Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il Terz'ordine di S. Francesco…
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IL TERZ'ORDINE DI SAN FRANCESCO E L'ENCICLICA DEL PONTEFICE LEONE XIII

XXI. "Voglio salvare le anime"

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XXI.

"Voglio salvare le anime"

  [136]Il cuore del cristiano è somigliante al cuore santissimo di Gesù Cristo. Chi può trattenere un cuor fervido da accorrere alla salvezza de' suoi fratelli? Francesco d'Assisi si sentì accendere in petto una fiamma vivissima e accorse sollecito. Il Signore gli aveva fatto intendere questa voce: "Ripara la mia

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Chiesa". Ed egli elemosinando riparò la fabbrica delle chiese di san Damiano, di san Pietro, di santa Maria degli Angeli.

Ma il Signore fece scorgere in visione al pontefice un poverello che sosteneva le mura vacillanti di San Giovanni <in> Laterano, ed a Francesco disse più chiaramente: "Ristora la Chiesa de' miei fedeli". Rispose Francesco: "Eccomi presente, ma che ho da fare?". Ed il Signore a lui: "Io ti farò patriarca di un popolo di predicatori".[137] Allora sacerdoti in copia si adunarono intorno a lui per riaccendere la fiammella della fede che si faceva fioca fioca nel cuore di molti cristiani.

  Francesco si rivolse ad Antonio da Padova ed a più altri e loro disse: "Vi do licenza d'insegnare ai frati la sacra teologia, in maniera tale però che non si estingua né in voi né negli altri lo spirito della santa orazione, secondo la Regola della quale facciamo professione. Siate tutti lucerna che arde e risplende"158. Francesco si incontrò con Alessandro d'Hales, il più celebre dottore dell'università parigina. Dissegli adunque: "È già molto tempo che voi travagliate nel mondo e che in esso siete celebre ed onorato. Vi prego, per amor di Dio e della beata Vergine sua Madre, d'entrar nella nostra religione; voi le farete dell'onore e in essa voi diverrete santo". Rispose Alessandro: "Vi seguirò quanto prima, farò quel che desiderate". Alessandro continuò <a> scrivere volumi, dei quali san Tomaso stesso diceva che per apprendere scienza teologica convien studiare in un autore; fra tutti poi diceva ei aver scelto i dotti libri di Alessandro d'Hales.

  Anni innanzi avevalo detto Francesco [138]<a> frate Egidio, quando questi dolevasi che non tutti ricevessero il saluto di pace che loro annunziava. "Perdonate loro -- rispose Francesco -- perché non sanno cosa si facciano159.

V'assicuro per verità che in progresso di tempo vi saranno molti nobili e principi i quali rispetteranno e voi e i vostri fratelli quando loro direte queste stesse parole". Gli predisse di più che lo istituto si sarebbe diffuso, e che giustamente

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potevasi paragonare ad una rete gettata dal pescatore nell'acqua, con cui prende una quantità grande di pesci160. Nel 1209, rinvenuto da un'estasi, disse a' suoi frati: "Fatevi coraggio, figliuoli miei cari, rallegratevi nel Signore: il vostro picciol numero non vi rattristi, la mia e la vostra simplicità non vi sgomenti, perocché Iddio mi ha fatto chiaramente sapere che con la sua benedizione stenderà per tutte le parti del mondo questa famiglia, di cui egli è padre. Vorrei passar sotto silenzio quello che ho veduto, ma la carità mi obbliga di palesarvelo. Ho veduto una gran moltitudine di persone che venivano verso di noi per vestire il medesimo abito e per menare la medesima vita. Ho veduto tutte le strade ripiene d'uomini che marciavano verso questa [139]parte ed affrettavano forte il passo. Viene una folla di francesi, di spagnuoli, di alemanni, d'inglesi e di quasi tutte le nazioni. Ancor mi risona all'orecchio il rumore di quelli che vanno e vengono per eseguire gli ordini della santa ubbidienza".

