Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
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VIENI MECO LA DOTTRINA CRISTIANA ESPOSTA CON ESEMPI IN QUARANTA DISCORSI FAMIGLIARI

Parte prima <LA FEDE>

Quarto articolo del Simbolo L'Uomo Dio che patisce e che muore

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Quarto articolo del Simbolo

L'Uomo Dio che patisce e che muore

  1. [41]Siamo dinanzi ad una immagine di vivo dolore. Ha il capo coronato di spine e i capelli sono scarmigliati in sudor di morte. Sangue e sudore gelido gli scorre giù per il volto e gli inumidisce le membra. Tiene le mani inchiodate, i piedi inchiodati e tutto dal capo ai piè è coperto di piaghe, di lividure, di lacerazioni. Gli occhi semiaperti ondeggiano in un mare di agonia. La mente ha affogata in un mare di tormento. Il cuore sostiene tutte le ambasce di morte. Vedete! Vedete! Immagine vivente, chi sei tu? Ci risponde che è desolata tanto, ma che è innocente. Ama se medesima ed ama tutti quanti. Chi soffre non è solo un uomo innocente, è uomo divino. L'aureola della divinità gli brilla in fronte nella pazienza e nell'affetto con cui soffre. Chi agonizza e muore è l'Uomo Dio. Le creature ragionevoli hanno finito con battersi [42]il petto, le creature insensate si scuotono profondamente, i sassi crepitano, la terra si sconvolge in tremuoti, il mare mugge. Si scolora il sole e una tenebra fitta copre il Calvario. Le oscurità coprono il monte quasi catafalco d'immenso dolore. Chi muore è Gesù. Adoriamo il profondo mistero di pietà. Gesù, uomo dei dolori, crocifisso nel corpo, crocifisso nella mente e crocifisso nel cuore. Ah, chi può accompagnare i tormenti di questa immagine di pietà e non piangere?

 

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  2. Siamo al Calvario del divin Salvatore. Gesù è crocifisso nel corpo. Era l'ora del mezzodì del Parasceve sacro. Era l'anno trigesimo terzo della divina Incarnazione, per noi sono 190041 anni trascorsi. In questo giorno dolentissimo del Venerdì santo il divin Salvatore fu affisso alla croce. L'ebbero già sì tormentosamente trattato i giudei nelle ore della notte e del mattino. Nell'Orto degli olivi vennero sgherri mandati per arrestarlo, allora quelle mani che stesero già i cieli furono legate con orribili, strettissime torsioni. Quel corpo verginale, concepito per opera dello Spirito Santo [43]e dallo Spirito Santo adattato per soffrire tormenti più vivi, fu coperto di obbrobrio e di percosse. Scorgeteli quegli accaniti carnefici. Più volte rimandarono Gesù da Anna a Caifasso, e da questo a Pilato e da Pilato ad Erode, e di nuovo al tribunale di Pilato per essere definitivamente condannato. Nelle pubbliche vie di Gerusalemme è tratto con corde, è sospinto con urtoni, è buttato a terra con calci, e la gente che accorre in folla a vedere applaude e butta un ciottolo od un ciarpame sulla sua via. Nei tribunali Gesù è schiaffeggiato sino ad emettere sangue. Nell'atrio dei tribunali è lasciato in balia dei carnefici e dei birri, i quali irritati da rabbia satanica "fecerunt in eum quaecumque voluerunt"42 di battiture, di scherni, di patimenti. Dopo ciò i giudei l'hanno flagellato. Legaronlo con strettissime43 torsioni ad una colonna di marmo, che è disposta pei malfattori presso al tribunale del giudice Pilato. Dopo ciò gli furono addosso dapprima con verghe, indi con istaffili e con catenelle armate di uncini che battendo furiosamente strappavano la pelle e le carni e insanguinavano [44]tutto all'intorno. Finché furiosamente un soldato romano corre a tagliar le corde e grida: "Volete che ei muoia qui?". Ma non si acquetarono quei barbari. Rialzaronlo dal circolo del suo sangue e lo fecero sedere sopra un sasso e dissero: "Ecco che ti incoroneremo re". E gli posero sul capo la corona di spine, fatta a modo di

