Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Andiamo al Padre…
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ANDIAMO AL PADRE INVITI FAMIGLIARI A BEN RECITARE L'ORAZIONE DEL PATER NOSTER (1880)

XI. Siccome anche noi perdoniamo ai nostri debitori

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XI.

Siccome anche noi perdoniamo ai nostri debitori

  1. [105]Eccoti in queste parole un prodigio di misericordia del tuo Signore e Padre. Egli, che è l'Altissimo, discende a patti con te creatura miserabile. Viene a condizione con te peccatore vile e ti dice: "Se tu perdoni a' fratelli tuoi e miei figli le ingiurie che ti hanno fatto, io stesso perdono a te gli oltraggi maggiori che hai rivolti contro di me". Perdona adunque e sarai perdonato... Non giudica<re> veruno se non vuoi esser giudicato tu medesimo37, e se ti preme non esser

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condannato nemmeno tu condanna veruno del prossimo tuo. Or quando tu rifletti ai divini giudizii, ti vien voglia [106]di battere il petto e di gridare come Girolamo impaurito: "Chissà se mi salvo! Chissà se mi salvo!". Immaginati ora per maggior terrore di trovarti già al divin tribunale, figurati di sentirti a fremere sotto ai piè l'inferno. In quello istante se un angelo venisse a dirti: "Tu sei salvo se perdoni", ah come di cuore ti abbraccieresti a quel celeste consolatore! Ebbene non è già solo un angelo, ma è il re degli angeli ed il tuo giudice divino quegli che ti rincora con questo discorso manifesto, è Gesù Cristo in persona che ti ha insegnato a pregare: "Perdonateci, o Padre, come noi perdoniamo". Che indizio è questo se non che Dio vuol salvi tutti e che in particolare vuol salvo te? Giovanni Gualberto, cavaliere di alto onore, ricevuta la notizia che un vile avversario aveva ucciso l'unico suo fratello, arse di dolore e di sdegno altissimo e fu d'un tratto sopra l'omicida per trapassarlo. Ma questi giungendo le mani gridò: "Perdonatemi, se volete che Dio vi perdoni". Ascoltò Giovanni il [107]consiglio e pervenendo poi ad una chiesa si fece a domandare a Dio: "Mi perdonate, o Padre?...". Vide allora la immagine di Gesù salvatore che staccando la destra dalla croce porgevagliela, e insieme udì questa voce rassicurante: "Ti perdono, o figlio, ti perdono".

  2. Satanasso, rabbiosissimo che i cristiani possano sì facilmente ottenere il perdono del Signore, scatenò dallo inferno una furia e prese a farla scorrere per il mondo. Questa furia è la bestia satanica del rispetto umano, che ancora oggidì fa sì gran danno alla Cristianità. Un brivido di rossore assale i fedeli, un tossico di fiele si impossessa dei loro cuori e intanto la voce di Satana continua: "Perdonare è da vile, al mondo convien che ciascuno si mostri". Quest'è il discorso infernale. Ma al confronto è l'amorevole persona di Gesù salvatore che inculca: "Perdonate e vi sarà perdonato"38. Al confronto di Satana è Gesù che languendo sulla croce prega: "Padre, perdonate a questi che mi crocifiggono, [108]perché

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non sanno quello che si facciano"39. Al confronto dei vendicativi, ministri di Satana, stanno i mansueti che sono i figli pacifici del Padre. Questi esclamano: "I fratelli che ci offendono non vogliamo perderli ma salvarli, epperò di cuore perdoniamo loro". Stefano era condotto a morire per congiura di vili compagni e di Saulo in particolare. Quando il giovinetto, stando già sotto una pioggia di sassi, pregò per il suo persecutore più accanito. Per tanto merito di orazione, Saulo fu convertito in Paolo e Stefano volgendo lo sguardo in alto vide i cieli aperti. Tenne dunque l'occhio fisso finché entrò. Oh, beato l'uomo al quale furono così spalancati i cieli!... E tu udendo che il perdonare è da vile, saprai ora che cosa è da rispondere?...

