Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il Terz'ordine di S. Francesco…
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IL TERZ'ORDINE DI SAN FRANCESCO E L'ENCICLICA DEL PONTEFICE LEONE XIII

XIV. Il Terz'ordine di penitenza

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XIV.

Il Terz'ordine di penitenza

  [91]Il Terz'ordine di penitenza è questo che egregiamente descrive il sommo pontefice Leone xiii nella sua lettera enciclica all'episcopato dell'orbe cattolico. Dopo avere accennato alla voce sovrumana che Francesco87 odì nella chiesuola di san Damiano: "Va e ripara la mia casa che crolla", e <al>la visione che n'ebbe Innocenzo iii d'un poverello che sosteneva le muraglie crollanti della basilica lateranese, descrive Francesco che, adunati dodici intorno a sé, assegna loro varie regioni d'Italia e d'Europa da evangelizzare e alcuni ne invia fino al Marocco. Indi prosegue: "Quei vanno, poveri, idioti e rozzi, osano tuttavia presentarsi in pubblico, e sulle strade, per le piazze, senza alcun apparecchio di luogopompa di eloquio, richiamano le genti al disprezzo del mondo e al pensiero della eternità. [92]Incredibile il copioso frutto che corona le fatiche di questi operai, in vistainetti88. Poiché si affollavano intorno ad essi, avide di ascoltare, le turbe, e quindi compunte e ripentite convertivansi al Signore, obliavano le ingiurie ricevute, e spenti i dissidii, tornavano a consiglio <di> pace. Eccede ogni meraviglia quel che le storie ricordano dell'entusiasmo che rapiva89 i popoli dietro a Francesco. Intere borgate e città eziandio popolose traevano90 a lui, dovunque passasse, e sovente il supplicavano a volerli tutti indistintamente ammettere alla professione della sua Regola. Per la qual cosa giudicò il santo di dover venire, come fece, alla fondazione del Terz'ordine che, senza rompere i vincoli della famiglia e delle cose domestiche, poteva ricevere persone d'ogni condizione, d'ogni età, d'ogni sesso. Imperocché saviamente

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egli il volle regolato non tanto con particolari statuti, quanto con l'applicazione delle leggi generali del Vangelo, delle quali niun cristiano ha ragione di spaventarsi, e cioè osservare i comandamenti di Dio e della Chiesa, evitare fazioni e risse, nulla91 frodare e non brandire armi se non in difesa della religione e della patria, essere temperanti nel vitto, modesti nel vestito, [93]guardarsi dal lusso, fuggire le seduzioni di balli e di spettacoli pericolosi".

  Francesco predicava in Firenze e in più altre città. Le turbe gli92 si affollavano intorno domandando una Regola di penitenza. E già il predicatore attendeva a fabbricar case per due grandi congregazioni d'uomini e di donne che anelavano a vita devota. Intanto un Luchesio, ricco mercante della fazione dei guelfi, usuraio, venne con segni di alta penitenza a Francesco chiedendo da lui pietà. E Francesco gli disse: "Ho pensato poc'anzi di istituire il Terz'ordine, in cui le persone maritate potranno servir Dio perfettamente, e credo che la miglior cosa che possiate fare sia l'entrar nel medesimo". Per affrettarsi a seguire la Regola di Francesco gli uomini coniugati perfino disponevansi a separarsi dalle proprie mogli e queste dai loro mariti volontariamente. Ma Francesco disse: "Basta che stando congiunti viviate castamente secondo il vostro stato, esegui<a>te i Comandamenti della Legge di Dio, le mogli ottengano permesso dai loro mariti, io vi metto nella Regola del Terz'ordine. Sarete sommessi al giudizio di santa Chiesa, pregherete come meglio Iddio e farete al prossimo tutte quelle [94]opere buone di carità che vi sono possibili. Vi eserciterete in qualche mortificazione, ma farete il tutto siffattamente che eseguendone i precetti ne avrete il merito, e non eseguendoli, per ciò non ne avrete colpa".

  Era l'anno 1221. Nobili e plebei, principi e sudditi accorrevano per ricevere l'abito del Terz'ordine, che consisteva in una veste cinericcia con cordone a più nodi, ovvero un altro

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segno secondo le costumanze dei paesi. Il Terz'ordine ebbe in numero altresì uomini e donne che si sommettevano ancora ai voti di castità, di povertà, di obbedienza. Prima fu santa Elisabetta regina d'Ungheria. Progredì poi sempre. Il Vadingo93 nel 1623 nota che alla corte di Madrid erano più che sessanta signori i quali erano ascritti al terziariato di san Francesco.

