Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il Terz'ordine di S. Francesco…
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IL TERZ'ORDINE DI SAN FRANCESCO E L'ENCICLICA DEL PONTEFICE LEONE XIII

XXII. In alto i nostri cuori

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XXII.

In alto i nostri cuori

  [142]Nel prefazio della santa Messa, il sacerdote incaricato di condurre le anime al paradiso sclama: "In alto i cuori nostri. Sursum corda". In dirlo par che stenda le braccia, che accolga i fedeli suoi e loro dica: "Andiamo al paradiso! Andiamo al paradiso! In alto dunque i cuori nostri!". Il sommo pontefice Leone xiii, dopo avere con più prove commendato il terzo Ordine di san Francesco, aggiunge: "E tanto maggiormente egli è da adoperarsi a questo scopo, in quanto che gli affigliati al primo e al secondo Ordine di san Francesco, sbattuti al presente da fiera procella, soggiac<c>iono ad immeritate pressure. Voglia il cielo che per la protezione del beato lor padre escano presto dalla prova rinvigoriti e fiorenti! E voglia il cielo altresì che le genti cristiane si rechino volonterose [143]e in gran numero ad abbracciare il Terz'ordine, come già un tempo correvano a torme a' piè del gran patriarca". Per affrettarci a queste pie brame del supremo gerarca della Chiesa, corriamo sull'ali del desiderio.

  Francesco in udire che alcuni suoi seguaci, predicando nel Marocco, avevano ottenuto la palma del martirio, tosto si affrettò a Roma e impetrò dal sommo pontefice di recarsi nell'Egitto per predicare a quegli infedeli. Per la via di mare fino ad Ancona trovò chi lo soccorse miracolosamente. Francesco ottenne che nemmeno patissero le genti della nave che avrebbero dovuto stentare in agonie di fame. I suoi in vederlo partire dolevansi, ma egli soggiungeva: "Dio buono vi provvederà". Imitò in questo sant'Antonio abate, che lasciò i

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compagni ed il deserto per venire in Alessandria a confortare i confessori della fede. Imitò san Domenico, che due anni dopo la fondazione del suo Ordine si recò nel paese dei saraceni. Francesco, eccitato da viva carità, non altro cercava che la gloria di Dio. Ai fratelli che partivano in missioni assai lontane diceva: "La vostra partenza mi strappa il cuore, ma io debbo obbedire ai [144]voleri del cielo". E confortavali con dire: "Quegli che vi manda, egli stesso avrà di voi tutta la cura, voi siete sotto la protezione di Dio, voi non siete più miei, dacché vi distacco dal mio seno per mandarvi a travagliare per amor suo". Quelli inginocchiati ed in pianto chiesero d'essere benedetti. Disse allora Francesco: "Venga sopra di voi la benedizione164 di Dio Padre, siccome è venuta sopra gli apostoli. Sia quella che vi fortifichi, che vi regga, che vi consoli nelle tribolazioni. Non vogliate temere, il Signore è con voi come un guerriero invincibile; andate in nome di Dio il quale vi manda"165.

  Egli stesso Francesco, pervenuto in Egitto, disse al sultano così: "Se voi e il vostro popolo volete convertirvi, io me ne starò volontieri con voi per amore di Gesù Cristo. Che se voi ondeggiate tra la sua legge e quella di Maometto, fate mandare un gran fuoco ed io vi entrerò coi vostri sacerdoti, affinché da questo comprendiate qual sia la fede che deesi abbracciare". Rispose il sultano che nessuno dei sacerdoti d'Egitto avrebbe accettato. E allora continuò Francesco: "Se volete promettermi per voi e pel vostro popolo d'abbracciar la religione cristiana, [145]caso che io esca dal fuoco sano e salvo, mi contento d'entrarvi solo. Se resterò abbruciato, sia ciò imputato a' miei peccati, ma se Dio mi conserva, voi riconoscerete Gesù Cristo per vero Dio e salvatore di tutti gli uomini". Il sultano odiava a morte i cristiani ed era superbissimo, ma a tanta umiltà e franchezza di Francesco egli si rese mansueto e per poco non si fece cristiano egli stesso e la sua

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gente. Dissegli in accomiatarlo: "Pregate Iddio per me, acciocchè mi faccia conoscere la religione che più gli piace".

