Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
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VIENI MECO LA DOTTRINA CRISTIANA ESPOSTA CON ESEMPI IN QUARANTA DISCORSI FAMIGLIARI

Parte seconda LA SPERANZA CRISTIANA

I. In alto i cuori nostri

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Parte seconda

LA SPERANZA CRISTIANA

I.

In alto i cuori nostri

  1. [128]L'augello quando ode intorno alla terra un fruscio di minaccia vola all'alto. Il bambino stende le braccioline in alto ai genitori per dir loro: "Soccorretemi". Il divin Salvatore, alludendo ai gravi mali che sarebbero avvenuti nel piano di Gerusalemme, diceva: "Quando scorgerete i primi uccisi dal flagello, allora non state a badare le case o le sostanze vostre, fuggite al monte"111. Nel santo sacrificio della Messa Gesù Cristo ci appare per dirci: "Sursum corda: in alto i cuori". Fratelli, in alto dunque i cuori nostri. All'alto coi sospiri, all'alto con i gemiti, su, su, alla preghiera indefessa. Volete scorgere come dovete tendere in alto i cuori vostri? Attendete che vo' dirvelo subito.

  2. Siamo in questa terra come in una carcere. Il prigioniero aspira forse ad altro meglio [129]che ad uscirne? La carcere112 è il corpo che ne circonda. E in questa carcere abbiamo molto a temere. Di sotto ai piedi i demoni che fremono arrabbiati. Intorno intorno i ministri di Satana, gli uomini del mondo e del

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peccato che ci minacciano. E dentro di noi una serpe che si attortiglia intorno alle membra, che ci serra il cuore. Miseri! Chi ci salva? Nella storia degli uomini si trova che quando una città è cinta d'assedio si cerca il modo di mandar fuori uno perché cerchi da mangiare. Abbiamo scorto nella capitale di una nazione a noi vicina che, non potendo meglio, ammaestrò i piccioni perché volando in alto riportassero notizie e soccorsi dalle città sorelle. Noi siamo quaggiù invero a guisa di assediati. Stiamo come le anime benedette di purgatorio. Abbiamo pericoli e mali che ne circondano ma abbiamo libera la voce per gridare, libero il cuore altresì per ascendere in alto. Al cielo adunque i cuori nostri, al cielo, al cielo.

  3. Consolabene il cuore guardare in alto. Il fanciulletto si ristora in guardare nel [130]volto ai genitori e dire: "Papà! Papà! Mamma! Mamma!", e intanto osservare il trono magnifico dei genitori diletti. Come si allieta il cuor nostro in pensare a Dio e guardare al paradiso! Paradiso, trono di Dio Padre, come sei bello! E voi, o Signore, come siete ottimo in accennare che esaudite le preci dei figli vostri!

  4. Perocché non è invano che volgesi lo sguardo all'alto. Iddio ascolta, Iddio ascolta, Iddio ascolta. Se voi dite al padre vostro terreno: "Padre, ho fame!", forseché vi lascia mancare un pane? E se dite alla madre: "Mamma, mi duole il capo", forseché trascura di porgervi un rimedio? Nemmeno l'augello guarda senza cuore ai suoi nati. Oh come strepita la chioccia se le toccate un pulcino! Come s'arrabbia l'orsa se le strappate un figlio! E poi avreste dubbio veruno che Dio vi lasci mancare un pane per il corpo, il pane spirituale per l'anima? Udite: Scolastica dopo un anno di assenza vide ancor suo fratello, il monaco Benedetto, e subito tolse a parlar con lui del paradiso, finché venne la sera. E allora Benedetto [131]voleva ad ogni costo partirsene. Ma Scolastica lo pregava con dire: "Domani io potrei essere morta; deh, non ti stancare113 almeno per poche ore!". E poi, scorgendo di non ottenere, piegò il

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capo e pregò. Allora venne uno scroscio di pioggia che l'impedì <di> uscire. "Che hai fatto sorella mia?". E questa: "Ho pregato te e non mi hai esaudita, ma ben mi ascoltò il Signor mio e Signor tuo". Francesco d'Assisi, nella prima adunanza generale che tenne con i suoi fratelli presso la chiesa della Madonna degli Angeli, trovò che erano assieme cinquemila. Francesco al momento della refezione si mostrò in mezzo a tutti giulivo e parlò: "Non ce lo disse il Signore di cercare la sua gloria, ché il necessario per la vita ce l'avrebbe fornito egli medesimo? Come è buono il Signore! Lodiamolo tutti". Gaetano nemmeno osava stendere la mano. Diceva dopo aver faticato per Iddio: "Il padrone manderà certamente il pane ai servi suoi". In Torino è la Piccola Casa della divina Provvidenza. Sulle muraglie è scritto: "Charitas Christi urget nos"114. E dal cuore degli [132]abitatori sentite una voce che parla di continuo: "La carità di Gesù Cristo ci costringe". Lavorano e pregano, e con questo solo ottengono che Dio quotidianamente mandi il cibo a tremila e poveri ed infermi che per amore di Gesù Cristo si ricevono dalle strade in abbandono. E come Dio buono ascolta nelle domande che gli porgiamo per il corpo, molto più esaudisce nelle domande che gli porgiamo per l'anima.