Allo stesso Vadingo scriveva il cardinal Treio così: "Voi mi lodate, perché, dopo essere stato onorato della porpora cardinalizia, ho preso l'abito ed ho fatta solennemente la professione del Terz'ordine del nostro padre san Francesco. Poteva io far di meno che dedicarmi intieramente al suo Ordine, io che ben conosco di essergli debitore di tutto quello che ho e di tutto [95]quello che sono? E che? Forse il cordone di san Francesco non merita di cinger la porpora eziandio reale? San Lodovico re di Francia e santa Elisabetta principessa d'Ongaria94 lo hanno portato al par di altri sovrani e sovrane. Ai nostri giorni Filippo iii, re di Spagna, è morto coll'abito del santo patriarca. La regina Elisabetta, moglie di Filippo iv, che presentemente siede sul trono di Spagna, e la principessa Maria, sorella di questo monarca, hanno fatto la profession del Terz'ordine. Perché vi maravigliate che un cardinale copra la sua porpora di un abito color cinerizio e cingasi con una corda95? Se questo vestimento par vile, io ne ho altrettanto più bisogno, quanto più eminente si è il grado di onore al quale veggomi sublimato nella Chiesa, dovendo io perciò maggiormente umiliarmi per evitare l'orgoglio. Ma l'abito di san Francesco, che è di color cinerizio, non è fors'egli una vera porpora che può fregiare la dignità dei re e dei cardinali? Sì, egli è una vera porpora tinta nel sangue di Gesù Cristo e nel sangue che uscì dalla stimmate del suo servo, laonde ella conferisce una reale dignità a quei che la portano. Che ho fatto io dunque col vestirmi di questo [96]sant'abito? Ho aggiunto la porpora alla porpora, la porpora della real dignità alla porpora

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del cardinalato. Così ben lungi dall'essermi umiliato, ho motivo di temere che io non abbia fatto troppo onore a me stesso e che indi non pigli occasione a gloriarmene più del dovere".

  La santa Chiesa arricchì di speciali privilegi e di copiose indulgenze gli ascritti al Terz'ordine. Specialmente sono fatti partecipi di tutto il bene che fanno i terziarii a vicenda e di tutto quel meglio che fanno gli stessi religiosi del primo e del secondo Ordine. Il terziariato di san Francesco è vero Ordine, e si distingue in Ordine secolare ed in Ordine regolare, sotto al quale militano molti religiosi sovrat<t>utto ospedalieri dell'uno e dell'altro sesso. I malvagi cristiani ed i tristi d'ogni setta religiosa s'accordarono in ogni tempo per gridare come il re d'Egitto contro agli israeliti: "Voi vedete che questo popolo si è fatto numeroso... Ingegniamoci di opprimerlo"96.

Ma i buoni ne presero sempre le difese.

  Il sommo pontefice Leone decimoterzo, nella enciclica citata, ha questo: "I terziarii nel difendere la religione cattolica fecero belle97 prove di pietà [97]e di fortezza, e se per cagione di queste virtù si attirarono l'ira dei tristi, ben ebbero ognora di che consolarsene nel più onorevole e più desiderabile dei conforti, che è l'approvazione dei savii e degli onesti. Ché anzi Gregorio ix nostro predecessore, encomiandone pubblicamente la fede e il coraggio, non si peritò di far loro scudo della propria autorità e di chiamarli a grande onore: milizia di Cristo, nuovi Maccabei".

 

 





p. 157
87 Originale: sovrumana di Francesco; cfr. ed. 1924, p. 137.



88 Originale: vista di inetti; anche per le note 89 e 90 cfr. La Civiltà Cattolica, 1882, iv, p. 15.



89 Originale: rapirono.


90 Originale: tracciano.



p. 158
91 Originale: fazioni a risse, a nulla; cfr. La Civiltà Cattolica, 1882, iv, p. 16.



92 Originale: le; cfr. ed. 1924, p. 139.



p. 159
93 Originale: Vaderigo; cfr. C. Chalippe, Vita di s. Francesco, p. 261.



94 Originale: d'Austria; anche per la nota 95 cfr.  C. Chalippe, Vita di s. Francesco, p. 262.



95 Originale: coda.



p. 160
96 Es 1, 9s.



97 Originale: delle; cfr. La Civiltà Cattolica, 1882, iv, p. 16.



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