Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il Terz'ordine di S. Francesco…
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IL TERZ'ORDINE DI SAN FRANCESCO E L'ENCICLICA DEL PONTEFICE LEONE XIII

V. Vita apostolica

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V.

Vita apostolica

  [31]Disse il divin Salvatore sul vertice della celebre montagna: "Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli"26. Non dite male giammai di quelli che, potendo avvantaggiare, rifiutano per seguire davvicino la dottrina di Gesù Cristo. Francesco sentivasi in cuore un vuoto profondo.

Quando in ascoltare il Vangelo della santa Messa udì che il divin Salvatore istruiva gli apostoli suoi così: "Non27 vogliate portareoro, né argento, né alcuna moneta nella vostra borsa, né pane, né due tonache, né scarpe, né bastone"28, Francesco ne andò in giubilo ed esclamò: "Ecco quello che io cerco, ecco ciò che desidero con tutto il cuore".

  Francesco aveva serbato in cuore una voce che pareva gli dicesse: "Ristora la mia Chiesa". Vi si accinse e riattò la chiesa di san Damiano e poi quella della Madonna degli Angeli con altre. Il padre avevalo [32]scacciato da casa e Francesco, venuto innanzi al vescovo, si spogliò dalle vesti avute dal genitore e gliele consegnò, e intanto si coperse con

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un mantello logoro da contadino. Su quello straccio di vestimenta aveva segnato con calce nelle spalle un segno di croce.

Aveva di poi assunto un abito da eremita, ma or parendogli troppo, indossò una veste di color cinericio, vile e ruvida, che gli calava fino ai piedi, con le maniche che arrivavano fino alle dita, con un cappuccio che sufficientemente gli copriva la testa e il volto.

  Francesco si affrettava così a tutte le parti della terra. Accadde che, essendo affranto dalla fatica, cavalcasse per breve tratto di cammino un giumento. Il compagno che gli veniva dietro pensava intanto: "Certo che i suoi parenti non andavano del pari coi miei. E pur eccolo seduto sopra un giumento, e frattanto a me tocca il guidarlo a piedi". Se ne avvide Francesco e scendendo tosto dalla cavalcatura disse: "No, fratello, non conviene che io vada a cavallo e che voi andiate a piedi, perché voi siete d'una famiglia migliore della mia e nel mondo voi eravate in miglior considerazione".

[33]Certo frà Elia si era fatto un abito più del comune agiato e quasi pomposo. Francesco in vedendo se lo fece donare e lo aggiustò sopra l'abito proprio e pavoneggiandosi veniva innanzi dicendo: "Addio, buona gente". E gettando poi quell'abito continuò: "Ecco, comanderanno i frati bastardi della nostra religione".

  Francesco vide in visione una statua somigliante a quella veduta da Nabuccodonosorre re, che gli rappresentò in diversi tempi lo stato del suo Ordine29. Ma non iscorse30 la pietruzza che, cadendo ai piedi, fece precipitare la statua; Francesco pregò e un raggio di gioia gli corse sul viso. Parvegli che l'Ordine suo venisse tribolato sì e perseguitato, ma che tuttavia non sarebbe venuto meno giammai.

  Molti traevano a seguire Francesco da tutte parti d'Europa. Venuto in Egitto, molti seguivanlo fra i crociati venuti fin sotto a Damiata. Il vescovo d'Acri scriveva: "Questa

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religione si va dilatando di molto nell'universo, perché ella imita esattamente la forma della primitiva Chiesa e la vita degli apostoli". Interi monasteri d'altri religiosi abbracciavano l'istituto di Francesco. Monasteri [34]intieri dell'Ordine di san Benedetto rassegnavano i proprii beni e ponevansi a seguire il poverello d'Assisi. Gli venivano incontro spesso processionalmente con raro affetto. Attraversando l'Italia i popoli gli uscivano parimenti incontro, e predicando nelle città mostravasi dalla pubblica piazza per dar luogo a maggior numero di gente di essere ascoltato. In copia ponevansi poi a' suoi piedi per seguirlo.

  Per tante fatiche sostenute e per quell'ardore che gli bruciava in petto, Francesco sentivasi venir meno. Allora adunò tutti i suoi religiosi e loro disse: "Ormai io sono morto per voi; ecco frà Pietro Cataneo vostro superiore, al quale presentemente io e voi dobbiamo ubbidire". Quindi prostratosi innanzi a lui, gli promise obbedienza e rispetto in tutto. Piangendo poi di tenerezza, pregò: "Signor mio Gesù Cristo, vi raccomando questa vostra famiglia che avete commessa finora alla mia cura. Voi sapete che le mie infermità mi rendono incapace di governarla; la lascio fra le mani dei ministri. Se succederà da parte loro che la negligenza e lo scandalo o il troppo rigore faccia perire qualche frate, Signore, a voi ne renderan [35]conto nel giorno del giudizio". A frà Cataneo, che il domandava se poteva ricevere una dote dai novizii che entravano, rispose Francesco: "Fratello mio caro, Iddio ci guardi da questa sorta di pietà, la quale per rispetto degli uomini ci renderebbe empi in riguardo alla nostra Regola".

Per provvedere poi alle necessità degli ospiti, continuò Francesco: "Spogliate l'altare della beata Vergine, levate tutti gli ornamenti che vi sono, il Signore vi manderà con che restituire alla sua Madre ciò che noi impiegheremo per esercitare la carità. Crediate pur fermamente che la Vergine vedrà volontieri che il suo altare si spogli per non contravvenire al Vangelo del suo divin Figlio". Con queste massime Francesco traeva in virtù i seguaci suoi, con queste attendeva alla sicurezza del mondo.

  Il pontefice nostro Leone riguardò con ammirazione e - 127 -disse: "La Regola di Francesco è quella del Vangelo santo; chi la segue è salvo di molti pericoli nel fuoco ed è sicuro per il paradiso". Ne avvisò il mondo cattolico con lettera del 17 settembre 1882. In questa dopo aver accennato alle feste centenarie di san Benedetto e di san Francesco, continua: "Noi [36]certo nutriamo fiducia che coteste commemorazioni non abbiano a passare infruttuose per il popolo cristiano, che i figli degli Ordini religiosi ebbe ognora a buon diritto in conto di amici, e come già rese splendido tributo di divozione e di riconoscenza al nome di Benedetto, così ora gareggia nell'apprestare pompose feste e molteplici omaggi alla memoria di Francesco. E questa nobile gara di riverente affetto non si restringe alla fortunata terra che gli diè i natali, né alle vicine contrade consacrate dalla sua presenza, ma largamente si estende ad ogni parte di mondo, dove suoni il nome o fioriscano le istituzioni del gran patriarca". Prosegue poi esponendo che, come in eseguire le feste, si abbia da ognuno cura ad esercitare lo spirito del santo. A questa condizione tutti i figli della Chiesa saranno salvi.





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26 Mt 5, 3.



27 Originale: così: “Se non; cfr. ed. 1924, p. 83.



28 Cfr. Mt 10, 9s.



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29 Originale: padrone; cfr. C. Chalippe, Vita di s. Francesco, p. 230.



30 Originale: incorse; in C. Chalippe, Vita di s. Francesco, p. 230: “Nella visione di Nabuccodonosorre si distaccò un sasso dal monte [...] La qual cosa non accadde nella visione di Francesco”.



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