Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il Terz'ordine di S. Francesco…
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IL TERZ'ORDINE DI SAN FRANCESCO E L'ENCICLICA DEL PONTEFICE LEONE XIII

III. Un patriarca

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III.

Un patriarca

  [17]I patriarchi nella Legge antica venivano additati al mondo da Dio. Nella Legge nuova poi e da Dio nel cielo e dal Vicario del Signore, il sommo pontefice, sulla terra. Scrive Bossuet: "Paolo, rivenuto che fu dal terzo cielo, andò a visitar Pietro per sentire da lui la forma di vivere che si doveva prescrivere ai fedeli nei secoli avvenire, affinché fosse stabilito per sempre che chiunque, sia pur quanto si vuole dotto e santo, quand'anche fosse un altro san Paolo, deve dipendere da Pietro". Francesco videsi adunato intorno a sé undici che lo seguivano. Disse dunque loro: "Giacché veggo, fratelli miei cari, che il Signore per sua bontà vuol dilatare la nostra compagnia, conviene che noi ci proponiamo una forma di vivere ed andiamo a darne contezza al sommo pontefice romano, perocché son persuaso che [18]in materia di fede e di Ordine religioso non si può far cosa che sia pura e stabile senza l'approvazione di lui. Andiamo dunque dalla santa romana Chiesa, nostra madre, e facciamo sapere al nostro santissimo Padre ciò che Dio per mezzo di noi si è degnato di cominciare, affinché proseguir possiamo l'impresa secondo la sua volontà e giusta i suoi ordini".

  Era l'anno 1210; nello incamminarsi a Roma trovò tal ufficiale di guerra, Angelo Tancredi, al quale disse: "Angelo, egli è già lungo tempo che portate il pendaglio, la spada e gli sproni. Orsù, al presente il vostro pendaglio sarà un cordone, la vostra spada sarà la croce di Gesù Cristo, i vostri sproni saranno polvere e fango. Seguitemi sempre e vi farò soldato di

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Gesù Cristo". Tancredi gli tenne dietro come un fanciullo.

Tal giovinetto gli si offerì a seguirlo, e Francesco a lui: "Comincia a donare il tuo ai poveri". Costui regalò ai parenti e non ai meschinelli. Soggiunsegli allora il santo: "Avete male cominciato, perché deste principio dalla carne", e rimandollo.

  Francesco, pregatone il Signore, compose una Regola di 23 articoli, che poi ridusse a 12. Espose doversi vivere come dice [19]strettamente il Vangelo, cioè contenti di un pezzo di pane a vivere e di una vestimenta per ricoprirsi5; nel resto obbedire sempre e custodirsi da ogni peccato e portarsi la croce dietro a Gesù Cristo6. Venuto a Roma, Francesco in ispirito riconobbe Domenico7, si abbracciò a lui carissimamente. In quel due poverelli discorrevano fra loro per riformare il mondo cristiano e avevano ferma fiducia che sarebbero riusciti.

  Fra via Francesco scorse in visione un albero gigantesco, che pervenuto lui chinò i rami fino a terra e permise a Francesco di salire. Era la Chiesa che avrebbe ascoltato la domanda sua. Vide8 altresì tante bricciole e sentì una voce che gli diceva: "Francesco, di tutte queste bricciole fanne un'ostia e danne a quelli che ne vorranno mangiare". E sentissi replicare: "Francesco, le bricciole della notte passata sono le parole del santo Evangelo, l'ostia è la Regola, la lebbra è l'iniquità".

  Or Francesco si fece presso al pontefice, allora Innocenzo iii, ma fu rimandato. Il cardinale di San Paolo, che fu poi Gregorio ix, si accompagnò all'indomani a Francesco. Il pontefice di notte scorse in visione [20]crescere ai suoi piedi una palma che poi si avanzò in albero fronzuto. Scorse altresì un poverello che, appoggiandosi, sosteneva le mura scrollanti della chiesa di Laterano.