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cappello con i pungoli rivolti ad asta allo indentro. Di poi gliela ficcarono sulla fronte e ne facevan penetrar le punte nelle tempia. Indi gli bendavan gli occhi e percuotevano poi con un bastone, sghignazzando dicevano: "Indovina ora: chi ti ha percosso?" 44. Dopo questo s'udì il suon della tromba che annunziava la morte del Salvatore. Gesù allora si abbracciò alla sua croce. Era lunga, pesante e lui sfinito di forze, ma vi si abbracciò con immenso amore e salì sul monte. Ricadeva più volte a terra e si rialzava poi con immenso stento, finché toccò il vertice del Calvario. Or eccolo . È sospeso fra il cielo e terra. I giudei, a forza di furiosi colpi di martello, l'hanno inchiodato nelle mani, inchiodato nei piedi, ed ora è affisso a quella croce. [45]La croce è il suo letto di tormento. Intanto offre il suo sangue allo Eterno. Presto la croce sarà il letto della sua morte.

  3. Misuriamo intanto il tormento che è nella morte di Gesù. Proviamoci, ma chi può vedere nella mente dell'Uomo Dio? Ascoltiamo dapprima le parole sue. Con accento mestissimo ei parla: "Dolor meus in conspectu meo semper"45. Non è solo in questo momento che soffre. Sostiene da tutta la sua carriera mortale. Bambino di un'ora aveva già sul cuoricino una croce confitta e sulla fronte una corona di spine. Quella croce e quelle spine dicevangli al cuore: "Ama! Ama!". E Gesù, fanciullo di otto , volle offerire allo Eterno le prime goccie del proprio sangue per la salvezza dell'uman genere. Intanto i tormenti e le agonie nol lasciarono giammai, o nello Egitto o nella casa di Nazaret ovvero sui campi di Giudea o di Galilea. Verso sera, come di costume, supplicava a ginocchia piegate nella grotta degli olivi. A quell'ora sentì più acutamente la furiosa tempesta dei tormenti nella sua mente. I pensieri che gli si avvolgevano erano [46]nembi spaventosi, Gesù come pecorella abbandonata riceveva tutto lo scroscio del nembo sul capo e sulle spalle sue. Satanasso veniva innanzi superbo a mostrargli che da quattro mila anni dominava

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il mondo, che allo indomani avrebbe46 realmente sopra di lui una bufera di passione tormentosissima, che in avvenire e per sempre gli avrebbe rubate molte anime. Suggerivagli con beffardo sorriso il Lucifero: "Quale è il guadagno del tuo sacrificio?" 47. A questo punto tutto il sangue salì alla fronte del divin Salvatore e ne usciva poi fuori dal viso benedetto in goccie di sudore scorrevoli. Un tedio di agonia l'invase tutto. Il sudor di sangue si fece copioso in tutto il corpo, sì che passando fuor fuori scorreva goccioloni fin sul terreno. In quell'ambascia Gesù teneva gli occhi ondeggianti rivolti all'alto, in atto di chi agonizza e di chi muore. Ma un angelo venne e confortollo perché si disponesse alle maggiori pene dello indomani.

  4. Or eccolo Gesù crocifisso ancora nel cuore. A' suoi di Nazaret mostrò particolari segni di benevolenza, e questi furono i primi [47]a gridargli morte e attentare per precipitarlo da una rupe. Gesù si faceva pieno di bontà a conversare con i ministri del popolo, e questi rodevansi di rabbia contro di lui. Si faceva pieno di dolcezza presso ai capi del popolo, e questi gli tendevano continue insidie per condurlo a morte. In quella giornata tutti erano in sollecitudine per trovar modo di condannare Gesù. Un discepolo, Giuda traditore, è venuto <ad> esibir l'opera sua e i capi del popolo ne menan trionfo. Settanta seniori hanno approfittato delle tenebre di notte per sollecitare la morte di Gesù. E perché fosse con maggior infamia condannato, il fanno tradurre da tribunale in tribunale. Perché fosse con maggior ludibrio fatto morire, lo fanno ascendere al Calvario in mezzo a due ladroni e lo crocifiggono in mezzo a quelli. Intanto quante brighe nei ministri del popolo, quanti tumulti nei capi della nazione. Commuovono tutto il popolo a gridare che Gesù scuote gli animi di tutti, che è contrario al governo dello imperatore, vogliono che si mandi a morte irremissibilmente. [48]Gesù allora guardava al popolo affollato sulla piazza, scorgeva gente che egli aveva