  Soleva dire Francesco nulla doversi preferire alla salute delle anime. Camminava innanzi a tutti negli stenti e soggiungeva: "Io sono inviato per quest'esempio. Se io non avessi la carità di dar tal esempio, sarei di poco profitto agli altri e a me stesso, quand'anche parlassi io i linguaggi degli uomini e degli angeli"166. Richiedeva assolutamente che i suoi cominciassero dal praticare esemplarmente quelle virtù che inculcavano nelle predicazioni. Diceva: "Un uomo non ha scienza ed eloquenza, se non a misura di quello che egli opera, come sa e come dice. Se [146]ne veggon tanti che s'affaticano per acquistare le altre scienze, ma oh quanto è felice colui che si contenta di sapere Gesù crocifisso!" 167. Voleva che allo studio congiungessero l'orazione fervente... che sovrat<t>utto si esercitassero nella santa umiltà. Di coloro che dallo spirito di curiosità son portati a farsi eruditi diceva: "Nel della tribolazione non troveranno nulla nelle loro mani". Raccomandava con viva istanza che si applicassero a leggere e meditare la Sacra Scrittura. In giorno e in luogo che non si trovavano <ad> avere che una Bibbia sola, Francesco ne distribuiva un foglio a ciascuno perché se ne valessero. Quanto a sé, Francesco non voleva altro modello in predicare che quello del santo Evangelo. "Ne' suoi sermoni non si curava della pulitezza del linguaggio, ed a imitazion dell'Apostolo non pigliavasi alcun fastidio d'esser censurato perché non faceva discorsi forbiti e studiati, ma non si dee da ciò inferire che predicasse senz'eloquenza. Un uomo di bel talento, di grand'ingegno e vivacità di spirito, dotato d'un eccellente memoria e d'una voce forte, sonora e grata, tocco dalle verità della religion cristiana e ripieno dei più teneri [147]sentimenti di divozione, che parla168 agiatamente, d'un'aria naturale e persuasiva, con tutta la veemenza e con tutto il calore che un'ardente carità somministra, impiegando tutto ciò che può istruire e muovere gli uditori, un

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uomo di questa fatta non sarà egli un eloquente predicatore? Tale appunto era Francesco". Le genti venivano da lontano per udire, e l'ascoltavano con sì pio affetto come la voce di un angelo che fosse apparso in forma umana. Gli stessi letterati, i principi ed i nobili traevano ad udirlo con grata soddisfazione. Talvolta dopo aver predicato Francesco imponeva le mani sopra gl'infermi e guarivali. Allora i peccatori cadevano a' suoi piedi per domandare a gran voce pietà dei loro falli.

  Predicava per comporre la pace fra le città discordi. Si insinuava ancor nelle case per accordare le famiglie disunite. Le sue parole erano benedette. I cuori si rappacificavano e i fratelli riconoscenti offerivangli per edificare una casa di frati Minori nelle loro terre. Essendo in Roma, benedisse un fanciullo e predisse che sarebbe divenuto pontefice e che avrebbe fatto gran bene all'Ordine [148]dei frati Minori. Quel giovinetto crebbe ai 55 anni e ottenne il nome di papa Nicolò iii. Di questa guisa il Signore benediceva alle buone opere del suo servo Francesco. Questi aveva inteso la voce da alto: "Ristora la mia Chiesa". Corse sollecito; il cuor dicevagli continuamente: "Salva le anime". Ed ei rispondeva a sé: "Lo voglio, lo voglio. Voglio salvar le anime redente dal sangue di Gesù Cristo". Vi s'accinse con affetto di carità vivissima e divenne per tutta la terra fino a questi egregio salvatore delle anime.





p. 187
164 Originale: le benedizioni; anche per la nota 165 cfr. C. Chalippe, Vita di s. Francesco, p. 203.



165 Originale: Dio al quale vi mando”.



p. 188
166 Cfr. 1 Cor 13, 1.



167 Cfr. 1 Cor 2, 2.



168 Originale: porta; cfr. C. Chalippe, Vita di s. Francesco, p. 529.



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