Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Svegliarino...
Lettura del testo

SVEGLIARINO CINQUANTA CONFERENZE ALLE PIE UNIONI DI UNA PARROCCHIA

DODICI CONFERENZE PER LA PIA RIUNIONE DI FANCIULLI IN UNA PARROCCHIA

V. Tremate, o figliuoli

«»

[- 662 -]

V.

Tremate, o figliuoli

  1. [23]Il Signore vi vuol bene. Perché poi vi ama tanto, per questo vi manifesta tutti i suoi misteri di bontà e di giustizia. In questo momento vo' mostrarvi cosa di altissimo spavento. Dice il Signore, a mezzo del santo re Davide, che come le pecore sono accalcate nell'ovile, così i dannati nello inferno. La morte li viene straziando37. Lasciate che i cattivi impazziscono a non temere l'inferno. Inorriditene voi. Oh quanto avete a tremarne in cuor vostro!

  2. Come le pecore a turme si conducono al macello, così a turme le anime precipitano allo inferno. Spavento! Volete voi intenderlo almeno allo incirca quante sono le anime che si dannano? Deducetelo da quanto son per dirvi. Il mondo è sì popolato che ad ogni batter di polso una persona nasce ed una ne muore. Or quante persone che in un'ora sola nascono e muoiono nel mondo? Quante in un mese od in un anno? E quante negli anni quasi duemila di Cristianesimo?[24] E quanti negli anni sei mila dacché il mondo fu creato? E di questa

 - 663 -

turba di gente, ah quanti che sonosi già dannati! Moltissimi son precipitati avanti la venuta di Gesù Cristo. Oggidì, e da un tempo considerevole, il mondo è così diviso che di cinque parti tre sono od eretici o pagani. Or degli eretici molti perché sono ostinati si dannano, degli infedeli si danna certamente un numero maggiore. E dei cattolici che siamo noi? Noi dovressimo, almeno noi, essere tutti santi, ma nol siamo. Fra noi ha pure dei peccatori. Ne ha di peccatori pessimi ed è certo che anche fra noi alcuni si dannano. Il Signore scampi me. Iddio buono scampi ciascun di voi! Intanto però, oh quanti che si dannano! Discendono giù come le pecore che vanno al macello. Ed ha dei pazzi che dicono: "Pazienza, se mi dannerò non sarò solo". Quale sollievo ad una pecora andare al macello accompagnata?

  3. Giovinetti miei, voi in questo mondo scorgete dei superbi che minacciano il cielo, vi incontrate con gente cruda che pare abbiano il cuore di dissanguare chicchessia. E poi bestemmiatori, e poi empi [25]e beffardi che ridono di tutto e sempre. Ma non vi lasciate da questi sedurre. Verrà giorno e la giustizia di Dio li coglierà. Vedete un pastorello come facilmente conduce una greggia di pecore? Con un bastoncello ne guida una turba pel macello. Così la divina giustizia conduce gli scellerati al supplizio dello inferno. Ad un cenno di Dio tutti quegli iniqui si incammineranno muti al loro supplizio.

  4. E allora intenderanno il grave male che fu aver seguito il costume reo dei più. Adesso i fanciulli cattivi che disobbediscono, che vanno alle osterie, che si recano ai divertimenti pericolosi si scusano con dire: "Fanno così anche gli altri". Stolti, stolti! Non s'avvedono che gli altri come le pecore matte si avviano al precipizio. Le pecore sono sì sciocche che quando una precipita le altre la seguono. Ovvero un pastorello per far che le pecore passino un fosso comincia a portarne di una quasi per forza, dopo ciò le altre subito le tengono dietro. Il demonio quando giunga a introdurre una moda di ballo, di osteria, di bestemmia o di scandalo, egli ne gode perché sa che di subito molti come pecore stupide [26]correranno dietro. E voi pensate di volervi guardare dalle consuetudini cattive o dalle compagnie pessime? Guardatevene, guardatevene.

 

 - 664 -

  5. Scorgeteli laggiù i dannati. Stanno nello inferno stretti fra loro e accumulati gli uni sopra gli altri, come una greggia numerosa di pecore in un ovile ristretto. Da questo immaginate il furore che roderà i dannati in esserci in sì gran numero precipitati. Misero quel giovinetto che morendo cadesse a premere su quegli sciagurati, ovvero che cadesse sotto a questi per farsi più strettamente schiacciare.

  6. Sono laggiù gli infelici. Ed or come la pecora in un prato mangia le erbe ma non le sradica, le taglia terra a terra ma non le strappa, così la morte strapazzerà i dannati, li straccierà con rabbia, ma senza toglier loro mai la vita. Sono dannati e lo sono per sempre. La morte li straccia ma non li consuma. Anime dilette, guardate laggiù e poi dite se la vista delle anime che si dannano non è atta a far tremare tutto un uomo dal capo ai piedi.

Riflessi

  1. [27]Tremate, o figliuoli.

  2. Le anime si dannano turme a turme.

  3. La divina giustizia le fa precipitare senza molto sforzo.

  4. Miseri quei che dicono: "Si fa così", e intanto che seguono le mode perverse.

  5. Nello inferno devono poi stare ammonticchiati come le pecore nel chiuso.

  6.  La morte li tormenta senza consumarli.





p. 662
37     Cfr. Sal 49(48), 15.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 EuloTech SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma