Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il Terz'ordine di S. Francesco…
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IL TERZ'ORDINE DI SAN FRANCESCO E L'ENCICLICA DEL PONTEFICE LEONE XIII

XII. All'Alvernia

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XII.

All'Alvernia

  [79]In sua enciclica del 17 settembre 1882 all'episcopato del mondo cattolico accenna il sommo pontefice Leone xiii l'ardore dei fedeli in celebrare il centenario di san Francesco e poi continua: "Cotale ardore di animo a scoposanto noi più che altri mai commendiamo altamente, noi che ci gloriamo d'essere ascritti alla sua famiglia, e che più d'una volta a sfogo della nostra divozione con accesa brama salimmo il sacro monte dell'Alvernia, dove ad ogni piè sospinto ci si affacciava alla mente la maestosa figura del santo, e quella solitudinericca di memorie teneva come assorto il nostro spirito, che silenzioso la contemplava".

  Facciamoci presso all'Alvernia. Bello è ritirarsi nella solitudine. Nel silenzio Iddio parla al cuore del suo fedele. Guardiamo a questo monte sacro. [80]"Benché il monte Alvernia sia circondato da una moltitudine di rupi scoscese d'ingente

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altezza e di orridi precipizii, non lascia però di essere d'un dilettevole aspetto, perché si erge al disopra di tutti gli altri monti in forma quadrangolare, nel cui mezzo vi sono dodici colli, ed è coperto di bellissimi alberi per ogni parte. Una croce di prodigiosa grandezza piantata sul più alto dei quattro angoli, le due chiese che formano croce, la cappella ovvero chiesa delle stimmate, e molte altre construtte nei varii luoghi del monte, consagrati dalla pietà del patriarca san Francesco, son tutte cose che ingeriscono divozione e riempiono l'animo d'un sacro onore72, che fa rientrare in se stesso e pensar a Dio, facendo sentire l'impressione della grazia".

  Il monte Alvernia era stato regalato da Orlando conte di Chiusi a Francesco. Su questo monte traevasi il santo a pregare. Su questo Francesco ricevette le sacre stimmate, canonizzate poi da santa Chiesa. Il pontefice Alessandro iv, ammirando l'alto prodigio, tolse sotto la sua speciale protezione il sacro monte e nel 125573 comandò ai frati Minori che ne assistessero di continuo il santuario. Enrico vii74, [81]incoronato imperatore a Roma, prese pure sotto la sua tutela e arricchì di favori i religiosi del sacro monte. Il vescovo di Arezzo scrisse a' suoi lettere di alto rispetto per quella solitudine divota.

Principi e nobili decorarono l'Alvernia con sontuosi monumenti sacri. I pontefici sommi donavano copiose indulgenze ai fedeli che venivanlo <a> visitare. "Quivi si sono veduti venire imperatori e imperatrici, re e regine, principi e principesse ed altre persone illustri. Di più molti vi hanno eletto il loro sepolcro. Giovanna imperatrice dei greci, la quale era venuta da Costantinopoli per visitare il sacro monte, dopo essere stata a Santa Maria degli Angeli presso Assisi, al suo ritorno lasciò

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per testamento che il suo corpo fosse colà portato75. Finalmente vi si veggono splendidi contrassegni della liberalità dei principi, tra i quali si sono distinti i granduchi di Toscana".

Pietro Rodolfo76, vescovo di Sinigaglia, lo saluta: "Monte pingue e fertile... Monte scelto da Dio per istabilirvi la sua abitazione; sì, il Signore vi abiterà sino al<la> fine"77. Ai piedi del monte passano i fiumi Tevere ed Arno.

  [82]Francesco veniva sul monte guidato da un contadino.

Questi prese a parlargli così: "Fratel mio, sento dir bene della vostra persona e comprendo che Dio v'ha fatto grazie particolari, per le quali voi gli siete debitore. Procurate dunque di esser tale, quale appunto dicon gli uomini che voi siete, e di non mutar mai il buon tenore della vostra vita, affinché quelli che in voi confidano non restino ingannati: questo è un avviso che stimo bene di darvi". Francesco se gli buttò ai piedi ringraziandolo, e per riconoscenza al meschinello che aveva gran sete, fe' prodigiosamente uscir acqua da una rupe. Pervenuto al vertice, si rallegrò assai in trovare che i compagni colà istituiti vivevano assai poveramente. Ma era su uno scoglio di rupe un ladrone famoso chiamato Lupo. Questi scendeva sovente a minacciarli nella vita. Or Francesco l'accolse un e

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gli parlò con tanta soavità, che quel Lupo si convertì tosto in agnello e meritò di essere poi accettato nell'Ordine.

  Il sacro monte d'Alvernia ha delle rassomiglianze con il monte Calvario. Dicono che alla morte di Gesù il Calvario si scosse in tremuoti e che se ne formarono dirupi. [83]Scrivono eruditi e più personaggi78 che il tremuoto alla morte del divin Salvatore si fece intendere a tutte le parti della terra. Il monte Alvernia ha suoi seni e spaccature, entro le quali ricoveravasi Francesco a supplicare. Il cielo gli fece intendere che talune caverne eransi formate allo scuotimento dei tremuoti suddetti.

Il poverello d'Assisi trovandosi entro quelle piangeva amaramente le pene del divin Salvatore. Le lagrime piovevangli di continuo dagli occhi <così> che minacciava <di> perdere la vista. Fu pregato a temperar quel pianto, ma rispondeva79: "Come è possibile frenarsi, mentre alla morte di Gesù si scossero e spezzaronsi le stesse pietre?". Spesso piangeva altresì con amarezza i peccati della sua vita. Accadde che un più degli altri si affannasse in alto duolo. Lo richiesero i compagni ed egli guardando loro con timore disse: "Guardo in alto, parmi veder il paradiso ed io ne ho fiducia. Chino lo sguardo a questi dirupi, mi par di scorgere in fondo l'inferno e ne ho alta paura. Io sono qui sospeso fra cielo e terra e non so qual dei due mi toccherà. Ah, pregate che il povero Francesco salvi l'anima sua". In dirlo usciva in piantodirotto che tutti gli astanti [84]non potevano alla loro volta frenare le lagrime.

  Quante pie memorie nella visita di un monte santo! Raccogliamoci anche noi, quando Dio ne mandi un'ispirazione santa, nella solitudine a parlare con Dio. Raccogliamoci più sovente nella solitudine del cuor nostro. Pensiamo poi a Dio che ci ha creati, pensiamo ai pericoli che ne circondano nel mondo e come Francesco aspiriamo al Calvario, e dal Calvario al colle dell'Ascensione. San Bonaventura, che del beato Francesco ne scrisse la vita, si rivolge al patriarca serafico con

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queste parole: "Vi seguano dunque con sicurezza, o padre, coloro che sortono d'Egitto. Essi col baston della croce di Gesù Cristo divideranno le acque del Mar Rosso, attraverseranno i deserti, e dappoiché avran colla morte passato il fiume Giordano, la maravigliosa possanza e virtù della croce li farà entrare nella terra di promissione, nella terra dei viventi, dove degnossi di introdursi80 il vero condottiero del popolo di Dio, Gesù crocifisso salvator nostro, per i meriti del suo servo Francesco, a lode e a gloria di un solo Dio in tre persone, che vive e regna in tutti i secoli de' secoli. Amen".





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72 Nell'ed. 1924, p. 127: “orrore”. Il branoBenché il monte [...] della grazia” non è tratto da C. Chalippe, Vita di s. Francesco.



73 Originale: 1235; il riferimento è alla lettera di Alessandro iv (1254-1561) ai frati Minori Si novae militiae dell'8 aprile 1255; cfr. Annales Minorum [...] auctore a. r. p. Luca Waddingo, iii, (1238-1255), Quaracchi 1931, pp. 427-428.



74 Originale: Enrico vi; il riferimento è ad un privilegio imperiale di Enrico vii (1270\80-1313) del 15 settembre 1312; cfr. Annales Minorum [...] auctore a. r. p. Luca Waddingo, vi, (1301-1322), Quaracchi 1932, p. 208.



p. 151
75 Probabilmente il riferimento è ad Anna di Savoia (1306-1360), battezzata col nome di Giovanna, figlia di Amedeo v conte di Savoia (1252-1323) e sposa dell'imperatore bizantino Andronico iii Paleologo (1297-1341); aderì ufficialmente alla Chiesa ortodossa assumendo il nome di Anna, pur mantenendo fedeltà personale alla Chiesa cattolica. In Annales Minorum [...] auctore a. r. p. Luca Waddingo,  viii, (1347-1376), Quaracchi 1932, pp. 45-46, si dice ascritta al Terz'ordine; la sua visita alla Verna qui accennata potrebbe essere avvenuta durante il viaggio che fece in Italia e Francia posteriormente al 1355 (cfr. Francesco Cognasso, Anna di Savoia, in Dizionario biografico degli Italiani, iii, 1961, pp. 333-335).



76 Pietro Ridolfi da Tossignano (Petrus Rodulphius e Tossiniano), francescano conventuale e autore tra l'altro degli Historiarum seraphicae Religionis libri tres (Venezia 1586), fu vescovo di Venosa dal 1587 e poi di Senigallia dal 1591 fino alla sua morte nel 1601; cfr. G. Sbaraglia, Supplementum ad scriptores trium Ordinum s[ancti] Francisci, ii, Roma 1921, pp. 363-365; Annales minorum [...] a p. f. Stanislao Melchiorri de Cerreto, xxiv, (1601-1611), Quaracchi 1934, pp. 73-74.



77 Cfr. Sal 68(67), 16s.



p. 152
78 Nell'ed. 1924, p. 129: “Scrivono eruditi e pii personaggi”.



79 Originale: pianto, che rispondeva; cfr. ed. 1924, p. 129.



p. 153
80 Traduzione inesatta dalla Legenda maior di san Bonaventura: “in repromissam viventium terram, [...] quo nos introducat verus populi doctor et Salvator, Christus Iesus crucifixus”, Bonaventura da Bagnoregio, Legenda [maior] sancti Francisci, in Opera omnia, viii, Quaracchi 1898, p. 564.



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