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guarito da malattie e ingolfato nei beneficii. Scorgevali ed erano i più animosi a gridare: "Gesù Cristo sia messo in croce! Gesù al Calvario! Vita a Barabba! Morte a Gesù!". Mille figure di demonii si avvolgevano alla mente di quelle turbe sedotte. Povero cuore del Salvatore! Gesù era per salvare in particolare il popolo degli ebrei, e questi grida come un forsennato: "Il sangue di Gesù scenda pur sul capo nostro e dei figli48! Gesù alla croce!". Ed a consolare il cuor di Gesù, non era un cuor di uomo!... Ma gli apostoli nell'orto del Getsemani, intanto che Gesù agonizzava, dormivano, e ammoniti per la terza volta non furono atti a vincere la noia della veglia. Quando poi Gesù fu legato, allora fuggirono come atterriti. Pietro per essere il primo fra tutti volle ricongiungersi, benché da lungi nell'atrio del tribunale, ma quando un servo ed una fantesca vennero a dirgli: "Anche tu sei galileo e seguace di costui?" 49, Pietro tremò, posesi a giurare: "Mi manchi [49]la terra sotto ai piedi se io conobbi costui che voi dite". Povero divin Salvatore! Poche ore di poi vedeva Giuda, che per tre anni aveva allevato alla scuola, appiccarsi ad una ficaia e spargere le viscere intorno e consegnare in eterno l'anima a Satanasso. Gli rimaneva a Gesù la madre. Questa invero dolevasi con strazio orrendo, ma appunto lo strazio della madre, nello incontro, ripercoteva in cuore al figlio. Povera madre! Povero figlio! Povera madre! Povero figlio, quando crocifisso già il figliuolo, la madre stava desolata appié della croce! "Un momento ancora -- dice Gesù alla madre -- e poi sarete genitrice desolata pel figliuolo morto". E additandole Giovanni, continua: "Desso sarà dunque il figlio vostro"50. La madre con gli occhi sanguigni pel pianto guarda a Gesù, Gesù con guardo pietosissimo guarda alla madre, china il capo e poi spira.

  La terra non vedrà mai spettacolo di più tenera pietà. La terra si lacera il seno in segno d'altissimo duolo. L'universo

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[50]è in terrore di mestizia. Il filosofo Dionigi dalla lontana Grecia osserva ed esclama: "Una delle due: o quest'è la fin del mondo, ovvero è morto l'Autor del mondo". Ma è morto l'Autor del mondo. Gesù, vero Figlio di Dio e della Vergine immacolata, pende esangue dalla croce. Or la morte è vinta, il peccato fu distrutto, l'inferno superato. Consummatum est51. L'opera dell'umana redenzione è terminata. Noi ci abbracciamo alla pace del Salvatore. Dimoriamo in accento di doglia, e in atto di speranza sclamiamo: "Vi adoriamo, o Gesù Cristo crocefisso. Benediciamo a voi perché con il mezzo della santa croce avete redento il mondo".

Riflessi

  1. L'Uomo Dio che patisce e che muore. Quale immagine di dolore!

  2. L'Uomo Dio è crocifisso nel corpo.

  3. È crocifisso nel cuore.

  4. Crocifisso nella mente.





p. 286
41     Nell'ed. 1883, p. 42: «1850».



42     Mt 17, 12.



43     Originale: tristissime; cfr. ed. 1883, p. 43.



p. 287
44     Mt 26, 68.



45     Sal 38(37), 18.



p. 288
46     Lezione probabile: avverrebbe.



47     Cfr. Sal 30(29), 10.



p. 289
48     Mt 27, 25.



49     Cfr. Mt 26, 69.



50     Cfr. Gv 19, 26.



p. 290
51     Gv 19, 30.



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