  Un anno di poi diceva: "Giacché veggo, fratelli miei cari, che il Signore per sua bontà vuol dilatare la nostra compagnia, conviene che noi ci prescriviamo una forma di vivere ed andiamo a darne contezza al sommo pontefice romano, perocché son persuaso che in materia di fede e di Ordine religioso non si può far cosa che sia pura e stabile senza l'approvazion di lui. Andiamo dunque alla santa romana Chiesa, nostra madre, e facciamo sapere al santissimo nostro Padre ciò che Dio per mezzo di noi si è degnato di cominciare, affinché proseguir possiamo l'impresa secondo la sua volontà e giusta i suoi ordini".

  I compagni di Francesco crescevano di numero. Facevansi bramosi vieppiù di propagare il nome di Gesù Cristo. Alcuni che erano pervenuti fino al Marocco già avevano ottenuto la palma del martire. Questo accendeva fervore più vivo negli altri, e così Francesco si scorse padre e patriarca di intrepidi seguaci, i quali nulla [140]bramavano con più vivo affetto che di dare la vita per amore di Gesù Cristo salvatore.

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  Si trovavano per predicare e domandare elemosina in Coimbra. Certo Fernando nel monastero di santa Croce li volle seguire. Il superiore in accommiatarlo disse: "Andate, andate, forse diverrete santo". Fernando mutò il nome in quello di Antonio. Questi si applicò ai servigi più umili e godeva in quelli altamente, ma presto fu tolto di perché fosse maestro ai popoli e predicatore egregio alle genti.

  Diceva ancora Francesco ai suoi: "Salvate le anime e non risparmiate o industria o fatica di sorta. Iddio buono vi provvederà un pane per vivere in ogni ". A taluni che si lagnavano di non aver potuto aver roba a prezzo di danaro, rispondeva Francesco: "Voi non avete trovato nulla perché vi siete fidati più delle vostre mosche che del Signore (chiamava mosche i loro denari). Tornate dunque a tutte le case dove siete stati e chiedete con umiltà l'elemosina offerendo in prezzo l'amor di Dio. Non crediate già, per certe false idee, che ciò sia una cosa vile e vergognosa perocché, dopo il peccato, tutto il bene che con tanta liberalità Iddio comparte [141]agli uomini giusti e peccatori, degni e indegni, tutto è per limosina ed egli è il limosinier principale".

  "Salvate le anime!", ripeteva con affetto Francesco. E perché in quest'opera riuscissero con felice esito, disse fino all'ultimo: "Tutti i miei frati si amino sempre l'un l'altro, siccome io li ho amati e li amo161. Abbiano sempre a cuore ed osservino esattamente162 la povertà, mia signora e padrona, e sieno mai sempre sottomessi, fedeli ed ossequiosi ai prelati e a tutto il clero. Il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo li protegga e li benedica. Così sia".

  Il divin Salvatore ripeteva: "Io son venuto per salvare i peccatori... Non voglio che un solo perisca, ma che tutti sieno salvi..." 163. In dirlo s'avanza in sudore di fatica su per monti e giù per le valli in cerca del traviato. Ritrovatolo, lo riconduce in trionfo tra i fratelli. Seguaci di Gesù Salvatore, ripetiamo

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anche noi con vivezza di fede: "Io voglio salvare le anime". In dirlo adoperiamoci per fare alle anime tutto quel miglior bene che a noi è possibile.





p. 183
158 Gv 5, 35.



159 Lc 23, 34.



p. 184
160 Cfr. Mt 13, 47.



p. 185
161 Cfr. Gv 13, 34.



162 Originale: Abbiamo sempre a cuore ed osserviamo esattamente; cfr. C. Chalippe, Vita di s. Francesco, p. 376.



163 Mt 9, 13; cfr. Gv 3, 16.



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