  Or Francesco parlò così alla presenza del pontefice sommo (a fin di farsi esaltare il pregio della povertà evangelica): "Santissimo Padre, vi era una bellissima figliuola, ma povera,

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che dimorava in un deserto. Il re del paese, in veggendola, talmente se ne invaghì che se la pigliò per isposa; stette alcuni anni con esso lei, dalla quale ebbe figliuoli che avevano tutti i lineamenti del lor padre e nella beltà non erano inferiori alla lor madre; di poi ritornò alla corte. La madre, allevati che ebbe con gran diligenza i suoi figliuoli, così parlò loro: Figliuoli miei, benché nati da un gran re, andate da lui, ditegli chi siete, ed egli vi darà quanto conviene alla vostra nascita. Andarono i figliuoli alla corte del re loro padre, il quale avendo in essi riconosciuta tutta la sua somiglianza non meno che la bellezza della lor madre, gli accolse con gran piacere, loro così dicendo: Sì, voi siete miei veri figliuoli e vi manterrò come figliuoli di re. Imperocché se ho persone straniere al mio soldo, se mantengo amici officiali con [21]quello che mi vien portato in tavola, quanto maggior cura avrò de' miei proprii figliuoli che vengono da una sì bella madre? Poiché amo in estremo la madre, terrò alla mia corte i figliuoli che ella ebbe da me, e voglio che mangino alla mia mensa. Questo re, beatissimo Padre -- continuò Francesco -- è Gesù Cristo signor nostro. Questa figliuolabella è la povertà, la quale essendo da per tutto spregiata e rigettata, trovavasi in questo mondo come in un deserto. Ora il Re dei re, scendendo dal cielo e venendo quaggiù in terra, tanto se ne invaghì che la sposò nel presepio. Molti figliuoli ebbe da lei nel deserto di questo mondo, cioè gli apostoli, gli anacoreti, i monaci e tanti altri che hanno abbracciata volontariamente la povertà. Questa buona madre gli ha mandati al Re del cielo lor padre con le insegne della reale di lui povertà, come anche dell'umiltà e della ubbidienza da lui praticate. Questo gran Re gli ha ricevuti benignamente, promettendo di mantenerli e loro così dicendo: Io che fo nascere il sole sopra i giusti e sopra i peccatori9, io che fo parte della mia mensa e de' miei tesori ai pagani ed agli eretici con dar loro il vitto, il vestito e tante altre cose, quanto [22]più volontieri farò ciò che è necessario e a voi e a tutti quelli che sono nati dalla povertà, mia

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dilettissima sposa? Al10 Re dei cieli, beatissimo Padre, questa signora sua sposa manda i suoi figliuoli, che voi vedete, i quali non sono di condizione inferiore agli altri che sono venuti molto prima di essi. Non degenerano, ma rassomigliano in bellezza al loro padre ed alla loro madre, perocché fanno professione della povertà più perfetta. Non è dunque a temere che muoiano di fame, essendo figli ed eredi di un Re immortale, nati da una madre povera ad immagine di Gesù Cristo, per virtù dello Spirito Santo, dovendo essere allevati dallo spirito di povertà in un Ordine poverissimo. Se il Re del cielo ai suoi imitatori promette di farli eternamente signori, con quanta maggior sicurezza dee credersi che sia per dar loro ciò che d'ordinario e con tante liberalità comparte ai buoni ed ai cattivi?".

  Il sommo pontefice ascoltava molto attentamente e poi esclamò: "Ah, questi è veramente quell'uomo che sosterrà la Chiesa di Cristo con le sue opere e con la sua dottrina!".

Approvò dunque la Regola e prese ad amare assai di cuore Francesco. [23]In questo momento e stando ai piedi del Vicario di Gesù Cristo, un poverello di nome Francesco divenne patriarca di dodici, che poi si estesero a tutta la terra e moltiplicarono come i figli di Abramo benedetto.





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5 Cfr. 1 Tm 6, 8.



6 Cfr. Tt 3, 1; cfr. Gc 1, 27; cfr. Mt 16, 24.



7 Si tratta di san Domenico di Guzmàn (1170-1221), fondatore dei frati Predicatori; cfr. C. Chalippe, Vita di s. Francesco, pp. 144-145.



8 Originale: Vede; cfr. ed. 1924, p. 73.



p. 119
9 Cfr. Mt 5, 45.



p. 120
10 Originale: Il; cfr. ed. 1924, p. 76.



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