il malanno di un cuor duro è tristo all'ultimo. Voi operate meglio in vita. Ammol<l>ite il cuor vostro con la contrizione, perché alla morte non si trovi come un cuor di ghiaccio che già è trapassato in cristallo durissimo. Per commuovere cuore cosiffatto è bisogno di un miracolo di grazia, ma Dio compirà un prodigio per addolcire un cuore che fu sempre crudo in bestemmiare? Fratelli miei, voi ringraziate il Signore che vi abbia chiamati ad indossare quest'abito divoto di congregazione. Avete per regola di assistere alle sacre funzioni, l'avete per regola di accompagnare le sacre processioni,

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l'avete per regola di accostarvi almeno una volta al mese ai santi Sacramenti. Di ciò lodatene il Signore. Ma avvertite a ben adempiere questi uffici, perché il modo a non lasciar indurire il cuore è pregare. Il modo per ammollirlo se fosse già duro è pensare alla morte, è meditare le verità sacrosante della fede; il modo è [32]altresì leggere buoni libri, ripassare periodici o diarii sacri. Questo è l'unico rimedio che vi può salvare. E Dio vi ha collocato in luogo e modo di potervi aiutare. Se voi non sapeste valervene tremate, perché ne avreste doppia colpa e per conseguenza doppio castigo.

  4. Castigo non poco severo è questo medesimo di trovarsi in istato di cuor duro, benché poco si avverta. Tuttavia appunto per ciò che a poco a poco la neve si fa in ghiaccio e poco a poco il ghiaccio si indura in cristallo, per questo temete non poco che tal avvenga di voi. Cercate a non trascurare veruna grazia di Dio. Venite a tutte le funzioni di Chiesa. Assistete a tutte le ufficiature. Procurate di edificarvi gli uni gli altri con esempio di opere e di discorsi savi. Fatevi animo a difendere il vostro abito e la vostra regola dagli insulti maligni e dalla fred<d>ezza di cristiani di cuor duro. In tutto usate diligenza. Procurate di essere voi quella persona diletta di cui si dice nel Cantico dei cantici che l'anima di lui subito si liquefece come udì la voce del diletto8, o sia del Signore. La voce di Dio [33]oh come bene spesso si fa intendere in pubblico ed in privato! Allora noi accorriamo, commoviamoci subito e saremo salvi.

Riflessi

  1. Carattere di un cuor duro. Questo si trova male all'ultimo.

  2. Un cuor duro al punto di morte.

  3. Pregate, leggete, meditate per ammollire il cuor vostro.

  4. Appena Dio si faccia intendere, cercate di accorrere solleciti.

 

 





p. 631
5       Nell'ed. 1924, p. 38: «si contentano di dire».



6       Sir 3, 27, ripetuto nel capitolo.



p. 632
7       Nell'ed. 1924, p. 39: «di grazia e pensate divotamente ai patimenti».



p. 633
8       Cfr. Ct 5, 6.



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