  5. Solamente ei vuole che abbiamo a pregarlo di cuore, come un figlio il padre suo. La cananea si affollava fra la turba e intanto diceva in cuor suo: "Se io potrò almeno toccare il lembo della veste a Gesù, io sarò salva..." 115. E Gesù volto alle turbe meravigliò dicendo: "Qual fede! Qual fede! Non vidi ancor esempio tale in Israello"116. La Maddalena e la adultera117 supplicarono per il perdono delle loro colpe e lo ottennero. Maria santissima con le sue preghiere ottenne sopra agli apostoli la grazia dello Spirito Santo, e con questo la conversion del mondo. [133]E come no? Il Signore ad

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Abramo disse: "Se tu mi trovi cinque giusti per ogni città della Pentapoli, io perdonerò a tutti". Oggidì il mondo ancora sta, malgrado le iniquità di tanti scellerati, ma perché son tante anime buone che pregano. Una sola vedovella, Maria Taigi118, nella città di Roma nel 1840119 otteneva con le sue umili supplicazioni che il Signore risparmiasse a quella capitale ed alla intiera Italia gravissimi flagelli. Che dite intanto? Pregate, pregate. Pazzo chi potendo salvare sé, e più altri con lui, non apre bocca in chiamare di cuore: "Padre! Padre!".

  6. Voi dite: "Ho pregato e non ho ottenuto". Ma quanto avete pregato, e come? E che cosa gli domandaste per caso? Iddio non mente. Ha promesso che chi domanda ottiene, ed ora una delle due: o non avete pregato bene o avete domandate cose non opportune alla vostra salute eterna. Oltreché non sapete già che Dio gode troppo in sentirsi chiamare: "Padre! Padre!"? E voi sospirate, con gemito ancor più pietoso.[134] Ogni sospiro del cuore lo numera Iddio per compensarvi. Direte: "Mi vengono nella mente molti altri pensieri". Ma è forse colpa se intorno e sopra il capo vengono le mosche o le zanzare? Colpa sarebbe permettere che ivi depositino i loro nidi. Ovvero direte: "Provo pena in pregare, ed io vorrei sentirne in cuore un giubilo sempre vivo". Ma non capite che poco merita il bambino a gridar: "Mamma" quand'ella viene con la mela, ma che assai commuove quando, la madrecomparendoscorgendola in verun luogo, il fanciullo tuttavia pena sospirando: "Mamma! Mamma!" Sovrat<t>utto meritereste presso Dio in non omettere mai, per qualsiasi aridità, quella orazione eccellente che si chiama di meditazione. Se conosceste che dono è questa preghiera! Non permetterà che in cuore regni il demonio del peccato, ne purgherà la stanza ancor dalle brutture meno gravi che sono i peccati veniali. Dicono i santi: "Meditazione e peccato non possono star insieme". E aggiungono: "Chi

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medita si salva, chi non medita si danna".[135] La ragione è che la meditazione è il cibo più proprio dell'anima. Come un viaggiatore alpino se non ha cibo nel ventricolo a riscaldare il corpo muore intirizzito, così l'anima meschinella se non le date il nutrimento suo. E il Signore udite come se ne lagna: "La terra è desolata di doppia sciagura perché niuno è che pensi di cuore"120.

  7. Sicché provvedetevi, e perché in affare di tanta importanza possiate maggiormente ottenere, raccomandatevi alla beata Vergine madre di Gesù Cristo. Diceva Pio ix: "Dopo Dio, la mia più gran fiducia è in Maria santissima". E pregate quei santi che più vicini furono a Gesù nell'alto mistero dell'umana Incarnazione: san Giuseppe, san Giovanni. Gli apostoli diletti del Salvatore e quei santi che maggiormente lo amarono, i martiri ed i vergini, i pontefici ed i confessori, i santi e le sante del paradiso sieno i nostri intercessori. E quanto al luogo per presentar le suppliche, scegliete le chiese che sono la casa di Dio e il nostro paradiso in terra. E fra le chiese, per necessità più straordinaria, [136]scegliete quei tempi santi nei quali Dio mostra d'esaudire più efficacemente, e che per ciò si dicono santuarii per eccellenza. Ma la preghiera è voce che erompe spontanea dal cuore, è la voce del fanciullo che chiama, è il gemito del bambino che sospira; noi possiamo pregare in chiesa ed anche in casa, nella camera nostra e fuori, stando ginocchioni ovvero in piedi. Si può pregare nel lavoro e nel riposo, di giorno e di notte. Oh come accoglie con affetto Iddio buono gli slanci del cuore, le parole infuocate d'amore! Anime pure che amano Dio appena si distinguono dai serafini celesti. Il cuore di Teresa fu trovato somigliante al cuore di Gesù, trafitto da spine, con una croce piantata nel mezzo. Così bene seppe Teresa guardare a Dio e ottenere quello che soprammodo piace a Gesù Cristo: i dolori di un cuore trafitto con dardo d'amore. Che dite? In alto i cuori nostri! In alto sempre i cuori nostri.

 

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Riflessi

  1. In alto i cuori nostri!

  2. Siamo prigionieri: la salvezza viene dall'alto.

  3. [137]Consola guardare a Dio.

  4. Perché pregando si ottiene.

  5. Basta pregar con fede.

  6.  E con perseveranza.

  7.   In pregare prendiamo per mediatori Gesù Cristo e con lui la Vergine, non che i santi e le sante del paradiso.





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111   Cfr. Mt 24, 15-17.



112   Originale: cenere, ripetuto nel paragrafo; cfr. ed. 1928, p. 150.



p. 331
113   Lezione probabile: staccare.



p. 332
114   2 Cor 5, 14.



115   Mt 9, 20.



116   Cfr. Mt 8, 10.



117   Originale: le adultere; cfr. ed. 1883, p. 133.



p. 333
118   Originale: Tanzi; cfr. ed. 1928, p. 154.



119   La beata Anna Maria Taigi morì il 9 giugno 1837; cfr. Bibliotheca Sanctorum, xii, 1969, col. 97. Nell'ed. 1928, p. 154: «verso il 1840».



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120   Ger 12, 11.



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