  3. Carlo Borromeo, arcivescovo e cardinale, mentre recitava di sera il sacro rosario fu colpito da una palla di fucile direttagli da un assassino scellerato. Carlo fu salvo per miracolo. Intanto tutti gridavano che l'iniquo [109]fosse condannato, ma l'arcivescovo si adoperò a suo favore e volle che intanto sedesse seco a mensa. Lo imperatore Cesare Augusto chiamò al suo convito parimenti l'aggressore che si era provato di uccidere quella imperial maestà. Intanto gli parlò: "Diamo oggi ambedue un esempio di virtù al popolo romano, io darò il buon esempio di generosità con perdonare e tu donerai il buon esempio di riconoscenza con essere sempre fedele". Questi esempi valgano a confondere te, il quale dici: "Io perdono, ma intanto non mi si parli più di colui". Francesco di Sales a chi gli usò oltraggio pessimo disse: "Se tu mi cavassi l'occhio destro, ti rimirerei con eguale affetto con l'occhio sinistro". Di Francesco si diceva: "Per essere amico più intimo del vescovo, bisogna avergli fatto più grave torto". Era vero perché il santo alla sua volta replicava: "Con gli avversari più accaniti si deve usare dolcezza più cordiale, a fine di guadagnarli". Or come sta questo discorso [110]e questa pratica dei santi al confronto del discorso e della pratica tua? Odi ed inorridisci. Saprizio

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diceva come te: "Io perdono a Niceforo che mi ha offeso, ma intanto non mi si parli più di lui". Or accadde che Saprizio venisse scoperto per cristiano e fosse condotto al martirio. Lungo la strada si incontra con Niceforo che lo supplica: "Santo martire, prega per me e perdonami". Sdegnò quegli di volgergli un cenno di saluto, ma pervenuto dove era chiamato a ricever la corona del martire Saprizio inorridì e per non morire sacrificò a Satana. Non tollerò Niceforo il disonore che perciò ne veniva a Dio ed alla religione santa, laonde invocato aiuto da alto posesi a gridare: "Io stesso son cristiano... Conducetemi pure ai tormenti che agli adoratori di Gesù crocefisso sono disposti". Allora Niceforo fu accontentato e così il mondo cristiano intese con esempio novello che il Signore perdona a quelli che perdonano e ripudia quelli che da sé scacciano i propri fratelli. [111]Tu dici altresì: "Perdono, ma intanto la giustizia umana s'abbia pure il suo corso". Questo discorrere è egualmente pericoloso. Chi ti assicura che mentre desideri porgere esempio altrui, tu non conservi in cuore un astio che dia morte all'anima? I giudici che dovevano condannare Guglielmo Tell per ultima grazia gli fecero questa proposta: "Il tuo unico figlio si apposti a distanza con una mela sul capo e se tu con un colpo di fucile carico a palla leverai di netto la mela senza offendere il fanciullo, il figlio sarà salvo e tu con lui. Ma se il colpo fallisce, tu morrai sul cadavere del giovinetto". Accettò Guglielmo e la fortuna volle che fossero poi salvi ambedue, ma intanto quale pericolo!... Figurati che questo stesso sia il pericolo tuo mentre dici: "Perdono, ma la giustizia s'abbia il suo corso". Può esser che il tuo perdonare sia verace, può essere anche che nol sia e se il tuo perdono è finto tu sei perduto.

  4. Dirai: "Dunque per ascendere al [112]paradiso basta perdonare e non far altro?...". Ti rispondo che tu già perdoni di buon cuore e poi che a Dio abbandoni la cura di te. Per salvarsi bisogna altresì osservar tutta la Legge, ma il Signore ti darà lume alla mente per conoscere e forza all'animo per eseguire ogni volere celeste, sicché sarà sempre vero che se tu perdoni a' tuoi fratelli il Signore perdonerà a te perché tu sia salvo omai.

 

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Riflessi

  1. Iddio Padre ti inculca: "Perdona ché sarai perdonato".

  2. Ti pare sia meglio credere a Dio che credere al mondo, il quale vanta che il perdonare è da vile?

  3. Non poni dunque pretesti nel mezzo.

  4. Perdona e sarai salvo omai.





p. 151
37     Mt 7, 1.



p. 152
38     Lc 6, 37.



p. 153
39     Lc 23, 34.



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