Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Svegliarino...
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SVEGLIARINO CINQUANTA CONFERENZE ALLE PIE UNIONI DI UNA PARROCCHIA

DODICI CONFERENZE PER LA PIA RIUNIONE DI FANCIULLI IN UNA PARROCCHIA

VIII. La gloria è nel riconoscere le proprie miserie

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VIII.

La gloria è nel riconoscere le proprie miserie

  1. [37]Lasciatelo dire il mondo, lasciatelo fare lo stolto. I giovanetti del mondo non pensano che a comparire, a gareggiare fra loro, a nascondere i proprii vizii, ad ostentare virtù che non hanno allo scopo di ingannar la gente. Lasciateli quei sciocchi, voi pensate bassamente di voi medesimi. Dite che siete poveri figliuoli, poveri di casato, più poveri di virtù, meschini in tutto: professarsi tali è regola eccellente. San Paolo scriveva ai suoi di Corinto: "Volentieri mi glorierò delle mie infermità, perché abiti in me la virtù di Cristo"40. E voi non arrossirete di discorrere come parlava di sé con tanta umiltà lo stesso apostolo Paolo? Attendete per iscorgere il meglio da farsi in questo proposito.

  2. Vi metto innanzi un figlio che camminava fedele presso al proprio padre. Ma quel fanciullo è gracile, è storpio, sentesi venir meno dalla fame. È poi anche tardo di ingegno nello apprendere le cose e guidarsi.[38] Per questo il meschino volge due occhioni al padre e poi dice con sospiro: "Non ne posso più, ho fame, sono stanco, mi duole il capo. Nemmeno intendo per intiero i buoni discorsi che mi indirizzate". A questo accento di discorso, oh come si commuove il padre, e il figlio come ritorna doppiamente caro al proprio genitore! L'apostolo Paolo ne aveva sofferte tante da parte degli uomini: prigionie, sassate, persecuzioni, e tante pene sentiva in sé. Provava gli stimoli della concupiscenza e molteplici patimenti di sollecitudine, di angustie. Ma appunto egli rappresentava a Dio le miserie sue e intanto diceva: "Godo che Iddio sia l'Altissimo. Il Signore pietoso avrà misericordia de' mali miei!". Ah, se anche voi imitate questo costume di riconoscervi! Avete tanta fiacchezza di corpo,

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tanta ignoranza di mente. Credereste dir troppo in confessare che siete meschini?

  3. Ditelo pure francamente che siete miseri più che gli altri. Questo farà sì che vi conserviate sempre umili entro voi stessi e così che aderiate a Dio. Farà sì che vi mostriate mansueti verso ai compagni [39]vostri e che li compatiate in tutte le loro fragilità. Che credete, che il Signore non abbia i suoi alti fini in permettere in noi tante fragilità? Per mezzo di queste egli ci fa toccar con mano le piaghe più fetide di superbia o di ambizione che ci fanno dominare. Per mezzo di queste ci apre una finestra attraverso alla quale possiamo scorgere i misteri di Dio e la bellezza del paradiso. Sicché credetelo pur di cuore, non dite mai che siete qualche cosa in virtù od in sapere. Confessatelo di essere miseri in tutto.

  4. Lo stimolo di concupiscenza non abbandona mai un momento. Tormenta di continuo. Ma ne indovinerete la ragione. Voi inchinatealtamente alla superbia, che sareste se non aveste questo pungolo? Inchinate ad essere scortesi con tutti, che sareste se questo pungolo non dicesse di continuo: "Ricordati che sei uomo"? I monarchi d'oriente adoperavano questo saggio accorgimento. Per ottenere che la propria grandezza non li avesse da far insuperbire, mantenevano un servo perché ad ogni momento, e più al lor svegliarsi dal sonno, dicesse [40]loro: "Ricordati che sei uomo!". E nella festività di un pubblico trionfo si facevano precedere da un banditore che recando sull'asta un segno di morte faceva intendere di continuo allo imperatore quel motto: "Ricordati che sei uomo, ricorda che hai a morire". E qui vi faccio altro riflesso. Iddio, per ottenere che siate umili e mansueti, permette che siate sempre flagellati dallo stimolo della carne. Oh quanto voi dovete aver stima della umiltà e della mansuetudine, mentre per ottenerla Iddio permette che siate afflitti da una piaga per altro sì fetida, lo stimolo di concupiscenza.

  5. Questa giova benissimo allo scopo di tenerci sempre umili, sempre mansueti. Con esser umili e mansueti noi rassomigliamo poi a Gesù Cristo, e così possiamo ben dire, come confessava l'Apostolo, che le tribolazioni stesse della carne

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giovavano perché in lui abitasse la virtù di Cristo41. Vi piace anche voi crescere alla virtù ed al saggio sapere? Vi piace rassomigliare la stessa virtù di Gesù Cristo? Umiliatevi e siate mansueti. Dice il divin Salvatore: "Imparate da me che sono mite ed umile di cuore"42. E se la fralezza [41]vostra giova per donarvi virtùpreziose, dunque confidate in Dio e valetevi delle stesse tentazioni che provate per congiungervi più strettamente al Signore.

Riflessi

  1. La gloria è nel riconoscere le proprie miserie.

  2. Un figlio che rappresenta al padre la sua incapacità fa opera di bene.

  3. Voi con riconoscere le fragilità vostre imparerete <ad> esser umili e mansueti.

  4. L'umiltà e la mansuetudine sono virtù carissime, che vi rendono somiglianti a Gesù Cristo.

  5. Le tentazioni giovano non poco a tenervi umili e mansueti. Valetevene e sarete un gloriosi.





p. 669
40     2 Cor 11, 9, ripetuto nel capitolo.



p. 671
41     Cfr. 2 Cor 12, 9.



42     Mt 11, 29.



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